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JOANNA NEWSOM - Have One On Me

La musica "indipendente", che fece furore/fortuna a metà degli anni '90 (vedi alla voce Beck o, perché no, Nirvana) portò con se uno sgradevole effetto collaterale: la mancanza di ambizione. Il musicista era dimesso, casuale nel suo talento; i dischi folgoranti, magari, ma apparentemente buttati lì. Immagine affascinante che, però, si addice a pochi geni irregolari, non ad una massa indistinta di speranzosi performer. Nella confusione del nuovo millennio, l'ambizione è tornata (di moda) e dischi come Have One... lo dimostrano ampiamente. Seguito del molto discusso Ys (2006), è un triplo (triplo) CD di folk barocco (par arpa e piano); ballate intense e fugaci lampi pop (con una punta di Laura Nyro). È un percorso, sonico, che rivela ispirazione e talento luminosi, capaci di cullare e stupire l'ascoltatore. È (abbondantemente) confermata una stella. (Marco Sideri)

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THEE SILVER MT. ZION MEMORIAL ORCHESTRA - Kollaps Tradixionales

Nati come progetto parallelo ai Godspeed You Black Emperor (e con la medesima passione per i piccoli e continui cambi di denominazione), i Silver Mt. Zion hanno conosciuto nel corso del tempo una mutazionedi sicuro più marcata rispetto a quella del gruppo d’origine.Dai sobri e struggenti quadri strumentali del primo, bellissimo, He Has Left Us Alone… si è man mano arrivati a un suono sostanzioso che fa ampio ricorso a ritmiche piuttosto toniche e a crescendo in bilico fra avanguardia, post-rock  e progressive (il violino di Sophie Trudeau) e conta molto sul pathos strozzato della voce  di Efrim Menuck. Rispetto al precedente 13 Blues For Thirteen Moons,   questo Kollaps Tradixionales offre situazioni se non serene, in ogni caso più liberatorie; parte bene con l’articolata e travolgente There Is a Light (da notare la melodia vocale che a un certo punto sfiora Five Years di Bowie) e per il resto si mantiene su buoni livelli, per quanto la continua ricerca della possanza emotiva rischi alla lunga di suonare monotematica.

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ERLAND AND THE CARNIVAL - Erland And The Carnival

Erland And The Carnival è l'esordio della band omonima, formata da tre musicisti con una discreta carriera alle spalle. Presentato come un disco di British Folk, Erland (dal nome del cantante) è in realtà qualcosa di molto diverso: pop, psichedelia, western à la Morricone vi giocano infatti un ruolo altrettanto importante. Il risultato è originale e interessante in quanto la band non si ferma al pastiche sonoro, ma in numerosi fra i brani della raccolta riesce ad armonizzare perfettamente i differenti elementi. Non è neppure il caso di farsi trarre in inganno dal fatto che circa un terzo delle composizioni sono presentate come 'tradizionali': si tratta di interpretazioni talmente stravolte rispetto agli originali (in quanti traditional troviamo 'Betsy' che rima con 'Pepsi'?) da divenire altra cosa. Un disco divertente, insomma, che in brani come Trouble In Mind e Was You Ever See trova anche un paio di piccoli classici. (Marina Montesano)

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HOT CHIP - One Life Stand

Quarto album in studio per la band londinese nata nel 2000, che arriva come un vero e proprio ciclone da classifiche e si posiziona subito tra i dischi più interessanti dell’anno in corso. One Life Stand è il lavoro più completo e determinato degli Hot Chip. Euforico, melodico e sfrenato, strizza l’occhio alla dance senza mai scadere nell’ordinario. Ritmi pulsanti e vorticosi lasciano spazio a motivi più pacati, quasi come se si volesse distendere l’ascoltatore inevitabilmente affabulato e divertito. Melodie che rimangono impresse, e ben costruite si accompagnano felicemente alle voci pulite, briose e gaie dei quattro musicisti. Tra gli episodi meglio riusciti spiccano senz’altro la traccia di apertura Thieves In The Night e la track list One Life Stand, ma l’intero lavoro vale comunque più di un ascolto. (Mauro Carosio)

