Radio Disco Club 65

Heavy Metal Parking Lot di Dario Gaggero

Bentornati a Heavy Metal Parking Lot, il programma per metallari di ogni età che vi terrà compagnia per la prossima ora e mezza con un viaggio nel mondo dell'hard & heavy in tutte le sue sfumature, dai Bon Jovi ai Gorgoroth.
Nella puntata di mercoledì mi avete dato sddisfazione sommergendomi di rrichieste e dediche.
Bravi!
(ora che ci penso...non è che le richieste le fate solo perché vi fa c****e quello che metto io?)
Partiamo con un super classico dei Rainbow.
Dal vivo a Monaco nel 1977 con 'Kill the King'!



Partiamo secchi con le dediche: Tiziana ci ha chiesto 'An Irish Pub Song' degli australiani Rumjacks, tratto dal loro 'Gangs of New Holland' del 2010.



Continuiamo con un classico della malvagità in musica: 'Into the Coven' dei Mercyful Fate, dal loro fondamentale 'Melissa' (1983)


 

Anche se il mio computer di stagnola cerca di sabotarmi in ogni modo io continuo imperterrito con le dediche.
Questa dei My Dying Bride è per il Master Panzer in persona:


 

...e questa è per il suo degno compare Michele Massari, dal capolavoro omonimo dei Savatage.
p.s.: voci di corridoio dicono che Michele stia ingurgitando più calorie possibile in questo periodo di quarantena nella speranza di essere ammesso ufficialmente nella Panzer Division.
Riuscirà nel suo intento? Il Panzer Master è scettico...


 

Fioccano le richieste! Bravi, continuate così.
Questa 'The Sentinel', dal classico 'Defenders of the Faith' (1984) dei Judas Priest è per Stefano Espinoza.


 

Un'altra richiesta da parte di Tiziana: dal loro 'Clayman' (2000) il videoclip di 'Only for the Weak' degli In Flames.


 

Questa è per mio cugggino Diego Polotti!
'Chains and Leather' dei Running Wild, dal loro 'Death or Glory' (1989)

Visto che questa puntata non ha ancora visto picchi di melodia o di violenza Michele Massari ha pensato bene di richiedere 'Blashyrkh (Mighty Ravendark)' degli Immortal, dall'album 'Battles in the North' del 1995.


 

I nostri ascoltatori sembrano avere una certa predilezione per il metal teutonico.
Giuliano Tizza ci ha chiesto 'Metal Heart' degli Accept. Eccola!


 

Per controbilanciare gli Immortal vi beccate i Quiet Riot dal vivo all'US Festival '83 con la loro classica 'Metal Health' (piaciuto il riferimento al brano di prima?)


 

E' tempo di un'altra richiesta del Master Panzer. Stavolta sono i Paradise Lost con la loro 'As I Die' (1992)


 

Facciamo un passo indietro nel tempo con il videoclip di 'Can't get enough' dei Bad Company (1974)

 

 

Un'altra richiesta raffinatissima di Stefano Espinoza: questo è il video di 'Carry On' dei Manowar!

 

 

Un altro brano per Diego Polotti (che mi ha subito bacchettato per un errore inerente alla nostra lontana fanciullezza...): 'Girls Girls Girls' dei Motley Crue.

 

 

Siamo arrivati ai saluti. Chiudo con un grande classico da 'sabato al circolo' (chi ha orecchie per intendere, intenda...) tratto dalla storica VHS 'Cliff'em all', consumata in gioventù.
Ci vediamo mercoledì sera con una nuova puntata.
Dario.

 

That's Folk di Fausto Meirana

Ciao a tutti da Fausto Meirana e da Radio Discoclub65. La nuova puntata di That's Folk! è un omaggio a Bob Dylan. Celebriamo l'uscita a sorpresa di Memory Most Foul, il brano inedito sull'omicidio di JFK, con una tracklist di brani dello "Zio Bob" interpretati da altri artisti: iniziamo con il giovane fenomeno Ed Sheeran e una versione pulita pulita di Don't Think Twice It's All Right.


Proseguiamo con una sorpresa, un brano dei più ruffiani dell'ultima parte della carriera di Dylan: Make You Feel My Love; era su Time Out Of Mind e l'hanno rifatta in molti, Billy Joel, Adele, Neil Diamond. Ma che David Bowie se ne fosse impossessato, in effetti, non lo sapevo, il brano sembra un demo, forse una registrazione casalinga. Intensa e fragile.



That's Folk! Continua con il misconosciuto chitarrista di origine Hawaiana John Cruz. Con uno stile deciso alla chitarra acustica e una buona performance vocale impone un suo passo ad una canzone difficile e criptica come Jokerman, tratta dal tostissimo Infidels.


Nel film cult The Big Lebowsky c'è questa canzone di Dylan, The Man In Me un brano tratto, se non erro, da New Morning; la versione che sentiamo ora è di Ray Lamontagne, cantautore americano con una bellissima voce piena di soul. Pochi minuti, ma intensi...

 

Un cantautore inglese, giovanissimo, con una voce che non corrisponde all'aspetto. George Ezra dichiara come maestri e ispiratori proprio Dylan e Woody Guthrie. La sua versione di Girl From The North Country è forse un po' cupa, ma tutto sommato rispettosa.


Torniamo negli USA con un componente degli Avett Brothers, giovane duo folk del North Carolina. In un video intimo, con tanto di figlioletta vagante, Scott Avett snocciola con reverenza una versione semplice e casalinga di One More Night.


