Il Diario di Disco Club

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Diario del 8 marzo
"Sono un ragazzo che cerca delle canzoni, mi hanno detto di venire da voi, c'è anche Feltrinelli ma mi hanno detto di venire da voi, avete tutto jazz blues Johnny Cash e quel pianista che gli è venuto un accidenti alla mano e non può più suonare? Credevo avessi chiuso, vendete sempre dischi? Allora dove siete all'inizio di via San Vincenzo? Allora lascio la macchina nella piazzetta, dove la lasciavo quando andavo allo stadio e poi andavo a piedi, la lascio lì poi attraverso la strada e prima di via XX giro e siete lì? Quel pianista mi sembra si chiami Petinucci". Tutto d'un fiato, con scarsi miei tentativi d'intervenire per dire che "Sì, abbiamo tutti quei generi", "Sì, siamo sempre aperti e in via San Vincenzo", "No, il pianista si chiama Petrucciani, anzi si chiamava, visto che è mancato 18 anni fa", non ce l'ho fatta, ha già salutato e posato.
A un altro qualche disgraziato ha consigliato di rivolgersi a noi. Alle 8:39 di questa mattina telefona. "Discooocluuub", "Pronto, Disco Club?", "Sì" (l'ho appena detto, anzi discooocluuub), lui, "Vorrei sapere se avete ancora cassette vergini", io, "No", lui, "Strano, ho chiesto a voi perché siete rinomati".
E' la giornata delle cassette. Signora al telefono, "Avete la cassetta dell'ultimo di Albano?", "No", "E immaginavo, lo avranno chiesto in tanti in musicassetta!".
Anche in negozio richieste brillanti. "Avete qualcosa di Stevie Bowie?" (era Stevie Wonder) e l'ormai classico "Ha l'ultimo della Giannini?".

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Diario del 23 febbraio
"Cerco questa beguine" mi dici una anziana signora mostrandomi un foglietto dove è scritto "Spanish Eyes", "Sia di Willie Nelson, sia di Julio Iglesias. A dire il vero sarebbe meglio di quel cantante americano che è mancato, come si chiama?", io "Non so ne sono mancati tanti...", "Sì, ma quello famoso, come si chiama? Si drogava", io "Continuano a essere tanti", lei, sofferente per la sua mancanza di memoria, "Ma sì, ma quello, un nome come Pritly". Mi viene un dubbio e lo butto lì, "Elvis Presley?", lei, gaudente, "Ecco quello!".
Altra signora (stanno incominciando ad essere le protagoniste principali del Diario), questa al telefono e, come succede quasi quotidianamente, anche lei vuole vendere i dischi, "Senta, ho trovato in cantina un sacco di dischi di mio papà (altre volte è l'ex marito), voi li comprate?", "Dipende da che genere sono", "Sono di tutti i generi, quelli grossi di bachelite".
Concludiamo con altre due anziane, girano per il negozio alla ricerca di qualcosa che evidentemente non trovano. Io mi avvicino "Cercate qualcosa in particolare", "Sì, Little Tony, ma non sappiamo se lo troviamo nella L o nella T", "In nessuna delle due, non abbiamo niente".

