Radio Disco Club 65

Oh Girls di Ida Tiberio

Oggi parliamo di Band-girls
Ecco un "wild bunch" di ragazze che hanno dato lustro alle band d'appartenenza come (e in qualche caso più) dei ragazzi.


Nico. No, in questo caso non è uno stereotipo: Christa Paffgen, da Colonia, in arte Nico, è davvero un concentrato esplosivo di genialità, sregolatezza e caparbia volontà d'affermazione. E' stata modella di successo (certo, con la sua bellezza altera dev'essere stato un gioco...da ragazze) e poi attrice richiesta da registi come Lattuada e Fellini. Poi l'incontro con Andy Warhol e l'inizio di un periodo newyorkese di cui conserverà ricordi non sempre positivi. I fermenti creativi della Factory le sono congeniale e Warhol ritiene che la bellezza e vocalità cupa e inquieta della giovane tedesca possano dare slancio e visibilità al primo album dei Velvet Undegound, la band di Lou Reed e John Cale di cui lui è produttore. Ma i rapporti tra Nico e il resto della band non sono idilliaci. Lei lascia la band per dedicarsi a una proficua e intensa carriera solistica, prima di essere travolta dalle vicende più oscure della sua tormentata esistenza


 

Grace Slick. Ed eccoci al cospetto di una delle "Californian girl alternative" più celebri della storia del rock. Grace Slick è la front-woman dei Jefferson Airplane e dei Jefferson Starship. Ha una bella voce, un'invidiabile presenza scenica e una grande disponibilità ad immergersi senza incertezze nella contro-cultura degli anni sessanta, di cui diventa una fiera e indiscussa protagonista. L'incantevole e illusoria bellezza del trinomio "peace, love and music" parte dalla California e dilaga in tutto il mondo. Grace e I Jefferson non si fanno trovare impreparati. La mitica "Summer of love" del '67 li coglie al posto giusto: nella Haight-Asbury di San Francisco, intenti a sperimentare una vita comunitaria e alternativa. Tra un turno di registrazione e svariati esperimenti lisergici.


 

Stevie Nicks. Beh...sembra che la bellezza femminile sia un requisito se non richiesto, quanto meno molto apprezzato nel magmatico mondo del rock! Che dire della fascinosa artista americana Stevie Nicks, che i britannici Fleetwood Mac vogliono nella loro band, insieme al di lei marito, il batterista Linsday Buckingam. Il grande successo, nonostante le tensioni che proprio in quel periodo agitavano le due coppie della band (l'altra è quella formata da Christine e John Mac Vie) arriva nel '77 con Rumors, uno degli album piò venduti nella storia del rock.


 

Elizabeth Fraser. Inappuntabile vocalist dei Cocteau Twins, Liz possiede il timbro vocale giusto e le competenze musicali necessarie per rendere più efficaci le atmosfere elettroniche e "darkwave" (ma questa è solo semplice e zoppicante definizione, prendetela per quello che vale) della band. L'eclettica artista inglese collabora con nomi di primo piano della scena musicale britannica (non ultimi i Massive Attack e Peter Gabriel) e col compianto Jeff Buckley. Inoltre si dedica ad una carriera solistica non particolarmente fortunata.


 

Tracy Thorn. Un connubio davvero affascinate, in perfetto equilibrio tra folk e sonorità indie, quello degli Everything but the Girls. La band inglese consta di due elementi: il chitarrista produttore e speaker radiofonico Ben Watts e la bassista e vocalist di talento Tracy Thorn. Il percorso artistico della coppia (che è tale anche nella vita) raggiunge vette compositive altissime soprattutto negli anni ottanta ma prosegue per un lungo periodo. Poi Tracy collabora con i Massive Attack (anche lei!) e pubblica (con alterne fortune) alcuni album da solista


 

Dolores O'Riordan. E' consentita una parentesi dedicata alla commozione? Se lo è, ne approfitto. Anzi, a pensarci bene penso che approfitterò in ogni caso. Quella di Dolores O'Riordan è la storia di una ragazza irlandese di rigida educazione cattolica. Ha una voce incantevole, delicata eppure terribilmente intensa che diventa il tratto distintivo della sua band, i Cranberries. E' famosa e ammirata, il suo talento è ampiamente riconosciuto. Eppure, la sottile linea di demarcazione tra equilibro e instabilità comincia presto a logorarsi. Abbandona la band per qualche anno, poi riprende il ruolo che le spetta fino al gennaio del 2018, quando viene trovata senza vita in una camera d'albergo, a Londra. Era attesa la mattina successiva in studio di registrazione. Di quella voce limpida, di quella sensibilità inquieta, io sento la mancanza.