La prossima canzone è Nobody 'Cept You, outtake di Planet Waves. La esegue Jack Savoretti, inglese di origini genovesi, padre marittimo, nonno partigiano (il suo nome è in una targa in via Venti Settembre). Gran bella voce, colta dal vivo con l'accompagnamento di un quartetto d'archi.


That's Folk! termina con la stessa canzone che aperto il programma di oggi: Don't Think Twice It's All Right; Allan Taylor, il raffinato cantautore inglese la ridisegna con la sua voce calda e profonda. A risentirci e rileggerci presto su Radio Discoclub65, un saluto da Fausto Meirana. Alle 16.00 arriva Antonio con la sua musica tra acqua santa e demonio. (Attenzione ghost track dopo questo post)

 

La traccia nascosta e qualche parola in italiano..

 

Oh Girls di Ida Tiberio

Oggi tocca alle "Girls of the Sixties"


Per Joan Baez la definizione icona è troppo abusata? Beh, in questo caso, perdonatemi, necesse est, come avrebbero detto i nostri "ancestors" che dimoravano lungo il Tevere. Joan Baez è un simbolo universalmente riconosciuto di impegno sociale, veicolato dal potentissimo strumento della musica. Quando negli anni sessanta i giovani americani si mobilitavano contro la guerra del Vietnam, lei era in prima fila: coerente e fiera assertrice del diritto alla disubbidienza civile. E poi la chitarra, la passione per il folk, la voce talmente perfetta da risultare un po' innaturale, l'incontro con Bob Dylan... Il resto è storia: dai club del Greenwich Village a Woodstock fino all'era Trump. Joan è ancora un bell'esempio di pensiero divergente e talento.



E' la volta di una ragazza di origini italo-ucraine, rimasta un po' sottotraccia (nonostante un paio di brani di successo) rispetto ad altre celebrità del "cantautorato" femminile degli anni '60. Eppure, la giovanissima Melanie Safka sa scrivere belle canzoni e ha una voce calda e armoniosa. Anche per lei, vale la classica e collaudata trafila di quegli anni: studi musicali di buon livello, esibizioni nei locali newyorkesi (sempre molto recettivi quando si tratta di individuare nuovi talenti) e infine, l'agognato contratto discografico. Melanie viene invitata al mitico festival di Woodstock. Accetta con un po' di riluttanza ma la sua esibizione, apprezzata anche da Joan Baez, è un successo. La giovane cantante e pianista del Queens, modesta e tenace trova spazio nel mondo della musica. Uno spazio forse troppo angusto


 

Con Carole King si entra nel tortuoso ma affascinante (bisogna pur ammetterlo) sentiero dei ricordi. Tapestry è uno dei primi album consumati senza pietà dalla puntina non proprio efficiente del mio giradischi. Sicuramente ero in buona compagnia, perché questo disco colmo di ballate memorabile, vende circa 22 milioni di copie. Carole è una pianista virtuosa e una cantante capace di infondere una buona dose di emotività e passione alle sue canzoni. James Taylor e l' immensa Aretha Franklin hanno dato lustro a You've got a Friend e Natural Noman. Canzoni che fanno parte del patrimonio musicale di tre generazioni. Anche di chi non era e non è un vorace consumatore di cultura rock

Mary Isabel O'Brian, in arte Dusty Sprigsfields è una giovane inglese dall'aria sbarazzina, avidamente appassionata di musica. Anche e soprattutto americana. Il nome richiama la sua indole esuberante, il cognome è un omaggio alla band con cui raggiunge il successo prima di intraprendere una fortunata carrierada solista. Dusty è vocalmenteeclettica; dal folk al beat fino a Burt Bucharach, Carol King e Randy Newman, non c'è nulla che non possa interpretare al meglio. Ma le sonorità in stile Motown le sono particolarmente congeniali e le permettono di affermarsi in tutto il mondo. Ovunque si sia esibita, daTop of Pops, ai set di registrazione di Nashville al (udite, udite!) Festival di Sanremo, Dusty ha dimostrato personalità e talento.

Janis Joplin. Anche per lei non sono necessarie parole ridondati. Tutto è già stato detto (a torto o a ragione) sulla figura straordinaria e tormentata di Janis Joplin, la ragazza dalla voce oscura e inquieta, proprio come la sua esistenza. Dall'adolescenza tristissima in Texas, alla passione per il blues, all'approdo in California, Janis persegue un solo obbiettivo: esorcizzare le sue insicurezze. Abusa di alcol e droghe in modo compulsivo e la popolarità, enorme e travolgente, la coglie impreparata. Sa che l'enorme successo del secondo album dei Big Brother and the Holding Company (quello con la mitica copertina di Robert Crump) è in gran parte merito suo. E' amata e osannata come una vera diva. Ma questo non mitiga la sua solitudine e il senso di inadeguatezza che la accompagnerà fino alla tragica, precocissima morte

 

Ecco l'autentica, indiscutibile regina della Motown: Diana Ross. Il rhythm'n blues, il soul e la musica dance degli anni settanta devono molto alla carica emotiva della sua voce e al suo indiscutibile fascino. Con Florence Ballard (il cui grande talento fu oscurato dalla forte personalità Diana) e Mary Wilson fonda quell'implacabile macchina da hits chiamata Supremes. Sotto l'egida del principale pull di autori della Motown, Holland-Dozier-Holland, le Supremes macinano successi e riconoscimenti in tutto il mondo. Ma la carriera di Diana Ross sopravvive allo scioglimento del gruppo e si rafforza ulteriormente. Interpreta Billie Holyday nel film biografico The Lady sings the blues e spopola nelle discoteche di tutto mondo con i suoi memorabili pezzi dance

 

 

 

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