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Diario del 11 febbraio (seguito)
Ed ecco la seconda coppia. Sono già stati protagonisti in tre episodi del Diario, tutte le volte la richiesta era "Avete il tempo delle mele?" e tutte le volte il cliente di turno correggeva "Forse volevano dire il tempo delle pere". Sì, perché il loro aspetto presente rivela un passato periglioso, per il ragazzo anche il presente. Oggi si affaccia sulla porta lei, sembra più in bolla, ancora più in carne e ossigenata, ma quando apre la bocca mi rendo conto di aver sbagliato; in realtà l'idea che dà è di una che si sia appena scolata una bottiglia di vino, però non chiede "Il tempo delle pere" no, scusate "delle mele", ma "Hai un cd di Giulio Iglesias?", faccio finta di cercare "No, no abbiamo niente" (quando devo rispondere a richieste del genere, parlo sempre al plurale coinvolgendo anche Dario, responsabile dell'Angolo della Vergogna). Nel frattempo si palesa anche la sua metà, nel vero senso della parola, circa 1,60 di altezza per 40 chili, sempre in equilibrio instabile, gli occhi mai molto aperti e il viso sul quale sembra che sia passato un attacco di vaiolo. Apro una parentesi al riguardo. Questi due abitano nella mia stessa strada, una mattina stavo scendendo a piedi quando sento un rumore strano, come di un'aspirapolvere rotto, ed ecco che sbuca una minicar spinta al massimo della sua (per fortuna limitata) velocità. Chi c'è al volante? Faccia butterata, occhi semichiusi, sì, è lui! D'istinto mi allontano dal ciglio della strada.
Torniamo a bomba. Lei non si demoralizza, "Puoi ordinarmelo?", io, "No, il rappresentante non passa mai" (per forza non c'è più), lei "E dove lo trovo?", io (per la felicità dei ragazzi di Feltrinelli), "Da Feltrinelli", lei, "Dove è", provo a spiegarglielo con scarsi risultati, visto che lei riparte, "Scusa tra un po' vai a mangiare (è quasi mezzogiorno), mangi, vai a prenderlo e noi veniamo a prenderlo questo pomeriggio". Per un attimo temo che mi abbia riconosciuto come quasi vicino di casa (100 metri), ma mi rendo conto che deve avere delle difficoltà anche a riconoscere i suoi parenti, "No, non saprei dove prendertelo", lei si rassegna e dice al compagno "Volevo Giulio Iglesias" e lui, in un momento di lucidità, "Ma lui non ce l'ha" e finalmente se ne vanno.

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Diario del 11 febbraio
Doppia coppia improbabile oggi in negozio.
La prima è composta da un duo un po' sovrappeso. Non troppo giovani, si avvicinano al negozio ranghessando (zoppicando in genovese), quando finalmente arrivano davanti alla cassa, lui sfodera un sorriso a 16 denti (uno sì, uno no) e mi chiede, "Avete dei cd o dvd di ballo? Sa io sono un insegnante di ballo"; la cosa già mi scombussola, ma poi lei, fisico dall'enorme Maria, aggiunge, "Io sono una sua allieva, mi deve far vedere come si fa", e mi lascia a bocca aperta; mi riprendo e indico loro Studio Uno, dall'altra parte della strada, "Andate là, magari hanno qualche dvd". Partono per il lungo tragitto (20 metri) mentre mi suona il telefono, "Discooocluuub", "Scusi, pagando, mi può registrare delle canzoni su una chiavetta?", "Nooooooooooooo". Sono stato forse un po' troppo brusco, ma voglio vedere a che punto sono quei due, poso e vado sulla porta; ecco la coppietta (riduttivo, forse meglio dire coppiona) arrivare finalmente all'inizio della rampa finale, lei ha un po' più di sprint, nonostante il peso, e prende un vantaggio su di lui, entrando per prima da Studio Uno. Avranno trovato un dvd che insegni a ballare? Ma poi quale ballo? Il ballo del mattone?
(per la seconda coppia vi rimando a domani)

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Diario delle feste natalizie
Ci Sta oggi ci pone un quesito marzullesco, "Gian, mi è venuta un'amministrazione cerebrale (?), qual è quel gruppo ska che sta in mezzo tra i Bad Manners e i Toaster?".
Anziano, "Cerco i 45gg Vox di Natale".
Eccolo qui, ormai da anni ci porta le pubblicità dei teatri genovesi e alla nostra domanda "Hai biglietti omaggio" regolarmente glissa. Oggi lascia i depliant e la locandina sul banco e ci chiede "Volete i biglietti d'invito?". Rimango sorpreso, poi l'occhio mi cade sul titolo della rappresentazione, "La cena dei cretini". Lo caccio fuori.
Signora, "Cerco quel bel pezzo di Leonard Cohen, Hallelujah, ma non nella sua versione, in quella più bella", ormai so quale cercano tutti, "Quella di Jeff Buckley", ma lei, "No, quella di Sergio", "Sergio? E chi è?", lei mi guarda scandalizzata, "Quello di X-Factor!".
Oggi la prova che le mamme non sempre conoscono bene i propri figli. Entra una ragazza, "Potrei cambiare questo disco che mi ha regalato per Natale mia mamma?", e mi rende l'ultimo di Tiziano Ferro. Gira un po' per il negozio e infine mi porta le sue scelte: Rolling Stones e Lynyrd Skynyrd, commentando "Mia mamma non capisce niente di musica".
Ma anche i figli non capiscono bene i genitori. Anziano (più o meno la mia età), "Mia figlia mi ha regalato questo, è inascoltabile" e mi passa il vinile di Ummagumma dei Pink, io "E' difettoso, salta?", lui "No, è inascoltabile, non capisco chi possa sentire questa musica", io "Io, guardi" e gli mostra una classifica di tanti anni fa, nella quale indicavo Ummagumma come mio disco preferito. Ovviamente per punizione non gli cambio il disco.
Il 5 gennaio parlo con i clienti della nostra intenzione di tenere aperto il giorno dopo anche se è festa. Il Pluriespulso allunga il collo e interviene, "Ah sì? Tenete aperto per Pasqua", "?!?!=".
E per finire una nonna, "Mi manda mia nipote, Simonetta", mi guarda sorridente "La conosce?", io non lo so, magari è una delle ultime giovani clienti che hanno preso a frequentare il negozio. Lei mi mostra il foglietto della giovane nipote con la sua richiesta "Il 45gg di Gianni Celeste". No, non la conosco.

