Il Diario di Disco Club

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Diario del 2 novembre
Ho una crisi d'identità. Andrea, il fan dei Duran Duran che all'improvviso anni fa ha incominciato a chiamarmi Marcello, viene oggi in negozio; prima sorpresa, non chiede i suoi beniamini, ma compra un cd di Madonna; seconda, dopo, aver pagato mi dice, "Ah, Marcello, mi ha detto Anna, che è anche lei in manicomio con me, che non ti chiami Marcello, ma Gianfranco". Cerco di fargli tornare in mente che anni fa mi chiamava, giustamente, Giancarlo, ma ho paura che adesso per un po' mi toccherà sentirmi dire "ciao Gianfranco".
Subito dopo ecco un altro cliente, beh, chiamarlo cliente è esagerato, non avendo mai comprato niente, ma ultimamente è assiduo e ogni volta mi chiede di cercargli su internet dove si trova una strada, non sempre la stessa, ogni volta cambia e la cosa straordinaria è che si trovano in posti tra loro non molto vicini, da Nervi a Molassana, al centro storico. Anche oggi lo accontento e lui per ringraziamento mi offre un caffè, "Paolo, hai un caffè pagato al bar Verdi".
Mi sorge un dubbio, ma come mi chiamo? Marcello, Gianfranco, Paolo o Giancarlo?

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Diario del 30 ottobre
Ormai abbiamo ospiti fissi notturni davanti alle nostre vetrine, due da noi e due dalla vicina Outsider. Quelli precedenti se ne andavano appena apriva il bar Verdi, quindi verso le 6:30; questi ultimi sono più dormiglioni. Anche oggi quando arrivo alle 8:25 sono ancora lì coricati, prendo a calci (tranquilli, non sono così cattivo, non loro, ma) la serranda. Il clangore risveglia l'uomo, che con un solo occhio aperto mi guarda come a dire "cosa vuole questo?", la ragazza di fianco a lui non ne vuole proprio sapere. Altri calci e finalmente lui si alza, lei si sveglia. "Dovrei aprire il negozio", dico, "Adesso vi regalo una sveglia così alle sette vi svegliate". Sorpresa, l'uomo mi dice "Ti ghe raxón" (hai ragione), lui e la moglie sono genovesi. Quelli della vetrina di fianco invece sono rumeni e un po' più sfacciati. Il più vecchio di permanenza sotto i nostri portici mi dice "Come va capo?", burberamente gli rispondo "Potrebbe andare meglio", sottintendendo che il peggio è dovuto alla loro presenza a quest'ora, ma non lo scoraggio, "Ci vorrebbe un caffè", ma io sono altrettanto pronto "No grazie, l'ho già preso a casa". Lo spiazzo, borbotta qualcosa in rumeno, forse qualche insulto, ma raccatta i suoi cartoni/materasso e li va a deporre dietro la siepe, conservandoli per la prossima notte e lasciando il portico pulito.

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Diario del 18 ottobre
La storia del record della t-shirt indossata dal Pluriespulso ha prosciugato le mie risorse "letterarie" e vi ho lasciato senza Diario per un mese. Riprendiamo da dove eravamo rimasti, solo con un breve cenno. Il Pluriespulso ha cambiato abbigliamento, maglietta della salute, camicia jeans e giacchetta ventennale (nel senso che la indossa da almeno ventanni); con oggi anche questa combinazione ha compiuto un mese, la maglietta della salute non è più bianca, ma giallina, la camicia jeans non è più blu, ma grigia, l'unica a reggere e la giacchetta, ma questa era già grigia di partenza.
Altro protagonista del Diario alla ribalta: Scussssi. Dopo la fase gothic-metal (che gli è costata una lunga espulsione per il mancato ritiro di una serie di cd da lui ordinati), è passato al reggae, sempre con preferenza per gli artisti britttttanici. Ora va più indietro negli anni '60/'70 e sempre nella terra di Albione. "Gian, gli Hollies fanno beat", cosa c'è di strano nella domanda direte voi; beh, lui dice proprio beat, non bit. Poi passa al prog (sempre brittttanico), "Gian, ma i 10cc fanno prog?", "No", "Non fanno prog?" sorpreso, ribadisco "No"; non è convinto, anzi cerca lui di convincere Dario che i 10cc fanno prog per poterli comprare. Alla fine vorrebbe prendere un loro cd, grave errore, non si ricorda che ha ancora da parte un disco della precedente fase, il reggae britttanico. Mal gliene incolse, "NON FARE COME L'ALTRA VOLTA, HAI ANCORA DA PARTE UN CD, PRIMA PRENDI QUELLOOOOOOOOOOOOOOOOOO!", lui raddoppia le "s" e le "t", io le vocali. Lo spavento del mio urlo lo fa sudare ancora di più di quello che già fa normalmente e lo fa "navigare" fuori dal negozio.
Ora un po' di new entry. Anziano, "Cerco una canzone di Springsteen il cui testo ha ispirato il titolo di un film, so solo che il regista è straniero", io "Straniero in che senso per noi o per Springsteen?", lui "Non è italiano", "Che strano, eh?".
Altro anziano, "Ha la canzone Tanta voglia di lei?", "No", "Sa perché lo cerco?", "Le piacciono i Pooh?", "No, io avevo un gatto e a lui piaceva tanto questa canzone".
Più veloci le richieste di due ragazze; la prima "Vorrei qualcosa di salsa portoricana"; la seconda "Cerco un cd di una rapper cilena".
Concludiamo con una telefonata, "Discooocluuuub", "Disco Club? Quello di via San Vincenzo?", "Non ce ne sono altri", "Ho pensato a voi perché magari nel vostro negozietto (grazie per il complimento) potrei trovare dei dvd masterizzabili".
Faccio le chiusure, ma ecco un ultimo rompi. Non ha un grande aspetto e sembra un po' nescio, "Dica", "Ha mica un cd da 5€?", lo rifilo al reparto usato e scappo prima che me lo respingano indietro.

