Radio Disco Club 65

Oh Girls di Ida Tiberio

Sweet girls, sweet voices


Natalie Merchant. Apprezzabile band, quella dei Ten Thousand Maniacs, alternativi quanto basta per attirare l'attenzione degli studenti più "evoluti" (anche se non sono esattamente una College Band), legati alla cultura musicale americana al punto da piacere anche ai più tradizionalisti. Per oltre un decennio, il fulcro creativo dei Maniacs è lei: Natalie Merchant, delicata front woman, autrice della quasi totalità dei testi e voce soave e armoniosa della band. Abbandonato il gruppo, Natalie si dedica alla propria carriera discografica e ad alcune collaborazioni di primordine. Alcuni nomi? Tracy Chapman, David Byrne e Peter Gabriel. Niente male, eh?



Margot Timmins. Dal Canada giunge la blanda e rarefatta sonorità dei fratelli Timmins, ovvero i Cowboy Junkies. Appassionati fruitori di musica (dal folk alternativo ai Velvet Underground) i Junkies devono molto alla voce tenue ed evanescente di Margot. Senza dubbio una voce molto particolare, piuttosto impalpabile ma non priva di una sottile inquietudine. Il loro primo album, Trinity Session offre una cover davvero rivoluzionaria di Sweet Jane. Pare che Lou Reed abbia apprezzato molto e a noi non resta che ascoltarla



Maria Mckee. In perfetto equilibrio tra  musica delle radici e suggestioni country alternative, i californiani Lone Justice non sfuggono all'attenzione di uno dei discografici di punta degli anni '80, David Geffen. Anche in questo caso, la voce intensa e melodiosa della "band-girl" fa la differenza. Maria è bella e sa stare sul palco sfoderando un connubio di grinta e dolcezza davvero speciale. Un paio di album di successo e la forza creativa dei Long Justice tende ad esaurirsi. Ma la vocalità di Maria Mckee non cade nell'oblio.


Sinéad O'Connor da Dublino, secondo nome: Bernadette. Quanto la religione cattolica abbia influito sullo sviluppo della sua fragile personalità è cosa nota, così come le dinamiche familiari tutt'altro che rassicuranti. La musica sembra una preziosa ancora di salvezza per questa inquieta e geniale ragazza che, a soli 14 anni, scrive uno dei maggiori successi del gruppo irlandese In Tua Nua, Take my Hand. Poi il trasferimento a Londra, la pubblicazione di The Lion and the Cobra, il successo inaspettato e irruento, l'interpretazione memorabile di Nothing Compares to You di Prince. Da qui parte una sequenza ininterrotta di episodi e di gesti sfacciatamente aggressivi e provocatori. Sinéad è una delle voci femminili più affascinanti degli ultimi decenni, il suo talento è ampiamente riconosciuto ma la sua vita è ormai fuori controllo. Accusa, stigmatizza, riversa rabbia e ostilità, si sente, a torto o a ragione, abbandonata e tradita. Eppure "nessuno è paragonabile a lei" quando si tratta di cantare le emozioni più profonde. Anche quelle più devastanti.

Tracy Chapman. L'angolo del ricordo anche stavolta? Beh, se esagero fatemelo sapere! E' l'8 settembre del 1988 e allo Stadio Comunale di Torino è in scena il celebre Human Rights Tour. Sul palco sale una ragazza afro-americana piccola e goffa. Sembra quasi intimidita dalle gigantesche personalità che la accompagnano in quel viaggio sotto l'egida di Amnesty International. Springsteen, Sting , Peter Gabriel sono delle star planetarie e lei giovane esordiente. Ma quando imbraccia la chitarra è un incanto; gli spettatori che gremiscono gli stadi restano ammutoliti dalla bellezza di quella voce aspra e potente e dalla profondità delle parole di quella giovane antropologa prestata alla musica.


