Radio Disco Club 65

Oh Girls di Ida Tiberio

Bittersweet voices


Linda Ronstad, da Tucson, Arizona: bellezza in miniatura e voce incantevole. Linda è una figura di primo piano della canzone d'autore country-rock (se proprio vogliamo etichettare ciò che etichettabile non è). Anche lei, come la maggior parte delle "girls" già ascoltate si appassiona alla musica nella prima adolescenza e ben presto abbandona il ranch di famiglia per raggiungere la mitica California. E proprio a Los Angeles prende il via una carriera discografica decisamente fortunata. L'incontro con artisti come J.S Southern, Emmylou Harris, Lowell George e il contratto con la Asylum Record di David Geffen sono decisivi. Tra collaborazioni importanti e album di successo, Linda suona, interpreta cover, compone e riceve numerosi riconoscimenti fino a quando una malattia subdola e devastante (il Morbo di Parkinson) non la costringerà ad abbandonare il palco. E gli studi di registrazione

Nei primi anni settanta Emmylou Harris si esibisce nei locali di New York e della costa ovest con un gruppo country. Chris Hillaman assiste ad un loro concerto e ne resta ben impressionato. Soprattutto (neanche a dirlo) dalla cantante e chitarrista Emmylou Harris. La ragazza è bellissima ed ha una voce splendida. Chris la segnala all' amico, ed ex "bandmate" dei Flying Burrito Brothers, Gram Parsons che è alla ricerca di una voce femminile per il suo album GP. La collaborazione dà risultati eccellenti ma è destinata a interrompersi molto, troppo presto. Gram Parsons muore di overdose quando Grievous Angel (album memorabile) non è ancora stato pubblicato. Emmylou diventa una delle figure più significative della musica americana. Quella senza steccati: dal country al pop, sempre con un'invidiabile classe e un grande talento



Rickie Lee Jones. Appoggiata al cofano di una macchina mentre Tom Waits incombe su di lei, sregolato e geniale come solo lui sa essere. Lei è una bella e irrequieta ragazza di Chicago e lui è il suo, già celebre, compagno di vita e scorribande notturne. La retrocopertina di Blue Valentine, cristallizza una strada di Los Angeles all'insegna dei bar aperti fino all'alba e delle luci che tracciano il cammino degli irriducibili vagabondi della notte. Ricki non si limita a condividere con Tom la passione per le "small hours", l'alcol e la musica. Ben presto sviluppa una personalità artistica autonoma e forte e diventa una protagonista di primo piano della scena musicale. La sua voce irregolare e avvincente piace ai boss della Warner. Il primo album di Rickie Lee Jones viene pubblicato nel '79 ed è un successo. La carriera di Rickie Lee Jones, ormai affrancata dalla personalità di Tom, prende il via.

Aspetto delicato e gentile, voce dolce ma tutt'altro che stucchevole, Nicolette Larson deve soprattutto a Neil Young, che intuisce le potenzialità artistiche della ragazza, la sua popolarità. Autrice di album di un certo successo, vocalist apprezzata e molto richiesta, attrice, Nicolette Larson muore a solo 45 anni. Per Graham Nash " è un giorno tristissimo per la musica americana".
Ed è fuor di dubbio che questa sia un'opinione ampiamente condivisa.


Ed ecco all'ormai consueto angolo dei ricordi. Un salto all'indietro di 35 (ahimé 35!) anni. La qui presente si trova a New York e trascina due malcapitate amiche in un laicissimo pellegrinaggio nei sacri luoghi della musica. Prima tappa, il luogo di culto più importante: il Folk City, nel cuore del West Village. Laddove, a partire dagli anni sessanta, si è scritta una pagina decisiva della storia della musica americana, una locandina del Village Voice introduce il prossimo concerto.
Si tratta di una certa Suzanne Vega, giovane californiana trapiantata a New York. Il Voice la descrive come una potenziale erede di Joni Mitchell. Tanto basta perché io decida di procurarmi il biglietto. La sera dopo, l'ingresso nel Tempio. E sul piccolo palco sale una ragazza bionda e minuta. Ha una voce bellissima e un'atteggiamento timido e delicato. Pochi mesi dopo, Suzanne Vega pubblica il suo primo album, seguito a breve distanza da Solitude Standing. E Marlene on the Wall, Luka e Tom's Dinner diventano dei classici del songwriting d'oltre oceano.


