Il Diario di Disco Club

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Diario del 11 luglio
Negli ultimi tempi Genova è diventata una città turistica. Ho visto in negozio più stranieri nell'ultimo anno che nei primi 50. Anche oggi, dopo il violento e, per fortuna, breve temporale orizzontale (nel senso che la pioggia non scendeva in verticale, ma sulla nostra vetrina finiva quella che avrebbe dovuto bagnare via XX), entrano solo foresti. I primi sono due simpatici ragazzi francesi di Le Mans che comprano un vinile intitolato, ovviamente, Grand Prix. Per seconda una coppia di giovanissimi, non ho capito bene di dove perché si sono limitati a rivolgermi un "ciao", la ragazza, probabilmente a causa delle scarpe bagnate dalla pioggia, passeggiava tranquillamente scalza. I sandali invece li ha salvati una ragazza di Torre del Greco, che nel momento peggiore del fortunale si è rifugiata in negozio, intrattenendosi piacevolmente con noi fino al ritorno del sole.
Il clou lo si raggiunge quando entra una russa. Non saluta, sente nel telefonino a un volume esagerato musica rap, per contrastarla metto su il primo pezzo di Psychedelic Pills di Neil Young (dura 27 minuti e 50 secondi, spero se ne vada prima). Si avvicina alla cassa e finalmente mi rivolge la parola (sa l'italiano, mi sa che non è una turista), " I cd costano tutti 19€", "No, perché?", non me lo dice, poi vede uno scaffale di vinili usati di musica sinfonica, "Quanto costano?", "Cinque euro", sono in un punto quasi irraggiungibile, ma lei li ha scovati, "Vorrei sentirli", "No, non ho il giradischi", "E quello?", indica il giradischi di Elvis, mento, "E' di figura". Prende i vinili che voleva sentire, li fotografa, manda messaggi, anch'io vorrei mandarla...., ma non ce n'è bisogno, se ne va da sola. Ah, ovviamente non ha salutato.

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Diario del 10 luglio
Ripeto sempre ai miei clienti da Diario, che loro vengono in negozio per consolarsi, guardando infatti la new entry di turno, pensano, "Belin questo è peggio di me". Anch'io ultimamente mi consolo con i nuovi clienti, guardandoli posso dire, "Belin, io sono ancora giovane". Consolazione relativa, perché penso che anch'io tra una decina di anni, magari entrerò in un negozio di dischi e chiederò, "Vorrei un disco con Luna Verde di Tajoli", richiesta odierna di un vecchietto. La dimostrazione che non ci separano poi tanti anni è che io gli propongo, "No, forse ho Verde Luna di Flo Sandon's" (quindi la conoscevo), ma lui duro, "No, voglio Luna Verde di Tajoli".
Il secondo vecchietto è più arzillo, "Mi dia qualche cd con canti e balli ecuadoriani", lo deludo e lui "Ma come mai? Quelle (si riferisce solo al genere femminile) cantano sempre", mi strizza l'occhio il vecchio satiro e se ne va.
Ecco un altro terzetto. Il primo, "Cerco l'ultimo di Mina Celentano", glielo do, lui, "Sono vuoti", "In che senso?", "Manca il nuovo", "E' questo", "No, ne è uscito un altro, lei non è aggiornato", "Guardi, più avanti ci sono Stereosound, Kamarillo e poi anche Orlandini e Ricordi, provi da loro", "Ah sì Ricordi, quelli sono aggiornati".
Il secondo cerca il 45giri di Frank Sinatra "My Way Of Life" e il terzo "Mi dia il dvd di Zénit", "Chi è?", "Non lo conosce? Strano è famosissimo", "Dove?", "In Spagna". Ah beh, sì beh.
Poi ci sono quelli più giovani di me, ma in pensione da qualche anno, cosa che provoca in molti un invecchiamento precoce, vedi Sergio che oggi mi dice "Non ho niente di Ivano Fossati, vorrei prendere qualcosa", "Ne ha fatti un bel po', quale vuoi?", lui, sorpreso, "Ah sì? Non pensavo perché è morto giovane", io, più sorpreso di lui, "Fossati è morto? Ma cosa dici?", "Ah no? Forse mi confondo. E' mica Ivan Graziani?", "Così va meglio", "Eh va be'. Ivan o Ivano è la stessa cosa".