Free Fall di Danilo Di Termini

Giovedì 2 aprile e anche oggi alle 14 ha inizio Free Fall – Jazz in caduta libera, la trasmissione che Radio DiscoClub65 dedica alla musica afroamericana grazie all'abnegazione e alla competenza della mia modesta persona e cioè Danilo Di Termini. Espletate queste penose formalità vi ricordiamo che potete ritrovare le puntate precedenti sul sito di Disco Club oppure su Spotify alla pagina del sottoscritto.
In questa puntata ascolteremo: Shabaka And The Ancestors, Tony Williams, Miles Davis, Chet Baker, Dizzy Gillespie, Mavis Staples.

Cominciamo con il primo brano di oggi tratto da un disco uscito da pochi giorni: si tratta del secondo album dell'ensemble Shabaka And The Ancestors, guidato dal sassofonista inglese originario delle Barbaods Shabaka Hutchings. La sua è una musica caratterizzata da un tessuto sonoro molto ricco, con evidenti influenze di spiritual-jazz alla Pharoah Sanders e poliritmie caraibiche. Ma nel brano che ascoltiamo oggi si sente molto anche l'influenza del jazz sudafricano (che negli '70 fece di Londra la sua seconda patria); anche perché il disco è stato interamente registrato a Johannesburg e Cape Town.
Il gruppo è formato oltre che dal leader ai sax, da Mandla Mlangeni alla tromba, Mthunzi Mvubu sax alto, Nduduzo Makhathini piano elettrico, Thandi Ntuli piano, Ariel Zamonsky basso, Tumi Mogorosi batteria, Gontse Makhen percussioni e Siyabonga Mthembu alla voce. Il disco - una meditazione sulla specie umana in via d'estinzione – si intitola We Are Sent Here By History. Ascoltiamo The Coming Of The Strange Ones


Ieri purtroppo è giunta la notizia della scomparsa di Wallace Roney; aveva solo 59 anni ed è morto per complicazioni dovute al maledetto Corona Virus. Roney aveva cominciato, come molti, con i Jazz Messengers di Art Blakey succedendo a Terence Blanchard..
Poi c'era stato l'ingaggio con Tony Williams in una formazione dei suoi Lifetime che comprendeva Bill Pierce al soprano, Mulgrew Miller al piano, Ira Coleman al contrabbasso oltre al leader Tony Williams alla batteria. Ricordiamolo con Sister Cheryl dal vivo a New York nel 1989.


Restiamo ancora un momento sulla figura di Wallace Roney: la grande notorietà gli arrivò quando Quincy Jones - che aveva arrangiato Sketches of Spain e Porgy and Bess, per farli risuonare a Miles Davis dal vivo a Montreux - arruola Roney per suonare gli assoli di tromba nelle prove. Miles insiste per volerlo insieme a lui sul palco. Quest'episodio lo potrete trovare anche raccontato nel recente film Miles Davis: Birth of the Cool che trovate su Netflix. Vi facciamo vedere un estratto da quel concerto dell'8 luglio 1991 dove però Roney resta in panchina; in compenso suona il divino Miles che sarebbe scomparso di lì a pochissimo tempo. Insieme a lui un giovane kenny Garrett al sax alto.
Miles Davis - Summertime



Da un gigante della tromba a un altro e cioè Chet Baker. Lo abbiamo già ascoltato nella scorsa puntata ma sempre in situazioni in cui divideva il palco. Per il Record Store day era annunciata l'uscita di un documentario su di lui girato da Bertrand Fèvre in uno studio parigino nel novembre del 1987 (Chet sarebbe scomparso di lì a qualche mese). Per adesso cercando in giro non c'è traccia del documentario, ma ovviamente essendo il record Store Day rimandato al 20 giugno confidiamo che sia rimandata anche l'uscita del DVD accompagnato da un libro, pare bellissimo.
Ma sentiamo come suonava Chet in quell'anno con un estratto da un concerto tenuto a Tokyo il 14 giugno 1987 insieme a Harold Danko (p), Hein van de Geijn (b), John Engels (d). Il brano si intitola Arborway ed è scritto dal musicista brasiliano Rique Pantoja, un pianista con cui Chet aveva inciso un disco nel 1980 quando faceva parte del Quartetto brasiliano Boto e un altro album uscito proprio nel 1987.


