La musica di Antonio fra acqua santa e demonio di Antonio Vivaldi

Un buon pomeriggio da Antonio Vivaldi (quello vivente, ormai lo sapete) per la seconda puntata di "La musica di Antonio fra acqua santa e demonio". Ancora una volta si ascolteranno quindi canzoni che paiono gentili ma nascondono increspature e inquietudini. Come nella puntata precedente sono tutte di pubblicazione recente (2019-2020), tranne l'ultima che ha la funzione di intrusa, per data ma anche per atmosfera.
Si parte con un furto ai danni del settore black e affini di norma a cura di Danilo Di Termini. Qualche giorno fa Danilo aveva fatto ascoltare un pezzo tratto da I'm New Here di Gil Scott-Heron nella versione risuonata da Makaya McCraven. Qui andiamo a ripescare l'album originale nell'edizione in doppio cd uscita nel decennale della prima pubblicazione. Il secondo cd – quello delle outtakes – contiene una bellissima reinterpretazione di Handsome Johnny di Richie Havens. Havens la pubblicò nel 1967 su Mixed Bag e la propose anche a Woodstock (sì, non suonò solo Freedom...). Scott-Heron attualizza l'elenco dei soprusi menzionati nel testo e canta a modo suo; un modo struggente, però.

 

L'altro 'furto' della giornata è ai danni di Ida Tiberio. Sono certo che la nostra avrebbe già proposto qualcosa tratto da Just Like Moby Dick di Terry Allen, album che assai le piace. Però ha scelto di parlare di musica solo al femminile e quindi non può...
Scultore, pittore e musicista a intervalli di qualche anno fra un disco e l'altro, Terry Allen è davvero un uomo del Rinascimento finito per sbaglio tra XX e XXI secolo e per di più in Texas. Just Like Moby Dick è lavoro epico e al tempo stesso essenziale, in grado di trasfigurare i generi di riferimento, ovvero alt-country, rock sudista e canzone d'autore. Bad Kiss attualizza il tema classico del saluto del soldato all'amata prima di andare a combattere una guerra dei nostri tempi. Lei gli dice che quella guerra è una merda come tutte le altre e il loro bacio di commiato non è per niente romantico. Bad kiss, appunto.

 

Orville Peck è il cowboy dal volto coperto da mascherina e frange e dalle canzoni che associano le frontiere geografiche a quelle di genere (le tematiche gay non sono nemmeno troppo nascoste, cosa piuttosto ardita dato l'ambito sonoro prescelto). Dead Of Night attualizza il Roy Orbison in chiave David Lynch e funziona bene nella sua fusione di struggimento e kitsch.

 

Si cambia lato dell'Atlantico e si cambia ambito musicale. Il pop elettronico dei Teleman è assai meno frivolo di quel che potrebbe sembrare grazie alla sua dimensione elegantemente autunnale e inevitabilmente britannica. Piacciono persino al caro leader Balduzzi!

 

Dall'Inghilterra al Belgio con i Balthazar e il loro pop modernista, avvolgente e sempre molto bene organizzato. Fever (non quella di Elvis) è intrigante, incalzante, piena di sole e di vento d'estate. Positività con raziocinio, insomma. Quello che ci vuole in questi giorni.

 

Il pezzo che non c'entra niente con il resto stavolta è un omaggio al titolo di questa radio, visto che è tratto dall'album 1965 degli Afghan Whigs. Somethin' Hot è soul, sensuale e tormentata. Ovvero tutto diavolo e niente acqua santa. Compatibilmente con la situazione, un buon proseguimento di pomeriggio a tutti da Antonio, dall'acqua santa e dal demonio. Vivaldi.

 

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