Free Fall di Danilo Di Termini

Le 14 in punto (bè, più o meno) e come ogni martedì Radio DiscoClub65 vi propone l'appuntamento con il jazz con me che sono Danilo Di Termini (avete idea di quanto ci si senta cretini a scrivere frasi di questo tipo?) e Free Fall – Jazz in caduta libera.
Potete ritrovare le puntate precedenti sul sito di Disco Club oppure su Spotify alla pagina del sottoscritto: su Spotify avete una playlist con le tre puntate settimanali e il vantaggio di non dover leggere le mie presentazioni ai brani. Non male.

Per ridurle al minimo anche qui, ecco chi ascolteremo in questa puntata: Irreversible Entanglements, Dave Holland, Zakir Hussain e Chris Potter, Frank Sinatra, Chet Baker Van Morrison, Elvis Costello, Stan Getz, Miles Davis, Carlos Santana.

Come sempre cominciamo con una novità. Loro hanno un nome bellissimo, si chiamano Irreversible Entanglements, i suoi componenti vengono da Philadelphia, New York, Washington D.C., ed incidono per la International Anthem, l'etichetta di Chiacago che sta in parte rivoluzionando la scena del jazz contemporaneo. Sono in cinque, Camae Ayewa voce e testi, Keir Neuringer sax e percussioni, Aquiles Navarro tromba e percussioni, Luke Stewart contrabbasso e percussioni, Tcheser Holmes batteria e congas. La loro potenza musicale assomiglia a quella dei gruppi storici di Mingus, con l'aggiunta di uno spoken poetry molto politico (non che a Mingus mancasse la verve polemica!). Ma ascoltiamoli che è sempre la cosa migliore da fare, dal loro secondo disco appena uscito "Who Sent You?". Il video girato dal regista Imani Nikyah Dennison è girato a Johannesburg ed esplora un tema doloroso come quello della migrazione rivista attraverso da africani che fuggono dal pianeta terra, sulla via della liberazione.
Irreversible Entanglements No Mas.

Continuiamo con un disco recente anche se non nuovissimo, ma che volevo farvi ascoltare perché lo reputo una delle migliori uscite del 2019. Si tratta dell'esordio del gruppo Crosscurrents, un trio formato da Dave Holland, Zakir Hussain e Chris Potter. Nell'estate del 2018 hanno presentato la loro musica nel corso di una tournée che aveva toccato anche l'Italia. Si tratta di un vero e proprio supergruppo, con uno dei contrabbassisti più importanti della storia del jazz, l'inglese di Wolverhampton Dave Holland, una star mondiale delle tablas come l'indiano di Mumbai Zakir Hussain e il sassofonista di Chicago Chris Potter, che nei contesti in cui non è il lleader, opinione ovviamente molto personale, riesce a dare il meglio di sé (e, nel brano che ascolteremo, in versione Sonny Rollins non delude certo). Disco davvero coinvolgente: ascoltiamo Good Hope.

Restiamo al 2019 e andiamo... al cinema. Uno dei film più belli dell'anno è stato senza dubbio Joker, il film di Todd Phillips premiato con l'Oscar al miglior attore a Joaquin Phoenix e alla migliore colonna sonora per le musiche della violoncellista islandese Hildur Guðnadóttir. In questa sede non ascoltiamo un brano dalla soundtrack, bensì approfittiamo di uno dei brani portanti dell'intera struttura del film il cui testo sembra proprio perfetto per questi giorni (oltre che per il film):

"You're riding high in April, shot down in May, but I know I'm gonna change that tune, when I'm back on top, back on top in June".
Saremo felici ad Aprile, e di nuovo a terra Maggio, per poi tornare in forma a Giugno. E' questo in poche parole ciò che succede nella vita.

