Radio Disco Club 65

That's Folk! di Fausto Meirana

Intro. La brutta notizia di oggi è la scomparsa di John Prine, il cantautore americano è stato colpito dal maledetto Covid-19 ed è morto ieri. Chi non lo conosce ancora può cominciare da qui :una malinconica ballata dal suo ultimo disco, The Tree Of Forgiveness; si intitola Summer's End. Spero che la puntata di oggi, dopo questa mesta introduzione, sia d'aiuto.


Buon pomeriggio da Fausto Meirana e da Radio Discoclub65. That's Folk! oggi si occupa delle mancanze giornaliere, ovvero le uscite, la luce del sole, la primavera che ci stiamo perdendo. Così, mentre si preparano con impegno pietanze e playlist, il pensiero è fisso nel prato di fronte, baciato da un sole già caldo e invitante. Più o meno quello che ci racconta James Taylor in Blossom (video bruttino ma assai evocativo).


Torniamo in onda, per così dire, con un maestro della chitarra acustica, uno che potrei inserire ogni volta in scaletta senza stancarmi mai. Il canadese Bruce Cockburn spesso dà spazio alla chitarra acustica, con complessi e ariosi strumentali. Sunrise On The Mississippi è un delizioso omaggio al fiume più musicale degli Stati Uniti. La potete trovare sul disco Speechless del 2005.


Restiamo, in parte, nel Canada di Cockburn. Il brano che segue fa parte del repertorio delle sorelle Kate and Anna McGarrigle, titolari di una decina di album tra il 1976 e il 2005 ; Anna, scomparsa dieci anni fa, era la madre di Rufus Wainwright e moglie del cantautore Loudon Wainwright III. Sole che splende anche qui, nella versione di Sun, Son (Shining On The Water) del countryman californiano Don Henry.


That's Folk! va avanti, o meglio indietro nel tempo, perché un titolo così, in questa playlist casca a fagiuolo... Il popolarissimo Josè Feliciano, con il suo tocco di chitarra inconfondibile, rifà da par suo un classico inciso da oltre cento artisti, da James Brown a Leonard Nimoy, con tutto quel che ci sta nel mezzo. Il titolo è Sunny.


Il prossimo brano di questa scaletta che gioca con il sole e il bel tempo viene da un gruppo, i Family; però il brano che ascolteremo, My Friend The Sun, è una portentosa folk song, che spiccava come un fiore nel disco Bandstand. Un brano perfetto per la voce di Roger Chapman, qui in un registro melodico a metà strada tra Rod Stewart e Peter Gabriel.



I Jayhawks sono anche loro un gruppo, tuttavia i due leader, Gary Louris e Mark Olson, hanno la stoffa da cantautori. La loro Waiting For The Sun (niente a che fare con i Doors, ovviamente) va attribuita a Louris, che la canta ancora sia da solista che con il gruppo, dopo l'abbandono di Mark Olson. La ascoltiamo in un live del 1993 quando il gruppo si godeva il successo di Hollywood Town Hall.


That's Folk! giunge al termine con la canzone che descrive meglio di tutte la felicità che può portare una giornata di sole. Un vero inno alla positività e alla voglia di vivere, uscito dalla penna di George Harrison, Here Comes The Sun. Nel vecchio video che vedremo, Harrison è in compagnia di Paul Simon; assieme eseguono il brano e, se lasciate scorrere, c'è anche una Homeward Bound da brivido. Arrivederci da Fausto, restate qui a Radio Discoclub65, prima con Dario, alle 15 e poi con Antonio, alle 16. Se proprio volete il sole, aprite un po' la finestra (e ascoltate John Prine).


Coda:

 

 

 

Oh Girls! di Ida Tiberio

Cowgirls (in the sand?) e altro ancora


Kathryn Dawn Land, più agevolmente KD Lang, forte tempra e vis polemica acuta ed efficace, viene dal Canada ma i suoi punti di riferimenti musicali sono miglia e miglia lontani dallo stato di Alberta. Al College la ragazza sviluppa un forte interesse per la musica country. In particolare, si appassiona alla breve ma decisiva carriera della grande e sfortunata Patsy Cline, Ben presto, la fascinazione giovanile per le sonorità country si trasforma in una carriera musicale di grande interesse. KD ha una voce intensa e graffiante e scrive canzoni nelle quali riversa le tematiche che più le stanno a cuore. L'omosessualità, i diritti troppo spesso negati, la solitudine e la voglia di riscatto attraversano i testi delle sue canzoni con grande (e ampiamente riconosciuta) efficacia poetica


Ecco un'altra signora del country più innovativo: Nancy Griffith da Seguin, Texas, una piccola città molto vicina all'effervescente vitalità musicale di Austin. Chitarrista di talento, autrice di canzoni che risentono della realtà musicale della sua città d'adozione, Nashville, l'artista americana vanta anche una voce di grande impatto emotivo. A dispetto dei problemi di salute, Nancy Griffith ha realizzato molti album degni di nota (da segnalare la bellissima raccolta


Carla Olson, ancora native texane. Ancora grandi voci femminili. Questa volta il luogo d'appartenenza è proprio Austin, così ricca di locali e di fermenti creativi da diventare, nei decenni scorsi, l'epicentro della musica made in Texas. Carla Olson scrive, produce e pubblica album da quando, giovanissima, si unisce alla band dei Textones. Poi, come in altri casi analoghi, la vocalità sopraffina della giovane musicista suscita l'interesse di artisti di chiara fama. Si trasferisce a Los Angeles e inizia una proficua collaborazione con Gene Clark (co-fondatore dei Byrds, mica roba di poco conto!) e dell'insigne chitarrista Mick Taylor (Rolling Stones, tanto per chiarire la portata del personaggio). Bob Dylan la coinvolge nel video di Sweetheart like you (è lei la bionda e talentuosa chitarrista alla spalle del Maestro) e la carriera di Carla prosegue senza sosta, tra album di debutto in qualità di solista, cover e altre prestigiose collaborazioni