 

 

Coverlandia di Gian


Continuiamo il viaggio nel nostro paese delle cover.
Negli anni sessanta la trasmissione più seguita alla tv era senz'altro Canzonissima, una gara tra i cantanti che durava più di tre mesi per decretare la più bella canzone italiana di quell'anno. Era abbinata alla lotteria Italia e terminava il giorno dell'Epifania.
Nel 1968 la vinse Gianni Morandi con questa canzone


 

Italianissima. Siamo sicuri? Direi di no. Sentite


 

Eleonora, nelle sue diverse sfumature, è una ragazza che ha avuto successo nei titoli delle canzoni, oltre ai Turtles basta pensare alla più famosa Eleanor Rigby, in Italia le hanno dedicato una canzone i Dik Dik

 

 

Sì, ma non era l'originale nemmeno questa. E' una canzone della Band di Dylan e non è dedicata a Eleonora ma parla di una certa Fanny. Sentitela


 

I Dik Dik sino stati tra i primatisti in quanto a cover. Il loro maggiore successo è senz'altro Senza luce, nel 1967 è rimasto parecchie settimane in vetta alla Hit Parade, il testo in italiano, manco a dirlo, è di Mogol.


 

Ma l'originale è stato un successo mondiale dei Procol Harum, l'indimenticabile A Whitre Shade of Pale


 

Beh, bisogna ammetterlo, c'è un tantino di differenza.
Procol Harum, parliamo di loro. Non sono pochi i pezzi coverizzati in italiano, l'altro più famoso è Homburg, italianizzato dai Camaleonti con L'ora dell'amore. Ma c'è una loro canzone che quelli che erano ragazzini negli anni settanta non si sono dimenticati, era la sigla di Avventura per la TV dei ragazzi. Ve la ricordate?



Una delle versioni italiane (tutte con testi e titoli diversi) era dei Beans. Il titolo era simile all'originale, tutto il resto no, a incominciare dalla copertina del 45giri con la loro foto (sembrano dei concorrenti della Corrida di Corrado), all'interpretazione (no comment).

 

 

Leggermente più vecchio un altro programma della TV dei ragazzi, Chissà chi lo sa (ero ragazzino anche io!). Anche questo aveva una bella sigla intonata al nome del quiz (riservato alle scuole medie), la Verde Stagione con Milioni di domande

 


Sicuramente meglio dei Beans, ma ci voleva poco. Ed ecco l'originale dei Moody Blues, altro gruppo inglese ampiamente saccheggiato dai coverizzatori italici. Ecco alcuni titoli: Go Now, He Can Win, And My Baby's Gone, Melancholy Man, Every Day, Stop Stop, Can't Nobody Love You, House Of Four Doors, appunto Question...

 

 

...e ovviamente la più famosa fatta un po' da tutti

 

 

La versione italiana più famosa rimane quella dei Nomadi, che per anni sono vissuti di cover in aggiunta ai pezzi di Guccini.


 

Anche per questa sera può bastare. Vado a leggere. Il Simenon di giovedì scorso, Il signor Cardinaud, mi ha piacevolmente sorpreso per il finale (su anobii gli ho dato 5 stelle). Ora sono alle prese con Graham Greene. Perché alle prese? Perché mi sono lanciato nella lettura dei due Meridiani con l'opera completa dello scrittore inglese, il primo l'ho finito (1794 pagine), del secondo (1700 pagine) me ne mancano ancora 140. La sosta coronavirus mi aiuterà a finirlo...
Da quasi tutti i romanzi di Graham Greene sono stati tratti dei film, Un americano tranquillo, Il nostro agente all'Avana, Il fattore umano (quello conclusivo della mia fatica), Il console onorario e altri. Di Il terzo uomo, vi propongo sotto un pezzo musicale.


 

L'ora dell'ignoranza di Diego Curcio

Eccoci (plurale maiestatis) alla terza puntata dell'Ora dell'ignoranza, che tutti i martedì e i venerdì alle 21 abbassa il livello di Radio Disco Club. Questa volta ho deciso di fare la persona quasi seria (ommidddio) e di pensare a una sorta di filo conduttore per questa mezzoretta di dolore alle orecchie (lo so, si chiama l'Ora dell'ignoranza, ma dura meno). L'idea è: gruppi italiani che cantano in inglese e che se non fossero italiani vi farebbero sballare di brutto, ma visto che sono italiani non ve li cagate di pezza. Troppo lungo? Allora chiamiamoli italiani sottovalutati. E iniziamo con una poco conosciuta, ma ottima band dell'Emilia Romagna, i Laser Geyser che, a fine 2018, ha pubblicato un disco super intitolato "Son of lightning", tra Husker Du, Bob Mould solista, indie rock bello 'merigano di fine Ottanta-primi Novanta, power pop ecc. Questa è "Lose my crown".


