Rock
Non si fosse chiamato Steven Wilson, qualcuno avrebbe gridato al miracolo, per quest'ora abbondante di prog alt rock lancinante e dolcissimo, che parte subito col piede giusto, tappeti di mellotron e tempi dispari. E prosegue con ballate spesse e derive ai bordi del visionario tra ricordi di Yes, Crimson e Camel, Genesis prima maniera. Con testi intelligenti e disillusi, al solito: il Nostro non è un allegrone. Però si chiama Steven Wilson, professione N° 1 al mondo nel prog rock, Sua Maestà Porcupine Tree, affidatario della revisione del catalogo dei mostri sacri, direttore di un'etichetta importante. Workaholic, drogato di lavoro incessante, come dicono nei paesi anglofoni. E il superlavoro inevitabilmente chiede il conto: come in Hand. Cannot . Erase, primo lavoro solistico che si ascolta con estremo piacere, ma senza nessuna sorpresa, niente che faccia gridare al miracolo, forse nulla di memorabile se non una qualità inattaccabile e algida, una perfezione non umana. Per altri un miraggio, per lui troppo poco. (Guido Festinese)
Sembra incredibile, e non è solo questione di nostalgica “retromania”, ma di certe figure chiave della storia del rock sembra non importare nulla a nessuno, in questo paese, o se ne parla, per dirla con Goffredo Fofi, “da pochi a pochi”. Si considerino ad esempio gli Hawkwind, legittimi inventori della space rock in salsa albionica, con assortito parterre di minimali attrezzature elettroniche a sfarfallare sibili, echi, fruscii ed altre delizie da film di fantascienza di serie b su un solidissimo impianto hard prog, con tanto di chitarre in fiamme e ritmica da treno in corsa. Non se li fila nessuno, i più credano che la storia sia finita alla fine dei gloriosi Settanta del secolo scorso, e invece, udite udite, gli Hawkwind sono tuttora in piena e sfavillante attività, con qualcosa come centocinquanta dischi. Gli ultimi sono assai belli, ma se cercate nella sterminata discografia “live”, allora provate anche solo per curiosità a procurarvi questi imperioso Coded Languages. I Falchi del Cielo avevano appena pubblicato Choose Your Masques, un gran disco, e nel tour che fece seguito rientrò nei ranghi Nick Turner, facendo pure una bella comparsata il poeta-scrittore di fantascienza Michael Moorcock. Il concerto allo Hammersmith Odeon, restaurato utilizzando tutte le sorgenti sonore note, è una gran sferzata d’energia “space”. Salite a bordo, il viaggio è lungo, ne vale la pena. (Guido Festinese)
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