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Diario del 18 settembre
Il primo cliente è un anziano (e smettetela di pensare ogni volta che io scrivo questa parola "parla lui"). Cerca da anni una canzone, "Non so come s'intitola, ma so le parole. Ho già provato da tante parti, ma nessuno la conosce", io "Proviamo", lui "Forse svanirà la tua immagine ma non scorderò le tue mani", mi dice qualcosa, ma non riesco a ricordare cosa e chi la canta, "Di che anni è?", "Degli anni '50, è cantata da una donna". Donna, anni 50, mani, eureka! Trovata, metto su youtube "Le tue mani" di Jula De Palma, "E' questa" esulta l'anziano, "Ha il cd?", "Pretende troppo, va già bene che le ho trovato il titolo", lui "E' vero, non lo conosceva nessuno", io "Forse ha chiesto a ragazzi troppo giovani". "Senta, se per caso mi trova il cd, io prima o poi passo a prenderlo, non vengo spesso, sa abito lontano", non faccio in tempo a pensare "a Utri", che lui conclude "A Utri".
A proposito di Voltri, oggi entra una coppia di tedeschi a comprare dei cd, mi sembra di averli già visti, glielo dico, "Ja, veniamo da anni. Abbiamo già parlato con lei della nostra città, Heidelberg", "E' vero, vi avevo detto che c'ero stato e che è una città bellissima", "Ja, ma noi siamo innamorati di Genova, è la città più bella d'Italia". Quando un foresto parla bene della mia città, mi emoziono, ma lui va oltre, esagera "Non d'Italia, del mondo. Adesso noi abbiamo comprato casa a Genova", "Dove?", "A Voltri". Non dice ancora Utri e non dice che è lontano, forse perché loro vengono da Heidelberg, che è un po' più lontano.
Veniamo al nostro recordman. I giorni scorsi non vi ho voluto tediare con la sua maglietta pluri indossata, vi dico solo che fino a sabato è stata presente, fissando il primato a 29 giorni + 6. Giovedì ho mandato un messaggio al suo amico il Geometra in vacanza in Grecia, "Vieni a salvarci, porta una maglia nuova", lui risponde al volo, "Resistete, arrivo domani con una nuova t-shirt musicale". Anche Umberto, cliente abituale della sera, cerca di aiutarci, si rivolge al Pluriespulso, "Ma cambiati quella maglia, è un mese che ce l'hai!", l'altro non si scompone, "Cosa sei come Giancarlo anche tu?". A salvarci però ci ha pensato il tempo, i sedici gradi di temperatura hanno sconsigliato al Pluriespulso di presentarsi con maglietta e calzoni corti (a proposito di questi, forse hanno stabilito anche loro un record, da metà luglio a metà settembre sempre presenti): jeans lunghi, camicia e giacchetta! Non è che siano nuovi, hanno già passato parecchi inverni nel nostro negozio, ma, per ora, sono puliti. Oggi si respira tutta un'altra aria da noi, anche se la porta è chiusa.

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Diario del 9 settembre

Diario del 9 settembre
L'allerta meteo ha avuto due effetti. Il primo negativo, anche se la ramata di pioggia è arrivata proprio quando ho chiuso, i clienti hanno disertato il negozio; il secondo positivo, il Pluriespulso è passato a qualcosa di meno leggero, sotto la giacchetta non spunta l'ex bianca t-shirt dei Beatles, ma una sgargiante maglietta arancione di un hotel greco. Un po' mi dispiace, il record non ha raggiunto il mese, ma l'aria in negozio oggi era decisamente migliore.
Tra i pochi coraggiosi che sfidano la tempesta (che non c'è) un posto di riguardo lo merita Gianluca. Compra quattro cd, ma gli mancano tre euro, "Me li porti la prossima volta" gli dico, lui mi rassicura "Tranquillo, te li porto, è una questione d'onore" e poi "Fino a Natale sei aperto?", lo rassicuro anch'io "Di che anno?".
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11 settembre

NOOOOOOOO!!! Ore 17:23, la t-shirt dei Beatles continua il suo record: 29 + 1! Tranquilli non è stata lavata (si sente), probabilmente sabato non l'ha indossata per paura che si....bagnasse.

12 settembre

Ore 17:57. 29 + 2, miasmi tossici come a Seveso nel 1976. Clienti in fuga. Io eroicamente resisto.

13 settembre

29 + 3. Abbiamo preso dei provvedimenti!

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Diario del 7 settembre
28 giorni di t-shirt Beatles. Incomincio a cedere, da un lato mi farebbe piacere che resistesse ancora due giorni per completare il mese e stabilire un record da Guinness, ma dall'altro il mio naso e lo stomaco si stanno ribellando, non sono mai stato così tanto fuori dal negozio per respirare. Non tutti credono che sia vero, ad esempio oggi è venuto Salvatore Serra e prima di entrare mi ha detto, "Sei esagerato, ne avrà più di una", ma, dopo meno di un minuto di permanenza in negozio in compagna della t-shirt dei Beatles, è fuggito, "Porca miseria hai ragione, è vero". Un altro invece entra e anche lui mi accusa, "Fai un bo' di teatrino, io non la sento tutta questa buzza", io "Ma come parli?", "Scusa sono raffreddato, non sento nemmeno gli odori", starnutisce e si soffia il naso. Gli darei uno scappellotto, ma quasi quasi invece mi faccio imprestare il suo fazzoletto, così se mi prendo anch'io il raffreddore risolvo il problema.......

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