Frank Sinatra - That's life.

C'è ancora Frank The Voice nei titoli di coda di Joker con una sua altra grande interpretazione. Si tratta di Send in the Clowns. Noi la recuperiamo cantata da Van Morrison (wow!) niente meno che accompagnato (speriamo che non si offenda) da Chet Baker (doppio wow) alla tromba in un'esibizione al Ronnie Scott del 1986.

Chet Baker Live At Ronnie Scott's - Send in The Clowns (Van Morrison on vocals)


Di quell'esibizione esiste un dvd in commercio in cui si possono ammirare oltre a Chet, anche il pianista francese Michel Grailler e il contrabbassista italiano Riccardo del Fra. Ma in altri due brani c'è anche un altro ospite d'eccezione: si tratta di Elvis Costello che interpreta The Very Thought Of You e You Don't Know What Love Is. Abbiamo scelto proprio questa: Chet Baker (Feat. Elvis Costello): You Don't Know What Love Is.

Restiamo con Chet Baker (che, ricordiamolo, sarebbe tragicamente scomparso nel 1988) per ascoltare un altro grande sassofonista con il quale per tre brevi periodi ha incrociato il suo percorso (i due, purtroppo, non si amavano molto, a quanto pare). Sto parlando di Stan Getz: la loro prima collaborazione risale al 1953, poi c'è stato un disco nel 1958, Stan meets Chet. Infine nel 1983 un breve tour: dalla data del 18 febbraio a Stoccolma ascoltiamo un canzone della tradizione svedese Ack Värmeland, du sköna altresì detta Värmlandsvisan, ma noi la conosciamo con il titolo di Dear Old Stockholm. Il gruppo è completato da Jim McNeely al piano, George Mraz al contrabbasso e Victor Lewis alla batteria.

Abbiamo già celebrato il leggendario doppio album jazz di Miles Davis, Bitches Brew, usciva il 30 marzo 1970. Ma facciamolo ancora per una delle opere fondamentali della storia del jazz e non solo. Formazione stellare per questa esibizione del 18 agosto 1970 a Tanglewood: con Miles Davis c'erano Gary Bartz al soprano e al sax alto, Chick Corea e Keith Jarrett alle tastiere, Dave Holland al basso, Jack DeJohnette alla batteria, Airto Moreira alle percussioni.

Uno dei musicisti che più di una volta ha condiviso lo studio con Miles Davis è il chitarrista Carlos Santana. Anche per lui quest'anno cade un anniversario importante, sono passati cinquant'anni dal suo secondo disco, ma primo vero grande successo mondiale per lui. Si tratta di Abraxas, disco che conteneva la celeberrima Samba Pa Ti. La riascoltiamo in una versione live dal festival di Montreux nel 2011.

A proposito del Montreux Jazz Festival l'organizzazione del celebre festival svizzero ha messo a disposizione gratuitamente cinquanta concerti sul suo sito per i prossimi 30 giorni (non proprio uno sforzo immane). Comunque bisogna andare a questo sito stingray.com/FREEMJF1M e immettere il codice FREEMJF1M.
In realtà i concerti jazz in senso stretto – come ben sa chi conosce il festival di Montreux – non sono moltissimi. Però c'è il celebre live di Nina Simone, quello di Marvin Gaye e anche l'esibizione di Carlos Santana da cui traiamo questa Samba Pa Ti.

Prima di lasciarvi vi ricordiamo che in questa puntata abbiamo ascoltato Irreversible Entanglements, Dave Holland, Zakir Hussain e Chris Potter, Frank Sinatra, Chet Baker Van Morrison, Elvis Costello, Stan Getz, Miles Davis, Carlos Santana.

Ritrovate tutto come sempre sul sito di Disco Club. Free Fall e il jazz di Danilo Di Termini tornano giovedì prossimo.

