Rock

Valutazione Autore
 
82
Valutazione Utenti
 
0 (0)
COCO MONTOYA - Hard Truth

C'è un  parte del blues elettrico nordamericano che, per fortuna di chi ama ascolti intensi e ad alta temperatura emotiva, continua ad attingere folate calde e pastose dal Sud, e in particolare dalle zone di New Orleans e dintorni. Un piccolo campione del genere è il signor Coco Montoya, già sotto l'ala protettrice di un gigante spiritato e spiritoso come Albert Colilns, ed ormai in piena carriera solistica sulle proprie robuste gambe. Qui troverete un compendio di blues chicagoano in salsa southern: tant'è che, per citare qualcuno, il terzo e l’ottavo brano, Lost in the Bottle e Hard as Hell, potrebbero tranquillamente essere usciti da una jam session della gloriosa Allman Brothers Band. Per il resto shuffle impetuosi, riff monumentali e consueti magari con gran dispendio di wha wha, una voce virile e sempre incattivita che deve fronteggiare uno stile chitarristico altrettanto battagliero, a partire dall'attacco imperioso sulla corda in assolo e nelle “risposte” consuete ai versi cantati. Si sarà compreso: nulla di nuovo sotto il sole, ma tutto assai convincente e godibile. (Guido Festinese)

Valutazione Autore
 
92
Valutazione Utenti
 
0 (0)
DIAMANDA GALÁS - All The Way

Icona dell’avanguardia radicale, nemica di qualunque ipotesi consolatoria dell’arte, più vicina alla performance teatrale che alla semplice esibizione musicale, Diamanda Galás da San Diego, da qualche anno a questa parte ha ritenuto di dover rendere più ‘accessibile’ le sue proposte. Le infernali e superbe prestazioni vocali che incrociavano i temi politicamente e socialmente rilevanti dei primi dischi, hanno lasciato il posto a opere - “Malediction & Prayer”, “La Serpenta Canta”, “Defixiones”, “Will And Testament” - composte quasi unicamente da cover di classici del rock, del blues e del jazz. A nove anni dall’ultimo della serie, “Guilty Guilty Guilty”, la performer di San Diego torna contemporaneamente con due dischi, uno dei quali, “All the Way”, prosegue in questa direzione fin dal titolo, tratto da uno standard reso celebre da Frank Sinatra nel film “Il Jolly Impazzito” (Oscar 1957 per la miglior canzone originale a Jimmy Van Heusen e Sammy Cahn). Tanto la versione di the Voice era carica di promesse e rasserenante (e la rilettura di Bob Dylan in “Fallen Angels” nostalgica come può esserlo solo un valzer country), così quella della Galás suona come un horror notturno e solitario, tra echi elettronici e urla sguaiate, in cui l’amore non sembra più essere un sentimento rassicurante, ma si costituisce piuttosto come un rapporto di potere (e inevitabilmente dolore).  È questo il mood che caratterizza anche “You Don't Know What Love Is” e “The Thrill Is Gone”, mentre la monkiana “Round Midnight” è eseguita in versione strumentale al pianoforte. Gli ultimi due brani, “O Death” e “Pardon Me I’ve Got Someone to Kill” provengono dal repertorio country e subiscono lo stesso trattamento, squartati, ridotti a brandelli e abbandonati senza voltarsi indietro. “So, if you'll let me love you, It's for sure I'm gonna love you all the way, all the way“. (Danilo Di Termini)

Valutazione Autore
 
60
Valutazione Utenti
 
0 (0)
SUN KIL MOON - Common As Light And Love Are Red Valleys Of Blood

La terza vita di Mark Kozelek (ossia Sun Kil Moon) è ammirevole, a prescindere. Diversamente da tanti veterani che si auto-riciclano all’infinito (anche bene) Mister Kozelek ha trovato (a decenni dai Red House Painters e dagli esordi) una nuova via alla musica, inaugurata con il fortunato Benji del 2014 e da allora pervicacemente percorsa. È una via logorroica e personale, con Mark che appoggia torrenziali monologhi (spesso parlati, al limite del rap) su basi genericamente indie rock (c’è Steve Shelley, già Sonic Youth, ai tamburi). L’effetto è straniante; come trovarsi nel mezzo di un flusso di coscienza senza salvagente; tra ombre folk, sintetizzatori, elettriche e improvvise melodie. Aggiungete che il disco è doppio e appare, chiara, la natura poco compromissoria del progetto. Prendere (a piene mani) o lasciare. Ma la terza vita di MK è ammirevole. (Marco Sideri)

