Radio Disco Club 65

Free Fall di Danilo Di Termini

Buongiorno a tutti, sono le 14 e sta per iniziare Free Fall – Jazz in caduta libera, la trasmissione dedicata al jazz (e dintorni) di questa bizzarra emittente che si chiama Radio DiscoClub 65.
Io sono Danilo Di Termini e in questo periodo sono abbastanza a mio agio perché per la prima volta sono legittimato a stare a casa a spulciare vecchie discografie, vedere film muti e leggere libri che non avevo mai avuto il coraggio di affrontare.
Ma non perdiamoci in chiacchiere: in questa puntata ascolteremo Tony Allen, Hugh Masekela, La Rive Gauche, Luca Cresta, Matteo Mancuso, Riccardo Oliva, Salvatore Lima, James Brown, Bepis duo, Charlie Parker, Oregon, John Coltrane, Iggy Pop, Ron Carter, Richard Galliano.

Primo brano di oggi, come di consueto è una novità: nel 2010 Tony Allen, lo storico batterista e direttore musicale di Fela Kuti (per i meno jazzofili: è lui il Tony Allen di Music Is My Radar dei Blur) incontrò uno dei re dell'afrobeat, il sudafricano Hugh Masekela (scomparso nel 2018); l'album, che lo stesso Allen, credeva perduto, esce oggi per l'etichetta World Circuit Records, si chiama Rejoice. Abbiamo scelto Slow Bones

 

 

Spostiamoci in Italia, ma sempre con un disco nuovo, anche se ancora targato 2019: loro sono La Rive Gauche, hanno inciso One! Per l'etichetta Dodicilune. Sono liguri e insieme a Luca Cresta al pianoforte e alle tastiere ci sono Fabio Lanzi (sax tenore e soprano), Roberto Costa (basso elettrico) e Massimo Grecchi (batteria), con l'aggiunta (centratissima) di Giovanni Acquilino al flauto. Il disco è davvero interessante, ne ho anche parlato sulle pagine del sito di Disco Club (dove tra l'altro potete riascoltare e rileggere tutte le puntate di Free Fall): vi facciamo ascoltare uno dei miei brani preferiti, si intitola Anubi

 

 

L'autore di questo brano è Luca Cresta. Vagabondando su Facebook sono capitato su questa versione casalinga registrata in questi strani giorni in cui ognuno cerca di dare il suo contributo per alleviare la nostra (sacrosanta) reclusione. Ho chiesto a Luca di poter condividere questo brano inciso nel lontano 1987 da Pat Metheny nel disco Still Life (Talking). Si intitola In Her Family. Grazie Luca

 

 

Restiamo in Italia e scendiamo però dalla Liguria verso la Sicilia. Qualche anno fa Matteo Mancuso (chitarra) Riccardo Oliva (basso) e Salvatore Lima (batteria) hanno inciso questo brano reso celebre da Jaco Pastorius. Si chiama The Chicken.

 

Ora tutti vi aspetterete la versione di Jaco; e invece no, a sorpresa (insomma!) la versione originale uscita nel 1969 come retro di un singolo di James Brown, Popcorn. Il pezzo infatti è stato scritto da Pee Wee Ellis, al lungo collaboratore strettissimo del Godfather of Soul
The James Brown Band - The Chicken

 

I più attenti seguaci di questa trasmissione (ammesso che ce ne siano) avranno riconosciuto nel penultimo brano il bassista dei Kind of Glue, ensemble che ho proposto nella scorsa trasmissione. A costo di voler essere accusato di nepotismo (conosco personalmente Riccardo Oliva e Cecilia Barra Caracciolo) ve li faccio anche ascoltare nella loro formazione in duo che si chiama (non domandatemi perché) Bepis Duo.

 

Il brano era Au Privave, scritto da Charlie Parker nel 1951 e pubblicato per la prima volta nel disco The Genius of Charlie Parker, #8 - Swedish Schnapp. La versione era stata incisa il 17 gennaio di quell'anno con una formazione stellare che comprendeva Miles Davis, Walter Bishop Jr., Teddy Kotick e Max Roach.
Da quella stessa seduta vi propongo Star Eyes

 

E ora dobbiamo soddisfare una richiesta; sì, anche Free Fall accetta richieste (ma senza dedica). Questa arriva da molto in alto, addirittura da Giancarlo, il Padre padrone di Disco Club. Pensate che questo era uno dei due dischi di jazz presenti nella sua collezione di vinili, altrimenti infestata da Pink Floyd, Folk britannico e Adriano Celentano.
Come gli Oregon siano finiti in casa Balduzzi resta un mistero: comunque sia nel 1973 per la Vanguard esce Distant Hills di questo supergruppo composto da Ralph Towner, Paul McCandless, Glen Moore, and Collin Walcott.
Vi facciamo ascoltare il brano che dà titolo all'album

 

So già che volete sapere qual era l'altro disco di jazz nella collezione Balduzzi: era Nights Ballads and Blues di Mc Coy Tyner (motivo per cui lo proponeva e propone ancora oggi a tutti i clienti che gli chiedono un disco di jazz). Datio che lo abbiamo già ascoltato nella prima puntata vi facciamo sentire McCoy ma nello storico quartetto di John Coltrane con Jimmy Garrison al contrabbasso e Elvin Jones alla batteria.
Il brano è Afro Blue che abbiamo già ascoltato in diverse versioni (dall'originale di Mongo Santamaria alla cover di Melanie De Biasio) e chi vi proponiamo nella versione simile a quella incisa da Trane Live at Birdland del 1963.

