Il Diario di Disco Club

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Diario del 23 giugno

Diario del 23 giugno 2017
dal buon ritiro (nemmeno tanto, 34 gradi) di Piossasco.

E' tutta la notte che le vibrazioni del telefonino, col loro "uuu", mi svegliano segnalandomi l'arrivo di un muovo messaggio. Adesso su messenger abbiamo già superato i cinquanta. Quest'anno a vincere la gara a chi prima mi scrive gli auguri, è stato Alessio Gozzi (alle 0,01). A dire il vero uno lo ha battuto, Franco Ricciardi, ma barando, alle 22,49 non vale. Aggiungiamoci tutti quelli che lo hanno fatto direttamente nella pagina facebook e tutti quelli che ancora non lo hanno fatto. Eppure io ve lo avevo detto.

"Oh belin, ci risiamo. Ve l'avevo già detto di lasciar perdere gli auguri per il mio compleanno e invece voi insistete, anzi vi moltiplicate. Facile per voi, che avete 10, 20, 30, 40 e qualcuno 50 anni di meno, dire il solito "ma non li dimostri, non contano quelli che hai, ma quelli che ti senti"; io invece li conto e ci vuole una vita (appunto) per arrivare a 70.
Aggiungiamoci che 22 giorni fa sono diventato nonno, NONNOOOOO!
Questa parola mi riporta ai miei di nonni. Quelli naturali non li ho conosciuti, il materno perso nella prima guerra mondiale (in combattimento), quello paterno durante la seconda (peritonite). Ho ripiegato su due nonni di riserva, entrambi dalla parte di mia mamma: il primo aveva sposato la nonna Cate, giovane vedova di guerra, ed era il mio preferito. Abitava a Sestri Ponente, sulle alture, da buon contadino piemontese aveva il suo orto, alberi da frutta e allevava galline e conigli. Si era anche fatto davanti a casa un campo da bocce e mi aveva insegnato a giocare, facendomi diventare un campione in erba come bocciatore, soprattutto nelle gare di tappadda. Scommetto, ignoranti, che non sapete cos'è la tappadda, vero? Il gioco consiste nel mettere due bocce in verticale a dieci centimetri circa di distanza l'una dall'altra e bocciare, cioè colpire, la seconda senza toccare la prima. Ci riuscivo spesso facendo "cianta al posto" (anche questo, m'immagino, non sappiate cosa vuol dire: colpendo la seconda boccia sostituirsi a quella, appunto, sul posto). Altre cose che ha insegnato al me bambino: pranzo alle 12 e cena alle 19 in punto e se qualcuno non c'era fatti suoi, lui incominciava; capitolo ravioli, prima di mangiare quelli col tuccu, si faceva servire come antipasto un piatto di ravioli col vino.
L'altro nonno acquisito, Pippo, è quello che ha allevato mia mamma, povera orfanella di guerra. Lui me lo sono trovato in casa quando ero bambino e non era un piacere. L'arteriosclerosi gli aveva procurato parecchi problemi, che si erano riversati su mia mamma e di conseguenza su tutti noi: cadute notturne dal letto (e per rialzarlo ci sarebbe voluto un paranco, visto che pesava sui 100kg), memoria svanita, piaghe alla testa dovute al malfunzionamento della circolazione sanguigna e questa era la cosa che più mi angustiava; già ero magrolino e non un mangione e vedermi davanti a tavola quella testa fasciata con macchie di sangue, schizzinoso com'ero, mi faceva passare all'istante ogni voglia di mangiare; per compensare questa inappetenza, mia mamma mi faceva delle merende abbondanti con panini energetici (olio e sale oppure burro e zucchero) e uova sbattute con lo zucchero (senza marsala). A gennaio del 1958 la malattia ebbe la meglio sul nonno Pippo, che se ne andò (non in un'altra casa, proprio via definitivamente) e devo confessare una cosa: non mi dispiacque. Lo so, adesso direte "che bambino cinico", ma non vedermelo davanti a tavola ha aumentato il mio appetito e poi si era liberata una stanza, dove passava mia sorella e io scalavo dal divano in stanza coi miei genitori a quello in sala (per diventare anni dopo proprietario della stanza di nonno Pippo quando mia sorella si sposò).
Arriviamo al punto. Sapete quanti anni aveva questo mio nonno, che ha angustiato la mia vita (poveretto, incolpevolmente) quando ero bambino, al momento in cui ci ha lasciati? Settantadue, 72 anni!!!!!!!!!!!!!!!!!!! Solo due di più di quelli che ho compiuto oggi. A pensarci mi sento già vecchio, nonostante le vostre rassicurazioni. e i vostri auguri mi rattristano ancora di più, allora mi alzo e vado a guardarmi allo specchio.

