Radio Disco Club 65

L'ora dell'ignoranza di Diego Curcio

Per la seconda puntata consecutiva metto gli Screeching Weasel, ma solo perché in "Boogadaboogadaboogada" del 1988 hanno scritto un pezzo magistrale e ignorantissimo contro i Led Zeppelin, una band che sopporto con estrema fatica (ricordo ancora la sorpresa nello scoprire che Dario è un loro superfan).



Visto che in questi giorni mi sto attirando l'antipatia di quasi tutti i miei amici su Facebook (ho iniziato a publbicare le copertina dei 10 dischi che piacciono a quasi tutti e io considero una ciofeca), ho deciso di portare un po' di astio e cattiveria anche qui, all'Ora dell'ignoranza. Quindi per la solita mezzoretta di tempo eccovi le canzoni che alcune band o musicisti hanno scritto contro "colleghi" o generi musicali. Iniziamo con un inno: "1977" dei Clash. Un brano che contiene tutto lo spirito del primo punk, che voleva fare piazza pulita di ciò che c'era stato prima. E quindi, come dice il ritornello: "No Elvis, Beatles or The Rolling Stones in 1977!".



I Goldfinger sono una band pop-punk con qualche venatura ska che andava forte a fine Novanta primi 2000. Non sono mai stato un loro fan sfegatato, ma erano comunque (o forse lo sono ancora) un gruppetto divertente. Qui sfaculano il chitarrista Ted Nugent, soprattutto per via delle sue idee politiche e per il suo sostegno alle armi da fuoco. Il titolo è senza appello "Fuck Ted Nugent" abbreviato in "FTN".



Questa canzone è un po' al limite. Prende per i fondelli i Pink Floyd, ma soprattutto i loro fan (che forse sono pure peggio della band). So che con questa puntata mi sto inimicando Gian e tutti i clienti di Disco Club, quindi se sarà l'ultima sappiate, cari ascoltatori, che vi ho voluto bene (qualche volta). Questi sono i Pitura Freska con "Pin Floi" e il brano parla del "mitico" concerto della band inglese a Venezia...



Sono tutte corte ste belin di canzoni "contro" (a parte i Pitura Freska). Anche questa dura meno di 2 minuti ed è "Disco sucks" dei DOA, mitica band canadese a cui, dice la leggenda, si deve l'utilizzo del termine hardcore per la musica punk più veloce e dura. La disco music invece non piace (quasi) a nessuno, direi. Anche se quella dell'epoca in cui è stato scritto il pezzo (1978) era meglio di quella attuale.



Dopo aver messo i Pitura Freska che fanno ska ecco un bel pezzo dei Propagandhi contro lo ska, "Ska sucks" (che fantasia). Il brano fa parte del primo e bellissimo album della band canadese (anche loro come i DOA), "How to clean everything" del 1993. Avevo letto in un'intervista che la canzone più che contro il revival ska era una presa per il culo dei naziskin di Winnipeg (citta dei Propagandhi), che ascoltavano ska, pur essendo dei fottuti razzisti.



E visto che mi piace essere contraddittorio fino in fondo dopo aver postato un brano degli Screeching Weasel eccone uno che li insulta o, più che altro, attacca Ben Weasel, oggi unico componente superstite e deus ex machina della band. Oltreché per il già citato caso della fan malmenata durante un concerto (ne ho parlato la scorsa puntata), Ben si è distinto in questi anni per alcune posizioni assurde, conservatrici e retrive che non sono andate giù a molte persone (me compreso). E cosi anche la scena pop-punk, che musicalmente deve molto agli SW, ha deciso di ribellarsi e per bocca dei texani Capitalist Kids del mii amico Jeff ha "dissato" Ben con questa "Weasel".



Non so se si tratti di uno scherzo bonario o di uno sfanculamento vero e proprio, ma in questo pezzo del 1998 da "Punk rock confidential" i Queers se la prendono con i Rancid. All'epoca non c'erano i social network e non so se ci sia mai stato un chiarimento o un litigio fra questi due gruppi. Io mi limito a dire che li ascolto entrambi, ma se dovessi scegliere punterei tutto sui Rancid, viste anche le recenti uscite di Joe King, cantante dei Queers. Detto questo non riesco a non ascoltare almeno tre o quattro volte all'anno "Love songs for retarded".