Ancora un trombettista, anzi uno degli indiscussi re dello strumento e cioè Dizzy Gillespie. Insieme a Louis Armstrong è stato forse colui che ha innovato di più dal punto di vista musicale, ma così come per Satchmo alcuni suoi atteggiamenti considerati troppo disimpegnati non lo fecero benvolere da certa critica... Ne parleremo ancora, intanto ascoltiamolo con il suo quintetto insieme a James Moody (sax alto) Kenny Barron (piano), Christopher White (contrabbasso) e Rudy Collins (batteria)
No More Blues!


A proposito, visto che siamo in anno di elezioni americane, ricordiamo che nel 1963 Dizzy si candidò alle presidenziali con tanto di programma elettorale che prevedeva che la Casa Bianca avrebbe cambiato nome, diventando The Blues House (Casa del Blues). Aveva già assegnato alcune cariche, tra cui Duke Ellington: Ministro dello Stato, Louis Armstrong: Ministro dell'Agricoltura, Max Roach: Ministro della Difesa, Charles Mingus: Ministro della Pace, Malcolm X: Procuratore Generale, Ella Fitzgerald: Politiche Sociali, Ray Charles: Direttore della Biblioteca del Congresso, Mary Lou Williams: Ambasciatrice al Vaticano, Thelonious Monk: Ambasciatore "in viaggio" e Miles Davis Capo della CIA!
La candidatura di Gillespie rimase a metà tra lo scherzo e una cosa seria anche se non si concretizzò effettivamente: di certo dal palco del Festival di Monterey il 21 settembre, Gillespie annuncia: "Voglio essere il prossimo Presidente degli Stati Uniti d'America, perché ce ne serve uno!". In programma quella sera "Salt Peanuts", uno dei grandi classici del Bebop: le parole del ritornello, intonate per l'occasione dal cantante Jon Hendricks, si trasformarono da "Salt Peanuts! Salt Peanuts!" a "Vote Dizzy! Vote Dizzy!" seguite da "You want a good president who's willing to run, You wanna make government a barrel of fun"
Esiste un disco di quella serata, si intitola Dizzy For President, la formazione è la stessa del brano precedente con l'aggiunta ovviamente di Jon Hendricks alla voce



Il 28 agosto 1963, cioè pochi giorni prima del concerto che abbiamo appena ascoltato, si teneva la celeberrima marcia a Washington al Lincoln Memorial, nell'anno in cui ricorreva il centenario della Proclamazione di Emancipazione che aboliva la schiavitù degli afroamericani, decreto promosso e firmato dal Presidente Lincoln. È la famosa marcia del discorso I Have A Dream di Martin Luther King. Il reverendo sarebbe stato assassinato a Memphis il 4 aprile 1968; così sabato prossimo buona parte delle scelte musicali saranno dedicate proprio a Martin Luther King. E come ultimo brano, un'anticipazione di quella che sarà la puntata con Mavis Staples che in Livin' on a High Note, l'album del 2016 registrato con la produzione di Jeff Tweedy dei Wilco incide MLK Song: : «La prima volta mi è venuto da piangere, non sono riuscita a finire la take mi sentivo soffocare. Cantavo e vedevo Martin Luther King».

Prima di ascoltarla vi ricordo che come sempre ritrovate sul sito di Disco Club tutta la puntata immediatamente dopo la fine della trasmissione.
In questa puntata di Free Fall con Danilo Di Termini sono stati con noi Shabaka And The Ancestors, Tony Williams, Miles Davis, Chet Baker, Dizzy Gillespie, e appunto Mavis Staples con MLK Song.

 

 

 

Blue Morning di Dario Gaggero

Ben ritrovati ad un'altra puntata di 'Blue Morning' e ad un altro viaggio nella musica nera di tutte le fogge (o quasi).
Oggi partiamo con l'unico 'King' che abbiamo sinora trascurato: Albert King!
Ha iniziato la sua carriera nel mondo della musica come batterista (tra gli altri per Jimmy Reed) ma ben presto si è affermato come chitarrista, cantante ed autore di altissimo livello - come testimoniano i suoi fortunati dischi su etichetta Stax.
Questa è la sensuale 'I'll play the blues for you', del 1972.



