Jazz

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 GIORGIO ALBANESE - Vento di maestrale

Ma chi l’ha detto che i grandi dischi escono solo per grandi etichette? Certo, lì c’è la garanzia di una qualche residua promozione, c’è il nome prestigioso che alletta e una storia di fasti passati. Ma nel pulviscolo molecolare cui è ridotto il mercato delle note di qualità, a volte è meglio andare a caccia di buona musica anche tra le autoproduzioni. Ad esempio: tutti gli addetti ai lavori sanno che nell’ultimo ventennio la Puglia ha offerto grande musica:   nel rock, nelle note che si rifanno a patrimoni folclorici, e anche e soprattutto nel jazz, dove operano decine di musicisti eccellenti. Uno di questi è Giorgio Albanese, fisarmonicista e compositore che non  rientra in alcun cliché comunemente applicabile ai professionisti del mantice: ha suonato ogni genere di musica, scrive brani che possono suonare lirici e dirompenti  al contempo, non ha il complesso della velocità pirotecnica, non gli interessa infiocchettare ogni fraseggio con svolazzi inutili. E’ tutto sostanza. Qui, in Vento di Maestrale troverete l’eco meditata di mille musiche. In azione a volte c’è un quintetto stellare, con Gianni Lenoci, Pippo D’Ambrosio, Danilo Gallo, e Steve Potts, uno dei migliori specialisti di sax soprano al mondo, e a volte il fondale di una duttilissima orchestra. Un incanto senza etichette. (Guido Festinese)

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DAVE LIEBMAN / JOE LOVANO - Compassion: The Music of John Coltrane

Il 17 luglio 1967 moriva John Coltrane, uno di quei rari musicisti che per concezione, sviluppo e tecnica musicale, nel corso della loro carriera hanno concretamente trasformato la storia del jazz. Nel quarantennale della scomparsa, la BBC, la società concessionaria del servizio pubblico radiotelevisivo inglese (giusto per dire di che cosa dovrebbe e potrebbe anche occuparsi un servizio pubblico), commissionava a Dave Liebman e Joe Lovano un tributo al sassofonista di Hamlet. Oggi quel concerto, grazie alla sempre più benemerita Resonance (la stessa etichetta che nel 2014 ha dato alla luce un inedito di Coltrane del 1966, “Offering: Live at Temple University”) è disponibile in cd: i due leader per l’occasione avevano pensato ad un repertorio che testimoniasse di tutti e tre i periodi in cui si suole dividere la storia musicale di Coltrane. Dal primo - quello che alterna le produzioni da solista per la Prestige alla fondamentale presenza nel celeberrimo quintetto di Miles Davis - proviene “Locomotion”, originariamente apparsa in “Blue Train” (peraltro l’unica incisione Blue Note di ‘Trane’); dal secondo - quello dei dischi Atlantic - “Central Park West”, “Equinox” ed “Olé”; dall’ultimo - l’epopea Impulse - “Dear Lord” e “Reverend King”. I musicisti coinvolti - in pratica il gruppo Saxophone Summit, con il contrabbasso di Ron McClure in sostituzione dell’indisponibile all’epoca Cecil McBee, il pianoforte di Phil Markowitz e la batteria di Billy Hart - garantiscono che non si tratta di pura archeologia musicale, bensì attenta e profonda rilettura, necessaria riproposizione d’idee dalle quali ripartire per affrontare il complesso nodo della contemporaneità jazzistica. Liebman e Lovano alternano il tenore al soprano e al flauto il primo, al clarinetto e allo Scottish flute il secondo, assecondati da una ritmica di livello davvero stellare. Se è vero come afferma Billy Hart nelle ricchissime note di copertina che “Il mondo è un posto migliore quando si ascolta la musica di Coltrane" non c’è un minuto da perdere. (Danilo Di Termini)

Saxophone Summit in concerto al Gezmataz Festival giovedì 20 Piazza delle Feste, Porto Antico di Genova – ore 21.30

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 JACO PASTORIUS - Truth, Liberty & Soul

