Valutazione Autore
 
91
Valutazione Utenti
 
0 (0)
ANTONIO SANCHEZ - Lines In The Sand

Nato a Città del Messico, cresciuto musicalmente al Berklee college di Boston e poi alla corte di Pat Metheny, Antonio Sanchez ha perforato il muro della ristretta audience jazzofila con la partecipazione al film di Alejandro González Iñárritu “Birdman”, di cui ha curato anche la colonna sonora. Ora prova ad abbattere altri muri, quello drammaticamente autentico che corre lungo il confine tra Stati Uniti e Messico, e quello dell’ipocrisia nei confronti dell’immigrazione, un tema universale e contemporaneo su cui il batterista si è pronunciato fin dal suo primo disco per la CamJazz nel 2007 intitolato proprio “Migration”. Come scrive sul suo sito “Questo album parla dell'esperienza degli immigrati. Questo album non parla di me o di immigrati come me. Questo progetto parla dell'immigrato che è stato costretto a fuggire a casa per paura, persecuzione, guerra e carestia. Si tratta del tipo di immigrato costantemente demonizzato, ostracizzato e politicizzato da pochi potenti in nome di un nazionalismo fuorviato che sta rapidamente erodendo una qualità fondamentale negli esseri umani: la capacità di provare amore per le persone che hanno un aspetto diverso da noi fare ed empatia per le persone meno fortunate di noi. Questo album parla di loro e del loro viaggio”.

Valutazione Autore
 
80
Valutazione Utenti
 
0 (0)
STEVE KUHN TRIO - To and from the Heart

Il jazz è una musica fatta da musicisti che incrociano le loro traiettorie quasi compulsivamente: si incontrano, si lasciano, si ritrovano felicemente, oppure restano legati indissolubilmente pur nella varietà dei loro progetti. Steve Kuhn, originario di Brooklyn, classe 1938, ha incontrato Steve Swallow più di cinquant’anni fa, una registrazione nel 1966 a nome di Pete LaRoca, uno dei mentori del pianista. Con Joey Baron, batterista dell’avanguardia jazz, spesso al fianco di John Zorn e Bill Frisell, ma capace di trasformarsi in raffinato accompagnatore di standard restando inventivo e originale, il sodalizio risale ‘solo’ al 1995, con un disco ECM “Remembering Tomorrow“. Nel 2012 finalmente hanno formato un trio, arrivato oggi al terzo disco – dopo “Wisteria” e “At This Time” - che si apre con una solare composizione del leader, “Thining Out Load”, seguita da una sorta di standard, quella “Pure Imagination” che arriva dalla colonna sonora di Willy Wonka e la fabbrica di cioccolato (dove la cantava Gene Wilder, qui l’arrangiamento ricalca la versione di Lou Rawls del 1976). Ancora due ballad, “Away” and “Never Let Me Go” e dopo “Into the New World” i tre entrano in “Trance”, composizione di Kuhn che risale al 1975, una sorta di omaggio al suo altro mentore, John Coltrane, con il quale suonò da gennaio a marzo del 1960 nel gruppo formato dal sassofonista che aveva appena lasciato Miles Davis. Il brano si fondecon “Oceans in the Sky”, formando un medley di oltre sedici minuti in cui i tre musicisti si prendono i loro spazi, finalmente liberi di dialogare senza freni o costrizioni. Il jazz è anche una musica fatta da ascoltatori che incrociano musicisti a volte casualmente: se non l’avete mai fatto questo è il disco per incontrare un grande come Steve Kuhn. (Danilo Di Termini)

