Il Diario di Disco Club

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Diario del 20 luglio
Dramma sfiorato per il Maratoneta. Quando arriva, ancora sulla porta, ci dice. "E' andata bene bene", non capiamo e lui, "Ieri, vedi lo zaino, questa cerniera aperta aperta. Il portafoglio rubato rubato. Ho fatto una corsa dai carabinieri (nessuna fatica per un maratoneta) carabinieri per fare la denuncia. Loro mi hanno detto di guardare nei giardini giardini di Brignole. Sono andato, ho cercato bene e..." si ferma e tira fuori giulivo il portafoglio "...eccolo! L'ho trovato trovato", io, "Sì, ma ti avranno fregato i soldi". Eccolo lanciarsi in un gesto che gli procura sempre molta gioia, braccio destro interrotto all'altezza del gomito dalla mano sinistra, "Tiè, non c'era niente. Li avevo dati tutti a te". E' vero mi aveva dato un euro e settantacinque centesimi, "Quindi devi ringraziarmi, se no te li fregavano", "Sì, sì, anzi tieni tieni" e mi passa sessantacinque centesimi, non si sa mai.
Telefono. "Discooocluuuub", ragazza, "Le telefono per conto della nostra associazione. Noi organizziamo eventi e cerchiamo sponsor", vorrei bloccarla già di partenza, sono allergico alla parola 'sponsor', ma lei è lanciata, "Adesso stiamo organizzando un concerto di Albano", mi sfugge un gemito, lei si blocca e io ne approfitto, "Non ci interessa" e poso di corsa, prima che mi proponga anche Pupo.
Telefono. "Discoooocluuuub", "Senta, quelli di Feltrinelli (grazie ragazzi) mi hanno detto che lei può aiutarmi, sto cercando musica per la respirazione olotropica", "Olo, che?", "Tropica", "Mi spiace non teniamo musica per nessun tipo di respirazione".
Coppia non troppo giovane, anche loro mandati da Feltrinelli (di nuovo grazie ragazzi), lui è già timoroso di partenza e attacca con "Siamo di nuovo qui a rompere le scatole. Già due volte le abbiamo chiesto se ha cd di Al Ventura, sa come si scrive? Ventura e il nome Al, anche se si legge Il". Questa non la sapevo, interessante, quindi anche Al Capone si leggeva Il Capone? Lo deludo anche questa volta, potrei dirgli che forse sbaglia nome, Ventura, il sassofonista, si chiamava Gil. Belin, ripensandoci, ecco perché lui pensava che si leggesse Il, perché in realtà si chiamava Gil. Che casino. Se torna, lo mando dai ragazzi di Feltrinelli a cercare qualche cd di Ventura Gal, che si legge Gil.

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Diario del 18 giugno
Telefono, "Discooocluuuub", femmina "Ciao, hai il nuovo dei Red Hot?", "Certo", "Vengo a prenderlo stasera alle 7:30", "Non ci sono, alle 7 in punto chiudo", "Dove ti trovo?", "Nello stesso posto dove sono da 50 anni e, domani, 6 mesi", "Ahahah, io non ci sono mai venuta". Belin, da come parlava credevo fosse una mia amica.
Maurizio, mio vecchio cliente un po' flippato, compra Spectrum di Billy Cobham e commenta "Grandissimo, il suo bassista fa cose turche"; poi mi chiede un McCoy Tyner, non si trova e lui "Peccato, il suo bassista fa cose turche". Dal che ho dedotto che in Turchia ci deve essere una grande scuola di bassisti.
Telefono, "Discoocluub", un fastidioso bip bip bip, poi una voce, "Hai l'ultimo cd di Locasciulli", bip bip bip, "Ci guardo", bip bip bip, "Sì, c'è", bip bip bip, "Bene, me lo tieni?", bip bip bip, "Scusa, ma da dove telefoni? Sei su un sommergibile?", bip bip bip, "No, sono in macchina, ma non ho voglia di mettermi le cinture di sicurezza", bip bip bip.
Telefono ancora, le o e le u incominciano ad aumentare, "Discooocluuuub", "Ciao, sono Tiziano", eccolo tornato il fan veronese degli Europe, era un po' che non si sentiva e infatti mi chiede, "Scusa, sono un po' rimbambito (lo avevo capito), non mi ricordo più come ti chiami", "Giancarlo", "Ah giusto (effettivamente ho indovinato), avevo riconosciuto la tua voce sempre dolce e gentile (ahi ahi ahi, ogni giorno duri colpi per la mia fama di cattivo). Senti, ho visto qui all'Arena il concerto dei Duran Duran, bravissimi", s'interrompe e si rivolge alla mamma, "Mamma non urlare, vai in un'altra stanza, sto parlando col mio amico dei dischi di Genova e non mi fai capire niente. HAI CAPITO? VAI VIA", lui sì che è un vero duro, ricomincia, "Senti Giancarlo, se mi trovi il cd dei Duran 'Wedding Present', mi avvisi? Telefonami, ma mi raccomando sempre a quest'ora, alle 17:30". Chissà se alle 17:31 mi risponderà.
Ultima telefonata, "Discoooooocluuuuuuub", "Ciao sono Gino, questa mattina ho comprato il vinile di Clapton, ma dimmi va a 33 o a 45 giri?", "Perché scusa?", "Guarda, la musica può anche andare, ma la voce è troppo roca", "Sì, ma sopra il disco cosa c'è scritto?", "45". Va bene che Clapton è slowhand, ma se lo sente a 33 è troppo slow e la voce diventa tipo Mario Biondi.