 

 

 

Da Coltrane a Iggy Pop il passo è breve. Insomma direte voi. Vero, ma l'ultimo disco dell'Iguana, Free, si avvale della presenza di un bravissimo trombettista che si chiama Leron Thomas.
In questi giorni è uscita un'edizione limitata di Free, con l'artwork e la collaborazione creativa di Maurizio Cattelan. Sabato 7 marzo, presso Perrotin a New York, Iggy Pop e Cattelan hanno firmato le copie di questa speciale edizione, limitata a 340 copie numerate in tutto il mondo, che include un altro vinile 7" con due brani inediti in esclusiva per questa collaborazione artistica: una versione a cappella di "Brahms Lullaby" ed "Epistle To Tromba".
Ascoltiamo l'ultimo video pubblicato, si tratta di We Are The People in cui Iggy interpreta una poesia composta da Lou Reed nel 1970.

 

Vi lascio con una segnalazione: sul canale Arte a questo indirizzo trovate un concerto di Ron Carter e Richard Galliano tenuto a Katowice il primo marzo 2020. Sono 42 minuti, vi consiglio di tenere il link e serbarlo per stasera, con un buon bicchiere di Calvados, nel silenzio della casa (e della strada). Il jazz fa bene e noi ci teniamo a farvi bene. Alla prossima.

http://www.arte.tv/it/videos/095600-001-A/richard-galliano-e-ron-carter-a-katowice/?xtor=EPR-415

 

 

Oh Girls di Ida Tiberio

Band-girls/2
Band femminili, band sotto l'egida del Girl's Powers. Insomma, ragazze e musica a Go-Go!

The Go-Go's. Simpaticamente sfacciate, colorate e molto, ma molto esuberanti, le Go-Go's, esordiscono a Los Angeles alla fine degli anni settanta. La band non ha alcun lume tutelare maschile: compongono, suonano e producono i loro album in assoluta autonomia. Sul palco distribuiscono energia e divertimento a piene man. Insomma, al di là del look sgargiante, sanno il fatto loro quando si tratta di maneggiare la musica. E il successo arriva con travolgente rapidità fin dal primo album. La voce sbarazzina di Belinda Carlile si muove agilmente tra le accattivanti sonorità pop e narra storie tutt'altro che frivole.


 

Blondie. Deborah (Debby) Harry: ovvero una figura carismatica e intraprendente, capace di lasciare il segno nella rutilante New York City degli anni '70. Bella, grintosa e stravagante la ragazza è attratta dalla scena artistica "alternativa" che domina la città .Inevitabilmente i locali della Bowery (CBGB's primo fra tutti) e dell'East Village diventano la sua seconda casa. Frequenta Andy Warhol è sempre più attratta dai fermenti artistici della Big Apple. La virata definitiva verso la carriera musicale avviene grazie all'incontro con Chris Stain, con cui darà vita a quell'esplosivo carico di sonorità punk e pop che prende il nome di Blondies. Debby Herry torna al CBGB's da protagonista, con bagaglio di notorietà e successo destinato a travalicare la scena undreground newyorkese per espandersi in tutto il mondo


 

The Bangles, ovvero: un'altra girl-band molto in voga negli anni ottanta. Californiane, giovanissime, capaci di creare armonie vocali di prim'ordine, le Bangles mettono a segno un paio di colpi discografici ben assestati e scalano a tempo di record le classifiche discografiche. I video clip sono la nuova frontiera del successo e loro ne sono ben consapevoli. Tanto da ottenere un MTV Award, camminando con grazia e senza fretta. Come delle giovani, eleganti egiziane d'occidente.


 

Siouxsie and the Banshees. Dalle atmosfere innovative ma pur sempre rassicuranti della Swinging London, alla feroce trasgressione del punk, fino alla nuova, scurissima onda sonora degli anni ottanta. Souxsie, al secolo Susan Ballion, e i suoi Banshees sono tra i protagonisti più significativi della scena musicale londinese degli anni ottanta. Abbigliamento ostentatamente dark e una voce dal fascino oscuro, Siouxsie spopola nei locali alternativi londinesi e, complice l'intuito di Malcom McLaren, avvia una carriera musicale che offrirà un gran numero di spunti creativi a molti giovani artisti


 

Hole. Irriverente regina degli eccessi, attratta dalla trasgressione, che tuttavia amministra con scaltrezza, Courtney Love non è solo la vedova di Kurt Cobain. E' una ragazza di buona famiglia, ma questo preserva la sua infanzia e la sua adolescenza turbolenta dalle difficoltà. Scopre molto presto la passione per la musica. Infatti, la sua voce graffiante e irregolare nonché l'esuberanza dell' impatto scenico sono la carta vincente della sua band, le Hole. Ascoltare per credere.

