Rock
La notevole Official Deep Purple (Overseas) Live Series si arricchisce di un tassello fondamentale, per tutti coloro che considerano l'incarnazione Mark II del gruppo termine di riferimento per tutta la carriera. La registrazione californiana (remixata con passione) è del '71: dunque Made In Japan è ancora da venire. Ma del doppio album rock più celebre del mondo è il perfetto pendant, quasi una inconscia preparazione. Quattro brani, settanta minuti: il che significa che i pezzi sono dilatati oltre misura in una debordante prova di forza e duttilità che potrebbe far venire l'orticaria a chiunque creda che il rock sia tre minuti di sudore e melodia primitiva, e chiusa lì. Si parte con Speed King, immediatamente “aperta” come una scatoletta a rivelarne una impressionate anima blues, si prosegue con una versione di Strange Kind Of Woman che lascia indietro anche quella giapponese. Poi arriva Child in Time, ed è una delle più belle feste semi-criptate in onore di Johann Sebastian Bach che il compianto Jon Lord abbia mai celebrato. Chiusura con l'ultima versione conosciuta di Mandrake Root: una deriva infinita che, alla fine, lascia anche un po' attoniti. (Guido Festinese)
Nel novero dei grandi ritorni si aggiungono, con somma attesa da parte dei fans più accaniti, i Blur. C'è subito da dire che si tratta di un lavoro decisamente bifronte: si ritrova con estremo piacere la gioia britpop delle lallazioni di Damon Albarn declinate in forma canzone e ci si confronta con tutti gli anni e le esperienze che hanno passato i musicisti durante questi lunghi anni di separazione e viaggi. In effetti, nelle canzoni meno accessibili si accede alle pellegrinazioni etniche di Albarn e ci si sollazza in una sorta di atlante geomusicale decisamente sfaccettato. Il pop di purissima estrazione inglese è però la parte vincente del disco, perfetto nella costruzione, impreziosito da una discreta elettronica, più che maturo. Inutile segnalare una canzone piuttosto che una atmosfera, il lavoro si prende in blocco, con un pò di nostalgia per i tempi andati ed un binocolo puntato sul futuro. (Marcello Valeri)
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