Radio Disco Club 65

Mainstream Rock di Ida Tiberio

Brit-maintream
Back in Uk! Mods, rockers e altro ancora

KINKS
Ed eccoci nuovamente in Gran Bretagna. I fratelli Ray e Dave Davis amano il rock'n'roll e ne intercettano lo spirito popolare, trasgressivo e occasionalmente "rissoso". Ai fratelli Davis si aggregano altri musicisti (tra cui il batterista Mick Avory) e nel '64 la storia dei Kinks ha inizio. La band si fa strada con una cover di Long Tall Sally di Little Richard ma la grande popolarità arriva grazie al tour con gli Hollies. In quell' occasione, i Kinks suonano per la prima volta You Really Got Me. Ray Davis ripone molte speranze in quel "pezzo" dal suono grezzo, sensuale e travolgente e ne auspica la pubblicazione. Quando ciò avviene, le quotazioni dei Kinks salgono vertiginosamente. You Really Got Me domina le classifiche discografiche inglesi e diventa un imprescindibile standard del rock. PS: c'è chi sostiene che il celebre riff di chitarra sia opera di Jimmi Page. Ma l'interessato smentisce.


Small Faces
Tra la fine degli anni cinquanta e i primi anni sessanta, in Inghilterra si fa strada la cultura mod. Vedremo tra poco chi ha saputo celebrarla con maggiore efficacia, ma di sicuro gli Small Faces di Steve Marriott rientrano a pieno titolo in quel connubio di musica, comportamenti sociali e look tipici dei giovani mod. La band nasce a Londra nel '65 e realizza una serie di canzoni dal suono grintoso e originale. Gli Small Faces hanno anche la capacità di creare ottime armonie vocali, cosa che facilita il successo di canzoni come quella che stiamo per ascoltare


Troggs
Nel '65, grazie all'assidua frequentazione dei club londinesi, si fa strada un gruppo nome curioso: Troglodytes. Suono "sporco", testi abbastanza sensuali (a volte decisamente espliciti), la band segue il consiglio del produttore Larry Page e abbrevia il nome il Troggs. Il cantante e autore Reg Ball, diventa Reg Presley (in nomen omen!) e nel '66 interpreta una cover del cantautore americano Chip Taylor che porterà ai Troggs un'immensa fortuna. Il pezzo, interpretato la dovuta sfrontatezza, sale vertiginosamente le classifiche e da quel momento il successo della band è assicurato. Almeno per alcuni anni.

Hollies
A partire dal '64, gli Hollies si configurano come un'autentica e pacifica macchina guerra in grado di produrre, per almeno tre anni, una bordata di singoli che dominano le classifiche inglesi. Allan Clark e Grahm Nash, i personaggi chiave della band, amano le cover di brani d'oltreoceano (uno dei loro primi successi è Searching dei Coaster) e scrivono pezzi originali semplici ed efficaci. Le harmonies vocali sono perfette e molto apprezzate dal pubblico giovanile. Qualcuno sostiene che senza il travolgente fenomeno Beatles, la band avrebbe ottenuto una visibilità ancora maggiore. Nel '68 Grahm Nash abbandona la band e si trasferisce negli Stati Uniti. Ma questa è un'altra, celebre e amatissima storia. PS: il brano che stiamo per ascoltare, scritto da Albert Hammond e Mike Hazlewood, è posteriore all'epopea Nash, ed è una delle più belle cover degli Hollies

The Who
Per cominciare, una conclamata ovvietà: se c'è una band inglese alla quale il binomio genio e sregolatezza calza a pennello è proprio quella denominata Who. Chitarre sbattute sul palco fino alla distruzione, camere d'albergo messe a ferro e fuoco, cultura mod interpretata ad uso e consumo dell'estro geniale e incontenibile di Peter Townshend, Roger Daltrey, John Entwistle e Keith Moon. Gli Who sono gli implacabili e perfetti interpreti dell'inquietudine della "loro" generazione, quella che auspicava (per fortuna con raro, rarissimo successo) di morire prima di compiere trent'anni. Ma in primo luogo, gli Who sono autori di canzoni che hanno un posto di grande rilievo nella storia del rock e di un paio di album (Tommy e Quadrophenia) a forte richiamo cinematografico. Del primo si occupa da par suo il regista Ken Russel, il secondo, realizzato nel'79 da Franc Roddam, diventa la celebrazione amara e spietata, dell'epopea mod.

Led Zeppelin
Ancora in Inghilterra, ancora nelle fertili terre sonore degli anni sessanta. Quando gli Yarbirds terminano la loro gloriosa esperienza musicale, il giovane, ultimo acquisto della band, il chitarrista Jimmy Page prende contatto con altri musicisti britannici. Si tratta del il fascinoso cantante Robert Plant, del bassista John Paul Jones e del batterista John Bonham. Leggenda vuole che il nome della neocostituita band, Led Zeppelin, sia stato suggerito da Keith Moon. Il gruppo si esibisce al Marquee di Londra e il loro sound travolgente si rivela un successo. A partire dal '69, i Led Zeppelin realizzano alcuni degli album più apprezzati della storia del rock. E questo è certamente uno dei brani più sensuali e provocatori della storia di cui sopra. Con l'evidente ispirazione di Muddy Waters e Willie Dixon.