A voler proprio esser pignoli, esistevano già testimonianze dell'incredibile Word of Mouth orchestra diretta da Jaco Pastorius nell'82: ad esempio il Live At Budokan, con repertorio pressoché identico a molte delle tracce di questo nuovo prezioso reperto. Il punto è proprio questo, però: uno può anche ascoltarsi l'integrale delle registrazioni di un tour, poi inevitabilmente si casca su una serata speciale baciata dalla dea dell'ispirazione, della voglia di suonare, di regalare emozioni. Ed allora “quella” sera diventa la sera speciale, magica. Ora la abbiamo, anche per l'immenso Jaco Pastorius. Che all'epoca di questa pirotecnica serata non era ancora preda dei demoni cattivi, quelli che lo porteranno a farsi ammazzare di botte fuori da un bar, cinque anni dopo. Accanto ha gente stellare, di mostruosa precisione: Lew Soloff, Bob Mintzer, Randy Brecker, Don Alias, Peter Erskine, Frfank Wess, e l'elenco potrebbe continuare a comprendere tutti i musicisti. Ma non è neppure questo che rende la serata speciale. Quando Jaco saetta un volo da calabrone di armonici sul basso fretless per introdurre The Chicken, si capisce che non ce n'è per nessuno. C'è il più  grande bassista elettrico mai esistito, che si diverte, ed è concentratissimo a guidare una big band che ruggisce e scalpita. E così sarà, ad ogni brano: che sia I Shot the Sheriff o Donna Lee, è lo stesso. E se i quattordici minuti della improvvisazione per basso e batteria vi sembrano un'esagerazione, provate ad ascoltarli davvero. Mai più uno così. (Guido Festinese)

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CHANO DOMÍNGUEZ & WDR BIG  - Soleando

La WDR orchestra di Colonia matura, lavoro dopo lavoro, una sorta di eccellenza assoluta per quanto riguarda i progetti assieme ai jazzisti. Ha in formazione gente capace di trovarsi a proprio agio con qulasiasi musicista e qualsiasi partitura: ad esempio negli ultimi tempi li abbiamo ascoltati assieme agli Steps Ahead, ed ora con meraviglia e gratitudine ascoltiamo questo Soleando, in cui l'acrobatico, guizzante gruppo di flamenco jazz diretto dal pianista Chano Domínguez, con tanto di “cantaor” nervoso, tutto sussulti sulle compressioni del “canto profondo” interagisce con l'orchestra come un tutt'uno. Una gioia per le orecchie, a patto che vi siano familiari le alte temperature emotive delle note di Paco De Lucia, di Corea e, appunto, Domíngujez, forse il jazzista che meglio ha saputo sfruttare i ponti possibili tra note afroamericane e terra d'Iberia. (Guido Festinese)

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 THE MUH TRIO - Prague After Dark

Che ne dite di un pianista triestino che sembra avere il dono dell’ubiquità, tali, tante e diversificate  sono le sue esperienze? Roberto Magris in ogni suo lavoro sembra confermare il suo essere un magnifico apolide che riesce ad adattarsi a qualsiasi situazione sonora, permettendosi anche il piccolo lusso di indirizzarla. Quando è in Europa ad esempio spesso lavora con il suo MUH Trio che ha base strategica a Praga, con Frantisek Uhlir al contrabbasso e Jaromir Helesic alla batteria. Interplay superiore, un “drive” ritmico sotto le dita di Magris fluente, denso e inarrestabile, e l’intelligenza “storica” dell’uomo che sa recuperare due grandi schegge dimenticate da altrettante figure oggi colpevolmente trascurate: l’Herbie Nichols di Thirld World, che fu una sorta di “Monk nell’ombra”, e Joicie Girl di Don Pullen, il pianista debordante e implacabile che fece grande l’ultima formazione di Mingus. (Guido Festinese)

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DUKE ELLINGTON - An Intimate Piano Session

Discograficamente parlando il 1972 è un anno molto particolare per Duke Ellington: i due dischi fino ad oggi disponibili - “Live at Whitney” in trio e “This one for Blanton” in duo - sono delle vere e proprie eccezioni in una produzione in grandissima parte dedicata all’esecuzioni per orchestra. A confermare la singolare tendenza ne arriva oggi uno addirittura in piano solo, con l’eccezione di qualche brano in cui il Duca accompagna, da par suo, i cantanti Anita Moore e Tony Watkins, e quattro bonus tracks provenienti dai bis di un concerto del 7 novembre 1969, eseguite dal solo quartetto rimasto sul palco dopo l’uscita dell’orchestra (c’è Wild Bill Davis all’organo). Ma torniamo al piano solo, formula da sempre affascinante per la relazione necessariamente peculiare che s’instaura tra esecutore e ascoltatore: appena risuonano le note di “The Anticipation” come per magia tutto scompare e la musica prende il sopravvento.

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