Strano e tristissimo destino, quello di Eva Cassidy. Il giusto riconoscimento al suo notevole talento (del resto, la musica è un tratto saliente della sua educazione familiare) arriva qualche anno dopo la sua precocissima morte. Per anni, l'attività della giovane cantautrice americana si limita ad un unico album registrato in studio e a una lunga serie di esibizioni live (soprattutto nei club di Washington) in collaborazione con il chitarrista Chuck Brown. Per merito di uno dei concerti registrati a Washington (Live at Blue Alley) e all'ottimo lavoro di ricerca della BBC, la voce incantevole di Eva Cassidy esce dai confini della sua città e diventa patrimonio comune. L'album Songbird, una bellissima raccolta di canzoni originali e cover, viene pubblicato postumo ma raggiunge la vetta delle classifiche inglesi.


Figlia ribelle di un reverendo metodista, Tori Amos si accosta alla musica fin dalla prima infanzia. Comincia prestissimo a suonare il pianoforte e il suo virtuosismo è tale da permetterle di vincere una borsa di studio al Peabody Conservatory di Baltimora, uno dei più rinomati d'America. Ma lei passa rapidamente dalla musica classica alla passione per i grandi nomi del rock, primi fra tutti Jim Morrison e Jimi Hendricks. Entra nel circuito discografico alla fine degli anni ottanta, quando i dirigenti della Atlantic notano il talento vocale straordinario e la capacità compositiva della ragazza, eccellente pianista e autrice di grande spessore poetico e sociale importanti .Earthquackes e Under The Pink sono gli album più significativi di un'artista capace di suscitare vaste e profonde emozioni.


L'ora dell'Ignoranza di Diego Curcio

Nuova puntata dell'Ora dell'ignoranza (che dura meno, ora non lo dico più, giurin giurella) e questa volta parliamo di power-pop il genere non genere per eccellenza. Quella roba venuta fuori alla fine degli anni Settanta soprattutto in America, ma anche in Inghilterra, che mescolava il pop alla Beatles (brrr) alle chitarre elettrica punk e new wave (wow!). Quindi dolcezza e ruvidità. Nel nome del rock'n'roll. Uno dei capisaldi del power-pop sono i Beat di Paul Collins. E questa è "Walkig out on love" dal loro capolavoro omoinmo del 1979.

Paul Collins, prima di fondare i Beat, era nei Nerves, band durata il tempo di qualche concerto e una manciata di singoli. Dal loro scioglimento sono nati anche i Plimsouls (di cui parleremo presto) e questa "Hanging on the telephone" è diventata una hit planetaria dopo che i Blondie l'hanno coverizzata.

Abbiamo parlato dei Plimsouls di Peter Case, che era nei Nerves. La band, dopo un primo ottimo album, ha fatto un mezzo botto (senza esagare, però) con il secondo lp uscito per Geffen e intitolato "Everywhere at once" del 1983. Merito soprattutto di questa "A millions mile away", finita anche nella colonna sonora di un film minore, ma molto interessante con Nicolas Cage, "La ragazza di San Diego".

Una delle poche band power-pop inglesi è una super band: i Records. Le melodie sono vellutate e le chitarre morbide ma pulsanti: "Starry eyes" è il loro pezzo più famoso e direi che ve lo cuccate immediatamente.

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I Romantics, in giro dal 1977, belli cotonati e ingiubbottati, sono una band molto ruspante, ma assai interessante. Hanno avuto anche un discreto successo commerciale, a differenza di parecchi altri gruppi power-pop. Erano un po' dei truzzi, ma sapevano il fatto loro. Nel loro primo disco eponimo c'era questo gioiellino, "What I like about you".

Se parliamo di power-pop tra i precursori indiscussi di questo non genere ci sono senza dubbio di Big Star di Alex Chilton, una vera e prorpia leggenda del rock di cui è appena uscita una splendida biografia, che non vedo l'ora di leggere. Hanno inciso tre album magnifici all'inizio degli anni Settanta e nessuno, all'epoca, se li era troppo filati. Poi però sono diventati un vero culto. Anche se Alex dieci anni fa ci ha lasciati. Questa è "O my soul" dal primo disco "Radio city" del 1974.

"Yellow pills" è un altro classicone power-pop. Lo hanno inciso i 20/20 che in soli due dischi sono entrati dentro la storia di questo non genere. Venivano da Los Angeles, se li ricordano in pochi, ma con le loro melodie super sixties e una vena pop invidiabile hanno fatto strage di cuori fra i nerd della musica alternativa (almeno per me è stato così). Se non li conoscete, recuperateli al più presto!

Il primo album dei Rubinoos da cui è tratta questa splendida "I think we're alone now" è del 1977, l'anno del punk, ma sembra uscito dieci anni prima, per gusto e sonorità. Niente chitarre sporche o batterie pestone: sollo coretti batticuore e arrangiamenti deliziosi. Un vero e proprio gioello da non farsi scappare.

Chiudiamo questa punta sui gruppi "essenziali" del power-pop con un gruppo poco conosciuto, ma che a me è sempre piaciuto molto. Parlo degli Zippers, che nell'84 si fecero produrre l'ottimo mini "A six song mini album" (titolo un po' tautologico, lo so) da Ray Manzarek dei Doors (che produceva anche i fantastici X, scusate se è poco...). Questa è "He's a rebel" e noi ci sentiamo venerdì!

 

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