Annie Lennox/ Eurythmics. Beh...essere ammessi alla Royalc Academy of Music di Londra non dev'essere alla portata di tutti. Annie Lennox, da Aberdeen, Scozia, c'e riuscita in giovanissima età e con ottimi risultati. La formazione classica è e resta un patrimonio prezioso, ma la fortuna di Annie deriva dall'incontro con Dave Strewart. Da questa collaborazione prende il via una delle band techno-pop più interessanti e apprezzate degli anni '80 e '90: gli Eurythmics. La voce di Annie tocca punte di altissimo virtuosismo e di bellezza celestiale.
Ascoltare per credere

 

Blue Morning di Dario Gaggero

Bentornati!
Questa è una nuova puntata di 'Blue Morning', che spera di accompagnarvi per un'ora alla scoperta delle mille sfaccettature della musica nera.

Partiamo con un chitarrista la cui influenza travalica i confini del blues ed i cui fraseggi sono stati talmente imitati da entrare di fatto nel repertorio di artisti rock dei giorni nostri, magari seguendo l'esempio di Chuck Berry: stiamo parlando di T-Bone Walker, qui dal vivo in una delle date dell'American Folk Blues Festival.

 

Magistralmente prodotto dal genio di Phil Spector ecco il nostro secondo brano: 'Spanish Harlem' di Ben E. King (l'interprete interprete della celebre Stand By Me, tra le altre). Appoggiatevi al muro del suono!

 

Cambiamo passo con una versione al fulmicotone di 'Pressure Cooker', eseguita dal vivo a New Orleans dal grande Clarence 'Gatemouth' Brown (qui è alla chitarra ma era un polistrumentista versato in un'infinità di stili – dal blues allo swing, dal country al cajun).

 

Passiamo ad una delle voci più particolari della scena blues, Bobby 'Blue'Bland. Nel corso della sua lunga e fortunata carriera ha saputo esibire una vocalità drammatica e intensa, a metà tra l'espressività di certo gospel e l'intensità del blues più classico. Questa è 'This Time I'm gone for good', dal suo maturo 'California Album' del 1973

 

Piero De Luca e Antonio 'Candy' Rossi qualche anno fa mi hanno fatto conoscere i dischi di Little Charlie & the Nightcats...ed è stato amore al primo ascolto.

Il loro blues riesce ad essere meticolosamente attento alla tradizione e allo stesso tempo dotato di una freschezza ed una leggerezza che lo rendono decisamente contemporaneo. Dedicata a 'Little' Charlie Baty, purtroppo recentemente scomparso, ecco una versione dal vivo di 'Hurry up and wait'.

 

Al di là della loro complicata vicenda musicale (e matrimoniale) la Ike & Tina Turner Revue è stata per almeno dieci anni una vera e propria forza della natura, capace di dare del filo da torcere a formazioni soul e funk altrettanto numerose (e magari oggi più celebrate). Dal soul e rhythm blues degli inizi alle cover rock di fine anni '60 ai pezzi proto-disco di metà anni '70 è difficile trovare un vero passo falso.
Questa è la loro rockeggiante 'Baby Get It On'.

 

Senza dubbio una delle voci più impressionanti della musica nera e ancora inspiegabilmente assente dalle pagine di questa rubrica: Howlin' Wolf! Dotato di un fisico imponente e di una ferocia espressiva senza pari è stato più volte imitato (persino da me, sigh!) ma ovviamente mai raggiunto. Dai palchi dell'American Folk Blues Festival eccovi la sua 'Smokestack Lightning'

 

Ora parliamo di rock blues!
Direttamente dal Festival di Monterey (1967) questi sono i Canned Heat con una loro versione della classica 'Rollin' and Tumblin'!

 

Continua la nostra carrellata di bluesmen (e blueswomen) italiani che nulla hanno da invidiare ai più famosi nomi internazionali. Stavolta è il turno di Veronica Sbergia e Max De Bernardi e della loro bellissima 'Press My Button'. Il brano è tratto dall'album 'Old Stories from Modern Times' (con ospiti prestigiosi come Sugar Blue e Bob Brozman) che consiglio senza riserve a tutti (lo abbiamo in negozio).

 

Una delle poche cantanti soul a poter essere accostata a sua maestà Aretha Franklin: Etta James.
In una rara e selvaggia versione live, eccovi la sua 'Something's got a hold on me'.

 

Chiudiamo con un inno gospel della specialista Elizabeth Cotten, sperando che vi doni la serenità che tutti in questo momento meritiamo.
p.s: mi sa che è già un casino di suo, ma vedere che la suona alla rovescia mi ha fatto venire per un attimo mal di testa. ????
Alla prossima puntata,
Dario.

 

 

 

 

 

Login