| 73 (4) | 0.0 (0) |
La musica "indipendente", che fece furore/fortuna a metà degli anni '90 (vedi alla voce Beck o, perché no, Nirvana) portò con se uno sgradevole effetto collaterale: la mancanza di ambizione. Il musicista era dimesso, casuale nel suo talento; i dischi folgoranti, magari, ma apparentemente buttati lì. Immagine affascinante che, però, si addice a pochi geni irregolari, non ad una massa indistinta di speranzosi performer. Nella confusione del nuovo millennio, l'ambizione è tornata (di moda) e dischi come Have One... lo dimostrano ampiamente. Seguito del molto discusso Ys (2006), è un triplo (triplo) CD di folk barocco (par arpa e piano); ballate intense e fugaci lampi pop (con una punta di Laura Nyro). È un percorso, sonico, che rivela ispirazione e talento luminosi, capaci di cullare e stupire l'ascoltatore. È (abbondantemente) confermata una stella. (Marco Sideri)
vedi sotto video
| 75 (2) | 0.0 (0) |
Nati come progetto parallelo ai Godspeed You Black Emperor (e con la medesima passione per i piccoli e continui cambi di denominazione), i Silver Mt. Zion hanno conosciuto nel corso del tempo una mutazionedi sicuro più marcata rispetto a quella del gruppo d’origine.Dai sobri e struggenti quadri strumentali del primo, bellissimo, He Has Left Us Alone… si è man mano arrivati a un suono sostanzioso che fa ampio ricorso a ritmiche piuttosto toniche e a crescendo in bilico fra avanguardia, post-rock e progressive (il violino di Sophie Trudeau) e conta molto sul pathos strozzato della voce di Efrim Menuck. Rispetto al precedente 13 Blues For Thirteen Moons, questo Kollaps Tradixionales offre situazioni se non serene, in ogni caso più liberatorie; parte bene con l’articolata e travolgente There Is a Light (da notare la melodia vocale che a un certo punto sfiora Five Years di Bowie) e per il resto si mantiene su buoni livelli, per quanto la continua ricerca della possanza emotiva rischi alla lunga di suonare monotematica.
| 81 (2) | 0.0 (0) |
Erland And The Carnival è l'esordio della band omonima, formata da tre musicisti con una discreta carriera alle spalle. Presentato come un disco di British Folk, Erland (dal nome del cantante) è in realtà qualcosa di molto diverso: pop, psichedelia, western à la Morricone vi giocano infatti un ruolo altrettanto importante. Il risultato è originale e interessante in quanto la band non si ferma al pastiche sonoro, ma in numerosi fra i brani della raccolta riesce ad armonizzare perfettamente i differenti elementi. Non è neppure il caso di farsi trarre in inganno dal fatto che circa un terzo delle composizioni sono presentate come 'tradizionali': si tratta di interpretazioni talmente stravolte rispetto agli originali (in quanti traditional troviamo 'Betsy' che rima con 'Pepsi'?) da divenire altra cosa. Un disco divertente, insomma, che in brani come Trouble In Mind e Was You Ever See trova anche un paio di piccoli classici. (Marina Montesano)
vedi sotto video
Top ten del mese
| 1. |
Categoria: Recensioni
|
| 2. |
Categoria: Recensioni
|
| 3. |
Categoria: Recensioni
|
| 4. |
Categoria: Recensioni
|
| 5. |
Categoria: Recensioni
|
| 6. |
Categoria: Recensioni
|
| 7. |
Categoria: Recensioni
|
| 8. |
Categoria: Recensioni
|
| 9. |
Categoria: Recensioni
|
| 10. |
Categoria: Recensioni
|





















