Il Diario di Disco Club

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Diario di gennaio 2015

Diario del 2/3/5 gennaio
Il primo giorno lavorativo dell'anno intorpidisce i sensi di chi si alza all'alba, sarà la veglia del giorno prima o qualche bicchiere di troppo. Il 2 passo dal negozio alle 8:20 per poi proseguire verso la banca. Sull'angolo sbuca uno di quelli che non hanno digerito bene i bagordi precedenti, lo si capisce dalla faccia; è sulla mia traiettoria, mi sposto a destra, e me lo ritrovo di nuovo davanti, provo a sinistra, niente da fare, anche lui si sposta da quel lato. Lo guardo e gli dico "Destra o sinistra?", lui "Destra". Io non sono stordito dall'alcol, ma dal raffreddore con cui ho finito l'anno vecchio e iniziato quello nuovo, ceffo e vado alla sua destra. Cozzo inevitabile? No, perché anche lui sbaglia e va alla mia destra. Strada libera.
Rientro in negozio, telefono "Discoclub" (è la prima telefonata dell'anno, sono gentile), "Buonasera", la correggo "Buongiorno", "Scusi ho il fuso orario sbagliato", oppure è fusa lei?
Telefono, "Discoocluub" (qualche vocale in più), "Avete il concerto n. 1 di Paganini...", "Non ho classica", ma lui precisa "Le streghe", "Nemmeno questo".
Telefono, "Discoocluuub", "Avete giochi per la Playstation4?", "Nooo".
Telefono, "Discooocluuub" E' un anziano, "A Natale ho cercato in tutti i canali della Rai il Concerto di Natale, ma non lo hanno fatto. Lei ha il cd?", "Di questo Natale?", "Sì", "E' appena nato, per i miracoli gli dia ancora un po' di tempo".
Il 3 la gente ha recuperato e decide di uscire. Signora, "Voglio un cd di Mingo", "Mingo??", "Sì, Mingo", "E chi è? Non lo conosco", "Come non lo conosce, ha fatto un sacco di dischi", "Vuol mica dire Mango?", "Ma no, quello è morto", "Sì, ma da vivo ha fatto un sacco di dischi", "No, no, Mingo o forse sbaglio. Aspetti vado a chiedere la lettera mancante", "????". Non rientra più.

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Diario da Agosto a Dicembre 2014

Diario del 7 agosto
Dopo dieci anni di solitudine (un decimo di Gabriel García Márquez), da domani non sarò più solo in negozio! Entra ufficialmente un nuovo aiutante, bravissimo, sa tutto di tutti i generi di musica, anche quelli che non gli piacciono, ha esperienza di negozio di dischi più che decennale. Un difetto ce l'ha, è troppo gentile, ma penso che impiegherà poco a capire come deve (e vuole) essere trattato il cliente abituale di Disco Club, anzi forse lo ha già capito, visto come si è presentato....

Diario del 1 settembre
Finisce agosto e col primo lunedì di settembre ci aspettiamo un rientro in massa dei clienti giramondo. Alle 8:30 apro e non faccio in tempo ad accendere le luci e a sistemarmi dietro il banco, che sento una voce tremolante e un po' balbuziente chiedere, "Il negozio è aperto?"; mi sembra di riconoscerla, anche se non la sento da un po', ah sì, è lui, Quasimodo, chissà da quanto mi aspettava nel suo solito angolo; rivolto alla voce invisibile, indico con la mano, a lui invisibile, l'orario sulla porta, "Apriamo alle nove". Resiste dieci minuti, poi fa capolino sulla porta, "Scuusi, puuò daarmi un diisco?", "Quale?", "In vetrina ho viisto l'ultimo live dei Rolling in vinile, non si vede il prezzo", "E' molto caro", con un sorriso di sufficienza lui "Sì, va be'.." e lo dice come se per lui non ci fossero problemi (in genere non va oltre gli 8,90€), lo freddo con "Ottantacinque euro", gli occhi gli si appannano, deve fare un rapido (si fa per dire) calcolo di quanti pacchetti di sigarette gli escono fuori con quella cifra, e vira sul dvd (pur sempre il doppio della sua spesa normale).

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Diario del 1 luglio
Il libro del Diario rimane anche oggi al centro dell'attenzione; molte le richieste e in aggiunta molti discorsi sul lungo articolo a lui (il Diario) dedicato dalla Gazzetta del Lunedì. Il commento più efficace è quello del Pluriespulso, in risposta a un cliente che mi chiedeva se ero contento per l'improvvisa notorietà, Carlino ha sinteticamente commentato. "Giancarlo se lo meritava, sarà ricordato per parecchi anni". Mi sono toccato, no, non nel senso che pensate voi, ma proprio per vedere se ero ancora di carne e ossa, oppure un puro spirito (anche se a dire il vero, non mi ricordavo il momento della mia dipartita).
Mi riporta sulla terra un esordiente cliente (teorico), "Avete niente di musica regionale, tipo di Portofino?", rimango interdetto e biascico un "No", ma lui conferma "Eppure esiste l'ha fatta un complesso inglese.
Countdown: - 536 al cinquantesimo di Disco Club!

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Diario di Giugno

Diario del 7 giugno
Si avvicinano i mondiali di calcio, ma U Megu è sempre alle prese con le sue ricerche calcistiche dei campionati minori. Ha saputo che Beppe ha giocato negli anni '70 nel Molassana e allora si reca quotidianamente alla Berio per cercare episodi che lo riguardano. Trova che in una partita si fa espellere per un atto violento contro un avversario, in un'altra mette a segno addirittura un poker di gol e oggi racconta il tutto a Beppe. In negozio con loro si trova un altro vecchio cliente e amico, Aurelio; sente e chiede a Beppe "Tu giocavi nel Molassana?", "Sì", "In che anni?", "Sin da ragazzino, quindi da fine anni '60 in poi". Aurelio lo guarda come se cercasse nel viso che aveva davanti una qualche traccia di un altro di quarant'anni più giovane, "Anch'io giocavo nel Molassana", "In che anni?", "Gli stessi, nella squadra giovani", "Beh, io a diciotto anni sono stato promosso nella prima squadra, anche se ogni tanto mi mandavano a giocare qualche partita importante dei giovani. Ho fatto anche una finale del campionato ligure", "Anch'io l'ho fatta e l'abbiamo persa perché uno dei tre, secondo loro, rinforzi, che già erano titolari nella prima squadra, ha sbagliato il rigore decisivo". Beppe lo guarda un po' esitante, "Sono io quello che ha sbagliato il rigore", "Ah, belin, non mi ricordo di te", "Nemmeno io", "Sarà perché hai sbagliato il rigore e ti ho cancellato dalla memoria. Perché l'hai tirato? Non spettava a te", "E' l'unico che ho sbagliato nella mia carriera", "E così mi hai fatto perdere l'unico trofeo calcistico che avrei potuto vincere nella mia carriera".

Diario del 10 giugno
Oggi un sacco di scatole e di conseguenza un sacco di rompiscatole. Arrivano dischi da ogni dove, meno che dall'Olanda (i più attesi). Il più disciplinato è il pluriespulso (è tutto dire), Matematico, Pompiere e Geometra sono scatenati. Il Pompiere "E' arrivato il mio disco dall'Olanda?", "Non è l'Olanda"; il Matematico, "C'è il mio cd?", sbuffo "Da dove l'aspetti?", "Dall'Olanda", "Cosa ho appena finito di dire? NON E' L'OLANDA!!!". Apriamo tutti i pacchi, "Questo è mio" urla il Matematico, e si prende il nuovo di Chrissie Hynde, "No, è ordinato", "Almeno guardaci!" insiste, "NOO, lo so!". Il Geometra, "E' arrivato Jack White?", "Sì", "Me lo dai?", "Eccoti". Dario, "Non l'ho ancora sentito, lo metti su Spotify?". Lo faccio sentire. Dopo un po' il Geometra si avvicina, "Me lo fai un piacere? Posso cambiarlo? Non mi piace": lo aveva comprato sette minuti prima. Cambio disco, faccio sentire l'ultimo di Conor Oberst, entra Luca di Sant'Olcese (ex Certosa, quello che, in viaggio di nozze, per prima cosa al mattino leggeva il mio Diario); compra l'ultimo dei Kasabian e mi chiede "E' quello che stiamo ascoltando?", "Che cavolo dici Luca? Non lo riconosci? Me lo hai menato per un mese con questo disco, lo hai comprato e adesso non sai chi è?". Entra altra gente e sento uno che chiede al Geometra, "Chi è?", e lui "E' Jack White. Volevo prenderlo, ma non mi piace". Questa poi... "Non so se ti piace, ma non lo hai comprato il cd di Conor Oberst? Jack White l'ho tolto venti minuti fa". Mi viene un dubbio: i miei clienti i dischi li sentono o li comprano solo per tenermi aperto?

