Radio Disco Club 65

BLUE MORNING di Dario Gaggero

Dopo vari inciampi di carattere tecnologico eccomi ritornato tra voi per la seconda puntata di 'Blue Morning'.
Come state? Avete il Quarantena Blues? Qui si cerca di tirare avanti, grazie alla musica.

Per scaramanzia apriamo con un altro classico di Fats Domino,

Dopo l'agrodolce allegria del nostro Fat Man passiamo a qualcosa di più 'heavy':
un'ipnotica Jumper on the Line del grande R.L. Burnside, che probabilmente qualcuno di voi ricorderà per i discussi (e popolari) album di metà anni '90.

We're going back to Louisiana con qualcosa di completamente diverso. Aaron Neville e la sua Hercules,
già in aria di Blaxploitation e con una performance vocale dotata di grande espressività.

'Jungle rule, can't be no fool
Devil is on the loose, no cool
Got your feet, in the sand
Got to be down with the cats around and still got the face the man

Talk about me if you please but I must be Hercules
Hercules
I must be Hercules'

Vi stavate addormentando, cullati dalla soulfulness di Aaron? Ora vi sveglio con uno dei rock'n'roll più
crudi di tutti i tempi,'Tear it Up' del Johnny Burnette Trio. Anni fa l'ho cercato disperatamente e l'ho
pagato un rene. Ora lo trovate anche al supermercato, probabilmente. Ma tanto non ci potete andare che c'è la quarantena.
O tempora, o mores!

E' di nuovo il momento di un classico del blues, per mantenere intatta una parvenza di credibilità.
Questa è 'That's All Right' di Jimmy Rogers, già chitarrista della storica band di Muddy Waters. E c'è
Little Walter all'armonica! Enjoy!

Visto il successo dei brani funk della puntata precedente ho deciso di spingermi in territori inesplorati,
dove solo Gianni Rotella e Massimo P*******e si trovano a loro agio - non è rock, non è funk, non è (ancora) disco: è 'The Jam' della Graham Central Station!

Scioccati? Effettivamente la dose di schizofrenia di questa puntata è parecchio elevata. Del resto vi avevo avvertiti...Torniamo indietro di un 25 anni buoni con il doo-wop carico di doppi sensi dei Sultans, 'Lemon Squeezing Daddy'. Birichini!

Lasciate che vi presenti the Master of the Telecaster, l'inimitabile Iceman, Mr.Albert Collins.
Qui, con il suo capotasto sempre in posizioni impossibili, è dal vivo a Montreux nel 1990.

It's Train Time! Tutti a bordo del 'Down Home Special' con Bo Diddley e il suo fido maracaista Jerome Green. Destinazione: Macon, Mississippi!

E' tornato il momento di ballare. I puristi storceranno il naso, ma come al solito me ne sbatto.
Ad essere sinceri se ci fossero stati dei puristi in ascolto sarebbero già morti d'infarto da un pezzo.
Questa è 'Twist around the clock' di Clay Cole & the Capris (!), colonna sonora del film omonimo. Non l'ho visto, ma mi sa di capolavoro.

Siamo arrivati al momento dei saluti.
Vi ricordo che ci vediamo alle 15 per l'ora del deficiente, connessione permettendo, e
vi lascio con un gospel di Eric Bibb (via Gary Davis) che mi commuove sempre, 'I heard the angels singing'.
A presto, Dario.

L'ora dell'ignoranza di Diego Curcio

Cominciamo questa puntata de L'ora dell'ignoranza (è così che si chiama il programma) con un po' di punk di quello brutto, ma così brutto da essere bellissimo. Sto parlando di quelle band o di quei cantanti che, a fine Settanta, tentarono di cavalcare la moda del punk, nonostante venissero da altre esperienza. Ma in questa puntata ci saranno anche veri punk, magari un po' dementi e demenziali. Ma comunque non solo "impostori". Insomma è un esordio un po' a cazzo di cane (si può dire a cazzo di cane, Gian?)
Bando alle ciance iniziamo con Andrea Mingardi, cantautore blues che insieme ai Supercirus nel 78, in piena "moda" punk si inventò questo classico involontario, pieno di luoghi comuni e amenità varie. La musica in realtà non è niente male... Pus è uno dei miei prezzi preferiti del primo punk italiano.