Anche i Clash, che hanno aperto la puntata, finiscono nel mirino di qualcuno "più punk" di loro. Parlo naturalmente dei Crass che, in "Punk is dead", li accusano apertamente di essersi venduti dopo aver firmato per una major e li definiscono spazzatura. Per anni, a causa di questo pezzo, ho escluso i Crass dai miei ascolti. Ma ero un ragazzino confuso (oggi sono un adulto confuso) che non tollerava alcun attacco alla sua band preferita. Poi per fortuna ho capito che il mio era un atteggiamento stupido e che i Crass, in parte, avevano ragione. Detto questo i Clash restano uno dei miei gurppi della vita. Molto più dei Crass.



L'ultimo pezzo (anche sta volta sono stato rapido e indolore, visto?) è di una band che non conosco. Un gruppettino pop-punk direi. Ho trovato il brano cercando banalmente qualcosa contro Bob Dylan, solo per fare incazzare un altro po' di gente e precludermi definitivamente il futuro su questa pagina. Loro sono gli Scrubs e questa è "I hate Bob Dylan". Alla prossima (forse...).


Visto che sono andato corto, come al solito, ecco una bonus track dei Minutemen...

 

Oh Girls di Ida Tiberio

Bittersweet voices


Linda Ronstad, da Tucson, Arizona: bellezza in miniatura e voce incantevole. Linda è una figura di primo piano della canzone d'autore country-rock (se proprio vogliamo etichettare ciò che etichettabile non è). Anche lei, come la maggior parte delle "girls" già ascoltate si appassiona alla musica nella prima adolescenza e ben presto abbandona il ranch di famiglia per raggiungere la mitica California. E proprio a Los Angeles prende il via una carriera discografica decisamente fortunata. L'incontro con artisti come J.S Southern, Emmylou Harris, Lowell George e il contratto con la Asylum Record di David Geffen sono decisivi. Tra collaborazioni importanti e album di successo, Linda suona, interpreta cover, compone e riceve numerosi riconoscimenti fino a quando una malattia subdola e devastante (il Morbo di Parkinson) non la costringerà ad abbandonare il palco. E gli studi di registrazione

Nei primi anni settanta Emmylou Harris si esibisce nei locali di New York e della costa ovest con un gruppo country. Chris Hillaman assiste ad un loro concerto e ne resta ben impressionato. Soprattutto (neanche a dirlo) dalla cantante e chitarrista Emmylou Harris. La ragazza è bellissima ed ha una voce splendida. Chris la segnala all' amico, ed ex "bandmate" dei Flying Burrito Brothers, Gram Parsons che è alla ricerca di una voce femminile per il suo album GP. La collaborazione dà risultati eccellenti ma è destinata a interrompersi molto, troppo presto. Gram Parsons muore di overdose quando Grievous Angel (album memorabile) non è ancora stato pubblicato. Emmylou diventa una delle figure più significative della musica americana. Quella senza steccati: dal country al pop, sempre con un'invidiabile classe e un grande talento



Rickie Lee Jones. Appoggiata al cofano di una macchina mentre Tom Waits incombe su di lei, sregolato e geniale come solo lui sa essere. Lei è una bella e irrequieta ragazza di Chicago e lui è il suo, già celebre, compagno di vita e scorribande notturne. La retrocopertina di Blue Valentine, cristallizza una strada di Los Angeles all'insegna dei bar aperti fino all'alba e delle luci che tracciano il cammino degli irriducibili vagabondi della notte. Ricki non si limita a condividere con Tom la passione per le "small hours", l'alcol e la musica. Ben presto sviluppa una personalità artistica autonoma e forte e diventa una protagonista di primo piano della scena musicale. La sua voce irregolare e avvincente piace ai boss della Warner. Il primo album di Rickie Lee Jones viene pubblicato nel '79 ed è un successo. La carriera di Rickie Lee Jones, ormai affrancata dalla personalità di Tom, prende il via.

Aspetto delicato e gentile, voce dolce ma tutt'altro che stucchevole, Nicolette Larson deve soprattutto a Neil Young, che intuisce le potenzialità artistiche della ragazza, la sua popolarità. Autrice di album di un certo successo, vocalist apprezzata e molto richiesta, attrice, Nicolette Larson muore a solo 45 anni. Per Graham Nash " è un giorno tristissimo per la musica americana".
Ed è fuor di dubbio che questa sia un'opinione ampiamente condivisa.