Nooooooooooooooooooooooooooooooo! Ve lo dicevo che, quando si supera questa asticella, si invecchia in un attimo!"

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Diario del 22 maggio
Gli espositori che ho sul banco attirano l'attenzione di un cliente, "Puoi dirmi dove li hai presi?", "Da Amazon", lui "Eh?", penso che non abbia capito e ripeto "Da Amazon", lui aveva capito, ma "E cosa é?". Bravo! Tutti così dovrebbero essere i miei clienti, non intendo tonti, ma non amazon-dipendenti.
Ecco un vecchio compagno della facoltà di giurisprudenza, lui ha finito ed è diventato avvocato, a me manca un esame da 44 anni. "Ciao, come va? Senti mi serve un cd da regalare a mio genero, a lui piace il jazz. Pensavo a qualcosa di vecchio, perché lui si scarica tutto e quindi è più facile che non abbia i dischi di tanti anni fa", io "Veramente è il contrario, quelli vecchi li trovi dovunque", lui "Allora dammi qualcosa di recente", gli propongo il cd jazz più venduto dell'anno scorso, l'inedito di Bill Evans, lui "Non è troppo frenetico?", "Bill Evans? No". Non è convinto allora mi chiede "un disco di un jazzista giovane, magari locale", "Questo, è il nuovo di Pozza", e lui "Non è musica troppo frenetica?". Lo lascio nel dubbio e servo un'altra cliente, "Dica", lei "Avete musicassette?", "Solo due....", "Mia figlia vorrebbe quella di Melanie Martinez". Ottimista.
Torno dal giurisprudente, che mi sorprende "Guarda, aspetto a decidere perché a pensarci bene non credo che mio genero abbia un lettore cd, scarica sempre". Pessimo cliente, quello di prima non conosceva Amazon, questo non conosce nemmeno i cd.
Ed eccoci in chiusura, entra Roberto al quale ordino spesso cd, che poi lui viene a ritirare regolarmente in ritardo. Adesso ne ha in sospeso uno dall'estate scorsa dell'orchestra Mantovani. Glielo faccio presente e lui "Hai ragione, ti prometto che a fine mese vengo a comprarlo". Finalmente si decide a dirmi il motivo per il quale non si decide a prendere il cd, "Sai mi fa un po' effetto mettermi in casa un cd di Annunzio Paolo Mantovani", io "Perché scusa?", lui "Io sono genoano".