Valutazione Autore
 
87
Valutazione Utenti
 
0 (0)
RED WINE - Carolina Red / Vintage 1978

La bella copertina di Roberto Zizzo, tutta giocata sui toni ocra e rossastri delle foglie autunnali è già buon viatico per accostarsi a questo nuovo e atteso cd della Red Wine, che festeggia ben quattro decenni di musica, di concerti, di difficoltà, di risate, di piccole e grandi gioie e momenti in cui è stato necessario stringere i denti. Il sottotiolo di Carolina Red (il riferimento geografico è allo studio in legno nella foresta  dove il gruppo è andato a registrare, dai fratelli Krüger) è vintage 1978: l’auto – includersi in una categoria di modernariato musicale sta a significare che la soglia di autoironia è assai alta, dunque l’anagrafe non conta più di tanto. Contano i fatti, e qui ce n’è a volontà, per ascoltatori senza pregiudizi e che amino la musaica a prescindere dai generi. Difficile segnalare un brano sull’altro di un disco sorprendentemente compatto, per essere un viaggio in tredici stazioni che ogni volta rimanda a “soundscapes” diversi. Ad esempio troverete una versione  semplice e efficace di American Girl, per rendere omaggio al grande cuore rock di Tom Petty, fermatosi troppo presto, e una della Canzone dell’amore perduto di Faber, costruita a sua volta su un largo telemanniano di struggente bellezza. Tre brani sono riservati alla bella penna di Shane Sullivan, un nome che torna spesso nelle storie e sui palchi della Red Wine, due a quella di Silvio Ferretti, che spazia tra aromi musicali gaelici e classicissima fattura bluegrass. Altri tributi necessari a Merle Haggard e Norman blake. Note aggiunte, in sala di registrazione, da Kathy Kallick alla voce e Jens Krüger al banjo.  Impossibile mettere in discussione la classe esecutiva della Red Wine, che suoa compatta e filante come non mai, non solo per la rilassata padronanza dei propri mezzi espressivi di Coppo e Ferretti, veterani senza alcun complesso di passatismo, ma anche per la guizzante freschezza degli apporti di Marco Ferretti e Lucas Bellotti. (Guido Festinese)

Valutazione Autore
 
85
Valutazione Utenti
 
0 (0)
MARCO CAMBRI - Særa i euggi

Finalmente un nuovo disco per Marco Cambri, a ben quattordici anni dall’introvabile  “A Curpi de Pria” (a quando una ripubblicazione, maestro?) e a quattro dal semiclandestino “Vivo”,  venduto per lo più ai concerti. La dozzina di brani è ormai conosciuta dal pubblico, visto che nei suoi concerti  queste canzoni vengono proposte da un po’ di tempo. Ciò non toglie che sia bello avere in mano un disco così pregiato per veste grafica e contenuti artistici. Le canzoni in dialetto genovese di Cambri,  sempre incentrate su personaggi e storie dal sapore antico, descrivono luoghi, paesi e ambienti che ognuno di noi può aver conosciuto o almeno sentito raccontare. La sua scrittura, altamente poetica (e in più, nella nostra difficile ‘lingua’) tocca qui nuovi vertici, come in Ægua do Bronzin o in Passo, ma anche nuove leggerezze, come nella spumeggiante Che Rìe. C’è anche uno sconfinamento nella piemontese Val Borbera, in un’originale  celebrazione del fiume omonimo… In Særa i Euggi Marco Cambri è accompagnato da alcuni dei migliori musicisti genovesi, come i fidi Marco Cravero e Fabrizio Padoan, Filippo Gambetta, Marco Fadda e molti altri. La bella e semplice copertina riproduce un acquerello di Simona Ugolotti, anche lei, come Marco, artista da scoprire. (Fausto Meirana)