La Mezz'ora dell'Ignoranza di Diego Curcio

Un bel modo per approcciare la musica punk è partire dalle case discografiche che ne hanno permesso la diffusione. E che, in molti casi, sono riuscite a compattare una vera e propria scena attorno. Un'etichetta a cui sono molto legato è la Dirtnap records di Portland, che, negli ultimi 15 anni (ma facciamo pure 20), ha tirato fuori alcuni gruppi pazzeschi sul fronte punk-rock e power-pop. Questa puntata della (Mezz)ora dell'ignoranza sarà quindi dedicata a una selezione delle band Dirtnap che mi sono piaciute di più. Partiamo dagli Epoxies, passati poi su Fat Wreak, che nel 2002 hanno pubblicato il loro esordio omonimo (ristampato dalla label di Mike). Lì era contenuta "Need more time".

Altra band del cuore che ha esordito su Dirtnap, per poi migrare in altri lidi, è quella dei Briefs. Quattro disadattati innamorati del primo punk (soprattutto inglese), capaci di scrivere pezzi veloci e melodici davvero eccellenti. Non per nulla il loro esordio del 2000 si chiama "Hit after hit". Questa è "Poor and weird"; un piccolo manifesto.

I Marked Men li ho scoperti con colpevole ritardo grazia al mitico Franz Barcella. Purtroppo si sono sciolti da tempo, anche se i loro componenti hanno formato altre super band (tipo i Radioactivity che ho avuto il privilegio di vedere l'estate scorsa). Il terzo disco del 2005 è forse il loro migliore, ma tutti gli album sono splendidi: melodici, veloci ed evocativi. "Fix my brain" è la title track.

E visto che ne abbiamo parlato, ecco i Radioactivity, che riprendono idealmente dove i Marked Man avevano lasciato, ma con un piglio meno melodico e più irruento, forse. Le coordinate punk-rock però restano le stesse. E poi c'è quella quella voce così particolare, che ti entra subito in testa. Questa è "Battered" da "Silent kill" del 2015.

La sera che ho visto i Radiocativity all'Edonè di Bergamo c'erano anche i Bad Sports, altre punte di diamante della fase più recente della Dirtnap Records. Qui il power-pop, il punk-rock e il garage trovano forse la loro quadra migliore. Ogni album della band è un gioiello di melodie rapide e contagiose. Questa è "Don't deserve love" da "Constant stimulation" del 2018.

Una vecchia band poco conosciuta del catalogo Dirtnap sono i Minds che, nel 2003, hanno dato alle stampa il loro unico album, "Plastic girls". Il loro è un garage velenoso ed eccitante, con melodie acide che mi hanno conquistato sin da subito. Ecco la title track.

Restando ai primi anni duemila, un disco davvero folgorante ma assai poco considerato – io almeno non neho sentito parlare un gran che – è "Need a wave" di Jeffie Genetic and his clones. Un album scritto, suonato e cantato dallo stesso Jeffie Genetic in perfetta solitudine, per un mix di punk devoluto e power-pop gommoso. Davvero una delizia da riscoprire. Questa è "Oh no, I've been cloned!".

Sono durati giusto il tempo di un paio di album di punk e new wave ruvida i Girls. Pochi anni (dal 2003 al 2007, direi) in cui però la band è stata capace di forgiare un suono originale, ma al tempo stesso derivativo (come quelle canzoni che ti sembra di aver già ascoltato da tempo anche se le senti per la prima volta). Il pezzo che ho scelto è "Four AM" dal primo disco omonimo del 2004.

Forse in pochi se lo ricordano ma i grandissimi Mean Jeans hanno esordito su Dirtnap Records. E il loro primo album "Are you serious?" è senza dubbio il capolavoro indiscusso della band. Ancora oggi è uno dei dischi pop-punk più belli degli anni duemila (a mio insindacabile giudizio) e purtroppo dopo quella prova targata 2009 i nostri non sono stati più in grado di ripetersi agli stessi livelli (anche i singoli del periodo sono stratosferici). Beccatevi "Slime time".

Gli Exploding Hearts avrebbero potuto diventare delle vere e proprie stelle del power-pop contemporaneo, ma un terribile incidente stradale ha stroncato la vita di tre dei 4 componenti della band: una tragedia terribile, poco dopo l'uscito del loro esordio. "Guitar romantic", il loro unico disco del 2003, è strepitoso, come dimostra "Modern kicks".

E' difficile incasellare una band come gli Spits. Diciamo che sono dei matti da legare che suonano un punk lo-fi, sporchissimo e al tempo stesso irresistibile. Autori di una serie di album omonimo, hanno tra i loro estimatori Fat Mike dei NOFX, tanto che la band ha diviso con loro un eccellente split. Dal disco omonimo del 2003 (primo su Dirtnap) ecco "I'm a nuclear bomb", che per titolo e sound ricorda gli Weirdos.

Chiudo questa (Mezz)ora dell'ignoranza con gli Steve Adamyk Band dal Canada. Pop-punk allo stato puro, sei dischi pubblicati in dieci anni e un'attitudine davvero unica. Dal vivo sono una furia (ve li consiglio appena sto casino finisce). Il brano che vi cuccate è "When i was gone" dall'album "Paradise" dell'anno scorso. A martedì, bestiacce!

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