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Diario del 17 giugno
E' già un po' che non avevamo new entry tra gli svitati di Discoclub. Ed eccolo qui uno mai visto prima, vestito tutto d'azzurro, forse si prepara per la partita pomeridiana della nazionale. Lo vedo passare davanti alla porta, proveniente dal bar Verdi, e parlare con qualcuno davanti alla vetrina, esco a guardare, no, non c'è nessuno, sta parlando direttamente con la vetrina. Rientra al bar. Dopo una mezzora eccolo da noi, "Dammi quel disco dei Guns 'n Roses in vetrina", "Non ci sono dischi dei Guns in vetrina", "Come no? C'è il loro primo, Lies, vieni fuori a vedere"; vado fuori e confermo "Non c'è", lui "Dieci minuti fa c'era, lo avrai venduto adesso"; lui si è innervosito, ma io ancora di più, "Non era in vetrina dieci minuti fa, ma ventotto anni fa", ma lui "Eccolo, te lo dicevo io" e mi indica il cd 'Wilko Johnson Presents: The First Time I Met The Blues', "Guarda che c'è scritto Blues e non Lies", finalmente se ne accorge anche lui, però "Se lo guardi bene, hanno gli stessi colori". Torno in negozio, torna al bar. Non me ne libero, rientra, "Hai i primi cd di David Bowie, quando suonava tutti lui gli strumenti?", "Bowie???", lui, indeciso, "David Mobie?", "Facciamo Moby, senza David", lui, giulivo, "Ecco proprio lui, quelli vecchi". Gli trovo Play, ma lui, "No, voglio quelli più vecchi, quelli di 10 anni fa", "Questo è di 17 anni fa". Lo compra e minaccia di tornare 'con una lunga lista'. Sono solo in negozio (Dario è in trasferta a Rovigo per un concerto insieme ai Big Fat Mama al Delta Blues), e alle 13:30 finalmente riesco ad andare a mangiare qualcosa al Verdi. Dico alle ragazze, Daiana e Veronica, "Abbiamo un nuovo matto, quello che entrava ed usciva dal bar", "Quello con la maglia azzurra?", "Sì, lui", "Non parlarmene, si è scolato quattro Negroni". Allora è giustificato, con quattro Negroni in corpo prima di mezzogiorno è facile confondere Blues con Lies.
L'assenza di Dario mi dà la possibilità di ritornare ai vecchi metodi. Mentre sto servendo il Panzone, entra un altro nuovo cliente che si affianca a Paolo il Pompiere davanti al bancone. Pronti via e parte subito con "Tocca a me?", senza contare i tre clienti che erano davanti a lui, lo guardo con occhi da Hannibal, "Sto facendo un conto". Faccio il conto e saluto il Panzone. Dario avrebbe detto al nuovo arrivato "Posso esserle utile", io no, sono più essenziale, "Adesso dica", cerca di scusarsi con "Ho messo la vespa nel posto degli handicappati", io "Il posto giusto", lui non afferra, "Mi dia qualcosa dei Gypsy Kings", Dario avrebbe detto "Mi dispiace, non abbiamo niente", io "Non ne ho"; lui è sorpreso, con un gesto indica tutto il negozio, "Con tutti questi cd non ne ha nemmeno uno dei Gypsy Kings?", Dario avrebbe detto "Purtroppo no, li abbiamo finiti, ma se vuole glieli posso ordinare e martedì li avrà", io, "E' un genere che non teniamo". Se ne va demoralizzato. Continuo a non capire, ma perché a Dario subito una lettera anonima di insulti? Porca miseria, prima o poi qualcuno la manderà anche a me una lettera anonima?!?!?