Valutazione Autore
 
98
Valutazione Utenti
 
0 (0)
ANDREW CYRILLE, WADADA LEO SMITH, BILL FRISELL - Lebroba

Se «scrivere di musica è come danzare di architettura» (frase attribuita anche a Frank Zappa, ma non ci sentiamo di accreditarla con certezza), sarebbe inutile anche solo provarci. Ma poiché nessuno rinuncerebbe a parlare d’amore [che pure, se non si esplicita in gesti, parole, opere (e omissioni), sfugge a qualunque enunciazione] mi accingo a scrivere di questo disco che in realtà andrebbe solo ascoltato. Bastano infatti pochi secondi di “Worried Woman”, brano di Bill Frisell che proviene da “Beautiful Dreamer” del 2010, per accorgersi di come “Lebroba” - il titolo è la contrazione di Leland, Brooklyn e Baltimora, i luoghi di nascita dei tre protagonisti – sia una di quelle opere che fin dalle prime note circuisce, ammalia, coinvolge, fino a far sentire l'ascoltatore il quarto membro del gruppo, colui che porta a compimento l’opera (d’arte). La lunga e dialogata suite, composta dal trombettista Wadada Leo Smith, “Turiya: Alice Coltrane Meditations And Dreams: Love” conferma la prima impressione: benché i tre abbiamo incrociato sporadicamente i loro strumenti (Frisell nel precedente ECM di Cyrille’ “The Declaration of Musical Independence”) e mai contemporaneamente, l’interazione è assoluta, come ribadiscono anche “TGD”, libera improvvisazioneco-firmata paritariamente e i due brani del batterista, il blues malinconico che dà titolo al disco e la conclusiva e sognante “Pretty Beauty”. Poco più di quaranta minuti di musica con i tre musicisti all’apice della loro espressività, con una menzione speciale per il leader, inarrivabile nell’intrecciare e tenere insieme le linee espressive di un piccolo autentico capolavoro. (Danilo Di Termini)

Valutazione Autore
 
90
Valutazione Utenti
 
0 (0)
MARIANNE FAITHFULL - Negative Capability (Panta Rei, 2018)

L’avevamo lasciata quattro anni fa al termine di un concerto (di cui potete rileggere la recensione qui > http://www.discoclub65.it/concerti/archivio-mainmenu-40/5905-marianne-faithfull-live-allauditorium-di-milano-27-ottobre-2014.html) bellissimo e affaticato (il live del 2016 “No Exit” ne è fedele testimonianza). La ritroviamo quattro anni dopo con la voce ancora più stanca e dolente, il fedele Ed Harcourt alle tastiere e alla scrittura, il ‘Bad Seed’ Warren Ellis e il collaboratore di PJ Harvey, Rob Ellis: il risultato è un disco sublime e commovente, in cui da Parigi, dove vive da tempo, rielabora i recenti problemi di salute e la perdita di alcuni dei suoi amici più cari, da Anita Pallenberg (rievocata in “Born to Live”) al suo chitarrista Martin Stone (in “Do not Go”). Come fantasmi, dal passato arrivano anche “Witches' Song” (da “Broken English”, il disco della svolta del 1979) e la sempiterna “As Tears Go By” mentre il singolo di lancio “The Gypsy Faerie Queen” è stato composto(e cantato) insieme a Nick Cave.

Valutazione Autore
 
0.0
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
RED WINE - 10° Bluegrass Party

Teatro della Tosse 17 novembre , Red Wine, 10° Bluegrass Party
Partiamo dalla coda (del concerto), che secondo il proverbio latino dovrebbe portare il veleno, e invece, trattandosi di galantuomini della musica dotati di superiore e calviniana leggerezza ha portato parecchia commozione e un surplus di emozione per una serata già di per sé carica di emozioni. E' successo che, in chiusura, la Red Wine ha cominciato a intonare una ballata dolente che sembrava uscita dalla penna pensosa di Luigi Tenco. Però non poteva essere, materialmente, di Tenco. L'ha scritta invece il cantautore Silvano Chidda, la Red Wine l'ha saputa raccogliere, ed ecco il miracolo laico di un pugno di parole asciutte, dirette, senza alcuna concessione al sentimentalismo, e che arrivano diritte come mazzate, come i blocchi di cemento che cadevano dal Morandi, all'improvviso, quella mattina il 14 agosto. Bella scelta. E poi una Stand By Me corale, quindici persone sul palco. In più ( ed era uno dei fatti caratterizzanti della serata) su un grande schermo alle spalle dei musicisti apparivano, in tempo reale , i disegni a commento dei brani dai pennelli scaltriti dello scenografo – artista Roberto Zizzo, uno spettacolo nel solito (grande) spettacolo che ogni anno propone il gruppo veterano. A proposito di veterani delle note e celebrazioni : il numero Dieci del Bluegrass Party era ovviamente un bel traguardo, ma in più c'era da festeggiare anche il quarantennale della band, traguardo già difficile per chi molto concede al mercato delle note leggere, figurarsi per chi suona bluegrass in Italia: una cosa facile e probabile come essere maestri quarantennali della pizzica tarantata all'Università di Tuva dove studiano canto difonico.