Ed ecco all'ormai consueto angolo dei ricordi. Un salto all'indietro di 35 (ahimé 35!) anni. La qui presente si trova a New York e trascina due malcapitate amiche in un laicissimo pellegrinaggio nei sacri luoghi della musica. Prima tappa, il luogo di culto più importante: il Folk City, nel cuore del West Village. Laddove, a partire dagli anni sessanta, si è scritta una pagina decisiva della storia della musica americana, una locandina del Village Voice introduce il prossimo concerto.
Si tratta di una certa Suzanne Vega, giovane californiana trapiantata a New York. Il Voice la descrive come una potenziale erede di Joni Mitchell. Tanto basta perché io decida di procurarmi il biglietto. La sera dopo, l'ingresso nel Tempio. E sul piccolo palco sale una ragazza bionda e minuta. Ha una voce bellissima e un'atteggiamento timido e delicato. Pochi mesi dopo, Suzanne Vega pubblica il suo primo album, seguito a breve distanza da Solitude Standing. E Marlene on the Wall, Luka e Tom's Dinner diventano dei classici del songwriting d'oltre oceano.


Free Fall di Danilo Di Termini

Le 14 in punto (bè, più o meno) e come ogni martedì Radio DiscoClub65 vi propone l'appuntamento con il jazz con me che sono Danilo Di Termini (avete idea di quanto ci si senta cretini a scrivere frasi di questo tipo?) e Free Fall – Jazz in caduta libera.
Potete ritrovare le puntate precedenti sul sito di Disco Club oppure su Spotify alla pagina del sottoscritto: su Spotify avete una playlist con le tre puntate settimanali e il vantaggio di non dover leggere le mie presentazioni ai brani. Non male.

Per ridurle al minimo anche qui, ecco chi ascolteremo in questa puntata: Irreversible Entanglements, Dave Holland, Zakir Hussain e Chris Potter, Frank Sinatra, Chet Baker Van Morrison, Elvis Costello, Stan Getz, Miles Davis, Carlos Santana.

Come sempre cominciamo con una novità. Loro hanno un nome bellissimo, si chiamano Irreversible Entanglements, i suoi componenti vengono da Philadelphia, New York, Washington D.C., ed incidono per la International Anthem, l'etichetta di Chiacago che sta in parte rivoluzionando la scena del jazz contemporaneo. Sono in cinque, Camae Ayewa voce e testi, Keir Neuringer sax e percussioni, Aquiles Navarro tromba e percussioni, Luke Stewart contrabbasso e percussioni, Tcheser Holmes batteria e congas. La loro potenza musicale assomiglia a quella dei gruppi storici di Mingus, con l'aggiunta di uno spoken poetry molto politico (non che a Mingus mancasse la verve polemica!). Ma ascoltiamoli che è sempre la cosa migliore da fare, dal loro secondo disco appena uscito "Who Sent You?". Il video girato dal regista Imani Nikyah Dennison è girato a Johannesburg ed esplora un tema doloroso come quello della migrazione rivista attraverso da africani che fuggono dal pianeta terra, sulla via della liberazione.
Irreversible Entanglements No Mas.

Continuiamo con un disco recente anche se non nuovissimo, ma che volevo farvi ascoltare perché lo reputo una delle migliori uscite del 2019. Si tratta dell'esordio del gruppo Crosscurrents, un trio formato da Dave Holland, Zakir Hussain e Chris Potter. Nell'estate del 2018 hanno presentato la loro musica nel corso di una tournée che aveva toccato anche l'Italia. Si tratta di un vero e proprio supergruppo, con uno dei contrabbassisti più importanti della storia del jazz, l'inglese di Wolverhampton Dave Holland, una star mondiale delle tablas come l'indiano di Mumbai Zakir Hussain e il sassofonista di Chicago Chris Potter, che nei contesti in cui non è il lleader, opinione ovviamente molto personale, riesce a dare il meglio di sé (e, nel brano che ascolteremo, in versione Sonny Rollins non delude certo). Disco davvero coinvolgente: ascoltiamo Good Hope.

