Radio Disco Club 65

That's Folk! di Fausto Meirana

Benvenuti alla quarta puntata di That's Folk! Con Fausto Meirana. Il primo brano è del cantautore irlandese Damien Rice (per lui soli tre dischi in dicotto anni, ma un grande seguito di pubblico) Il brano che sentiamo è la cover di un brano dei Radiohead, la famosa/famigerata Creep.


Prima di Bon Iver (quello di adesso) ne esisteva uno meglio allineato con il tema di That's Folk! ovvero l'uomo con la chitarra; il suo primo disco For Emma, Forever Ago non comprendeva quasi altro e andava bene così... Il titolo del brano è Skinny Love.



Ricordiamo ora Phil Ochs, il tormentato songwriter che forse voleva essere Dylan, forse Elvis; ascoltiamo la sua Changes, uno di brani più belli del suo repertorio, in un video imperfetto che si fa notare per la performance impacciata, il microfono troppo in basso e il posizionamento infelice sui titoli di coda di un programma televisivo.

Dick Gaughan, il folksinger scozzese, ripropose una canzone di Ochs, quel toccante testamento che è When I'm Gone. Anche qui Gaughan tocca lo stesso tema, l'impegno politico nelle canzoni come dovere verso chi soffre e non ha voce. Il titolo è A Different Kind Of Love Song.



That's Folk! Continua con Stan Ridgway l'ex leader dei Wall Of Voodoo. Nonostante la preminenza dell'elettronica nella sua discografia, Black Diamond fu un disco praticamente acustico e pieno di omaggi al folk. Luther Plays Guitar omaggia il suono
Della band di Johnny Cash e il suo chitarrista Luther Perkins.



Per molto tempo Billy Bragg ha imbracciato la chitarra elettrica, raccontando l'Inghilterra ai tempi della Thatcher, gli scioperi dei minatori e la lotta di classe. Poi ha cantato le canzoni ritrovate di Woody Guthrie con Jeff Tweedy e i suoi Wilco. Ma ha sempre avuto una passione per gli Smiths, di cui ha eseguito molti brani, questa è Back To The Old House.



Dall'Inghilterra all'Irlanda, con Glen Hansard. In questa bella prova solista possiamo vedere la chitarra più malridotta di tutti i tempi, zappata e bucata dalla feroce energia che Hansard manifesta sul palco. Il brano che sentiamo, al contrario, è piuttosto tranquillo e si chiama Her Mercy.



That's Folk! si sposta negli States in compagnia di un artista molto considerato, ma forse sopravvalutato. Riley Walker è un chitarrista dotato, cantante sufficiente ma non eccelso, compositore a corrente alternata. Tuttavia l'insieme spesso funziona, come qui in The Halfwit In Me.



L'ultimo brano della puntata odierna di That's Folk! appartiene alla prima parte della carriera di Leonard Cohen, quando era ancora la chitarra ad accompagnarlo. Non è neanche un suo brano, The Partisan, ma lo ascoltiamo come un augurio, visto ci ricorda che presto arriverà la libertà... Ma ancora prima a Radio Discoclub65 arriverà Dario, con l'ora del deficiente. Un saluto da Fausto Meirana.


 

Oh Girls di Ida Tiberio

Oggi parliamo di Band-girls
Ecco un "wild bunch" di ragazze che hanno dato lustro alle band d'appartenenza come (e in qualche caso più) dei ragazzi.


Nico. No, in questo caso non è uno stereotipo: Christa Paffgen, da Colonia, in arte Nico, è davvero un concentrato esplosivo di genialità, sregolatezza e caparbia volontà d'affermazione. E' stata modella di successo (certo, con la sua bellezza altera dev'essere stato un gioco...da ragazze) e poi attrice richiesta da registi come Lattuada e Fellini. Poi l'incontro con Andy Warhol e l'inizio di un periodo newyorkese di cui conserverà ricordi non sempre positivi. I fermenti creativi della Factory le sono congeniale e Warhol ritiene che la bellezza e vocalità cupa e inquieta della giovane tedesca possano dare slancio e visibilità al primo album dei Velvet Undegound, la band di Lou Reed e John Cale di cui lui è produttore. Ma i rapporti tra Nico e il resto della band non sono idilliaci. Lei lascia la band per dedicarsi a una proficua e intensa carriera solistica, prima di essere travolta dalle vicende più oscure della sua tormentata esistenza


 

Grace Slick. Ed eccoci al cospetto di una delle "Californian girl alternative" più celebri della storia del rock. Grace Slick è la front-woman dei Jefferson Airplane e dei Jefferson Starship. Ha una bella voce, un'invidiabile presenza scenica e una grande disponibilità ad immergersi senza incertezze nella contro-cultura degli anni sessanta, di cui diventa una fiera e indiscussa protagonista. L'incantevole e illusoria bellezza del trinomio "peace, love and music" parte dalla California e dilaga in tutto il mondo. Grace e I Jefferson non si fanno trovare impreparati. La mitica "Summer of love" del '67 li coglie al posto giusto: nella Haight-Asbury di San Francisco, intenti a sperimentare una vita comunitaria e alternativa. Tra un turno di registrazione e svariati esperimenti lisergici.


 

Stevie Nicks. Beh...sembra che la bellezza femminile sia un requisito se non richiesto, quanto meno molto apprezzato nel magmatico mondo del rock! Che dire della fascinosa artista americana Stevie Nicks, che i britannici Fleetwood Mac vogliono nella loro band, insieme al di lei marito, il batterista Linsday Buckingam. Il grande successo, nonostante le tensioni che proprio in quel periodo agitavano le due coppie della band (l'altra è quella formata da Christine e John Mac Vie) arriva nel '77 con Rumors, uno degli album piò venduti nella storia del rock.