Ecco una canzone piuttosto insolita e "ignorante", nello spirito del programma. Johnny Boy and the Bookmakers è una band romana nata e morta nel giro di qualche giorno. Ha fatto in tempo però a incidere sto pezzone finito sulla compilation della Hate Records "First italian punk contest". Una miniera di bellezza con Bingo, Temporal Sluts e altre band , soprattutto romane, di schifosissimo e quindi bellissimo punk anni Novanta. Questa è "Rivendicazione"



Uno dei miei gruppi punk del cuore sono i bolognesi Gaznevada. Prima di pubblicare capolavori immortali di musica sintetica e poi virare sempre di più in territori dance, hanno licenziato per la Harpo's Bazaar una cassettina super punk con pezzi folli e velocissimi al limite del demenziale. Questa è "Criminale". Capolavoro


Plastic Bertrand è belga e somiglia un po' a Solange. A metà anni Settanta suonava già la batteria in un gruppo proto punk. Poi nel 77 se n'è uscito con questa hit "solista", secondo me favolosa, che è stata anche stracoverizzata. Pure dai Sonic Youth. Il problema è che a cantarla non era veramente lui, ma un altro... una cosa moooolto punk. Ecco "Ca plan pour moi":


Il punk non è l'unico genere di musica che ascolto. Lo so che questa rivelazione vi sconvolgerà ma mi piace anche il glam. Soprattutto quello più ignorante - ma dai? - e casereccio (il junkshop glam, tanto per dire). Questa "Gulliver" di tal William è un must del genere. Glam in italiano, registrato probabilmente in una vecchia balera. L'ho scoperto sulla compilation Glamorama 1


Un altro "capolavoro" del primo finto punk italiano è il 45 giri degli Incesti - che nome puuuunk - uscito nel 77 e intitolato, guarda caso, Punk Rock. Di punk naturalmente non c'è quasi nulla, a parte il nome. Ma il rock'n'roll telefonato di questa canzone mi fa sempre molto ridere.


E torniamo alla Francia ma restiamo in ambito "fake punk" con "Silex Pistols" delle Too Much. Di questa band, direi di ragazze, non so quasi nulla. A parte il fatto che sbagliano - forse a posta - il nome dei Sex Pistols. La canzone l'ho trovata nella compilation "Bingo" della Born Bad Records, presa direttamente nel loro negozio in un viaggio a Parigi. E' una raccolta dedicata proprio al punk fasullo francese di fine settanta. Un disco insuperabile e... ignorante.

Questo pezzo arriva ancora una volta da Glamorama 1. Sta volta il tizio, David Warner, è inglese e la canzone si chiama "Whinzz Kids". Secondo me è un brano superbo, stramelodico e zuccheroso. Forse c'entra poco con sta puntata ma volevo metterlo.


Chiudo, forse un po' in anticipo, ma devo ancora tararmi, con un altro classicone del primo punk italiano: "Sei in banana dura" dei Windopen. Solo il titolo meriterebbe il premio Ora dell'ignoranza. Era uscito nella serie dei singoli sul nuovo rock italiano ("Rock 80") della Cramps. Quella stessa serie in cui comparivano i miei preferiti... i Dirty Actions...

Sono stati 27 minuti intensissimi. Alla prossima ignorantazzi/e!!!!

La musica di Antonio fra acqua santa e demonio di Antonio Vivaldi

Signore, signori e inbetweens, buon pomeriggio da Antonio Vivaldi (quello vivente).
Il titolo completo di questo programma è "La musica di Antonio fra acqua santa e demonio". Ovvero suoni che paiono gentili ma nascondono increspature e inquietudini. Tutti i pezzi proposti sono di pubblicazione recente (2019-2020) tranne l'ultimo. Ma non precorriamo i tempi...

Tanto per essere strutturati, cominciamo... dalla fine, ovvero dall'ultimo disco da me comprato da Discoclub prima della temporanea chiusura (sto preparando la lista di quelli da ordinare all'apertura). In Traditional Techniques l'ex Pavement Stephen Malkmus si trasforma – bene - in psych-folker.



Dopo un periodo sfuocato Bonnie "Prince" Billy (fra gli eroi di Discoclub) recupera incisività e persino una qualche serenità con l'album I Made a Place.


Una triste perdita del 2019 è stata quella di David Berman (ricordate i Silver Jews?)i che dopo un lungo silenzio aveva inciso un gran bel disco a nome Purple Mountains. Poteva essere un nuovo inizio...


Uscito sul finire dell'anno scorso, 2020 di Richard Dawson è album piuttosto apocalittico e, a giudicare dal titolo, parecchio presciente. Dovrebbe essere folk, ma l'attacco mi sa che piace soprattutto ai fan degli Scorpions.


Maestro del rock d'autore con i Go-Betweens, anche da solista Robert Forster si propone sapiente, elegante e ironico.


Countless Branches, terzo album del ritorno da un pluridecennale silenzio di Bill Fay, è anche il suo più bello. Canzoni da una stanza, per citare Leonard Cohen, ma con un filo di ritmo in più potrebbe essere un classico alla Van Morrison.


Per finire, un pezzo che non c'entra alcunché con i precedenti per suono e data di pubblicazione, ma ci consente di parlare della bella antologia "1969-1971 Rock Dreams on 45", a cura di Jon Savage, forse il miglior giornalista rock degli ultimi 20 anni. Secondo Savage nel video di questo pezzo dei Jethro Tull la mimica facciale di Ian Andersonanticipa Johnny Rotten. E ha ragione. A risentirci venerdì, ma rimanete 'tunati' con Radio Discoclub65 che cose belle se ne ascoltano sempre. Persino il jazz.

 

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