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Diario del 11 giugno
Arrivo presto, sono le otto e un quarto quando apro il negozio, stranamente, per un sabato mattina, il tavolino del bar Verdi vicino alla nostra entrata è già occupato; sono due signore tra i 60 e i 70, sigarette in mano, caffè e brioches. Accendo la luce, il computer, la cassa e la voce di quella più vicina rompe il silenzio della tranquillità mattutina di via San Vincenzo, "E' un pensiero continuo, pensa sono sveglia dalle tre, non riesco a dormire...", ha una voce acuta e fastidiosa.
Entra una strana coppia di giovani, sembrano grebanotti, mi aspetto una richiesta di liscio o simili, invece, il ragazzo, "Ha qualcosa dei L-I-T-F-I-B-A?", lo dice proprio così, per farmi capire bene le lettere di questo gruppo (secondo loro) ai più sconosciuto; glieli mostro e lui, "Cercavo qualcosa che costasse un euro".
"Secondo me hanno usato Graziella solo per avere un figlio", ancora lei la signora al bar, mi affaccio, sono sempre lì, altra sigaretta, altro caffè (del resto se non ha dormito, le serve per rimanere sveglia).
Mattinata di malmessi. Ragazzone, fan dei Pink Floyd, "Mi dai Division Bell?", "Eccolo, 15,90€", mi da 20€ e chiede, "Quindici?", io "Quindici?", "Se mi fai quindici, io con cinque ci mangio, sono disastrato", "Quindici".
"Ai miei consuoceri interessa solo il loro figlio e il nipote", sono le 8:40, è una colazione lunga, ma ecco una speranza per me, "Andiamo a prendere le sigarette", vana perché la socia, "Le ho io" e ne accendono un'altra, così lei può continuare e farci sapere che era una dottoressa, da poco in pensione.
Per fortuna entrano dei clienti amici. Con loro l'argomento del giorno è la lettera anonima versus Dario. Si cerca di fare l'identikit dell'autore, Guspe propende per una donna "E' il loro stile", altri per un nemico già dai tempi della Fnac, io non riesco proprio a vedere Dario nella veste di un orangotango e per giunta maleducato, in mia presenza non ha mai dimostrato questa inclinazione, a meno che nelle due ore di mia assenza per il pranzo non si scateni e prenda a elasticate i clienti (come gli ho insegnato io). Un episodio ci sarebbe. E' successo mercoledì. Ottantenne, appena passa la soglia si rivolge a Dario, "Musica anni 60 o 70", così, secco, Dario, "Sì, ma che genere?", quello, già irritato, "Come che genere, anni 60 o 70", Dario, un po' in difficoltà, "Mi dica un artista come esempio", lui, "Iva Zanicchi, anni 60 o 70", Dario, addolorato, "Mi spiace, non abbiamo niente", vede che quello s'inferocisce e ci mette una pezza deviandolo da Fabio, "Guardi, potrebbe esserci qualcosa nel nostro reparto usato", l'altro, alzando la voce, ed entrando finalmente del tutto in negozio, "Dov'è?", Dario, sulla difensiva, "No, non qui, venga che glielo mostro" e lo accompagna nel negozio dietro l'angolo. Non facciamo in tempo a commentare che il vecchietto torna indietro e si avventa su Dario, schiamazzando, "Poteva anche dirmelo!", Dario, confuso, "Che cosa?", lui, "Che poteva anche ordinarmelo un disco della Zanicchi, me lo ha detto il suo collega", Dario, ringraziando in cuor suo la solidarietà del collega, fa la ricerca, appaiono a video un po' di titoli, alcuni ordinabili, "Non so però se ci sono i titoli che vuole lei", niente da fare, non demorde, "E ci guardi, no?", io passo dietro a Dario e gli sussurro, "Digli che non si può ordinare niente", Dario, grato per l'autorizzazione, lo congeda, "Non c'è niente", l'altro finalmente ci lascia, ma poco convinto della buona volontà di Dario, "E va bene, se non si può, me ne vado". Sarà stato lui?
"Mi sono espressa male, ti disturba, faremo in modo, aperto la mente, ecco, gli ho detto, non è giusta la tua reazione verso una sedicenne, il messaggio che mandiamo è importante", spezzoni di conversazione che giungono da fuori, sono le 9:18 e la colazione continua a suon di sigarette e caffè, la voce sempre più acuta e fastidiosa.
Arriva Angelo, lo Strinato fan delle ugole femminili, "Gian, fammi un po' sentire quella lì che hai in vetrina, The Shires. Metto su il disco su spotify e lo sparo a volume abbastanza alto anche all'esterno. Mi avvicino alla porta e sento che le voci delle disturbatrici del bar s'interrompono, poi la solita riparte, "Andiamo via che qui con questa musica non si può parlare tranquille e alle 9:26 abbandonano il campo. Si può proprio dire che questa volta lo Strinato è stato il mio Angelo salvatore.
p.s. Se lo avessi saputo invece dei tranquillissimi Shires avrei messo prima il nuovo live dei Motorhead.