Restiamo al 2019 e andiamo... al cinema. Uno dei film più belli dell'anno è stato senza dubbio Joker, il film di Todd Phillips premiato con l'Oscar al miglior attore a Joaquin Phoenix e alla migliore colonna sonora per le musiche della violoncellista islandese Hildur Guðnadóttir. In questa sede non ascoltiamo un brano dalla soundtrack, bensì approfittiamo di uno dei brani portanti dell'intera struttura del film il cui testo sembra proprio perfetto per questi giorni (oltre che per il film):

"You're riding high in April, shot down in May, but I know I'm gonna change that tune, when I'm back on top, back on top in June".
Saremo felici ad Aprile, e di nuovo a terra Maggio, per poi tornare in forma a Giugno. E' questo in poche parole ciò che succede nella vita.

Frank Sinatra - That's life.

C'è ancora Frank The Voice nei titoli di coda di Joker con una sua altra grande interpretazione. Si tratta di Send in the Clowns. Noi la recuperiamo cantata da Van Morrison (wow!) niente meno che accompagnato (speriamo che non si offenda) da Chet Baker (doppio wow) alla tromba in un'esibizione al Ronnie Scott del 1986.

Chet Baker Live At Ronnie Scott's - Send in The Clowns (Van Morrison on vocals)


Di quell'esibizione esiste un dvd in commercio in cui si possono ammirare oltre a Chet, anche il pianista francese Michel Grailler e il contrabbassista italiano Riccardo del Fra. Ma in altri due brani c'è anche un altro ospite d'eccezione: si tratta di Elvis Costello che interpreta The Very Thought Of You e You Don't Know What Love Is. Abbiamo scelto proprio questa: Chet Baker (Feat. Elvis Costello): You Don't Know What Love Is.

Restiamo con Chet Baker (che, ricordiamolo, sarebbe tragicamente scomparso nel 1988) per ascoltare un altro grande sassofonista con il quale per tre brevi periodi ha incrociato il suo percorso (i due, purtroppo, non si amavano molto, a quanto pare). Sto parlando di Stan Getz: la loro prima collaborazione risale al 1953, poi c'è stato un disco nel 1958, Stan meets Chet. Infine nel 1983 un breve tour: dalla data del 18 febbraio a Stoccolma ascoltiamo un canzone della tradizione svedese Ack Värmeland, du sköna altresì detta Värmlandsvisan, ma noi la conosciamo con il titolo di Dear Old Stockholm. Il gruppo è completato da Jim McNeely al piano, George Mraz al contrabbasso e Victor Lewis alla batteria.

Abbiamo già celebrato il leggendario doppio album jazz di Miles Davis, Bitches Brew, usciva il 30 marzo 1970. Ma facciamolo ancora per una delle opere fondamentali della storia del jazz e non solo. Formazione stellare per questa esibizione del 18 agosto 1970 a Tanglewood: con Miles Davis c'erano Gary Bartz al soprano e al sax alto, Chick Corea e Keith Jarrett alle tastiere, Dave Holland al basso, Jack DeJohnette alla batteria, Airto Moreira alle percussioni.

Uno dei musicisti che più di una volta ha condiviso lo studio con Miles Davis è il chitarrista Carlos Santana. Anche per lui quest'anno cade un anniversario importante, sono passati cinquant'anni dal suo secondo disco, ma primo vero grande successo mondiale per lui. Si tratta di Abraxas, disco che conteneva la celeberrima Samba Pa Ti. La riascoltiamo in una versione live dal festival di Montreux nel 2011.

A proposito del Montreux Jazz Festival l'organizzazione del celebre festival svizzero ha messo a disposizione gratuitamente cinquanta concerti sul suo sito per i prossimi 30 giorni (non proprio uno sforzo immane). Comunque bisogna andare a questo sito stingray.com/FREEMJF1M e immettere il codice FREEMJF1M.
In realtà i concerti jazz in senso stretto – come ben sa chi conosce il festival di Montreux – non sono moltissimi. Però c'è il celebre live di Nina Simone, quello di Marvin Gaye e anche l'esibizione di Carlos Santana da cui traiamo questa Samba Pa Ti.

Prima di lasciarvi vi ricordiamo che in questa puntata abbiamo ascoltato Irreversible Entanglements, Dave Holland, Zakir Hussain e Chris Potter, Frank Sinatra, Chet Baker Van Morrison, Elvis Costello, Stan Getz, Miles Davis, Carlos Santana.

Ritrovate tutto come sempre sul sito di Disco Club. Free Fall e il jazz di Danilo Di Termini tornano giovedì prossimo.

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