Radio Disco Club 65

Blue Morning di Dario Gaggero

Bentornati all'appuntamento con 'Blue Morning', un viaggio nel vasto universo della musica nera in compagnia del sempre vostro Dario Gaggero.
A proposito: avete consigli? Richieste? Fatemi sapere e cercherò di accontentarvi.
Partiamo con uno scatenato rhythm & blues di Tiny Bradshaw, bandleader di estrazione swing che è riuscito a adattare la sua proposta musicale al trascorrere dei tempi e delle mode.
Noto per la versione 'originale' della ultra-coverizzata 'Train Kept A-Rollin'', qui lo sentiamo invece nella altrettanto valida 'Breakin' up the House'.

Passiamo ad una delle mie passioni 'segrete': Eric Sardinas e la sua slide infuocata (letteralmente – cercate i filmati su youtube!). Se la sua stella sembra ultimamente essersi parecchio appannata (ricordo ancora con costernazione il suo ultimo concerto al Raindogs) alla sua comparsa sulle scene sembrava avere quell'energia e quel 'rispetto della tradizione' in grado di dare un guizzo di energia al panorama rock blues.
Questa è la title track del suo primo album, 'Treat me Right' (1999), che vedeva ospiti d'eccezione come Johnny Winter e Hubert Sumlin

Omar Kent Dykes è un veterano della scena blues texana da più di trent'anni, da solo o (più spesso) alla testa dei suoi Howlers.
Dotato di una voce aggressiva ed espressiva in egual misura, si è cimentato qualche anno fa in un apprezzato tributo ad Howlin' Wolf. Adesso ascoltiamo la sua versione di 'Full Moon on Main Street', tratta dall'album 'Southern Style' (1996).

Lanciata da Willie Dixon sulla scena di Chicago alla metà degli anni '60 come sorta di 'risposta femminile' al già citato Howlin' Wolf (il suo primo singolo di successo è stata una versione di 'Wang Dang Doodle') Koko Taylor ha avuto una carriera lunga e interessante, alternando pezzi più vicini al soul e altri che riportano alla mente il classico blues elettrico di marca Chicagoana.
E' il caso di questa 'Hey Bartender', tratta dallo storico album dal vivo 'Blues Deluxe', registrato nel 1980.

Tirate fuori dal cassetto le vostre scarpe da ballo!
E' tornato il momento del rock'n'roll!
Allievo di T-Bone Walker e nativo della Louisiana ecco per voi Rudy Green, con la sua 'My Mumblin' Baby' (1956).
Diciamo che il politically correct non era esattamente di moda, all'epoca...

Tragicamente scomparso a soli 42 anni è stato l'artista che più ha influenzato le successive generazioni di chitarristi blues (magari attraverso l'esempio di Eric Clapton): sto parlando di uno dei tre Re del Blues, e nello specifico di Freddie King.
In un lasso di tempo relativamente breve ha forse regalato al mondo del blues più standard di chiunque altro, con l'ovvia eccezione di Robert Johnson.
Eccovi un'intensissima versione live di 'Have You Ever Loved A Woman'

Facciamo un salto a New Orleans per conoscere uno dei suoi profeti: l'inimitabile Professor Longhair e il suo inconfondibile pianoforte!
Questa è tratta dal suo celeberrimo LP 'Live on the Queen Mary' (1978) che consiglio senza riserve a tutti gli amanti della buona musica.

L'artista italiano che vi segnalo in questa puntata è il bravissimo Francesco Piu.
E visto che abbiamo parlato di Robert Johnson vi propongo un brano dal suo ultimo album, 'Crossing', tutto dedicato ad un'originale rielaborazione del suo canone.
Una scelta coraggiosa ma che ha dato (a mio avviso) degli ottimi risultati.

 Keb' Mo' è uno specialista del blues acustico (e non solo) che ha ben presente la tradizione ma non ha paura di affrontare brani originali di grande bellezza: questa 'Perpetual Blues Machine è per Stefano Espinoza.

Siamo nuovamente arrivati al momento dei saluti.
Vi lascio con un commovente brano soul dalle malcelate influenze gospel, 'Yours until tomorrow' di Irma Thomas.
Ciao,
Dario.

Coverlandia di Gian


Questa puntata la dedichiamo ai grandi nomi della canzone italiana anni sessanta (e non solo, ci sono ancora adesso), inevitabilmente anche loro "sfruttatori" di successi stranieri.
Visto che vengo considerato il maggior fan vivente di Celentano del negozio, non posso non incominciare dal Moleggiato.
La storia della sua "Pregherò" è nota. Nei primi anni sessanta chi conosceva Ben E. King? Pochi. Quindi, quando quelli del Clan ne hanno fatto la versione italiana, hanno pensato bene di metterla a loro nome. Solo molti anni dopo i veri autori, accortisi di quanto avesse venduto in Italia la cover del loro pezzo, hanno chiesto i diritti d'autore. Ecco Adriano nel 1962.



E questo l'originale di Ben E. King del 1961, in realtà derivato molto liberamente dall'inno gospel dallo stesso titolo composto dal Rev. Tindley nel 1905 e inciso dal gruppo vocale Staple Singers nel 1955.



