Rock

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Mettete assieme tre argentini, tre toscani e due siciliani. Con due ottimi vocalist tutti anche specialisti di corde, una tromba, un sax, basso,  batteria e chitarra. Tutti con una passione divorante per quanto in musica si può ascoltare tra Argentina e Caraibi, Ande e spiagge assolate. Ma senza preclusioni verso languorosi suoni tex mex, note che potrebbero rammentare certi climi spaghetti western, milonghe antiche e scrittura sapiente, come quella dei songwriters “post tropicalisti” brasiliani. Il tutto elaborato in lunghi giri per l’Europa, e in una fondamentale residenza artistica. Un gran disordine creativo, dunque, ma che sortisce un piccolo miracolo di efficacia: perché non c’è un solo brano debole in questo disco, che riesce ad essere solare, coinvolgente, e stipato di grande musica. Il futuro è negli incontri, non nei muri. Ascoltare per credere. (Guido Festinese)

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EMBRYO - Umsonst Und Draußen – Vlotho 1977

Christian Burchard, padre fondatore, se n’è andato nel gennaio dell’anno scorso, e il grande krautrock tedesco, etichetta di genere che in realtà abbraccia un universo intero di musiche diverse, ha perso un altro mattone importante. Ben venga allora ogni registrazione dai possenti archivi di questa creatura che seppe (e sa ancora) incrociare l’energia del rock con la curiosità per i suoni dal mondo, la psichedelia, il jazz acustico ed elettrico. Un caso unico, e purtroppo non ricordato a sufficienza, di musica totale. Questo eccellente “live” del ’77, da un Festival tedesco che riunì 25mila persone, ce li restituisce in forma smagliante, con un jazz rock avventuroso e coinvolgente assieme. (Guido Festinese)

 

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KEVIN MORBY - Oh My God

Il precedente disco di Morby, City Lights era piaciuto abbastanza; fino a considerare la possibilità che il seguito sarebbe stato un capolavoro… Ora possiamo dire che ciò non è avvenuto, anche se Kevin Morby, con Oh My God, ci ha provato seriamente con impegno e ingredienti di qualità. Emergono, soprattutto, le tre-quattro canzoni pianistiche con accompagnamenti scarni da club e assoli di sassofono che sembrano provenire dalla colonna sonora di Taxi Driver (Bernard Herrmann). I coretti gospel che appaiono qua e là invece, sembrano rivelare un certo rispetto verso la fase ‘cristiana’ di Bob Dylan, periodo molto rivalutato  negli ultimi anni. Un altro punto di riferimento di questo disco sembra essere  il Nick Cave ‘confessionale’ situato tra The Boatman’s Call e No More Shall We Part. Un serio contendente per il disco dell’anno, con qualche brano debole, scelte coraggiose e una copertina da buttare. (Fausto Meirana)

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JJ CALE - Stay Around

Tara immediata sulla non appetibilità commerciale della copertina spartana, un primo piano neppure troppo nitido di J.J. Cale con cappello, nei suoi ultimi anni. Forse gli sarebbe piaciuta, schivo e orso com’era. Qualcuno ha detto che la musica di J.J. Cale non abita in un tempo normale: lo attraversa senza un passato o un presente. Tra cinque o cinquant’anni avrà lo stesso senso che quarant’anni fa. E’ il precipitato minimale e scabro dell’inimitabile (e dunque imitassimo: come la Settimana Enigmistica) Tulsa Sound, brani che si dipanano su sornioni mid tempo e vivono di lampeggianti illuminazioni blues, epifanie sottili country e rhythm and blues, schegge garbatamente jazz. Eric Clapton e Mark Knopfler gli devono molto, probabilmente moltissimo. Lui se n’è andato a 74 anni nel 2013, in punta di piedi, senza fare troppo rumore, come suo solito. Sua moglie, Christine Lakeland ha messo mano ancora una volta ai suoi prodigiosi e silenti archivi, e cavato anche queste quindici tracce. Una meraviglia. Ciò che per J.J. Cale era uno scarto, un avanzo, un qualcosa che non lo convinceva granché, per le nostre orecchie (e per quelle di tanti autoreferenziali signori della chitarra) è un miraggio e un’oasi vera assieme. (Guido Festinese)

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MEKONS - Deserted

Grande ritorno dei Mekons, dopo otto anni dal precedente disco. Il gruppo è originario di Leeds, ma molto presente negli USA, tanto da venir definito da Wikipedia come British-American Band. Deserted è un disco concept, più o meno, sul deserto. Per questo il gruppo lo ha registrato nel parco nazionale di Joshua Tree, in California. Vi si narrano storie desertiche vissute o immaginate (Iggy Pop a Berlino in cerca di un whisky bar, Lawrence di California anzichè d'Arabia e la figura di Rimbaud in Africa). Nel disco c'è il consueto mix di punk piuttosto abbordabile, à la Clash, e di folk-rock dal sapore molto inglese. I Mekons sono un miracolo che dura da più di quarant'anni, con piccoli cambi d'organico, e la consueta nonchalance nel vivere nella propria nicchia. Sempre sugli scudi i membri fondatori Jon Langford, Tom Greenhalgh e Sally Timms, menzione speciale per il violino di Susie Honeyman e gli strumenti del poliedrico Lu Edmonds. Buon ascolto, garantito... (Fausto Meirana)

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BOBBY SPARKS II - Schizophrenia The Yang Project

Anche se proprio non c’entrano le frequentazioni con il mondo della black music di confine, tra i vostri interessi, un ascolto attento a questo progetto extralarge abbondantemente dipanato su due cd è del tutto consigliato, e finirà per conquistare anche più d’un cuore e di una mente attenta. Mettiamola così: Schizophrenia potrebbe essere il grande disco perduto delle session finali tra Prince e Miles Davis, quello di Tutu e di Decoy, e con l’ospite speciale Marcus Miller. Che qui c’è davvero, e impone la sua monumentale presenza con una leggerezza sconosciuta.  Bobby Sparks è un tastierista esuberante e magnificamente eccessivo: sarebbe stato bene in una delle formazioni più calde di Sly & the Family Stone, una quarantina d’anni fa. E con Prince ha suonato davvero. Costruisce i suoi brani a strati sonori con una micidiale forza funky, cita e lambisce il soul jazz più carico, imbocca derive rhythm and blues torride che planano verso lidi Motown e Stax assieme, inserisce schegge hip hop e pirotecnie fusion. Il parterre degli ospiti è ricco e variegato, a partire dal citato Miller: Eric Gales, il trombettista Roy Hargrove, Pino Palladino, Lucky Peterson, tanto per fare qualche nome. Mezzo secolo fa i Beatles stupirono il mondo con il doppio White Album. Questo ne è il rovescio speculare, il doppio nero. (Guido Festinese)

Top ten del mese

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