Diario del 12 giugno
La lotta per il maggior collezionista di cofanetti del negozio si è allargata a tre pretendenti. A Cocconut e al Pluriespulso si è aggiunto S., altro cliente di vecchia data e come gli altri non più assillato dal doversi recare ogni giorno a lavorare. La particolarità di S. è che ogni volta paga il cofanetto con un biglietto da cinquecento euro, "Un regalo della mamma". La cosa mi preoccupo un po' riguardo alle sue capacità mentali: possibile che l'essere andato in pensione lo abbia rincoglionito precocemente? Sì, perché la sua genitrice è mancata ormai da un po' di tempo. Con tatto cerco di indagare ed ecco svelato l'arcano: "Quando mia mamma metteva insieme dai risparmi 500,00€ in vari tagli, andava in banca e se li faceva cambiare con un biglietto unico. E' andata avanti così per anni e alla fine mi ha lasciato questa strana eredità, un mazzetto di biglietti da 500. L'unica cosa che adesso non posso versarli in banca, perché mi farebbero subito un controllo, allora me li faccio cambiare da te". Astuta la vecchia genitrice, ha trovato il modo di evitare la tassa di successione e al tempo stesso di fare un regalo settimanale all'amato figlio, "E' come se fosse ancora viva e ti desse la paghetta per comprarti i dischi", "Bravo, proprio così. Ogni volta mi sembra che lei ci sia ancora come quando da ragazzo mi dava i soldi per venire a comprare i vinili da Disco Club". Così la signora ha reso felici due persone: S., che si è inserito alla grande nella lotta per il pluricofanettato, e io, che grazie a questa tenzone sono diventato un dei maggiori venditori di esosissimi cofanetti d'Italia!

P.s. Ho fotografato S. con l'ultimo acquisto, un bellissimo cofano degli Who. L'ho fatto vedere a Cocconut che lo ha guardato con occhio libidinoso e ha resistito ...uno, due, tre secondi e lo ha ordinato.

Diario del 13 giugno
Ormai hanno sempre la penna in mano. Sì, il Pluriespulso e U Megu stanno all'erta per vedere se qualcuno compra il libro del Diario; sono i primattori di quelle quattrocento pagine; in totale, tra tutti e due, vengono nominati più di duecento volte. Eccoli quindi novelli Joe Falchetto pronti a balzare dalla loro cuccia sul cliente che acquista i libro, un po' più sdegnoso il Pluriespulso, ma al tempo stesso fiero della sua posizione di leader, "Sono il personaggio principale, senza di me il Diario non esisterebbe", e firma la sua vignetta a pagina 320. Più spavaldo U Megu, "Sono a pagina 378" e firma quello spazio, che, senza volere, ho lasciato in bianco a fine pagina, perfetto per "U Megu M.", come scrive lui, aggiungendo l'iniziale del suo nome.
A proposito du Megu, in questo momento proliferano i controllori (e quindi "le controllore") sugli autobus, questa mattina mi dice "Ne ho viste quattro in via Santi Giacomo e Filippo", "Ti hanno fermato?", "No, ero a piedi". Dopo due ore mi messaggia "Da Diario: 5 tentativi, 5 buche!". Ha fatto cinque giri: via SS Giacomo e Filippo, giù da via Serra, risalita a piedi, ancora via SS Giacomo e Filippo (non poteva scegliere una via col nome più corto?) e ancora giù e su e nemmeno una volta sono salite quelle stronze delle controllore a chiedergli il biglietto, che ovviamente non ha, in quanto ha l'abbonamento annuo, tenuto ben nascosto in tasca, per potersi fare multare dalle ragazze in divisa.

Diario del 14 giugno
Un altro dei misteri che avvolgono le morti delle rockstar ha trovato oggi la sua spiegazione. Da un paese vicino ad Alessandria arriva un sessantenne, "Sa perché sono venuto da lei?", "Forse perché vuole comprare un disco?", "Sì, ovviamente. Ma sono qui perché un assessore del Comune mi ha detto che lei poteva aiutarmi a trovare dei vinili". Accidenti! Sono stato promosso alla categoria "negozio consigliato dal Comune di Genova". Lui prosegue, "Mi serve qualche disco di quelli che piacciono ai giovani", "Ha qualche indicazione?", "Ma sì, sono ragazzi sui trenta/trentacinque anni (a quanto pare l'asticella della giovinezza si è alzata negli ultimi tempi); magari qualcosa dei Beatles o dei Led Zeppelin". Lo accontento con una doppietta di Rolling Stones (un altro gruppo di quelli che piacciono ai giovani), e lui rilancia, "Anche qualcosa di quello grande e grosso morto di a i di esse (aids)"; non era grande e grosso, ma io ci provo con "Freddy Mercury?", "No, no, era americano, adesso c'è la figlia", "Canta?", "No, ma c'è". Dove sia, non lo sapremo mai, ma finalmente un lampo gli illumina la memoria e giulivo urla "Elvis Presley!". Ecco la rivelazione, Elvis aveva problemi di ipertensione, un'arteriosclerosi coronarica, danni al fegato, assumeva una quantità esagerata di sonniferi e di eccitanti, ma a farlo morire è stato l'aids: primo morto riconosciuto (anche se solo 37 anni dopo e per merito di un pensionato basso piemontese) della terribile malattia (ufficialmente, fino a oggi, il primo caso risaliva al 5 giugno 1981).
Il suo show continua, passa dai Bee Gees, ai Pooh, e a quelli che "erano due uomini più due donne svedesi" e agli altri "due più due genovesi". Lo interrompe solo una telefonata, "Pronto, cosa c'è? Sì, faccio due commissioni e torno. Le galline? Cosa è successo? Il gatto nel pollaio? E mi chiami per questo? Ti ho detto che adesso arrivo e smettila di parlare. Voi donne quando incominciate a parlare, non la finite più. Fanno bene i giovani a non sposarsi" e chiude il telefonino, un vero duro. Alla fine si porta via due vinili dei Rolling, uno dei Roxy Music (perché sulla copertina c'è Amanda Lear), dal reparto usato due raccolte dei Pooh e una dei Ricchi e Poveri e addirittura dal loculo delle musicassette, una di Michael Jackson per la bellezza di due euro!
Al suo posto subentra un altro proveniente da oltre Appennino, quel pensionato trasferitosi da poco ad Acqui. Ci imbarca, come sua abitudine, di legna verde e, dopo un soliloquio di circa cinque minuti, ci lascia con la sua solita frase "e con questo passo e chiudo".

Per tutta la settimana sono stato impegnato per la ristampa del Diario, vi ho quindi abbandonati. Volevo ricominciare ieri sera, ma gli amici di Mojotic mi hanno obbligato ad andare a vedere il concerto di Anna Calvi (a proposito, complimenti a Luca e compagnia per la location e per il tabellone dei concerti) e ho saltato l'appuntamento col diario. Recupero stasera in ritardo di 24 ore.

Diario del 21 giugno
Peccato che il libro sia già uscito. Due personaggi degli ultimi tempi avrebbero meritato un posto di rilievo. Uno si era presentato per la prima volta la settimana scorsa, l'alessandrino che ci ha finalmente rivelato la vera causa della morte di Elvis Presley (aids). Oggi torna, tira fuori la solita lista, compra i vinili per i giovani: due Led Zeppelin e il primissimo dei Bee Gees, quando ancora vivevano in Australia e li conoscevo quasi solo io (da giovane ero un loro fan). Poi parte con la sua filippica incontenibile, anche questa volta viene interrotto da una telefonata, "Cosa c'è? La pompa? Si è rotta? Te lo avevo detto di non comprarla tutta di plastica. Sono a Genova, adesso torno a casa e vediamo" e anche questa volta chiude bruscamente la conversazione. Memore di sabato scorso, chiedo "La moglie?", "No, no, il figlio. La moglie l'ho fatta fuori. Bisognerebbe farle fuori tutte le donne", poi si accorge che una rappresentante del sesso debole (si fa per dire) è in negozio col marito, fa marcia indietro "Scherzo, eh? Meno male che ci sono le donne", effettivamente, se no chi potrebbe insultare?
La seconda new entry, è un pittoresco personaggio che da qualche giorno staziona per ore vicino alla mia vetrina, per la precisione appoggiato alla colonna che divide il mio negozio dal nuovo che ha finalmente preso il posto dell'agenzia di viaggio chiusa ormai da tre anni e mezzo (non sono più solo nella parte finale dei portici, la luce si è riaccesa di fianco a me). Probabilmente vuol mettersi in mostra per far colpo sulle ragazze di Outsider (dal nostro lato non ha chance), è certo che per notare, si nota: calzoni verdi scarabeo, cintura multicolore, giacchettina e, eccolo il particolare principale, in mano sempre un tablet. Cosa ci fa col tablet? Non si sa, fa scorrere col dito lo schermo continuamente su e giù, destra e sinistra, senza mai fermarsi su nessuna pagina. Probabilmente qualcuno glielo ha regalato (il monitor è rigato, lo so perché ho sbirciato nel tentativo di capire cosa cavolo stia facendo: curioso e irrispettoso della privacy) e lui si passa delle ore, appoggiato al muro, a guardare le immagini che si alternano grazie al movimento del suo dito. Con Alessandra (la titolare del nuovo negozio) abbiamo pensato di assumerlo come custode.
Telefonata, "Discooocluuuub", "Devo chiederle un piacere, voi siete di fianco a un Kebab?", "No, siamo di fronte", "In che direzione? Verso Brignole?", "?!?!?".
Una signora viene a ritirare il cd del Best di Tanita Tikaram. E' sigillato e lei, "Lo proviamo?", io "Vuole sentirlo tutto?", lei "No, ma pensavo...", s'interrompe, forse si è accorta di avere usato il verbo sbagliato: pensare.