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Diario del 9 dicembre
Tre telefonate che stanno a dimostrare la quasi assenza del sesso femminile nel vecchio Disco Club, quello degli anni '60/'70.
Tutte e tre anziane, quindi giovani a quell'epoca. La prima cerca il cd di Mina-Celentano, "Oh bene lo avete, allora vengo a prenderlo, non si trovano più negozi di dischi. Per fortuna avete aperto voi. Da poco vero?", "Solo dal 1965", "Ah sì? Beh, io non vengo in via S.Vincenzo da quando è diventata pedonale", "Effettivamente l'altro ieri".
La seconda, "Vorrei fare la copia di un cd", "Non si può", "Come non si può? Basta avere l'apparecchio, allora dica che voi non lo avete", "No, dico che proprio non si può, è proibito. Buongiorno".
Terza, "Scusi, vendete cd?", "Qualcuno", "Cercavo l'ultimo di Celentano, quello con Mina", "Lo abbiamo" (è di gran lunga in testa alla classifica tra gli over 70, io per ancora sette mesi non rientro nella categoria), "Allora passo, sa io sono una cliente (infatti mi ha chiesto se vendo cd), tanti anni fa venivo, ma abito lontano, sono di Ütri". Eccolo qui un classico telefonico del negozio: quelli di Voltri dicono tutti di abitare lontano (sono 18 chilometri) e tutti pronunciano il nome in genovese, Ütri.
Tredici sono invece i chilometri che fa quasi tutte le sere il Maratoneta (più 13 al ritorno), ma verso l'altra riviera, il ponente proprio non gli piace e nemmeno le ragazze di quei posti, anzi già Principe non va bene. Oggi avevo due cd di diversa edizione di Innuendo dei Queen, lui mi indica quella nuova rimasterizzata e mi dice, tutto orgoglioso, "Questa è del levante", e l'altra, quella ancora con la scatoletta nera, "Questa è di Principe", accompagnando il tutto con gesto sprezzante della mano. Oggi poi decide di comprare A Night at the Opera, sempre dei Queen, abbinandolo, come sua consuetudine, a una ragazza nata nello stesso anno, in questo caso 1975. Esce, ma rientra dopo pochi minuti tutto eccitato, blaterando un qualcosa che suona come un'espressione un po' volgare. Ci sembra strano, io e il Pluriespulso (ormai ribattezzato il Pluripresente) ci guardiamo interdetti, gli chiedo "Ma abbiamo capito bene?". Il Maratoneta nel frattempo è piombato sullo scaffale dei Queen e torna con un espositore in mano, "Questo, questo", mi indica Made in Heaven, "Al posto di questo, questo questo" e mi restituisce A Night at the Opera, giustificando il cambio ripetendo la frase di quando è rientrato in negozio, "Mussa fresca è meglio di mussa vecchia", abbinando i due dischi a due ragazze, una del '75 e l'altra del'95. Scusate è la prima volta in quasi quattro anni di Diario che scrivo una volgarità, ma sono stato solo il fedele cronista di quanto detto dal Maratoneta.

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