il matematico ritagliatoLe feste sono finite e si può tornare ad essere cattivi. Devo trovare un nuovo bersaglio tra i miei clienti. Sto pensando a questo quando squilla il telefono; rispondo e mentre sto parlando, entra il matematico e, come al solito incurante di quello che faccio (servire un cliente, parlare al telefono, lavorare al computer), mi apostrofa "dammi quel cd in vetrina, è arrivato qualcos'altro?, cosa c'è in quei pacchi?". Eccolo trovato il bersaglio: il matematico. Perchè lo chiamo così? Perchè matematico lo è di mestiere (professore all'università) e, soprattutto, come modus vivendi. Tutta la sua vita è improntata sul calcolo matematico. Quando entra in negozio, mi dice quanti minuti può fermarsi, quando va via so che mancano cinque minuti alla partenza del treno che lo riporta a casa, dove lo aspettano una serie di incombenze da far coincidere perfettamente: fare la spesa, lezione privata, fare il bucato, altra lezione privata (guai allo studente che arriva in ritardo o in anticipo e gli fa sballare la tabella di marcia).
Tornando all'oggetto che più mi interessa, il disco, provate a chiedergli quanti ne ha: con precisione vi dirà quanti vinili (45, mix, lp), quanti cd e quanti video (vhs o dvd) ha. Ma questo è ancora niente, anche riguardo alla musica, ai film e alla lettura ha una sua tabella di marcia: ha calcolato quanti 45, mix, lp, video, libri deve comprare ogni settimana, ogni mese, per arrivare ad averne una certa quantità all'età della pensione (e quì ci pensano i politici a complicargli i calcoli, spostandogliela sempre più in là).

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LAURA GIBSON - La Grande

E’ giusto elogiare questo lavoro ricco di immagini polverose e anticate, magari non vissute in presa diretta, però raccontate con bella penna visionaria.  Il punto è che La Grande inizia sin troppo bene, con l’omonima ballatona di frontiera  e  il solenne sentimentalismo di Milk-Heavy, Pollen-Eyed per poi ritrarsi  in una sorta di contemplazione della propria malinconia. Quando però Laura decide di lasciar perdere le atmosfere e ritornare alle canzoni (Crow/Swallow, The Fire), dimostra in questo ambito un talento indiscutibile, soprattutto per la capacità di dare una cadenza coinvolgente anche ai momenti lenti come Time Is Not. L’ultimo brano, Feather Lungs, sembra riportare alla stasi interiore di cui si diceva, però popolata di voci remote, fantasmi gentili e stranamente rassicuranti. (Antonio Vivaldi)

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PIERS FACCINI - My Wilderness

Un luogo selvaggio e privato, quello del titolo, dove  Piers Faccini ama nascondersi dal grande pubblico, ma i suoi dischi ( My Wilderness è il quarto) non deludono mai il manipolo degli estimatori. Come al solito grande cura di suoni e  arrangiamenti e la presenza di un cantato che talvolta pare spezzarsi o trasformarsi in sussurro, traendo però forza dai propri limiti. Le delicate atmosfere etniche dei 'quadretti' del cantautore britannico, che si cimenta anche nella pittura,  sono qui ben rappresentate; in  'The Beggar and the Thief'  il controcanto di una tromba allegramente balcanica inaugura un viaggio sognante, trainato da un refrain che non si scorda facilmente,  'That Cry', invece, è caratterizzata da un finale saltellante e 'africano' che sorprende. Ma è con l'ultimo brano, 'Three Times Betrayed', che il colpo  va a segno: metà folksong, metà blues per liuto, violino e percussioni con  un desolato coro a più voci a chiudere, con un brivido,  brano e disco.

P.S. In questo disco c'è una forte presenza Italiana, parte delle registrazioni si sono svolte a Lecce e alcuni dei musicicsti sono chiaramente italiani: i due violinisti, Mauro Durante e Rodrigo D'Erasmo e il percussionista Simone Prattico. Lo stesso Faccini è italiano da parte di madre, sul suo sito lo potrete sentire alle prese con un brano di Pino Daniele, per esempio...(Fausto Meirana)

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ENTER SHIKARI – A Flash Flood Of Blood

Nel 2007 gli inglesi Enter Shikari avevano fatto parlare di sé grazie all’esordio Take To The Skies e a una lunga serie di concerti potenti nei quali proponevano una peculiare miscela di metal-punk e di techno-dance dove l’aggressività andava di pari passo con il gusto per la melodia. Dopo un secondo disco, Common Dreads, non  troppo a fuoco, Enter Shikari ritornano con A Flash Flood Of Blood e volano subito alti nelle classifiche inglesi. La formula crossover non cambia; tuttavia la giovane band mostra una scrittura migliore, accompagnata da testi ‘movimentisti’ magari di non eccessivo spessore, e che tuttavia sposano bene la formula proponendosi come contraltare al prevalente intimismo della musica di questi tempi. Un disco nel complesso abbastanza vario da non annoiare, da consigliare a coloro che attendono il ritorno dei System Of A Down. (Marina Montesano)