Diario del 23 giugno
Ci risiamo, è già passato un altro anno, e ora sono 67. E voi me lo ricordate sempre più numerosi, sarà per i quarantadue anni di Disco Club, per merito (o colpa) di facebook, per il "successo" del Diario. In questo momento siete già 159 (dai su, ancora uno, così facciamo cifra tonda). Vi ringrazio tutti in un unico abbraccio e con voi anche quelli che sono passati oggi in negozio, a cominciare da Maurizio To, grazie al quale ho offerto Lindor ai visitatori odierni.
Se non fossi un negoziante, il mio obiettivo sarebbe andare in pensione, per poter recarmi a giocare a bocce nel campi di Mura dello Zerbino o a pescare sulla diga foranea (magari in compagnia del baby pensionato Palombo), oppure portare ai giardinetti i nipotini (mie figlie mi hanno fatto il piacere di non darmene ancora: sentirmi chiamare "nonno" mi farebbe invecchiare all'istante), ma per me non è così; ho bisogno di pormi un nuovo traguardo, non i 68 o 69 o 70 anni (ce ne cresce di 67, se fosse possibile bloccare il loro scorrere).
La nuova meta, il cui countdown parte da stasera, ha una data precisa: sabato 19 dicembre 2015 e oggi siamo a -544! Tanti sono i giorni che mancano al compimento dei 50 anni di Disco Club e questo è l'obiettivo che ci siamo posti io e il negozio. Ce la faremo? Ci proviamo. Se ci riusciremo, sarà una settimana di grande festa, anzi allerto già adesso i miei clienti/amici/artisti (musicisti ma non solo): tenetevi liberi per quel periodo, dovrete partecipare tutti e vi dico già una cosa: NON ASPETTATEVI NEMMENO UN CENTESIMO!!!!!

Diario del 26 giugno
Quasimodo ha trovato un degno erede. L'angolo del palazzo è ormai presidiato quotidianamente da Tabletman. Oggi sono arrivato alle otto in punto e lui era lì, col suo tablet, calzoni gialli, camicia viola, giacca jeans (blu sulle spalle e a righe bianche e nere per il resto), berrettino giallo con qualche risvolto marrone, cintura multicolore, in aggiunta oggi un simil k-way azzurro con tanto di stemma tricolore: forse col suo smanettare furioso sullo schermo cerca i risultati dei mondiali?
Passa la portinaia e mi dice, "E' dalle sei che è lì". Il record di Quasimodo è stracciato, anche se, bisogna riconoscerglielo, quest'ultimo lo ha ottenuto con condizioni atmosferiche ben più impervie (pioggia, freddo, vento). Le sorprese non finiscono qui; Liliana, la portinaia (come quelle dei gialli di Maigret, sempre informata su tutto il condominio, portici compresi), continua, "Pensa che aveva un buon lavoro. Bancario in piazza De Ferrari. Si è licenziato per fare questa vita", la cognata precisa, "Lavorava al Banco dei Pegni della Carige". Ho sempre pensato che lavorare in banca faccia male, per questo mi sono licenziato dopo 2890 giorni di sopportazione, ho limitato i danni. Mi viene un dubbio: non è che Tabletman sia coinvolto nello scandalo Berneschi/Carige e questo sia un travestimento per sviare i sospetti? Sarà mica il re dei pagliacci?
Continua il countdown: - 541 al cinquantesimo di Disco Club!

Diario del 28 giugno
Non ci sono dubbi, ormai la nuova attrazione del Diario è lui: Tabletman. C'è gente che viene apposta per vederlo, se lo trova entra e mi dice "E' qui fuori (nel senso, fuori dal negozio). Hai ragione, è proprio fuori (nel senso fuori di testa)", se non lo trova, rimane delusa "E' già andato via?". Questa mattina sono sceso in macchina, alle 8:03 ero già arrivato e lui era lì, "Da due ore", mi dice Liliana, la portinaia. Qualcosa di diverso lo aveva anche oggi, il copri tablet rosa shocking (mancava questo colore) e i capelli, che, non trattenuti dal cappellino, si sono rivelati un vero cespuglio fittissimo color sale e pepe (invidia...). Smanetta per ancora una mezzoretta e poi ci lascia. Verso le dieci un cliente esulta, "L'ho visto anch'io!", "E dove?", "Come dove? Qua fuori", "Ma se è andato via", "No, no, è qui, si vede che è tornato". Non vado a controllare, ma dopo qualche minuto, stanco dell'aria incondizionata del negozio, vado a godermi un po' di aria condizionata gratuita sulla porta, guardo verso la colonna a sinistra e... sorpresa, al posto di Tabletman c'è Tabletwoman: sì una donna, più o meno della stessa età, appoggiata al muro, smanetta sul suo minitablet. Mi viene un dubbio, non è che tutta questa gente stia semplicemente sfruttando il mio collegamento internet? Magari Tabletman è un genio dei computer e ha scoperto la mia password, passandola a tutta la famiglia. Sì, ma cosa fa lì appoggiato per ore? Ancora Liliana mi da una soffiata, "Mi ha detto mio cugino che fa un calendario", "Un calendario? E con che cosa? Con le donnine nude o un bel calendario rock?", "E che ne saccio io". Bisogna ancora indagare per scoprire il mistero. Tabletman o Calendarman?

Diario del 30 giugno
Su una cosa non ci sono dubbi (non è che ne avessi molti nemmeno prima di oggi), l'età media della clientela continua ad alzarsi e, con questa, la loro smemoratezza e disattenzione. Ormai potremmo aprire un ufficio "oggetti smarriti". Ha incominciato qualche tempo fa un ciclista che ha lasciato in negozio un paio di occhiali da sole aerodinamici. Poi altri occhiali, questi da presbite, nuovi con ancora sopra l'adesivo +2, li ha tirati fuori per leggere i misteriosi titoli stampati sul retro di un cd e li ha lasciati sul banco (forse perché, essendosi tolto gli occhiali, non li ha più visti). Il primato però spetta a un mega distratto. L'episodio risale a sabato scorso, ma ho aspettato a parlarne, convinto che "Nuvoletta" sarebbe tornato. Invece no, non si è più visto. Quel giorno, per digitare il codice sul pos, ha posato un mazzo di chiavi degno di San Pietro sul banco. Questo, più o meno, alle 17:00, alle 18:30 mi accorgo della dimenticanza, "Speriamo che torni prima della chiusura". Invece non si vede; allora, guardiamo: chiavi di una Golf, come ha fatto a riprendere la macchina? Sarà andato a prendere quelle di riserva a casa, ma le chiavi di casa le ho io; ammettiamo che trovi qualcuno di famiglia e recuperi le riserve, torna prende la Golf e la deve posteggiare per strada, le chiavi del garage le ho io; per riprendersi della cattiva giornata, va in cantina a prendere una bottiglia, ma le chiavi della cantina le ho io; oggi, uscendo vede che c'è posta, ma le chiavi della buca le ho io. Finalmente in ufficio, è il momento di un caffè distensivo, ma la chiave elettronica per la macchinetta ce l'ho io. Distratto, ma anche smemorato, possibile che non sia stato in grado di ripercorrere a ritroso il percorso fino al negozio?