Blue Morning di Dario Gaggero

Bentornati all'appuntamento con 'Blue Morning', un viaggio nel vasto universo della musica nera in compagnia del sempre vostro Dario Gaggero.
A proposito: avete consigli? Richieste? Fatemi sapere e cercherò di accontentarvi.
Partiamo con uno scatenato rhythm & blues di Tiny Bradshaw, bandleader di estrazione swing che è riuscito a adattare la sua proposta musicale al trascorrere dei tempi e delle mode.
Noto per la versione 'originale' della ultra-coverizzata 'Train Kept A-Rollin'', qui lo sentiamo invece nella altrettanto valida 'Breakin' up the House'.

Passiamo ad una delle mie passioni 'segrete': Eric Sardinas e la sua slide infuocata (letteralmente – cercate i filmati su youtube!). Se la sua stella sembra ultimamente essersi parecchio appannata (ricordo ancora con costernazione il suo ultimo concerto al Raindogs) alla sua comparsa sulle scene sembrava avere quell'energia e quel 'rispetto della tradizione' in grado di dare un guizzo di energia al panorama rock blues.
Questa è la title track del suo primo album, 'Treat me Right' (1999), che vedeva ospiti d'eccezione come Johnny Winter e Hubert Sumlin

Omar Kent Dykes è un veterano della scena blues texana da più di trent'anni, da solo o (più spesso) alla testa dei suoi Howlers.
Dotato di una voce aggressiva ed espressiva in egual misura, si è cimentato qualche anno fa in un apprezzato tributo ad Howlin' Wolf. Adesso ascoltiamo la sua versione di 'Full Moon on Main Street', tratta dall'album 'Southern Style' (1996).

Lanciata da Willie Dixon sulla scena di Chicago alla metà degli anni '60 come sorta di 'risposta femminile' al già citato Howlin' Wolf (il suo primo singolo di successo è stata una versione di 'Wang Dang Doodle') Koko Taylor ha avuto una carriera lunga e interessante, alternando pezzi più vicini al soul e altri che riportano alla mente il classico blues elettrico di marca Chicagoana.
E' il caso di questa 'Hey Bartender', tratta dallo storico album dal vivo 'Blues Deluxe', registrato nel 1980.

Tirate fuori dal cassetto le vostre scarpe da ballo!
E' tornato il momento del rock'n'roll!
Allievo di T-Bone Walker e nativo della Louisiana ecco per voi Rudy Green, con la sua 'My Mumblin' Baby' (1956).
Diciamo che il politically correct non era esattamente di moda, all'epoca...

Tragicamente scomparso a soli 42 anni è stato l'artista che più ha influenzato le successive generazioni di chitarristi blues (magari attraverso l'esempio di Eric Clapton): sto parlando di uno dei tre Re del Blues, e nello specifico di Freddie King.
In un lasso di tempo relativamente breve ha forse regalato al mondo del blues più standard di chiunque altro, con l'ovvia eccezione di Robert Johnson.
Eccovi un'intensissima versione live di 'Have You Ever Loved A Woman'

Facciamo un salto a New Orleans per conoscere uno dei suoi profeti: l'inimitabile Professor Longhair e il suo inconfondibile pianoforte!
Questa è tratta dal suo celeberrimo LP 'Live on the Queen Mary' (1978) che consiglio senza riserve a tutti gli amanti della buona musica.

L'artista italiano che vi segnalo in questa puntata è il bravissimo Francesco Piu.
E visto che abbiamo parlato di Robert Johnson vi propongo un brano dal suo ultimo album, 'Crossing', tutto dedicato ad un'originale rielaborazione del suo canone.
Una scelta coraggiosa ma che ha dato (a mio avviso) degli ottimi risultati.

 Keb' Mo' è uno specialista del blues acustico (e non solo) che ha ben presente la tradizione ma non ha paura di affrontare brani originali di grande bellezza: questa 'Perpetual Blues Machine è per Stefano Espinoza.

Siamo nuovamente arrivati al momento dei saluti.
Vi lascio con un commovente brano soul dalle malcelate influenze gospel, 'Yours until tomorrow' di Irma Thomas.
Ciao,
Dario.

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