 

 

Una delle mie band italiane preferite di sempre sono i Radio Days (e dopo averli stalkerati per anni sono diventati anche amici). Prima del virus stavano registrando il loro nuovo album, ma hanno dovuto sospendere le sessioni proprio sul più bello. Questo pezzo, "She's driving me crazy" è uno dei miei favoriti ed è anche contenuto nel mini "Midnight cemetery randezvous" che me li ha fatti conoscere una sera di tanti anni fa al Milk. Grazie a loro ho scoperto il power-pop.


 

Dopo due pezzi melodici è bene fare una sana e giusta pausa rumorosa. Gli His Electro Blue Voice con la loro darkwave punkeggiante e martellante sono la soluzione migliore. Hanno esordito su Sub Pop (scusate se è poco) e due anni fa hanno pubblicato un disco stupendo pieno di paranoia e suoni malati e velenosamente melodici dal titolo "Mental hoop" per Maple Death Records. Questa è "Crystal mind"


 

I Mojomatics vengono da Venezia, sono in due e suonano (o forse suonavano) un garage venato di country davvero incredibile. "Askin' for a better circumstance" è una ballata contenuta nel loro disco del 2008 "Don't pretend that you know me". Per quel che mi riguarda sono una band clamorosa, che in molti dovrebbero riscoprire.


 

Passiamo da Venezia alla Sardegna con i Love Boat (sciolti da tempo, ma proprio l'anno scorso hanno fatto reunion che naturalmente mi sono perso). Il loro secondo disco "Love is gone" del 2011 è una bomba di garage e power pop. L'avevo comprato al loro concerto al Lucrezia. Su Youtube si trova soltanto questo pezzo, "Secret plan", quindi ve lo cuccate. Anche se io ne avrei messo altri, anzi forse avrei postato tutto l'album.

 

 

Punk alla vecchia da Roma: gli Human Race guardano alla scena inglese e californiana della fine degli anni Settanta. Anacronistici nel loro rock'n'roll scarno, melodico e maleducato sono uno dei segreti meglio custoditi della Capitale. Questa "I don't mind" è uscita prima come singolo e poi dentro il loro unico e ottimo album "Negative" del 2017.


 

Gli Zac sono un progetto collaterale di Lorenzo Moretti dei Giuda (che in questa lista mancano perché li conoscerete già tutti, altrimenti rimediate). Rispetto alla sua band principale il suono è ancora più puramente glam. Meno punk


 

Di nuovo garage, ma più crudo e più veloce, e ancora Sardegna. I Rippers, visti all'Altrove un paio di anni fa (che tempi!) da almeno una quindicina di anni ci danno dentro con la loro musica abrasiva e tagliente. "My brown friend" è un brano del 2010 contenuto nel disco "Why should I care about you". Nelle loro fila, oggi, mila anche qualcuno dei Love Boat.


 

Chi se li ricorda i Record's? Una decina di anni fa (he sì, anche loro) avevano fatto uscire un disco tra power-pop e indie rock (quello bello) dal titolo in latino "De fauna et flora". A qualcuno ricordavano i Vampire Weekend. A me sinceramente sembrano molto meno fighetti e parecchio meno pop. Insomma mi piacciono di più. Questa è "We all need to be alone".


 

Vent'anni f usciva postumo "Close up" l'unico album dei romani Bingo, una band clamorosa di rok'n'roll ruvido e maleducato, guidata dal mitico Alex Vargiu, che aveva militato nei Bloody Riot. La canzone che ho scelto è "Telephone addict". Dopo i Bingo Alex ha suonato in altre fantastiche band.


 

Un'altra "vecchia" band che in pochi ricordano, ma che a me piace un casino è quella dei lombardi Suinage (poi diventati gli ottimi Labradors). Qui i suoni, rispetto all'incarnazione odierna, erano un po' più grezzi e l'influenza del punk rock e degli Husker Du ancora più forte. "Chump" è un estratto dal disco "Shakin Hands" del 2008. Ah, con questa vi saluto. Ci si vede venerdì.


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