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Diario di Maggio

Diario del 3 maggio
Se c'è una categoria fastidiosa è quella delle anziane signore intellettuali o molto spesso intellettualoidi. Scoprono all'improvviso un artista o un genere di musica e quello diventa l'interesse unico della loro. Mi era successo anni fa con una facoltosa settantenne che, passando da una piazza, sente per puro caso, un concerto di Stefano Bollani; amore a prima vista (più che a ... primo ascolto). Mi piomba in negozio, "Conosce Bollani?", "Personalmente no, come musicista sì", e parte con una filippica che mi blocca per almeno dieci minuti. Da quel giorno, periodicamente si fa sentire, per fortuna non di persona, ma quasi sempre telefonicamente; mi riesce facile quindi posare la "cornetta" e servire altre clienti mentre lei mi fa da sottofondo, ogni tanto sollevo il cordless e la sento decantare il Bollani che suona classica, il Bollani che fa jazz, il Bollani carioca, il Bollani gershwiniano, il Bollani che ripresenta le canzoni italiane degli anni cinquanta (quelle a cui è più legata, essendo il periodo della sua giovinezza). In tutti questi anni, mai una volta che mi abbia chiesto qualcosa di diverso di ... Bollani.

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Diario del 1 aprile
A impedire l'ingresso nel parcheggio del palazzo c'è una sbarra; questa mattina, col solito gioco di riflessi sulla porta del negozio, vedo una ragazza che, impegnata a guardare il display del telefonino, non si accorge che la sbarra sta scendendo, quando la sua gamba passa in corrispondenza della cellula è troppo tardi, "bong" sento il rumore della sbarra che la colpisce, lei per la sorpresa molla il cellulare che le cade per terra, si guarda intorno, non capisce cosa l'abbia colpita, mi vede, le indico la sbarra che è risalita, raccoglie il telefonino e se ne va.
Questo non è stato un pesce d'aprile, lo scherzo se lo è procurato la ragazza con la sua distrazione. Tanti anni fa (venticinque?) invece ho sfruttato io l'accesso al parcheggio per uno scherzo del primo aprile. All'epoca la sbarra non saliva, ma era fissata per terra e quando si schiacciava il telecomando, scendeva infilandosi in un apposito buco nella strada. Quando si trovava su, diventava un comodo sedile, sfruttato dai metallari che stazionavano davanti al negozio negli anni ottanta. Quel giorno, sempre di riflesso sulla porta, vedo Pino Sanbabila che come il solito intorta di discorsi le più giovani metallare, è un po' il loro idolo, una specie di Fonzie nostrano, le ragazze lo seguono fino alla sbarra e là si siedono, in totale, se ben ricordo, sette, Sanbabila compreso. "Lo faccio?" penso, "No, non posso", "Però è il primo aprile", "Sì, ma dai, povere metalline", accarezzo il telecomando; no! Non l'ho fatto apposta (bugiardo), ho toccato il pulsante, guardo il riflesso della porta: sei ragazze e un metallaro a gambe all'aria, che si guardano intorno; come la ragazza di oggi, non capiscono cosa sia successo, non sta entrando nessuna macchina, chi ha fatto scendere la sbarra? Io chiudo la porta.
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Diario del 2 aprile
Due miei compaesani "pontedecimini" s'incontrano finalmente in negozio; finalmente, perché da almeno un anno si sparlano reciprocamente in assenza dell'altro. Il primo è una vecchia conoscenza, il Matematico, il secondo l'ex discotecaro che mi impegna in ricerche settimanali, sempre al mercoledì, di canzoni fine settanta/inizio ottanta che imperversavano ai suoi tempi al Frantoio (non è il posto dove si fa l'olio, ma una discoteca di allora), "Era la migliore, bell'ambiente e bella musica. Mi ricordo quando si ballava quel pezzo col culo (scusate, è stato lui a dirlo) Daddy Cool di Boney M ...." e si lancia in ricordi di conquiste e cilecche di quegli anni, per lui, ruggenti. A un certo punto lo interrompo "Torniamo a bomba. cosa vuoi oggi?", "Aspetta, ora te lo dico", il Matematico "Non ti ricordi nemmeno più quello che volevi. Cos'è che hai in mano?", "Non lo vedi? Una macchina fotografica" e mi mostra nel display la foto dello schermo della televisione col video della canzone che vuole con relativo titolo: non c'è che dire una memoria fotografica.
Usciti i due compari, io, Dario e Matteo C. ci siamo esibiti in una scianca sui video di Boney M; alla fine ha prevalso la scelta di Matteo C.. Voi che ne pensate?
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Diario del 3 aprile
Eccolo! E' ancora vivo. Ancora una volta è la porta col suo riflesso a farmelo scoprire, infatti vedo una figura che si avvicina alla vetrina; è riconoscibile per i suoi capelli strinati, è lui: Angelo, quello che compra solo dischi con voci femminili, quello che qualche anno fa è stato beccato a rubare alla Ricordi e, in seguito a questo, ha confessato una lunga serie di furti in tutti gli altri negozi di dischi della città, refurtiva di cui teneva una precisa contabilità, a me ritornano 28 cd rubati nel corso degli anni. Dopo qualche anno ha pensato di aver scontato la pena e ha chiesto il permesso di rientrare in negozio, permesso concesso, ma limitatamente allo spazio davanti al banco (un metro). Da quel giorno per anni ogni settimana comprava quattro/cinque cd di donnine, questo fino a luglio scorso, da quel momento è sparito. Non sembrava in grande salute, magro, pallido come un morto, con una voce stentata, inevitabile pensare che gli fosse successo qualcosa. Facciamo fare una ricerca tramite gli uffici finanziari, dove lavora un cliente, l'esito ci tranquillizza: non è morto. "Sarà finito a Santa Tecla?" (reparto sanatorio dell'ospedale di S.Martino), ma anche lì non risulta. "Andrà a comprare da qualche altra parte?", sì, ma dove? I suoi negozi (nel senso di quelli dove ha rubato) hanno tutti chiuso, rimango solo io. Ed oggi finalmente eccolo riflesso sulla porta, non sembra voler entrare, allora prendo il megafano e urlo "Angelooo" (certe volte i nomi di battesimo sono ingannevoli), aspetta ancora un po', ma alla fine si decide, entra. "Ciao, come va? Che fine hai fatto? Sei stato male?", tergiversa anche nella risposta "Noo, è che ... (sta cercando una scusa valida) non compro più dischi". E' mai possibile che uno che per sessant'anni ha comprato (non solo) musica all'improvviso smetta? E' più facile guarire dalla discomania che dalla cleptomania? Secondo me, da nessuna delle due, mi sa tanto che non si è visto per nove mesi perché la sua libertà di movimento è stata forzatamente "limitata". Adesso, se tornerà ancora, anch'io gli limiterò lo spazio davanti al banco: non più di quaranta centimetri (intanto è sempre molto magro). Il lupo perde il pelo, ma non il vizio.
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Diario del 4 aprile
Entra un cliente mentre sto parlando con un amico, si piazza davanti alla cassa, allora interrompo i discorsi e gli chiedo "Mi dica", lui si sente in dovere di fare lo spiritoso "Non vorrei disturbare, prima di disturbare", non gliela lascio passare "Si figuri, lei disturba in ogni caso".
Come tutti i venerdì pomeriggio mi tocca sciropparmi dalle due alle tre ore di chiacchiere del clan dei pensionati (vecchi clienti degli anni sessanta/settanta), capitanati da Mimmo e dal Pluriespulso. Scoppia una discussione sulla discografia di Presley, Mimmo (detentore del record di espulsione di più lunga durata) prende il Dizionario del Rock, il Pluriespulso lo blocca "A me non serve, io ho tutto qui" così dicendo si colpisce per due volte la testa schiacciandosi il ciuffo; intervengo io "Belin Carlo, sono mesi che non ti vedo con un ciuffo così, sembri davvero Elvis", "E' perché mi sono lavato i capelli", ho capito: erano mesi. Mimmo conclude alla grande la discussione "Ad ogni modo On Stage In Memphis, è stato giudicato il più bel concerto dal vivo di Elvis", io "Sì, perché dopo di questo ha inciso solo concerti dal morto".
Subito dopo entra una coppia himalayana, nel senso che sembrano appena scesi da un convento tibetano; lui, molto etereo, compra un cd di Gragnaniello (non lo avevo in negozio, me lo ha ordinato lui), lei sceglie qualcosa di Van Morrison, lui disapprova, "Vedi quello è un disperato che ha preso la chitarra, avrà fatto due cose; se proprio vuoi prendere un cd, scegli qualcosa il più lontano possibile dal suicidio". Probabilmente di ritorno dall'Himalaya, deve essersi fermato a Katmandu, le idee gli si sono un po' annebbiate: confonde Van con Jim, che ad ogni modo non ha preso la chitarra, non ha fatto solo due cose e infine non si è suicidato.
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Diario del 7 aprile