Valutazione Autore
 
80
Valutazione Utenti
 
0 (0)
SLEAFORD MODS - English Tapas

È nella natura delle sorprese quella di stabilizzarsi; quindi la formula Sleaford Mods che fece tanto (relativo ma tanto) rumore con Divide and Exit (primo album da esportazione del duo inglese) oggi è una come piacevole conferma (tre anni e due dischi dopo). Ciò non toglie che sia (appunto) piacevole incontrare di nuovo i monologhi biascicati e le invettive di J Williamson sulle basi essenziali e sboccato di A Fearn. Il successo non ha dato alla tesa agli SM: i suoni sono un pelo più curati, la superficie del disco è lievemente più liscia; la sostanza però resta quella e la personalità pure; le canzoni sono cronache dal sottopancia britannico, un diario sferragliante di alienazione e dopo-punk. Musicalmente si parla di basi, più che di canzoni; ritmi sghembi, aggressivi, tastiere, drum machine. L’effetto sorpresa è svanito; il bel disco rimane. (Marco Sideri)

Valutazione Autore
 
90
Valutazione Utenti
 
0 (0)
FAIRPORT CONVENTION - 50:50@50

Traguardo raggiunto, superato di slancio, e con qualche sostanziosa riserva di ossigeno ancora in serbo, per i gloriosi Fairport Convention. Il nastro da tagliare era quello del mezzo secolo di attività, cui allude anche il titolo. Racconta Dave Pegg, voce senza tempo e pulsante bassista del gruppo da quarantasette anni che Fairport è sempre stata, in ogni incarnazione, essenzialmente una macchina da suono per i palcoscenici, al di là dello status simbolico di certi loro dischi in studio che hanno incantato un paio di generazioni contribuendo a costruire la sostanziosa leggenda del folk rock d’Albione. Dunque anche qui il succo del palco è ben evidente: nella scelta di una buona metà dei brani ripresa dal vivo. Con risultati eccellenti, verrebbe voglia di chiosare: perché quando a raggiungere sule assi i Fairport è Mr. Robert Plant, che costruisce una Jesus on the Mainline da manuale del country blues gospelizzato, con tanto di sbuffi d’armonica cavata dai ricordi dei primi Zeppelin, e quando poi in The Lady of Carlisle è Jacqui McShee degli Steleeye Span a prendere con eleganza il posto che fu della torreggiante e Sandy Denny, i conti tornano tutti. Finisce il cd, e viene voglia di ripartire da capo, perché tanta aggraziata eleganza senza segni di incipiente senilità se la possono permettere in pochi, oggi. (Guido Festinese)

Valutazione Autore
 
88
Valutazione Utenti
 
0 (0)
THE JESUS AND MARY CHAIN – Damage And Joy

Pensate di comprare, dopo 19 anni di attesa, un nuovo libro di racconti del vostro autore preferito per poi scoprire, dai titoli e leggendolo, che cinque su quattordici già li conoscete. Con il nuovo disco dei fratelli Reid mi è capitato lo stesso; ci sono infatti alcuni brani, per fortuna i migliori, della loro attività post 1998 - svolta da soli, con nuovi gruppi o con la sorellina - che qui ricompaiono; l'iniziale "Amputation" altro non è che "Dead End Kids" dall'omonimo EP di Jim Reid del 2006; gli altri quattro mantengono almeno il titolo originale: "The Two of Us" (dall'album "Retox" dei Freeheat, 2001), "Can't stop The Rock" (da "Little Pop Rock" dei Sister Vanilla, 2007), "All Thing (must) Pass" (bellissimo singolo di TJAMC del 2008, inserito nella soundtrack della serie tv "Heroes") e "Song For A Single Secret" (singolo di Jim Reid & Sister Vanilla del 2005). Spiace che sulle note di copertina non se ne sfaccia alcun cenno; quel che è più sorprendente è che mi sembra, finora, non se ne sia quasi accorto nessuno. Ciò non toglie che "Damage and Joy" sia un gran bel disco (alle voci compaiono, tra le altre, Isobel Campbell e Sky Ferreira) che non deluderà i vecchi fans della band scozzese; non ci sono svolte stilistiche e forse è meglio così; ogni riascolto porta qualcosa in più e tocca corde che da tempo, troppo, non aspettavano altro. Can't stop the rock! (Marco Bonini)

Top ten del mese

1.
Valutazione Autore
 
92
Valutazione Utenti
 
0 (0)
2.
Valutazione Autore
 
90
Valutazione Utenti
 
0 (0)
3.
Valutazione Autore
 
85
Valutazione Utenti
 
0 (0)
4.
Valutazione Autore
 
83
Valutazione Utenti
 
0 (0)
5.
Valutazione Autore
 
83
Valutazione Utenti
 
0 (0)
6.
Valutazione Autore
 
82
Valutazione Utenti
 
0 (0)
7.
Valutazione Autore
 
82
Valutazione Utenti
 
0 (0)
8.
Valutazione Autore
 
80
Valutazione Utenti
 
0 (0)
9.
Valutazione Autore
 
73
Valutazione Utenti
 
0 (0)
10.
Valutazione Autore
 
60
Valutazione Utenti
 
0 (0)