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Diario del 18 maggio
Primo caldo e gli effetti si fanno subito sentire, soprattutto sentire col naso. Sì oggi è stata una gara a "deodorarci" il negozio, il fatto è che non usano un profumo di rosa, quando poi sono in contemporanea presenti tre untori diventa un bel casino. Oggi agli abitudinari Scussssi e M. si è aggiunto un foresto, e non nel senso limitato di uno non di Genova, ma proprio straniero. Un vecchio inglese, che (come rilevato da Dario) sembra uscito dal romanzo di uno dei miei autori preferiti, Charles Dickens; non certo dal Circolo Pickwick, con i suoi protagonisti eccentrici e allegri, ma piuttosto da Oliver Twist, con la sua tetra corte di mendicanti e ladri. Vestito di scuro con un giaccone che non vede l'acqua, se non quella piovana, da anni e un copricapo altrettanto antico, ingobbito tipo Quasimodo, scartabella per un'ora (purtroppo) nel nostro reparto vinili jazz usati. L'unica cosa positiva è che il jazz si trova dalla parte opposta del negozio, nonostante questo dopo pochi minuti l'aria si fa irrespirabile anche alla cassa, mettendo in fuga i clienti, io boccheggio e mi piazzo sulla porta, dove Bacci, un frequentatore abituale dell'angolo jazz, sempre impeccabile e profumato, mi passa dietro lasciandoci soli contro lo straniero. Ci si abitua a tutto e rientro al mio posto per fargli il conto, mi porta una pila di dischi. "almeno oltre all'odore di rancido, mi lascerà un po' di soldi", penso, ma mi sbaglio, si porta via una decina di lp per 61€ (forse è scozzese), non solo, mentre stacco i bollini dalle copertine controlla che io non gliele rovini, molto attento alla pulizia del disco. Lui finalmente esce, ma la puzza rimane e mi rendo conto che altri due dispensatori di odori sono entrati, mentre m'intrattenevo col foresto. Uno è Scusssi, di rientro dopo la lunga espulsione per non aver comprato i dischi ordinati, era dimagrito, con la pancia meno a punta, ma adesso sta recuperando il peso e a sudare come una fontana. Mi porta un cd alla cassa, costa 10,90€ e mi fa la solita richiesta, "mi fai 90 centessssimi di sconto", non è giornata, risposta secca "No". Rimane spiazzato e se ne va con un "buonasssera" triste. Io mi precipito in bagno, recupero il deodorante al glicine e trasformo il negozio in un giardino profumato.

p.s. Il "giardino profumato" è durato pochi minuti. Infatti l'inglese è rientrato chedendoci se avessimo trovato la sua "Map of Genoa, lost"....

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Diario del 16 maggio
Pensavo di essermene liberato. Da quando ho cercato di fotografarlo col cartello "il rompiballe" è fuggito e non si è più visto in negozio. Questa mattina prima ancora delle nove eccolo di fronte a me: Ivano! In realtà non vuole me, cerca i ragazzi dell'usato, ma a quell'ora probabilmente dormono ancora. Non gli do confidenza, lo caccio fuori. Davanti alla vetrina prima importuna una ragazza, "Non conosco un disco di questi, tu li conosci?", non lo saprà mai, lei fugge; poi passa alla portinaia di riserva (la titolare è assente), "Signora, lei conosce un avvocato?", lei me lo rispedisce dentro, "Chiedi a Gian, lui li conosce", così rientra, "Mi ha detto la signora che tu conosci un avvocato", "No"; non mento, infatti purtroppo ne conosco molto più di uno (adesso tutti i clienti avvocati penseranno che quel mio "purtroppo" si riferisca a loro) e lo rispedisco fuori. Un attimo solo, rientra, "Gian, ti chiedo un piacere, posso fare una telefonata? Devo chiamare la mamma per dirle che arrivo subito, appena aprono di là", quindi tra più di un'ora, e dovrei tenermelo qui? Non se ne parla nemmeno. Risposta secca, "No". Se ne va, mentre squilla il telefono, "Discooocluuuub", "Pronto, senta, mio figlio è lì fuori (noooooo, la mamma di Ivano no!), vuole andare di là, ma dice che è chiuso. Lei vede se è chiuso o aperto?", "sempre secco come col figlio, "No", "Io continuo a telefonare di là, ma non rispondono. Come mai?", "Forse perché è chiuso?", "Ma lei potrebbe andare di là e dire al ragazzo che mi risponda", "Noooo", "Mi ha detto mio figlio che lei lo ha trattato bruscamente. Potrebbe andare di là e dire al ragazzo...", tratto bruscamente anche lei, sbatto giù il telefono.
Al posto di Ivano entra un nuovo cliente, non troppo giovane, "Avrei una richiesta un po' strana da farle", mi viene già male, anche questo adesso cosa vuole? "Ha qualcosa in negozio di un cantante vecchio, Don McLean?", non era poi così strana, ovviamente cerca American Pie, che teniamo sempre e che gli porgo, lui lo prende e, mentre si avvia verso la cassa, chiede, "Senta, un'altra cosa. Si ricorda Fausto Cigliano?", "Sono abbastanza vecchio per ricordarmelo, ma non ho niente", lui mi passa davanti e con nonchalance si infila il cd in tasca e prosegue uscendo dal negozio. Qualcosa non quadra, ha pagato? No. Esco anch'io "Scusi", si ferma, mi sorride, rientra e paga. A proposito di American Pie (torta americana), voleva mica intortarmi?