Da un po' di giorni nel reparto usato è arrivata una vera e propria rarità: il vinile originale della John Dummer Blues Band. Il suo valore di mercato si avvicina ai mille euro, ovviamente questa è una cosa teorica, bisogna trovare uno disposto a fare questa offerta. A dire il vero un "pazzo" l'avremmo trovato. Pazzo perché io (pur vendendo dischi da quasi mezzo secolo) non sarei mai disposto a spendere una cifra simile per un disco che alla fin fine è stato ristampato in cd e si può tranquillamente sentire sborsando solo quindici euro. Questo "pazzo" è ovviamente un cliente di vecchia data, il finto prete (come è stato soprannominato per le sue maniere), che avrebbe potuto comprare il vinile quando è uscito, ma non ci ha minimamente pensato, forse perché costava solo 1.900 lire, adesso è uno dei ricercati e, da quando lo ha visto in negozio, non fa più vita e non la fa fare a Fabio dell'usato: ogni giorno è una lotta di almeno due ore a suon di "manca un allegato", "non è perfetto", "ha un angolo schiacciato", "ti offro duecento euro", il giorno dopo "al massimo trecento". Vi terrò informati su un eventuale esito positivo, cosa della quale dubito, perché il Finto Prete è il classico collezionista che, quando vuole vendere un disco lui, è una cosa rarissima, introvabile, che ci fa il piacere di lasciare a una cifra ridicola, mentre quando deve comprarlo diventa una cosa facile da trovare, non perfetta, etc. etc. etc., per la quale chiediamo una cifra assurda. Anche U Megu ronza intorno alla questa rarità, "Mi piacerebbe, ma è troppo caro", "Che genere è" gli chiedo, "Non lo so, non l'ho mai sentito" .....
A proposito di vinili usati, oggi un cliente noiosino, dopo aver maneggiato un disco, mi chiede "Ma li avete girati?", io glielo prendo di mano, lo giro e "Sì", non l'ha presa bene, se ne è andato senza comprarlo.
Concludiamo la giornata con un altro vecchio cliente. E' sempre stato condizionato nei suoi acquisti dalla moglie gendarme; oggi mi telefona, "Hai questi due cd di Hackett", mi dice i titoli e li ho entrambi, "Bene, adesso arrivo a prenderli". Infatti un'ora dopo arriva, "Dammene uno solo, ecco questo, mia moglie mi ha dato solo cinque euro". Paghetta un po' bassa per un quasi sessantenne.
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Diario del 9 aprile
Aveva promesso di venire a prendere i cd degli Him ordinati il primo aprile, "Quel giorno prendo la pensione"; pensavo mi volesse prendere in giro, visto che Bruno "Scussssi" è un trentenne, invece è vero, si è presentato ed effettivamente prende la pensione. Questo è un po' preoccupante, incominciano ad essere troppi i clienti ancora giovani che dipendono dall'Inps e nessuno di loro per problemi fisici: la percentuale di psichicamente instabili sta salendo sempre più. Oggi Bruno vede dei bootleg, "Scussssi, questi cosa sono? Bottleg?", "Sì", "E cosa sono i bottleg?", interviene il Matematico a spiegarglielo "E' come se tu andassi con un registratore (e gli indica il Gelosino di cinquantanni fa che tengo su un mobile) a registrare i concerti", Bruno si spaventa "No, no, io non registro i concerti", il Matematico "Va be', non tu, un privato, insomma non una casa discografica", Bruno è perplesso "Ma è proibito", io la metto dal punto di vista commerciale "Guarda, costa 15,90 €, indovina quanto ti faccio di sconto", lui, con un sorriso furbo, "Novanta centessssimi!": ormai questa gag tra noi si ripete ogni volta che passa.
A proposito del Matematico, in questo periodo è teso, e noi con lui; oggi ha comprato un vinile dei P.I.L e con questo è arrivato a 9.998, ancora due e finalmente è abbattuta la barriera dei diecimila. Potrebbe già superarla oggi, ci sono due vinili che gli interessano, ma non lo fa, perché farebbe fallire la sua proiezione.
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Diario del 10 aprile
Tre vecchiette alla ribalta. La prima, "Ho trovato il vostro numero sull'elenco telefonico, ho un sacco di dischi degli anni 60/70, non ho nemmeno più il giradischi, potrebbero interessarvi?", non penso proprio, ma non voglio scoraggiare la signora "Dipende, che cosa ha?", "I 45 giri che andavano all'epoca, Orietta Berti, Gigliola Cinquetti, Dalida, insomma i successi di quei tempi".
La seconda si presenta di persona, "Cerco i dvd del film ...", la interrompo subito "Non ne abbiamo", "Strano, mi hanno mandato proprio qui, nel grattacielo della Sip", l'amico Francesco commenta "Meno male che non era troppo vecchia, altrimenti ti avrebbe parlato del grattacielo della Teti".
La terza è inconsapevole, nel senso che né mi telefona, né entra di persona, è solo presente nei discorsi del Pluriespulso. Carletto chiede a Fungus "Tu hai sempre abitato a Sturla?", "Sì", Allora conoscerai mia zia", "Come si chiama?", attimo di esitazione, sguardo smarrito, non posso non approfittarne, "Belin Carletto, non sai nemmeno come si chiama tua lalla? (zia in genovese)", "Sì, è che adesso ... non mi viene", "Te l'ho detto che non dovevi andare in pensione, eri già rimbambito prima, figurati adesso"; cerca di riprendersi, rivolto a Fungus, "Sta in quelle case vicino alla spiaggia, lato mare", la risposta dell'altro lo mette ancora più in angoscia "Non ci sono case lato mare", io "Carletto sei sicuro di avere una zia?". Mi sa che anche questa fa parte del suo mondo virtuale, come il concerto di Elvis al Madison (non documentato da nessun biglietto) e i famosi manifesti del concerto dei Beatles a Genova, sotterrati in una cantina della mamma (virtuale o vera? Boh).
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Diario del 11 aprile
But Tell Me, Where do The Children Play? si chiedeva all'inizio degli anni settanta Cat Stevens. But Tell Me, Where do The Retired Play? mi chiedo adesso io. Sì, il problema quarantanni dopo si è trasferito dalla prima età all'ultima. Come già detto la categoria dei pensionati sta diventando una delle primarie tra i miei clienti e questi mi fanno partecipi dei loro problemi. Prendiamo un mio vecchio cliente, ex rappresentante di prodotti tessili, era abituato a farsi i suoi giri quotidiani, sempre in macchina e con ritmi tranquilli (non è mai stato molto brioso); in ogni negozio si perdeva in chiacchiere sul più e il meno, politica (è di destra), calcio (per lui esiste solo il Genoa), motociclismo (l'importante è essere contro Valentino), musica (sente solo country e rock 'n roll): è il maggior fan vivente di Emmylou Harris, ma nelle mercerie non trovava molti conoscitori della signora del country. Le proprietarie e le commesse dei negozi gli danno corda, senza contraddirlo (nemmeno se sono comuniste, sampdoriane, tifose di Rossi e amanti dell'heavy metal), perché sperano di spuntare uno sconto in più. Ma ecco che all'improvviso si trova pensionato, cosa fare? Sky lo aiuta, ma mica si può sempre stare in casa, allora scende in strada, si guarda intorno, scavi non ce ne sono, nemmeno campi da bocce, passatempi abituali dei pensionati di un tempo, un bar sì; prova ad entrarci, lì non giocano a scopa o briscola o cirulla, solo poker e a soldi. Lui pensa di essere, anche in quel campo, un esperto, si siede al tavolo, ma una sera si accorge di un rigonfiamento nei calzoni di un rivale. Cosa mai sarà? Presto lo capisce, è una pistola, non in senso metaforico, ma proprio nel senso di rivoltella. Abbandona il campo e passa a fare innocue chiacchiere sulla porta del bar, ma anche lì non ha molto successo: chi non la pensa come lui glielo dice chiaramente (non trae nessun vantaggio a dargli ragione, come le merciaie) e, siccome lui si sente il depositario assoluto della verità, si trova ben presto isolato e infine dalla soglia passa direttamente alla strada. Cosa fare a questo punto? La sua passione per la musica e l'antica frequentazione lo porterebbe da Disco Club, ma come fare? E' stato espulso anni prima e non ha mai avuto il coraggio di rientrare. Lo stato di necessità prevale, rientra, trova quelli che non hanno mai smesso di essere clienti (con qualche intervallo per il Pluriespulso) e può ricominciare con il suoi soliti discorsi, che non gli procurano danni quando vengono fatti con gli altri habitué, ma che gli procurano altre due espulsioni quando invece si rivolge a me, la prima di breve durata, la seconda abbastanza lunga, ma infine, come diceva Rita Pavone "qui ritornerà". All'inizio mi toccava solo al venerdì pomeriggio, negli ultimi tempi anche il martedì; ora poi è in uscita un nuovo cd della Harris e allora al martedì "So che esce l'undici, tu lo avrai mica prima?", "Per quale motivo? Tra l'altro in Italia esce il quindici", "Ah, va bene, allora ci vediamo venerdì", "Venerdì non ce l'ho ancora, te l'ho già detto", "Non si sa mai, magari ti arriva prima". Mercoledì, trova la scusa di ordinarmi un cd (indovinate) di Emmylou (che già ha, ma vuole la versione con dvd), per chiedermi (non è che il nuovo ti arriva già domani?", "NOOOOOOO". Oggi, eccolo viene a ritirare il cd ordinato l'altro ieri, "Ti è già arrivato, non è che ti hanno già mandato anche il nuovo?", "!!!!!?????!!!!!". Tranquilli, non l'ho espulso, ma ditemi "Dove vanno a giocare i pensionati?".