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Diario del 4 luglio
Clienti teorici, davanti alla vetrina, lui "Cos'è quella cosa che voleva Emanuele?", lei "Occidentali's Karma, ma non possiamo prenderlo su internet?", lui "Non ti ho mica detto che lo prendiamo qua, volevo solo vedere se ce l'avevano per contrattare sul prezzo". Non lo trova in vetrina, non entra, non contratta.
Sempre Gabbani alla ribalta, questa volta per una telefonata. "Discooocluuuub", donna, "Pronto volevo sapere se avete i biglietti per il concerto di Gabbani", "Sì", "E' possibile prenotarli?", "No, è possibile venirli a prendere", "Ah, dove siete in via San Vincenzo? Non vi ho mai visto", "Beh, sono solo 51 anni e 6 mesi che siamo qui", "All'inizio o alla fine?", "All'inizio", "Da che parte?", "Scusi, se lei mi ha chiesto inizio o fine, dovrebbe sapere qual è l'inizio", lei, confusa, "Ma come faccio a trovarvi?", "Senta, in via San Vincenzo, come in tutte le strade, l'inizio si riconosce perché i numeri civici salgono, mentre alla fine scendono, i numeri pari sono a sinistra e i dispari a destra, in più ci sono i numeri rossi, noi siamo al 20r, inizio, sinistra, numero rosso. Coraggio, può farcela".
Dimenticavo, la prima telefonata è arrivata alle 8:15, mentre stavo aprendo, non rispondo, è troppo presto, seconda alle 8:35, stesso numero, non rispondo, 9:00, è l'orario di apertura, posso rispondere, "Discooocluuub", sempre voce femminile, "Avete i dischi della Harley Davidson?".
Seconda telefonata, "Discooocluuub", uomo, "Sto cercando l'uccellino della comare", "Qui non c'è".
Ancora al mattino, telefono, "Discoooocluuuuub", ragazza, "Buonasera", io "Buongiorno", "Ah, sì, scusi, buongiorno. Sono la figlia di mio padre", "Lapalissiano", lei, ancora più agitata, "Cioè, sì, mi ha detto che ha ordinato il cd di Riki, quello di Amici". Quale padre, tale figlia.
Giornata telefonicamente dura. Pomeriggio, "Discoooooocluuuuuuub", anziano, "Cerco il tormentone dell'estate Despancito, non so se è portoghese o sudamericano", "Non lo abbiamo", "Come mai? Lo suonano da tutte le parti, non siete aggiornati?", "Sui tormentoni no".
Chiusura in bellezza, ragazzo "Cerco disperatamente il vinile di Bowie con i baffi".
18:59, suona il telefono, rispondo o non rispondo? Vince la curiosità di sapere chi è l'ultimo rompiballe telefonico del giorno, "Diiiscooooooooooooooooooooooooooocluuuuuuuuuuuuuuuuuuub". Non lo saprò mai, ha posato.

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Diario del 23 giugno

Diario del 23 giugno 2017
dal buon ritiro (nemmeno tanto, 34 gradi) di Piossasco.

E' tutta la notte che le vibrazioni del telefonino, col loro "uuu", mi svegliano segnalandomi l'arrivo di un muovo messaggio. Adesso su messenger abbiamo già superato i cinquanta. Quest'anno a vincere la gara a chi prima mi scrive gli auguri, è stato Alessio Gozzi (alle 0,01). A dire il vero uno lo ha battuto, Franco Ricciardi, ma barando, alle 22,49 non vale. Aggiungiamoci tutti quelli che lo hanno fatto direttamente nella pagina facebook e tutti quelli che ancora non lo hanno fatto. Eppure io ve lo avevo detto.