Oggetto di cover da parte dei primi Rolling Stones e (anche se non ufficialmente) dei primissimi Who, Slim Harpo è stato uno dei protagonisti dello stile swamp blues della Louisiana, sfruttando la sua pungente armonica e la sua voce nasale per affascinanti brani dal ritmo cadenzato e 'paludoso'.
Ecco la sua celebre 'I Got Love If You Want It'



Aynsley Dumbar è stato decisamente attivo sulla scena rock internazionale: ha mancato per un soffio la possibilità di diventare il batterista della Jimi Hendrix Experience e ha suonato – tra gli altri - con John Mayall, Jeff Beck, Eric Burdon, Frank Zappa, Journey e Jefferson Starship. Non deve avere un carattere facile, visto che ha rotto i rapporti praticamente con tutti...
I dischi dei suoi Aynsley Dunbar Retaliation (la 'rappresaglia' era nei confronti di John Mayall, reo di averlo cacciato dai Bluesbreakers) sono dei gioiellini di rock blues ingiustamente sottovalutati.
Tratta dal loro album 'To Mum, from Aynsley And the Boys' (1969), questa è: 'Run you off the hill'.



Tratto dallo storico album 'Live at Bill Graham Fillmore West' che vedeva coinvolti tutti i nomi più importanti della 'nuova generazione' di bluesmen bianchi degli anni '60 (Mike Bloomfield, Mark Naftalin, Nick Gravenites...) un divertente brano soul cantato dal batterista e percussionista Bob Jones



La Texana Carolyn Wonderland è recentemente salita agli onori delle cronache come prima chitarrista di sesso femminile nei Bluesbreakers di John Mayall. Anche se la 'sponsorizzazione' di un nome storico è sempre importante i suoi dischi (e filmati come quello che vi metto ora) testimoniano che è assolutamente in grado di camminare con le sue gambe.



Per il consueto spazio dedicato ai musicisti italiani ho deciso oggi di parlarvi di uno dei veri pionieri del blues nel nostro paese, che purtroppo non è più tra noi. Sto parlando di Roberto Ciotti - indimenticato interprete di brani come questa 'Super Gasoline' tratta dal quasi omonimo LP 'Super Gasoline Blues' pubblicato dalla Cramps nel 1978.



È tornato il momento del rock'n'roll più bizzarro, di quello che piace a me. Questo è Mickey Lee Lane con la sua 'The Zoo'. Pronti a ballare?



Noto inizialmente come sideman (ha suonato su dischi di Billy Boy Arnold, Otis Rush e Magic Sam) Mighty Joe Young si è affermato come leader all'inizio degli anni '70 con gli album su Delmark e Ovation, grazie al suo chitarrismo misurato e a convincenti doti interpretative.
Qui avete una sua interessante versione dal vivo di 'Baby, please'.



Oltre ad aver suonato nei Roomful of Blues (e in seguito nei Fabulous Thunderbirds) Duke Robillard ha coltivato una carriera solista di tutto rispetto, all'insegna del suo stile eclettico, spesso alternando album di blues più classico ad altri orientati verso lo swing.
Questa 'I still love you baby' è tratta dal suo album 'Duke's Blues', del 1996.



J.B. Lenoir è stato tra i pochi bluesmen della sua epoca ad aver affrontato anche temi di attualità politica e sociale senza mezzi termini. Dotato di una voce acuta e limpida e di uno stile pacato (spesso in contrasto con i suoi sgargianti abiti di scena) è morto a soli 38 anni defraudando il mondo della musica di un artista di grande valore. Questa è una sua storica interpretazione di 'Alabama Blues'.


Chiudiamo con un brano un po' diverso dal solito.
Fautore di un'originale e virtuosistica proposta elettroacustica Monte Montgomery è un chitarrista i cui lavori sono un mélange di vari stili, non necessariamente legati al blues. Eccovi una sua interessante versione di 'Soul of a man' di Blind Willie Johnson.
Vi auguro una buona giornata.
Alla prossima puntata,


Dario.

 

Login