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Diario del 14 aprile
Ore 12:20, entra una signora, con cartellino attaccato alla maglia, incurante dei clienti che la precedono, "Scusi, è lei Giancarlo?", "Sì", "Tranquillo, non sono della Finanza. Sto cercando dei cd e la mia amica Paola, che lavora quassù, mi ha detto che lei potrà aiutarmi", "Mi dica", "Mia figlia vuole, come si chiama?, Paolo Mengoni?", "No, Marco", lo tiro fuori dallo scaffale della vergogna, "Eccolo", "Grande aveva ragione Paola", le squilla il cellulare, a dire il vero io non sento nessuno squillo, ma lei risponde "Sì, va bene, arrivo, di' al vigile che sto arrivando" e rivolta a noi "Ho lasciato la macchina in seconda fila, non ha mica anche il cd di Renga", "Non credo proprio" e invece, sempre da quello scaffale, ne esce una coppia. Lei entusiasta, "Bene, mi faccia il conto", "Quaranta euro", "Non mi stia a fare lo scontrino", "Sì e magari poi lei gira il cartellino e scopro che è della Finanza", riprende il telefonino (ma ha suonato?) "Sì, sì, arrivo, pago e arrivo, sì te li ho trovati i cd" e ancora a noi "Sono per mia figlia, è in macchina, mi sta mettendo a perdere". Mi passa la carta di credito, la striscio, risposta "transazione negata", lei "Strano l'ho ricaricata ieri, ci riprovi". Ci riprovo, ma la risposta è uguale, allora lei "Facciamo così, vado un attimo quassù dalla mia amica Paola e farmi dare i soldi e torno subito giù. Ce la faccio? La mia amica Paola mi ha detto che lei chiude puntuale", "Sì tra quattro minuti", "Oe, ce la faccio tranquillamente" e sparisce. "Questa voleva fregarmi - penso - Se mi distraevo e non guardavo lo scontrino se ne andava senza pagare", un momento ma i due cd dove sono? No, questa non voleva fregarmi, mi ha proprio fregato, i due cd se li era messi in borsa quando io passavo la carta. De resto dovevo pensarci prima, mi ha chiesto un cd di Men(goni) e uno di (Ren)ga, togliamo le parentesi e cosa rimane? Menga. La vecchia legge questa volta ha colpito me. Però quassù lavora davvero una cliente che si chiama Paola, quasi quasi domani provo a farmi dare da lei i quaranta euro.
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Diario del 15 aprile
Anni fa erano amici, ormai però non si vedono da molto tempo, oggi però sono stati protagonisti di un duello a distanza, senza nemmeno sfiorarsi; il motivo del contendere è aggiudicarsi la prima coppia della nuova uscita di Emmylou Harris, la versione deluxe (o delac, come dice il Pluriespulso) dell'ultimo: uno dei due è, ovviamente il pensionato protagonista della puntata di venerdì scorso, l'altro è Mario, quello del cavallo a dondolo. Il pensionato non ha rinunciato a una capatina sabato pomeriggio "Mi raccomando, tienimelo da parte quando arriva", in realtà la domanda giusta era "E' per caso già arrivato?", incredibilmente ieri resiste alla tentazione di fare una capatina, ma questa mattina chiama, "Quando arriva, avvis...", lo interrompo "E' già arrivato", allarmato "Mi raccomando tienimelo". Ma la soddisfazione di essere il primo acquirente dell'ambito cd non gli spetta, infatti, con uno sprint sorprendente, Mario lo brucia, passa in tarda mattinata a comprarlo. Per fare vedere che non gliene frega niente, il pensionato, dopo averlo comprato, afferma "Intanto non lo apro nemmeno, ho già la versione normale".
Mi viene il dubbio che molti di voi non conoscano Mario, protagonista di una vecchia puntata del Mondo visto da Disco Club; per presentarvelo vi incolliamo sotto quella puntata.
"Certo ho parecchi clienti fissati con gli Stati Uniti e la musica americana. Tra loro mi piace ricordare due vecchi clienti (a dire il vero non li vedo da anni): Gianni, la copia genovese di Garth Hudson (tastierista della Band), e Mario, una specie di Buffalo Bill imbolsito. Il primo sembrava un libraio uscito fuori da un racconto di Dickens, barba e capelli incolti, un occhio sacrificato a un qualche esperimento del piccolo chimico, piccolo e rotondo, amante della birra e degli sport inglesi (calcio e rugby). Musicalmente invece i suoi gusti passavano dall'altra parte dell'Atlantico: Bob Dylan e i Grateful su tutti.
Il secondo, bancario represso, con l'hobby dei treni (veri e in miniatura), amava al 100% gli States: paesaggi, abbigliamento, letteratura e musica country (il suo preferito era David Allan Coe).
Un giorno Mario invita Gianni a casa sua per una session di musica americana. Là arrivato Gianni viene ricevuto dalla madre, "C'è Mario?", "Vada, vada, è nella sua stanza in fondo al corridoio. Glielo dica anche lei che alla sua età non dovrebbe più fare certe cose". Il libraio rimane un po' perplesso. Cosa farà il suo amico di così disdicevole e infantile? Ha paura di sorprenderlo in atteggiamenti sconvenienti, ma non può più tirarsi indietro; avanza ed ecco inquadrare nel vano della porta "Buffalo" Mario con un cappellaccio da cowboy, che sta ascoltando un disco del suo cantante preferito. Niente di strano direte voi, a parte il cappello. Il problema è che Mario non era seduto su una poltrona e nemmeno in piedi a ballare, ma si dimenava su un cavallo a dondolo!"
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Diario del 16 aprile
Il diario questa sera dovrei farlo dopo la mezzanotte. La mia giornata lavorativa non è ancora finita, mi tocca aspettare la chiamata di John Vignola da Radio1, per la solita intervista annuale sul Record Store Day (ottava edizione quest'anno, settima per noi). Spero che sia puntuale e non mi faccia attendere come al solito per delle ore. Guardate cosa è successo cinque anni fa.
"18/04/09: oggi si festeggiava il terzo Record Store Day (secondo per noi di Disco Club). E' la festa mondiale del piccolo negozio di dischi ed io sono riuscito a portare il "mio" negozio a questo traguardo dopo 44 anni di apertura. E' stato tutto molto bello: Omar e Giovannino che all'interno facevano i dj per far divertire i più giovani; Maurizio che per tutto il giorno ha dovuto stampare le nuove t-shirts col marchio "Disco Club"; e nel gazebo del bar Verdi, da noi occupato, i concerti di Zuffanti, Rice On The Record, En Roco, Davide Mocini con i Raxa e Paolo Bonfanti. Quando Paolo attacca "ogni mattina quando ti svegli e strisci fuori dal letto" (cover di Leo Kottke), è così realistico che sembra davvero che ieri sera abbia avuto un incontro con zio Luciano, suo discografico e sommelier in quel di Courmayeur (peccato che Paolo sia astemio), e, tra un assaggio e l'altro, questa mattina abbia avuto difficoltà ad alzarsi. Adesso la festa è finita, ma io sono ancora qui ad aspettare la telefonata di John per Raistereonotte (mi hanno chiesto un'intervista): ha detto che avrebbe chiamato a mezzanotte e quaranta, ma non si è ancora sentito. La solita solfa: dodici anni fa mi ha promesso di portarmi tre copie del cofanetto dei Franti ed ogni volta che lo vedo dice di esserseli dimenticati a casa. Mentre aspetto, mi perdo a pensare la fine che farà il mio negozio: magari tra 44 anni sarà ancora aperto! Speriamo che John non si dimentichi di chiamarmi, perché fra un po' sono io a strisciare sotto la scrivania. Quasi l'una, finalmente squilla; devo fargli capire che sono un po' incavolato. Rispondo alla mia solita maniera in questi casi: discoocluuuub!!
19/04/2053 eccoci qui. Ce l'abbiamo fatta: è la quarantasettesima edizione del Record Store Day!
Anche quest'anno in negozio Giovannino e Omar fanno i dj: i giovani hanno sempre voglia di ballare, poi con i soliti Pogues, tra l'altro da quando si è messo la dentiera McGowan sembra più giovane di 50 anni fa. Nel gazebo ancora concerti e questa volta, quando intona "ogni mattina quando ti svegli e strisci fuori dal letto" penso che per Paolo sia l'unico modo per alzarsi, vista l'età; però a suonare la chitarra è sempre un fenomeno.
Ora mi faccio portare a casa dal mio cliente taxista e anche questa volta mi toccherà aspettare fino a chissà che ora la telefonata di John per Raistereonotte. A proposito, non mi ha ancora portato il cofanetto dei Franti; non è più così importante perché i tre clienti che lo volevano non ci sono più, ma è una questione di principio: deve portarmeli! Quando si decide a telefonare, devo cantargliele. Finalmente! Ecco la telefonata, andiamo a rispondere: diiiscooocluuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuub!"