"Oh belin, ci risiamo. Ve l'avevo già detto di lasciar perdere gli auguri per il mio compleanno e invece voi insistete, anzi vi moltiplicate. Facile per voi, che avete 10, 20, 30, 40 e qualcuno 50 anni di meno, dire il solito "ma non li dimostri, non contano quelli che hai, ma quelli che ti senti"; io invece li conto e ci vuole una vita (appunto) per arrivare a 70.
Aggiungiamoci che 22 giorni fa sono diventato nonno, NONNOOOOO!
Questa parola mi riporta ai miei di nonni. Quelli naturali non li ho conosciuti, il materno perso nella prima guerra mondiale (in combattimento), quello paterno durante la seconda (peritonite). Ho ripiegato su due nonni di riserva, entrambi dalla parte di mia mamma: il primo aveva sposato la nonna Cate, giovane vedova di guerra, ed era il mio preferito. Abitava a Sestri Ponente, sulle alture, da buon contadino piemontese aveva il suo orto, alberi da frutta e allevava galline e conigli. Si era anche fatto davanti a casa un campo da bocce e mi aveva insegnato a giocare, facendomi diventare un campione in erba come bocciatore, soprattutto nelle gare di tappadda. Scommetto, ignoranti, che non sapete cos'è la tappadda, vero? Il gioco consiste nel mettere due bocce in verticale a dieci centimetri circa di distanza l'una dall'altra e bocciare, cioè colpire, la seconda senza toccare la prima. Ci riuscivo spesso facendo "cianta al posto" (anche questo, m'immagino, non sappiate cosa vuol dire: colpendo la seconda boccia sostituirsi a quella, appunto, sul posto). Altre cose che ha insegnato al me bambino: pranzo alle 12 e cena alle 19 in punto e se qualcuno non c'era fatti suoi, lui incominciava; capitolo ravioli, prima di mangiare quelli col tuccu, si faceva servire come antipasto un piatto di ravioli col vino.
L'altro nonno acquisito, Pippo, è quello che ha allevato mia mamma, povera orfanella di guerra. Lui me lo sono trovato in casa quando ero bambino e non era un piacere. L'arteriosclerosi gli aveva procurato parecchi problemi, che si erano riversati su mia mamma e di conseguenza su tutti noi: cadute notturne dal letto (e per rialzarlo ci sarebbe voluto un paranco, visto che pesava sui 100kg), memoria svanita, piaghe alla testa dovute al malfunzionamento della circolazione sanguigna e questa era la cosa che più mi angustiava; già ero magrolino e non un mangione e vedermi davanti a tavola quella testa fasciata con macchie di sangue, schizzinoso com'ero, mi faceva passare all'istante ogni voglia di mangiare; per compensare questa inappetenza, mia mamma mi faceva delle merende abbondanti con panini energetici (olio e sale oppure burro e zucchero) e uova sbattute con lo zucchero (senza marsala). A gennaio del 1958 la malattia ebbe la meglio sul nonno Pippo, che se ne andò (non in un'altra casa, proprio via definitivamente) e devo confessare una cosa: non mi dispiacque. Lo so, adesso direte "che bambino cinico", ma non vedermelo davanti a tavola ha aumentato il mio appetito e poi si era liberata una stanza, dove passava mia sorella e io scalavo dal divano in stanza coi miei genitori a quello in sala (per diventare anni dopo proprietario della stanza di nonno Pippo quando mia sorella si sposò).
Arriviamo al punto. Sapete quanti anni aveva questo mio nonno, che ha angustiato la mia vita (poveretto, incolpevolmente) quando ero bambino, al momento in cui ci ha lasciati? Settantadue, 72 anni!!!!!!!!!!!!!!!!!!! Solo due di più di quelli che ho compiuto oggi. A pensarci mi sento già vecchio, nonostante le vostre rassicurazioni. e i vostri auguri mi rattristano ancora di più, allora mi alzo e vado a guardarmi allo specchio.

Nooooooooooooooooooooooooooooooo! Ve lo dicevo che, quando si supera questa asticella, si invecchia in un attimo!"