Valutazione Autore
 
81
Valutazione Utenti
 
83 (1)
Micah P Hinson and The Musicians Of The Apocalypse - When I Shoot At You With Arrows, I Will Shoot To Destroy You

Ci restano poche (pochissime) sicurezze ed è in qualche modo corretto che una sia rappresentata da uno sghembo texano, occhialuto e dinoccolato. Micah P Hinson è una figura che un tempo si sarebbe detta “di culto”, ma oggi suona demodé (oggi è tutto “di culto”). Micah P Hinson è un cantante country (di questo tecnicamente, si tratta) con sbavature moderne (qualche lampo di elettricità, qualche tendenza sperimentale -la conclusiva The Skulls Of Christ). È un autore riconoscibile, il cui modo (la voce cantilenante, gli sfondi dilatati, la penna felice) conserva la specialità dei grandi interpreti, pur nella massa enorme di musica affine che esce ogni settimana. Questo disco (già il titolo pare un racconto di frontiera) conferma personalità e ricordi, in bilico, come tutto il country che valga la pena, tra dannazione e redenzione. (Marco Sideri)

Valutazione Autore
 
88
Valutazione Utenti
 
95 (1)
BOB DYLAN - More Blood, More Tracks

Gli ultimi anni hanno portato un vero profluvio di registrazioni dagli sterminati archivi dylaniani. Non sempre, ma spesso dedicati a momenti cruciali degli anni Sessanta, quando il folksinger prese vesti e gesti da rocker, e viceversa, creando un unicum incendiario e disturbante. Massimo rispetto, come si suol dire. Ma c’è anche da pagar pegno a chi ama altre fasi del Signor Zimmermann, ad esempio la folgorante prima metà del decennio successivo, con un Dylan ultratrentenne perfettamente a fuoco nell’ispirazione, nella scrittura e nella musica, dove anche episodi apparentemente minori ( Pat Garrett & Billy the Kid, ad esempio) col senno di poi sono da considerare grandi dischi. Il capolavoro è stato Blood on the Tracks, uno dei  migliori dischi dylaniani di sempre, con quel piglio cruciale e indispettito e canzoni pressoché perfette. Sappiamo che Dylan quel particolare taglio nervoso lo cercò a lungo, alla fine abbandonando tutte le incisioni già tentate del disco, e usando anche il trucchetto di alterare la velocità delle bobine per ottenere un suono più secco e tagliente. Adesso però saltano fuori le “prime” registrazioni, e sono un pendant favoloso al disco celebratissimo: in pratica l’intera scaletta brano per brano, chitarra e voce, in un brano anche un contrabbasso. Chi conosce il disco qui troverà un Dylan molto più “cool”, quasi indolente nel porgere brani capolavoro come Shelter Form The Storm e Tangled Up in Blue. E in coda la solita grande canzone scartata, Up To Me, che per molti altri songwriter sarebbe il pezzo pregiato del disco. Lui se lo può permettere.

Top ten del mese

1.
Valutazione Autore
 
92
Valutazione Utenti
 
0 (0)
2.
Valutazione Autore
 
91
Valutazione Utenti
 
0 (0)
3.
Valutazione Autore
 
87
Valutazione Utenti
 
0 (0)
4.
Valutazione Autore
 
85
Valutazione Utenti
 
0 (0)
5.
Valutazione Autore
 
84
Valutazione Utenti
 
0 (0)
6.
Valutazione Autore
 
80
Valutazione Utenti
 
0 (0)
7.
Valutazione Autore
 
65
Valutazione Utenti
 
0 (0)
8.
Valutazione Autore
 
50
Valutazione Utenti
 
0 (0)