Diario del 18 aprile
Giornata convulsa. Il Record Store Day di domani ha portato una gran confusione di pacchi in arrivo, clienti che si contendono le poche copie delle uscite speciali, telefonate per informazioni, teste che si frappongono tra i nostri occhi e i vinili (e non solo quella del Pluriespulso) mentre li prezziamo. Insomma la tensione si taglia col coltello (anche se noi in negozio di coltelli non ne abbiamo) e porta anche a una scintilla, della quale sono responsabile io stesso. Cerco un disco in uno scaffale, ma mi trovo impedito da una borsa, la prendo e la metto sotto il mobile; quando il proprietario, il Geometra, rientra, non la vede, fa un giro per tutto il negozio, pensando si tratti di uno scherzo, tipo acqua acqua fuoco fuoco, e alla fine, decisamente irritato (a dir poco), si scaraventa contro il Pompiere "Non fate i bambini" gli urla contro "la borsa mi serve, ci sono i documenti"; il Pompiere, che mi aveva appena sussurrato "Scommetti che adesso se la prende con me", mi guarda e "Cosa ti avevo detto?". Dopo la Casa di Riposo, adesso abbiamo aperto anche l'Asilo Disco Club.
Poker di donne a ruota. La prima, entra e mi chiede "Entrata libera?", sono anni che non mi sento rivolgere questa domanda; al mio assenso, fa il giro del negozio senza mai fermarsi a guardare un solo disco, e se ne va.
La seconda è una signora toscana, di passaggio per andare a prendere il treno a Brignole, "Cerco un cd per mio figlio, è di un cantante bassetto che suona anche la batteria, accompagnato da altri scuri (abbronzati?), che ha suonato ai playoff americani", "I playoff? Di che sport?", "Non lo so, non me ne intendo né di sport, né di musica". Lo avevamo capito: non erano i playoff, ma il superbowl e il bassetto scuro cantante e batterista era Bruno Mars.
La terza, anziana, entra con un'altra più giovane. Non sembrano molto in bolla nessuna delle due, la più giovane in particolare. L'anziana (che poi è la madre dell'altra) mi chiama "Cerco il cd di Mina con Sognando", "E' nel Del mio meglio volume sei (a proposito, sommando tutti i pezzi che sono nei Del mio meglio di Mina, resterebbero fuori ben poche canzoni; potrebbe essere una brillante idea raccoglierli in una compilation innovativa: Del mio peggio); lei mi si avvicina e rifilandomi una gomitata nel fianco (toulì non ci avevo pensato, sarà mica per questo che stasera mi ritrovo col mal di schiena?), mi dice sottovoce (quantomeno nelle sue intenzioni) "Racconta dei maltrattamenti subiti da una donna in manicomio", indicandomi col mento la figlia.
La quarta è la più rompi di tutte. Appena entrata, ignora gli altri clienti e mi infila i suoi auricolari nelle orecchie (spero che le sue fossero pulite) "Voglio questa canzone per mio figlio"; non so da dove l'abbia presa, ma non si capisce niente, lei taglia corto "Va be', non importa, mi dia qualcosa di Elton John", gliene do tre e lei li guarda con gli occhi di una talpa "Non riesco a leggere i titoli, vado a leggerli fuori"; memore della disavventura dell'altro giorno la seguo con gli occhi, pronto a scattare all'inseguimento, va bene un Mengoni e un Renga, ma tre Elton John no. In realtà non ha nessuna intenzione di fuggire, anzi rientra (purtroppo) e mi tempesta, sempre indifferente della presenza degli altri avventori, di richieste "Raccolta di Dalla? Di De Gregori? Di Concato? Di Phil Collins?", ma alla fine "No guardi è per un regalino, voglio spendere meno di nove euro".
La conclusione la lascio a un vecchio (di frequentazione) cliente. Dopo avergli ordinato un cd in Olanda, gli chiedo, "Dammi il telefonino". Lui rimane un attimo interdetto, poi prende dalla tasca il telefonino, "Non si ricorderà il numero" penso, invece no lo prende per darmelo!!! Ho sempre pensato "Il giorno che non so cosa scrivere, tiro fuori questa gag, ma no dai, nessuno penserebbe che è successo veramente", e invece, ecco, è successo veramente.
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Diario del 22 aprile
Devo fare due passi indietro. Il giorno di Pasqua siamo andati a trovare nostra figlia Paola ad Andora; mentre stavamo facendo una passeggiata sul lungomare, mi squilla il telefonino, chi mai può essere? Io lo uso quasi esclusivamente per il negozio, a parte i familiari, mi chiamano solo clienti. Il numero è di uno sconosciuto, "Figurati se rispondo" penso, ma poi mi assale la curiosità, "Ma chi cavolo mi chiama oggi?". Rispondo "Sììììììì" (non posso lanciare il solito Discooocluuuub, non sono in negozio), "Ciao Gian, sono Maurizio, potresti ordinarmi tutti i cd di Jim Croce?", trasalisco, ma mi trattengo "Lo sai che giorno è oggi?", ci pensa un attimo, lo aiuto "E' Pasqua", "Ah, credevo fossi aperto" poi continua come se niente fosse "Senti che impianto ho, mi è costato, ma è uno spettacolo - alza il volume della musica e avvicina alle casse la cornetta - Bello, eh?", "Sì, hai un buon telefonino", non avverte l'ironia e conclude tranquillo, "Va be', allora ti chiamo domani", "Domani è Pasquetta", "Non ci sei?". Poso.
Oggi appena entro prendo il telefono, "Ci sarà stato qualche altro belinone che mi ha chiamato nei giorni scorsi?". Pasqua, chiamata persa alle 10:43; Lunedì dell'Angelo, chiamata persa alle 12:39, questo è doppiamente scemo, io chiudo alle 12:30.
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Diario del 23 aprile
Entra di slancio e parte a sorpresa con "Tiri-tiri-tu, tralla-lero-la. Nel mezzo del cammin di nostra vita. mi ritrovai per una selva oscura. ché la diritta via era smarrita ...", lo interrompo e, pensando che si tratti di una gara di poesia, ribatto col mio pezzo forte "Ei fu. Siccome immobile, dato il mortal sospiro, stette la spoglia immemore orba di tanto spiro ....", tocca a lui interrompermi "Tu sei Highlander e io Ramirez, siamo due immortali, ti ricordi di me? Vedi sono sempre uguale e tu sei sempre uguale (se lo dice lui)". Certo che l'ho riconosciuto, è uno dei metallari stanziali davanti al negozio negli anni ottanta, non me lo ricordavo così loquace e squinternato, chissà cosa si è bevuto oggi. Per un attimo penso che davvero creda di essere il maestro d'armi interpretato nel film da Sean Connery, per fortuna non è così fuori, ma prima di andarsene, mi lascia un messaggio, "Dillo ai metallari di Brignole: Petrus è tornato".
Verso sera non ci facciamo mancare il solito acquazzone quotidiano, sento una voce alterata venire da fuori "Tirati su i pantaloni"; cosa succede? Qualche maniaco che si è denudato? Mi faccio sulla porta; a urlare è una vecchietta molto energica, ce l'ha con un anziano, gli ripete "Tirati su i pantaloni, che con le pozzanghere si bagnano", lui, remissivo, piega il fondo dei calzoni alla maniera dei ciclisti; lei, a questo punto, si gira e sempre più furibonda se la prende con un altro, questo un po' più vecchio, "E anche tu, tirati su i pantaloni, sono stufa di lavarveli"; il primo ha una reazione, a dire il vero a bassa voce, "Intanto poi si asciugano", ma intanto mi passano davanti entrambi con i calzoni alla zuava.
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Diario del 24 aprile
Edo è uno di quei clienti cha ha la mania di classificare. Oggi, mentre ascoltiamo il nuovo cd degli Sweet Apple, lui se ne esce con "E' troppo Dawson Creek". Non lo contraddico per non fare la figura del matusa, sì, ma cosa vuol dire?
Altro giovane, "Tenete solo dischi vecchi o anche attuali?", "Del tipo?", "Lady Gaga", "Solo vecchi".
Questo non è giovane, è cliente da qualche decennio, "Senti, ho un motivo nella testa, ma non riesco a capire che canzone sia; fa così" e parte cantando, a dire il vero nemmeno male e molto ispirato, una canzone inglese con un ritornello che si ripete. "Scusa, hai provato a scrivere questa parte del testo su internet? Magari ti da il titolo", "No, il testo non è questo, le parole me le sono inventate io basandomi sull'onomatopeicità della lingua"; sì, ma anche questo cosa vuole dire?
Telefono, "Discooocluuuub", "Vendete sempre dischi?", "Eeee sì", "Telefono da Torino, volevo solo sapere se eravate ancora aperti o se avevate chiuso anche voi". Quando ripeto ai clienti presenti in negozio la conversazione, uno, di origine meridionale, esclama "Uocchi, contruocchi, shcatta maluocchi - Uocchi, contruocchi, crepa maluocchi"; per la terza volta nella giornata non capisco, ma questa volta mi viene fornita la traduzione "Occhio, contr'occhio, schiatta malocchio - Occhio, contr'occhio, crepa malocchio".
Mi mancava il solito vecchietto, eccolo, "Vorrei qualcosa di Rodriguez". Però, sulla notizia il nonnino, mi chiede un cd del fenomeno (a scoppio ritardato) del momento. "Cosa vuole? Le canzoni della colonna sonora?", "Faccia lei, l'importante è che ci sia il Concerto di Aranjuez". Va bene, non è giornata, questo ha confuso Rodrigo con Rodriguez.
4,798,061