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Diario del 10 giugno
Ore 8:30, voci da fuori, "I francesi sì che fanno sul serio, quando c'è da fare uno sciopero non guardano in faccia nessuno, bloccano il paese".
Ore 9:30, signora di origine est europea con compagno genovese, "Avete il cd dei Negrita live?", "Sì", "Oh, meno male, ci avete salvato". Lo prendo e lei "Mi fa un pacchetto regalo", "Mi spiace ho finito le buste e sto aspettando che me le riconsegnino", sua smorfia di disgusto e mentre io batto lo scontrino sento che borbotta qualcosa con incluso la parola 'Genova', vorrei chiedere il replay, ma lascio perdere; quando lei esce (il compagno era già fuggito quando ha sentito il suo commento), il replay me lo fornisce Emilio (vecchio cliente che era davanti al banco), "Hai sentito cosa ha detto?", "Solo Genova", lui mi completa la frase, "E' la solita storia a Genova non si può comprare", "Belin potevi dirmelo prima, le avrei risparmiato il rammarico di aver comprato a Genova e la mandavo a cercare i Negrita in qualche città più ospitale".
Ore 9:55, la postina mi porta una lettera; è senza mittente, la apro, foglio bianco scritto col computer, senza firma e anche qui mittente, ecco il messaggio anonimo: "Complimenti, si fa ovviamente per dire, per l'acquisto del nuovo collaboratore che ha un tatto inferiore persino all'orangotango, che ben rappresenta. Prima di assumere simili cafoni, bisognerebbe pensarci molto seriamente e soprattutto quando si trattano prodotti che stanno via via diventando sempre meno indispensabili". Non capisco, deve avere sbagliato la postina, guardo la busta, no è proprio indirizzata a Disco Club. Questo mi fa incavolare, io sono reduce da 32 anni di maltrattamenti di clienti e mai nessuno che mi abbia mandato una lettera d'insulti, Dario ci riesce quasi subito, nonostante i suoi 'posso esserle utile', 'prego nessun disturbo', 'faccia con comodo, quando ha deciso mi chiami'. Anche Dario, quando legge la missiva, s'innervosisce, "Almeno poteva comporla con le lettere ritagliate dai giornali, come deve essere una vera lettera anonima".
Ore 11:55, via S.Vincenzo si riempie di un corteo di metalmeccanici in sciopero per il rinnovo del contratto, in piazza Verdi il traffico si blocca; voce fuori dalla vetrina, "Sempre a scioperare e a rompere le palle al prossimo, dove lo vado a prendere adesso l'autobus?".

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Diario del 6 giugno
Segni negativi per il futuro di Disco Club. Il primo cliente non lo vedo, lo sento, è fuori e guardando la vetrina dice al suo amico, "Mio papà ha quel disco, è di un inglese, Bruce Springsteen", la voce dell'altro (più vecchia) lo corregge, "E' americano". A questo punto lo vedo, perché entra. E' sui trentanni, vuole un cd per lui, non per quel vecchione del padre, "Hai l'ultimo di Umberto Tozzi?".
Poco dopo passiamo da una coppia padre/figlio a una madre/figlia, è quest'ultima che mi fa la domanda, "Ha un cd degli Abba?", mi sbilancio "E' per tua mamma?", scandalizzata "Noo. Lei sente Bob Dylan".
Insomma l'avvenire del mio negozio sembra dipendere da quelli che hanno una minor aspettativa di vita.
Le due successive sono simili per età (sui 45 anni) e per snobismo, anche se una al modo di parlare snob aggiunge un abbigliamento snobisticamente elegante, mentre l'altra ritiene che sia ancora più snob essere trasandati.
Prima, "Ha qualcosa della Banda Bardò?", "Penso solo l'ultimo" e mi avvio verso lo scaffale dei cd, lei "Veramente a me interessa un poster", della Banda Bardò?!?!?
Seconda, "Cerco una canzone che andava per la maggiore tre anni fa, so solo il titolo 'Jasmine'. E' musica per giovani... ma anche no, è da discoteca, anzi tipo Abba (di nuovo????), aspetti mi sembra che si dica musica cop", "Con una o o due", "Una". Meno male pensavo fosse una musica da supermercati, ad ogni modo non la trovo, ma non è una grande perdita, perché lei conclude con "Non so se tutto il disco di quel gruppo è bello, io cercavo una compilation con i pezzi migliori di quell'estate".
Il finale lo lasciamo ad Angelo (lo Strinato di una puntata del Mondo visto da Disco Club, il cleptomane seriale). Quando entra in negozio ci sono già due clienti, marito e moglie, lui come al solito è alla ricerca delle ultime uscite di donnine (non compra mai cantanti uomini, solo donne, ed è l'esempio vivente, si fa per dire, che l'onanismo fa male e non solo alla vista), gli mostro il nuovo cd delle Shel e lui, incurante della presenza di una signora, con la sua solita voce strascicata "E fammi sentire queste troie".

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