Free Fall di Danilo Di Termini

E siamo arrivati alla seconda settimana di programmazione per Radio DiscoClub 65 e alla quarta puntata di Free Fall – Jazz in caduta libera, dove potete ascoltare e vedere le novità dal mondo del jazz, oltre a qualche chicca che proviamo a scovare per voi nel world wide web. E non solo.
Vi ricordo che potete riascoltare (e rileggere) tutte le puntate sul sito di Disco Club oltre che in audio alla mia pagina di Spotify:
In questa puntata ascolteremo Charles Lloyd, Miles Davis

Partiamo con una novità: il 14 febbraio è uscito su Blue Note Records il nuovo album di Charles Lloyd (ottantadue anni compiuti il 15 marzo: auguri). Si tratta della registrazione di un concerto tenuto il 15 marzo 2018 nella sua città natale, al Lobero Theater di Santa Barbara, con un gruppo che comprendeva il chitarrista Julian Lage, il pianista Gerald Clayton, il bassista Reuben Rogers, e il batterista Eric Harland.
Il disco si intitola 8: Kindred Spirits Live From The Lobero Theater ed è uscito anche in una edizione super deluxe che include 3 LP, 2 CD e un DVD della performance completa, insieme a un libro e 2 stampe fotografiche che commemorano i primi 8 decenni della vita di Lloyd (un po' caro a dire il vero, siamo sui 200 euro). Se no, ci si può accontentare dell'edizione normale. Intanto ascoltiamo un brano: si intitola Requiem.

A proposito di compleanni: il 30 marzo Bitches Brew di Miles Davis compie 50 anni. L'album sarà pubblicato nuovamente questa settimana dalla Columbia in vinile. Si tratta di uno dei dischi fondamentali della storia della musica e non solo del jazz. In quel periodo Miles era in tour con il cosiddetto Lost Quintet, un gruppo di cui non esiste nessuna registrazione ufficiale composto da, tenetevi forte, Wayne Shorter, Chick Corea, Dave Holland e Jack DeJohnette. Solo recentemente è saltato fuori un cd, dall'incisione non esemplare, di un concerto dell'11 maggio 1969 a Rotterdam intitolato proprio The Lost Quintet. Sempre di quel gruppo vi faccio ascoltare una versione di Directions registrata nel novembre 1969 al Tivoli Koncertsal di Copenaghen, in Danimarca.

Esploriamo adesso mondo musicali tangenziali al jazz: in quegli stessi anni, alla fine degli anni '60 e all'inizio degli anni '70, negli Stati Uniti l'impennata di vendita di impianti hi-fi (che noi chiamavamo semplicemente Stereo) provenienti dal Giappone e l'ascesa della radio FM nelle comunità afroamericane portò le etichette storiche del jazz a riorganizzarsi per rispondere ai bisogni del mercato. La Prestige ad esempio organizzò una house-una band da studio specializzata in soul-jazz che sfornava album in cui i leader ruotavano a turno: di questa band facevano parte il trombettista Virgil Jones, i sassosofonisti Grover Washington Jr. e Houston Person, l'organista Leon Spencer Jr., il batterista Idris Muhammad, il percussionista Buddy Caldwell e il chitarrista Melvin Sparks.
Anche Creed Taylor (ex direttore musicale della Verve, poi fondatore della CTI) fondç un'etichetta, la Kudu, che andava verso questa direzione musicale: nel 1977 uscì Turn This Mutha Out a nome del batterista Idris Muhammad sopra citato. Nel disco suonano tra gli altri i fratelli Brecker, Michael e Randy, il sax baritone Ronnie Cuber, il chitarrista Hiram Bullock. Di Bullock e Brecker i due soli di Could Heaven Ever Be Like This

Se questo brano vi dice qualcosa forse potreste aver sentito un dj set di Jamie xx che un paio di anni fa lo ha scovato e lo propone spesso e volentieri.
Rimaniamo tangenziali al jazz e visto che abbiamo parlato di Michael Brecker andiamo a ritrovarlo in un doppio album di Joni Mitchell pubblicato nel 1980. Si tratta di Shadows and Light, doppio disco registrato nel settembre del 1979 al County Bowl di Santa Barbara in California durante la tournée seguita all'uscita dell'album Mingus (lo trovate anche in DVD).La formazione è da urlo: con la Mitchell ci sono appunto Michael Brecker al sax tenore e sax soprano, Pat Metheny alla chitarra, Lyle Mays al pianoforte cogliamo l'occasione per ricordarlo visto che è scomparso da pochi giorni), Jaco Pastorius al basso, Don Alias alla batteria e percussioni e i Persuasions ai cori.
Partiamo proprio col brano che dà il titolo al disco:

Difficile abbandonare questo album meraviglioso: vi proponiamo un altro brano, originalmente uscito su Hejira (1976), una canzone dedicata a Amelia Eckartl, la prima aviatrice della storia. Il solo è ovviamente di Pat Metheny

Torniamo al jazz inteso in maniera più classica, ma grazie a Joni Mitchell, con uno dei più grandi pianisti contemporanei: sto parlando di Fred Hersch. Questa la sua interpretazione di uno dei due pezzi originali compreso nell'album del 2000 di Joni Mitchell, Both Sides Now. Si tratta proprio del brano che dà titolo all'album registrato dal vivo nel 2016.

E ora una proposta under 30 (anzi per alcuni membri anche under 20). Si tratta di un gruppo milanese, si chiamano Kind of Glue e sono Cecilia Barra Caracciolo al canto, Pietro Aloi al pianoforte, Riccardo Oliva al basso e Marco Falcon alla batteria. Ascoltiamoli in It Never Entered My Mind, uno standard composto nel 1940 da Richard Rodgers e Lorenz Hart, interpretato in passato da Miles Davis, Chet Baker e Frank Sinatra.
Ma i Kind of Glue, con le debite proporzioni, non sfigurano di certo.

Ultimo brano di oggi: come probabilmente saprete è scomparso Manu Dibango. Chi mi conosce forse ha avuto occasione di sentire questo brano quando squilla il mio cellulare. Per tutti gli altri un buon motivo per ricordarlo. A giovedì con Free Fall, un saluto da Danilo Di Termini

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