Passiamo al contraltare femminile di Celentano, stesso successo e un'amicizia che dura tuttora: Mina. Nel 1964 incise un pezzo di grande successo: Città vuota.



L'originale era di Gene McDaniels, cantautore americano che ha avuto il suo più grande successo discografico nei primi anni '60 e poi ha scritto pezzi per famosi artisti, tipo Roberta Flack, Ray Charles e molti altri. Questa la sua It's A Lonely Town del 1963.



Gene McDaniels ci riporta ad Adriano. Rimaniamo al 1962 (quanti 45giri ha venduto quell'anno?), altro successo "Stai lontana da me", con questo pezzo vince anche il Cantagiro del 1962.



E di chi era l'originale? Sempre di lui, Gene McDaniels, con Tower Of Strength del 1961.



Altra vecchia signora della canzone, Ornella Vanoni. Già vi abbiamo fatto sentire la sua versione di un pezzo dei Genesis nella prima puntata. Questo è ancora più famoso e lo ha inciso nel 1972.



Non mi ricordo più chi lo ha scritto. Ah sì, forse questo.



Ed eccoci di nuovo a Celentano. Due anni dopo, 1964, "Il problema più importante" rimasto per anni l'inno del ragazzo sfigato, surclassato poi nel 1981 da Teorema di Ferradini.



L'originale era di Freddie and the Dreamers del 1963, anche se la versione che ha venduto di più rimane quella di Timi Yuro. Io vi faccio sentire quella degli autori.



Mina si appoggiava più ad autori indigeni, ma nel 1972 si fa affascinare da un pezzo americano di Carole King, facendone una versione italiana, "Io ti amavo quando..."



Carole King la scrisse nel 1971 insieme a James Taylor e fa parte del suo album più famoso "Tapestry".



Ancora una di Adriano ve la dovete sopportare, la meno famosa, "Il contadino". Si era già nel 1984, era il pezzo iniziale dell'album "I miei americani".



L'originale era di molti anni prima, il 1966, del fantastico duo Sam & Dave



E concludiamo con il secondo pezzo di Ornella. Lei non cerca mai autori sconosciuti, va sul sicuro, dopo i Genesis e John Lennon, ora tocca a Leonard Cohen. Eccovi "La famosa volpe azzurra", col testo italiano di Fabrizio De Andrè. Del 1980.



Nell'originale del 1971 al posto della volpe c'era un impermeabile...


 

Anche stasera è finita, torno alle letture serali. Ho sconfitto Graham Green! Ma mi sono buttato su un altro Meridiano, spero di non finirlo prima della riapertura del negozio, sarebbe un brutto segno... Questa volta sono avvantaggiato, è quello di Buzzati e due romanzi li ho già letti nei primi anni sessanta, "Il deserto dei Tartari" (da cui è stato tratto l'omonimo film con colonna sonora di Morricone) e "Un amore", ma rimangono sempre 1000 pagine...


 

Elucubrazioni di Dario Gaggero

Bentornati a questa rubrica che non volevate e non aspettavate ma vi beccate lo stesso perché Gian vuole che faccia almeno una puntata alla settimana.
Partiamo con una confessione umiliante: sono passati solamente una ventina di giorni da quando le misure di contenimento più stringenti sono entrate in vigore ed io ho già ceduto alla peggiore delle tentazioni.
So che molti che mi conoscono di persona e leggeranno queste righe rimarranno delusi e amareggiati da questo voltafaccia.
'Non ci si può più fidare di nessuno!', diranno certi.
'Ho sempre pensato che la sua fosse solamente una posa. Bastava guardarlo negli occhi!' affermeranno altri.
Ebbene sì, lo ammetto: ho ceduto al più vile degli impulsi ed ho cominciato a METTERE A POSTO CASA.
Dibattendomi invano tra mucchi di polvere semoventi, mobili dalla funzione misteriosa ereditati da chissà chi e gli ormai consueti mucchi di libri, dischi e dvd (a qualcuno interessano copie multiple di film di inenarrabile bruttezza? Pare che nel tempo sia riuscito ad accumulare più doppioni che in una raccolta di figurine) sono incappato in un fenomeno che voglio sottoporre alla vostra attenzione: le FOTOTESSERE.

foto 1foto 2Ora: è mai possibile che proprio la foto che vi accompagnerà per un lasso di tempo abbastanza lungo e che dovrete in teoria esibire nelle situazioni più 'ufficiali' faccia così inesorabilmente schifo? Qual è la causa?
Scarsa propensione alla posa? Autosabotaggio (consapevole o meno)? Ansia da prestazione? Un complotto dei gestori dei gabbiotti che fanno fototessere per farle sempre più brutte così vi vergognate troppo e dovete rifarle cacciando fuori altri cinque euro?
Fatemi sapere come la pensate.
Io allego due esempi, presi a qualche mese di distanza uno dall'altro. Fate lo stesso, se osate.
Anzi facciamo di più, lanciamo il primo evento di Radio Discoclub65, l'evento "Fototessera".
Se avete il coraggio mandateci le vostre.

Dario.

P.S.: volevo tranquillizzare i miei tanti fan. Il 'pezzo' di cui sopra è un'opera di fiction. Nessun mucchio di polvere semovente è stato maltrattato nei venti giorni appena trascorsi.

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