Diario del 26 aprile
Eccolo davanti alla vetrina, non lo vedevo da anni. Il ladro impresario. Di mestiere ha uno di quegli impieghi che lo mettono al sicuro da ogni sospetto: dipendente della prefettura. Come hobby, e redditizio, rubava, o meglio faceva rubare, dischi, ma non solo. La fama era giunta anche a noi di Disco Club, ma non avevamo collegato la figura a quella di quel nostro cliente, piccolo, con i capelli a pannocchia, che conoscevamo da anni e che si era fatto dare, per rivendere, due orologi Swatch da un nostro collaboratore. Sicuramente quegli Swatch da collezione (erano gli anni del boom per la marca svizzera) li ha venduti, ma in negozio non è più passato. Lo rivedo oggi e mi viene in mente il racconto di un nostro cliente, Nico, che negli anni '80 era anche suo "cliente". Sì. cliente, infatti Pannocchia (chiamiamolo così), prendeva ordini di vinili dai ragazzi, poi saliva al piano superiore di un negozio del centro, spostava i lp richiesti in testa alla fila, uno dietro l'altro, riscendeva e mandava su un suo compare, che aveva poco da perdere (non avendo un impiego in prefettura). Questo saliva con una borsa vuota provvista di scatola e tornava con la scatola, nella borsa, piena. Raggiungeva Pannocchia nel posteggio di Piccapietra e qui lui aveva l'appuntamento con i clienti, apriva il cofano dell'auto dove si trovava in bella mostra la mercanzia; "Tu mi hai chiesto i Velvet? Eccolo. Tu i Joy Division? Pronto. E tu gli U2? Ci sono anche questi". Insomma un vero impresario, perché l'autore manuale del furto si accontentava di poco (il necessario per una dose), il grosso era per Pannocchia. Un danno per quel negozio, una vera manna per i giovani squattrinati, che riuscivano ad avere due dischi al prezzo di uno: per loro un benefattore! Mi vede, ma fa finta di niente, allora rientro; a questo punto mi viene un dubbio, "Non è che in quei mitici anni ottanta avrà rubato anche a me? Quasi quasi esco a chiederglielo". Marcia indietro e ... e niente, non sono passati più di dieci secondi da quando sono rientrato, ma lui, nonostante le sue gambette corte, è già sparito. Non sarà mica che ...
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Diario del 28 aprile
La domenica "Papale" lascia uno strascico anche su Disco Club. Un signore mi chiede "Avete il cd di Vittorio Gabassi?", "Vittorio Gabassi? Sinceramente non lo conosco", "Ma sì, è quello che ha fatto La canzone di Medjugorie e le dodici stelle", "Ah", provo a dirottarlo verso la Libreria Paoline, ma niente, lo vuole da me. Provo a cercarlo sul database, lo trovo, lo ordino e speriamo in bene, perché, se non se lo viene a prendere, ci vorrebbe veramente un miracolo per appiopparlo a qualcun altro.
Di un miracolo ha bisogno anche l'anziana signora che chiede "Avete delle musicassette?", "No, ormai non se ne trovano più", "Lo so, ma magari qualche avanzo", "Noi non ne abbiamo mai tenute", per curiosità indago se ne vuole una qualunque, "No, cerco una raccolta dei Platters". Ecco perché parlavo di miracolo, già trovare una cassetta è difficile, ma una dei Platters ... Lei non si rassegna e, avviandosi verso l'uscita, butta ancora lì "Ma magari in qualche cassetto, è sicuro?", "Sì, il cassetto dei miracoli è vuoto".
Mentre faccio sentire la compilation delle uscite dei primi mesi dell'anno, entra un cliente un po' saccentone, di quelli che sanno tutto; sente la canzone che suona e "Chi è questo?", "Andrea Schroeder", "Bravo, mi piace, mi fai sentire qualche altro pezzo?", si entusiasma "E' proprio bravo, che voce, sembra Bowie; gli do fiducia, dammelo". Questo, bravo, gli, non ho il coraggio di dirgli che in Germania (e non solo) Andrea è un nome femminile, lo scoprirà da solo a casa.
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Diario del 29 aprile
Sta diventando un ritornello quotidiano "Scusi, vorrei sapere se voi comprate dischi, il mio povero marito me ne ha lasciati un sacco". La richiesta può avvenire di persona o per via telefonica e la quantità del "sacco" varia da trenta a mille vinili. Oggi una signora è precisa; viene di persona e, dopo aver decantato il grado di competenza musicale del defunto marito, precisa la quantità, "Sono 503", "Li ha contati o ha fatto una lista?", "Nessuna delle due. Mio marito, ogni volta che comprava un disco, ci metteva sopra un'etichetta col numero progressivo. Mi è bastato guardare l'ultimo per sapere quanti erano". Furbo, peccato che in questa maniera ha rovinato la copertina di 503 vinili.
Di vedovi non se ne presentano. Da questo si evince che: primo, ci sono molte più vedove che vedovi; secondo, se anche c'è qualche vedovo, non si è visto lasciare in eredità un sacco di dischi dalla cara estinta (a pensarci bene, sarebbe stato difficile, visto che negli anni '60/'70, il sesso femminile latitava in negozio).
Ad ogni modo, mentre torno a casa, sul 49, approfondisco la statistica; dunque, sull'autobus ci saranno almeno sette vedove, e vedovi? Forse uno, ma forse era uno scapolone. Prendo l'ascensore del mio palazzo e continuo con la conta: primo piano, due vedove; secondo piano, una vedova ha appena traslocato; terzo piano, due vedove e (grande!) un vedovo; quarto piano, due vedove; al quinto piano scendo; nei tre piani superiori, cinque vedove. A proposito al quinto piano, il mio, non ci sono vedove ... per ora. Questo belin di ascensore è tutto in formica (con l'accento sulla o), non ha niente di ferro? La maniglia. Entro in casa e l'accento si sposta dalla o alla i di formica: sì l'animaletto nero, tanto simpatico nei cartoni animati, ha invaso poco simpaticamente il nostro poggiolo!
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