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THE CRAMPS - File Under Sacred Music- Early Singles 1978-1981

Il 2 aprile 1980 i Cramps suonarono a Milano davanti a 9000 persone venute ad ascoltare i Police. Furono  cacciati dopo poco pezzi e distrussero, a quanto si dice, mezzo palco facendo inferocire il pubblico. Trentadue anni dopo i Police ci hanno lasciato in eredità l’effimero ricordo del ‘trio biondo’ e la persistente carriera solista di Sting, mentre i Cramps sono  considerati maestri indiscussi di primitivismo sonico e autentica dissipatezza rock’n’roll. File Under Sacred Music raccoglie 22 brani provenienti dai singoli del periodo 1978-1981 e costituisce uno straordinario viaggio (tipo tunnel dell’orrore da luna park) attraverso il rockabilly demoniaco, ossessivo e genialmente approssimativo del quartetto. Il libretto che riproduce le copertine di tutti i 45 giri è, a sua volta, un piccolo capolavoro. (Antonio Vivaldi)

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HOWLER - America Give Up

C'è una scuola di pensiero (che come tutte o quasi le scuole di pensiero ha i suoi meriti e i suoi demeriti) secondo la quale i dischi leggeri (leggi: pop in ogni sua forma) sarebbero intrinsecamente inferiori a quelli pesanti (leggi: complessi e/o difficili). Questa scuola di condannerebbe senza appello America Give Up. Che è un disco leggero per definizione: suonato da ventenni, con riferimenti estetici che furono adolescenziali (Phil Spector, Ramones, Jesus & Mary Chain), pieno di ritornelli, stacchi, scatti e melodie sapute ma contagiose. Bene, la potenziale accusa di essere troppo retrò (o derivativo) coglie nel segno. Ma coglie pure nel segno l'entusiasmo degli accordi, come anche una scrittura che, nei limiti del genere, è fresca e a fuoco. Con una mezz'ora abbondante libera, ci sono cose molto peggiori da fare che ascoltare gli Howler, a cuor leggero. (Marco Sideri)

 

 

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ANI DIFRANCO - Which Side Are You On?

Ani DiFranco è facile da caricaturare. L’ex hippie, ora madre, naturista, scalza, probabilmente vegana, arrabbiata ma non troppo, a capo di una tribù che, più che di fan, è composta di veri e propri seguaci. Come ogni caricatura, questa descrizione contiene più di un goccio di verità: Miss DiFranco, oramai veterana della canzone, intrattiene da anni un dialogo privato con il suo pubblico. Concerti, dischi limitati, eventi. Poi, di quando in quando, pubblica un album “vero e proprio”. Spesso deludente (a fronte di un talento maiuscolo), altre volte azzeccato. Which Side… è una delle altre volte. È un disco a base folk, con la voce e la chitarra in evidenza, attraversato da mille particolari (un ottimo contrabbasso, per dire di uno) e umori vari (persino un’ospitata per il vecchio Pete Seeger). Non convertirà nessuno, forse. Ma non è questo il punto. (Marco Sideri)

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GALAPAGHOST - Runnin’

Dietro lo stravagante nome di Galapaghost, si cela Casey Chandler un giovane musicista americano evidentemente appassionato di un “song-writing” antico e di gran classe. Nato a Woodstock (sì, proprio “quella” Woodsock!) e cresciuto artisticamente in quella straordinaria fucina di talenti musicali che è la città texana di Austin, Casey Chandler propone una soffice e fluttuante sequenza di ballate acustiche che si stendono su un tappeto sonoro intarsiato di chitarre, banjo e ukulele e xilofono. Runni’ è un album che alterna momenti di grande ispirazione (la bellissima Beauty of birds, o Never Heard Nothing, molto apprezzata sul web) a altri meno convincenti. L’insieme, però, è gradevole e sottintende una passione genuina per la buona musica. Un plauso, dunque all’etichetta italiana Lady Lovely, sotto la cui egida Runnin’ ha potuto giungere fino a noi. (Ida Tiberio)

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LO-FI SUCKS! - Loud, Fast, Shut Up!

Mentre la California attende per il 2012 il ritorno dei Beach Boys, i vicoli di Genova giocano d'anticipo e assistono a fine 2011 al ritorno di un'istituzione locale: il L-FS!, sciolti nel 2004 e fino ad allora alfieri dell'indie rock con prefisso 010. Loud, Fast, Shut Up! Avrebbe dovuto uscire allora ma la fine del gruppo ha significato anche la scomparsa del disco. Torna oggi e ascoltarlo significa ricordare quanto il gruppo fosse capace di sedere a tavola con i ammericani (Pavement, Built To Spill, Sebadoh, Sugar) senza sfigurare. Non nella scrittura (puntuale e melodica), non nei suoni (fluidi nell'amministrare distorsione e sentimento con ottimi stacchi strumentali), non infine nella pronuncia (che sarà pure un dettaglio ma col cantato in inglese ha la sua importanza). L'uscita in vinile limitato completa il bel quadro d'indipendente nostalgia. (Marco Sideri)

RadioDrama Disco Club #2

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