 

Elizabeth Fraser. Inappuntabile vocalist dei Cocteau Twins, Liz possiede il timbro vocale giusto e le competenze musicali necessarie per rendere più efficaci le atmosfere elettroniche e "darkwave" (ma questa è solo semplice e zoppicante definizione, prendetela per quello che vale) della band. L'eclettica artista inglese collabora con nomi di primo piano della scena musicale britannica (non ultimi i Massive Attack e Peter Gabriel) e col compianto Jeff Buckley. Inoltre si dedica ad una carriera solistica non particolarmente fortunata.


 

Tracy Thorn. Un connubio davvero affascinate, in perfetto equilibrio tra folk e sonorità indie, quello degli Everything but the Girls. La band inglese consta di due elementi: il chitarrista produttore e speaker radiofonico Ben Watts e la bassista e vocalist di talento Tracy Thorn. Il percorso artistico della coppia (che è tale anche nella vita) raggiunge vette compositive altissime soprattutto negli anni ottanta ma prosegue per un lungo periodo. Poi Tracy collabora con i Massive Attack (anche lei!) e pubblica (con alterne fortune) alcuni album da solista


 

Dolores O'Riordan. E' consentita una parentesi dedicata alla commozione? Se lo è, ne approfitto. Anzi, a pensarci bene penso che approfitterò in ogni caso. Quella di Dolores O'Riordan è la storia di una ragazza irlandese di rigida educazione cattolica. Ha una voce incantevole, delicata eppure terribilmente intensa che diventa il tratto distintivo della sua band, i Cranberries. E' famosa e ammirata, il suo talento è ampiamente riconosciuto. Eppure, la sottile linea di demarcazione tra equilibro e instabilità comincia presto a logorarsi. Abbandona la band per qualche anno, poi riprende il ruolo che le spetta fino al gennaio del 2018, quando viene trovata senza vita in una camera d'albergo, a Londra. Era attesa la mattina successiva in studio di registrazione. Di quella voce limpida, di quella sensibilità inquieta, io sento la mancanza.

 

 

Coverlandia di Gian


Continuiamo il viaggio nel nostro paese delle cover.
Negli anni sessanta la trasmissione più seguita alla tv era senz'altro Canzonissima, una gara tra i cantanti che durava più di tre mesi per decretare la più bella canzone italiana di quell'anno. Era abbinata alla lotteria Italia e terminava il giorno dell'Epifania.
Nel 1968 la vinse Gianni Morandi con questa canzone


 

Italianissima. Siamo sicuri? Direi di no. Sentite


 

Eleonora, nelle sue diverse sfumature, è una ragazza che ha avuto successo nei titoli delle canzoni, oltre ai Turtles basta pensare alla più famosa Eleanor Rigby, in Italia le hanno dedicato una canzone i Dik Dik

 

 

Sì, ma non era l'originale nemmeno questa. E' una canzone della Band di Dylan e non è dedicata a Eleonora ma parla di una certa Fanny. Sentitela


 

I Dik Dik sino stati tra i primatisti in quanto a cover. Il loro maggiore successo è senz'altro Senza luce, nel 1967 è rimasto parecchie settimane in vetta alla Hit Parade, il testo in italiano, manco a dirlo, è di Mogol.


 

Ma l'originale è stato un successo mondiale dei Procol Harum, l'indimenticabile A Whitre Shade of Pale


 

Beh, bisogna ammetterlo, c'è un tantino di differenza.
Procol Harum, parliamo di loro. Non sono pochi i pezzi coverizzati in italiano, l'altro più famoso è Homburg, italianizzato dai Camaleonti con L'ora dell'amore. Ma c'è una loro canzone che quelli che erano ragazzini negli anni settanta non si sono dimenticati, era la sigla di Avventura per la TV dei ragazzi. Ve la ricordate?



Una delle versioni italiane (tutte con testi e titoli diversi) era dei Beans. Il titolo era simile all'originale, tutto il resto no, a incominciare dalla copertina del 45giri con la loro foto (sembrano dei concorrenti della Corrida di Corrado), all'interpretazione (no comment).

 

 

Leggermente più vecchio un altro programma della TV dei ragazzi, Chissà chi lo sa (ero ragazzino anche io!). Anche questo aveva una bella sigla intonata al nome del quiz (riservato alle scuole medie), la Verde Stagione con Milioni di domande

 


Sicuramente meglio dei Beans, ma ci voleva poco. Ed ecco l'originale dei Moody Blues, altro gruppo inglese ampiamente saccheggiato dai coverizzatori italici. Ecco alcuni titoli: Go Now, He Can Win, And My Baby's Gone, Melancholy Man, Every Day, Stop Stop, Can't Nobody Love You, House Of Four Doors, appunto Question...

 

 

...e ovviamente la più famosa fatta un po' da tutti

 

 

La versione italiana più famosa rimane quella dei Nomadi, che per anni sono vissuti di cover in aggiunta ai pezzi di Guccini.


 

Anche per questa sera può bastare. Vado a leggere. Il Simenon di giovedì scorso, Il signor Cardinaud, mi ha piacevolmente sorpreso per il finale (su anobii gli ho dato 5 stelle). Ora sono alle prese con Graham Greene. Perché alle prese? Perché mi sono lanciato nella lettura dei due Meridiani con l'opera completa dello scrittore inglese, il primo l'ho finito (1794 pagine), del secondo (1700 pagine) me ne mancano ancora 140. La sosta coronavirus mi aiuterà a finirlo...
Da quasi tutti i romanzi di Graham Greene sono stati tratti dei film, Un americano tranquillo, Il nostro agente all'Avana, Il fattore umano (quello conclusivo della mia fatica), Il console onorario e altri. Di Il terzo uomo, vi propongo sotto un pezzo musicale.


 

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