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ERIC BIBB - Booker's Guitar

Figlio di Leon, cantante, attore, simbolo della lotta per l’eguaglianza (e nipote di John Lewis del Modern jazz quartet), Eric Bibb, più di quindici album all'attivo, non gode  grande notorietà in Italia. Peccato, perché la sua è la voce più interessante del contemporary-blues, definizione che innesta sulla tradizione, le sonorità rock, rhythm and blues, soul e folk. In questo caso il passato  è rappresentato dalla chitarra del leggendario bluesman "Bukka" White - ricevuta in regalo e utilizzata nel solo brano d'apertura - da cui si sviluppa un percorso in solitario (qua e là si aggiunge l'armonica di Grant Dermody), debitore più al folk di Mississippi John Hurt che al blues di Blind Willie Johnson (sua l'unica cover, "Nobody's Fault But Mine"). L'occasione per scoprirlo come merita? (Danilo Di Termini)

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GET WELL SOON - Vexations

l gruppo del berlinese Konstantin Grooper, a due anni esatti dal folgorante esordio di "Rest Now, Weary Head", conferma le sue qualità: una sequenza di brani che miscela elettronica, ballate, echi new wave, quartetti d'archi e tratti orchestrali e che si caratterizza per uno stile personale dal sapore tardo romantico; un rock, insomma, che sarebbe piaciuto a Goethe. Tra le quattordici tracce, "Seneca's Silence", "We Are Free", "Werner Herzog Gets Shot" e "Angry Young Man" sono quelle che colpiscono al primo impatto; le altre richiedono qualche ascolto in più. Nel complesso uno dei dischi più stimolanti di questo primo scorcio di 2010.

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MUSEE MECANIQUE - Hold This Ghost

La pubblicazione in Europa del debutto dei Musée Mécanique, uscito verso la fine del 2008, è l' occasione per verificare le buone recensioni che 'Hold This Ghost' ha avuto negli Stati Uniti. Il gruppo di Portland, Oregon prende il nome da un museo californiano di strumenti musicali automatici, ma la musica che propongono è tutt'altro che meccanica,  virando piuttosto sulle onde di una commistione tra pop e folk che infine  approda su differenti lidi. Quando la vena si tinge di malinconia, è inevitabile il ricordo delle struggenti ballate del concittadino Elliott Smith, mentre altrove torna in mente  il pop acustico di  Belle & Sebastian. Con l' onnipresente tintinnio del glockenspiel, qualche tocco di sintetizzatore vintage e la consueta varietà di strumenti folk il gruppo riesce nell'intento di creare atmosfere sognanti e raffinate per le proprie composizioni, senza annoiare. (Fausto Meirana)

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THE ALBUM LEAF - A Chorus Of Storytellers

The Album Leaf è il progetto sonoro di Jimmy LaValle, menestrello del primo post-rock originario di San Diego. Ben lungi da essere un novello delle sonorità dilatate e sospese (attivo fin dal 97 con la sua band Tristeza), giunge al suo quinto lavoro come Album Leaf completando un percorso creativo lungo più di dieci anni. A Chorus of Storytellers, come dice appunto il titolo, è una chiamata alle armi dei vecchi compagni di avventura, radunati per l’occasione sotto il segno di un equilibrio sottile tra l’elettronica onirica alla Sigur Ros e la completezza sonora di una band cantautoriale. Curato nei dettagli e finemente rifinito, il suono di LaValle sta a metà tra i più solari Red House Painters e il più spensierato Coconut Records, rivelandosi in punta di piedi, poco alla volta. (Giovanni Besio)

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MASSIVE ATTACK --- HELIGOLAND

Quinto album in studio per lo storico gruppo di Bristol che arriva a sette anni di distanza da 100 Windows. Heligoland è un lavoro che non tradisce le aspettative dei fan e aggiunge qualcosa di nuovo, di meno angosciante e oscuro, al sound a cui eravamo abituati.Senza disertare da uno stile riconoscibile, in questo disco c’è una piacevole disomogeneità che passa da sonorità impalpabili ed evanescenti ad altre più risolute e dinamiche.Collaborazioni illustri contribuiscono a rendere ogni brano un capitolo a sé stante. Oltre al singolo Paradise Circus, cantata dalla voce suadente di Hope Sandoval, Saturday Comes Slow con Damon Albarn e la traccia di apertura, Pray for Rain con la collaborazione di Tunde Adebimpe dei TVOR, valgono l’intero lavoro di un gruppo che ha ancora molto da dire. (Mauro Carosio)

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