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Diario del 6 maggio

Diario del 6 maggio
Questo sabato non può non essere dedicato a Roberto "Brasile" (soprannome derivato dalla maglia che indossava spesso quando veniva in negozio tanti anni fa). Roberto è di gran lunga il maggior cacciatore di autografi di Disco Club, cosa dovuta al fatto che lui non seleziona i "bersagli" solo tra i suoi cantanti preferiti, ma becca chiunque gli capiti a tiro, da Lanegan a Gigi D'Alessio, a Gianni Morandi (la sua avventura al riguardo si trova nel Diario dell'11 aprile 2016). Nessuno ha resistito alla sua abilità nello scovare l'artista e farsi autografare un disco, un libro o addirittura, nel caso di Lanegan, una chitarra comprata apposta. Una però sì: Patti Smith. Più volte Roberto si è trovato a tu per tu con la cantante americana, ma lei è molto scorbutica, sfugge sempre. Una sera a Genova Roberto, dopo un concerto, ha aspettato fino a notte inoltrato che lei uscisse, finalmente eccola, "Patti" urla Roberto, è un errore, lei si gira, lo vede e fugge. Le guardie del corpo la proteggono sempre, è inavvicinabile.
Qualche giorno fa la notizia: "Il 3 maggio la Smith arriverà nella città ducale per ricevere dall'Università la laurea magistrale ad honorem in Lettere classiche e moderne. La cantautrice poi racconterà di persona i suoi lavori il 5 maggio, raccolti nel libro fotografico"
Roberto parte, gli hanno detto che la cantautrice firmerà il libro, questa volta non si può negare. Sembra facile, ma così non è, lei non vuole, come al solito, incontrare nessuno, tantomeno firmare qualcosa. Roberto ci prova più volte, ma viene respinto, poi una voce "E' pronta fuori la macchina per portarla via". Roberto e i pochi fans superstiti si precipitano, Patti arriva e i giornalisti si avvicinano per intervistarla, lei (non vincerà mai il titolo di miss simpatia) fa segno di no e li fa allontanare dai suoi gorilla, si crea un vuoto tra la macchina con la cantante e i giornalisti e in quel vuoto si lancia un kamikaze, veloce come Lomu resiste a qualsiasi placcaggio e piomba davanti alla cantante con il libro aperto in mano, la suspense ferma il tempo, l'immagine si blocca su Roberto con libro e penna in mano e Patti che lo guarda perplessa: prenderà o no la penna? Sììììììììììììììììììì, la prende e firma.
Il 5 maggio è caduto Napoleone e il 5 maggio capitola Patti Smith!
La foto documenta l'avvenimento.

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Diario del 4 maggio
Chiedi chi erano i Beatles, dicevano gli Stadio.
Oggi pomeriggio, voci di ragazzine fuori dal negozio, una "Devo regalargli un disco", un'altra "Di chi?", la prima "Gli piace musica strana", un'altra ancora "Ma cosa? Rap", "No" e scandalizzata "gli piacciono i Beatles". Alla fine entrano, se ne è aggiunta un'altra, quattro ragazzine. Quella del regalo mi chiede "Avete qualcosa" s'interrompe e, un po' vergognandosi, completa "dei Beatles". L'accompagno alla casella e le mostro tutti i cd di questi sconosciuti, "Li conosci i Beatles?", lei sincera e questa volta vergognandosi della propria ignoranza abbassa gli occhi "No". La lascio alla ricerca della copertina che la ispira di più, alla fine sceglie "One" e, mentre è alla cassa che paga, sento una delle sue amiche che dice "Devono essere quelli della copertina con quattro che attraversano la strada", io "Abbey Road", quella, anche lei intimidita, "Oh credevo che fossero i Beatles", (oh segnu bellu cau, penso) "Abbey Road è il titolo del disco, sì, sono i Beatles quei quattro che attraversano la strada".

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