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Diario del 22 maggio
Gli espositori che ho sul banco attirano l'attenzione di un cliente, "Puoi dirmi dove li hai presi?", "Da Amazon", lui "Eh?", penso che non abbia capito e ripeto "Da Amazon", lui aveva capito, ma "E cosa é?". Bravo! Tutti così dovrebbero essere i miei clienti, non intendo tonti, ma non amazon-dipendenti.
Ecco un vecchio compagno della facoltà di giurisprudenza, lui ha finito ed è diventato avvocato, a me manca un esame da 44 anni. "Ciao, come va? Senti mi serve un cd da regalare a mio genero, a lui piace il jazz. Pensavo a qualcosa di vecchio, perché lui si scarica tutto e quindi è più facile che non abbia i dischi di tanti anni fa", io "Veramente è il contrario, quelli vecchi li trovi dovunque", lui "Allora dammi qualcosa di recente", gli propongo il cd jazz più venduto dell'anno scorso, l'inedito di Bill Evans, lui "Non è troppo frenetico?", "Bill Evans? No". Non è convinto allora mi chiede "un disco di un jazzista giovane, magari locale", "Questo, è il nuovo di Pozza", e lui "Non è musica troppo frenetica?". Lo lascio nel dubbio e servo un'altra cliente, "Dica", lei "Avete musicassette?", "Solo due....", "Mia figlia vorrebbe quella di Melanie Martinez". Ottimista.
Torno dal giurisprudente, che mi sorprende "Guarda, aspetto a decidere perché a pensarci bene non credo che mio genero abbia un lettore cd, scarica sempre". Pessimo cliente, quello di prima non conosceva Amazon, questo non conosce nemmeno i cd.
Ed eccoci in chiusura, entra Roberto al quale ordino spesso cd, che poi lui viene a ritirare regolarmente in ritardo. Adesso ne ha in sospeso uno dall'estate scorsa dell'orchestra Mantovani. Glielo faccio presente e lui "Hai ragione, ti prometto che a fine mese vengo a comprarlo". Finalmente si decide a dirmi il motivo per il quale non si decide a prendere il cd, "Sai mi fa un po' effetto mettermi in casa un cd di Annunzio Paolo Mantovani", io "Perché scusa?", lui "Io sono genoano".

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Diario del 18 maggio
Primo caldo e gli effetti si fanno subito sentire, soprattutto sentire col naso. Sì oggi è stata una gara a "deodorarci" il negozio, il fatto è che non usano un profumo di rosa, quando poi sono in contemporanea presenti tre untori diventa un bel casino. Oggi agli abitudinari Scussssi e M. si è aggiunto un foresto, e non nel senso limitato di uno non di Genova, ma proprio straniero. Un vecchio inglese, che (come rilevato da Dario) sembra uscito dal romanzo di uno dei miei autori preferiti, Charles Dickens; non certo dal Circolo Pickwick, con i suoi protagonisti eccentrici e allegri, ma piuttosto da Oliver Twist, con la sua tetra corte di mendicanti e ladri. Vestito di scuro con un giaccone che non vede l'acqua, se non quella piovana, da anni e un copricapo altrettanto antico, ingobbito tipo Quasimodo, scartabella per un'ora (purtroppo) nel nostro reparto vinili jazz usati. L'unica cosa positiva è che il jazz si trova dalla parte opposta del negozio, nonostante questo dopo pochi minuti l'aria si fa irrespirabile anche alla cassa, mettendo in fuga i clienti, io boccheggio e mi piazzo sulla porta, dove Bacci, un frequentatore abituale dell'angolo jazz, sempre impeccabile e profumato, mi passa dietro lasciandoci soli contro lo straniero. Ci si abitua a tutto e rientro al mio posto per fargli il conto, mi porta una pila di dischi. "almeno oltre all'odore di rancido, mi lascerà un po' di soldi", penso, ma mi sbaglio, si porta via una decina di lp per 61€ (forse è scozzese), non solo, mentre stacco i bollini dalle copertine controlla che io non gliele rovini, molto attento alla pulizia del disco. Lui finalmente esce, ma la puzza rimane e mi rendo conto che altri due dispensatori di odori sono entrati, mentre m'intrattenevo col foresto. Uno è Scusssi, di rientro dopo la lunga espulsione per non aver comprato i dischi ordinati, era dimagrito, con la pancia meno a punta, ma adesso sta recuperando il peso e a sudare come una fontana. Mi porta un cd alla cassa, costa 10,90€ e mi fa la solita richiesta, "mi fai 90 centessssimi di sconto", non è giornata, risposta secca "No". Rimane spiazzato e se ne va con un "buonasssera" triste. Io mi precipito in bagno, recupero il deodorante al glicine e trasformo il negozio in un giardino profumato.

p.s. Il "giardino profumato" è durato pochi minuti. Infatti l'inglese è rientrato chedendoci se avessimo trovato la sua "Map of Genoa, lost"....

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