Il Diario di Disco Club

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Diario del 1 settembre
Finite le ferie (dei clienti) ecco che subito abbiamo un po' di materiale per il nostro Diario.
I primi, anzi le prime, confermano l'antico detto "De gustibus non est disputandum".
La più giovane ci chiede la compilation di Sanremo (sì, ce l'abbiamo, è nell'angolo della vergogna, anzi ormai nel retro dell'angolo della vergogna) e, dopo averla comprata, commenta, "Almeno in auto sento della buona musica, non quelle porcate che fanno alle radio",
L'anziana cerca qualcosa di Albano, questo non è nemmeno nell'angolo della vergogna (e nemmeno nel retro). La devio verso il reparto usato, dove trova qualcosa. Ripassa da noi e ci mostra un cd del cantante pugliese accompagnando il gesto con "Questo non è dei migliori, ma va bene".
Continuiamo con le signore. Nell'intervallo una si presenta a Dario chiedendogli, "Avete l'ultimo di Renga?". Dario si avvia per prenderlo (angolo della vergogna), ma lei lo stoppa, "No, no, io ce l'ho già e -tutta fiera- il mio è autografato", e se ne va.
Non poteva mancare una telefonata, "Discooocluuuub" (oggi sono ripartite alla grande), sempre donna (è il loro giorno), "Senta, vorrei un'informazione. Per i biglietti dei Pooh a Verona..", la interrompo, "Non tengo biglietti", "No, io ce l'ho già", "E allora?", "Io ho quelli di Verona, perché non sapevo che venivano a Genova. Vorrei cambiarli", "Scusi, io cosa c'entro?", "Capisce che per andare a Verona spendo un sacco di soldi", "Capisco anche che avrà speso un sacco di soldi per il biglietto del concerto dei POOOH", forse ho calcato un po' troppo la voce su quel Pooh, perché lei sembra disorientata e titubante chiede, "Cosa posso fare?", lascio perdere quello che le avrei consigliato e le chiedo, "Ma lei il biglietto dove l'ha comprato?", "In banca, all'Unicredit", "E allora vada da loro!", "Dice?", "Oppure telefoni agli amici della Feltrinelli (mica tutti io devo sorbettarmeli), magari le danno qualche dritta migliore. Buonasera".
p.s. A questo punto dovrei postare un link, ma non me la sento di mettere una canzone di Sanremo 2016 o di Albano o di Renga. Per i Pooh sono rimasto a questa.....

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Diario del 5 agosto
Come ogni anno ad agosto ecco il tormentone estivo. Non è una canzone tipo Vamos a la playa del 1983, no, è una domanda. Eccola nella forma telefonica odierna. Telefono, "Discooocluuuub", "Scusi vorrei avere un'informazione", "Dica", "Quando chiudete per ferie?". Eccola la domanda. La risposta è la solita, "L'ultima volta che abbiamo chiuso per ferie è agosto MILLENOVECENTOSETTANTADUEEE. Quarantaquattro anni fa". Oggi mi è toccato ripetermi una decina di volte, quindi ve lo confermo: anche quest'anno Disco Club non va in ferie, soltanto per tutto il mese di agosto è sospeso l'orario continuato. E domani non fate gli spiritosi e non presentatevi di persona, al telefono o via internet, a chiedermi "Quando chiudete per ferie?".
Passiamo alle richieste odierne più serie.
Prima. "Scusa, se porto un disco posso scambiarlo con un altro?". Secondo voi cosa ho risposto?
Seconda. Anziano, "Avete cd di operette? Sa, avevo la raccolta completa della Fabbri, ma ho rovinato Cin Ci La e non lo trovo in nessun negozio".
Terza. Giovanissima ragazza, "Avete quei cd che ci si mette dentro le canzoni per poi sentirle in macchina?".
Quarta. Uomo al telefono, "Avete musica ecuadoregna?". No, ma effettivamente, visto l'aumento esponenziale di questa popolazione a Genova, potrebbe essere un'idea. Da domani lancerò Dario alla ricerca di nuovi talenti ecuadoriani.
Quinto e ultimo. In chiusura, alle 18:59, squilla ancora una volta il telefono; "Discoooocluuuub", "Sono io, quello che è passato prima a comprare", probabilmente tutti gli altri erano venuti soltanto per conoscere di persona il Maratoneta. Continua, "Ma chiudi e non me lo hai detto?", "Scusa, io non lo sapevo, chi te l'ha detto?", "C'è scritto su Google: sta chiudendo ora", "Infatti, tra un minuto chiudo".

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Diario del 27 luglio
Tutto è relativo. Ci Sta incontra in negozio il Maratoneta, lo indica e rivolto a me fa il caratteristico segno dell'indice sulla tempia ad indicare "Questo è matto", accompagnandolo da un commento "Fra qualche anno sarò ridotto così anch'io", lo rassicuro "Con i progressi che fai potrebbe bastare qualche mese". Il Maratoneta s'imbatte in Ottavio che conciona come al solito sui massimi sistemi a velocità folle. Il Maratoneta non riesce a stargli dietro e quando quello se ne va, mi dice "E' matto matto" (non è un rafforzativo, lui raddoppia quasi sempre l'ultima parola di una frase). Ecco Ottavio alle prese con Ivano, interrompe i suoi soliloqui, perché l'altro lo batte in quanto a belinate che spara. Abbandona il campo e uscendo mi lancia un'occhiata significativa "Questo è matto". Ivano rimane padrone della scena, ma da fuori si sente un urlo "Uegiaaaa", è lo psichiatrico che ce l'ha con me, perché non gli faccio sentire i dischi. Eccolo, si affaccia sulla porta, "Ciao Uegia, tu non mi fai sentire i dischi e io li compro da un'altra parte" e se ne va all'urlo di "Uegia" ripetuto fino in fondo ai portici. Ivano, spaventato, si era nascosto in fondo al negozio, quando non c'è più pericolo, si riavvicina e conclude con "Ma quello è matto".

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Diario del 23 luglio
Maratoneta sempre protagonista. Oggi è alla ricerca di un cd da comprare, chiede consiglio, gli faccio vedere un po' di caselle, quando arrivo a Crosby, Stills, Nash & Young mi sorprende dicendo che non ha niente. "Niente? Nemmeno Déjà Vu?", "No, è del 1970", "Embé?"; glissa, mi ricordo della sua abitudine di dedicare l'ascolto di un disco a una ragazza, "Ah ho capito, una ragazza del 1970 è troppo vecchia", "No, del 1970 ne conosco una, ma è antipatica", ovviamente, anche se antipatica, l'ha fotografata e me la mostra: tipica ragazza che, se fosse stata simpatica, avremmo detto 'Sì, però è simpatica'. Invece no, così Maurizio non può comprare il disco di CSN&Y., "Però..." dice, "Però?", "Una mia amica è del 1971", "E allora? Ti compri 4 Way Street che è del '71?", " No no, è dal vivo vivo", poi precisa con aria astuta, "Lei ha una sorella che è del 1970, se me la presenta ed è simpatica, zac è fatta, compro Déjà Vu". Oggi cerca un cd del 1982 da dedicare a Betta; prova a sentire sul suo smartphone Nebraska di Springsteen, ma "E' noioso noioso, bisogna sentirlo quando fa freddo a New York, -30", insomma un disco invernale da sentire a letto ben coperti; di Springsteen a lui piace un altro disco, "Questo questo è bello e non fa dormire, Human Touch", "Ma fa schifo, cosa dici, poi è del 1992", non lo colgo impreparato, "Conosco anche una del '92, simpatica simpatica". Mi perseguita fino quasi alla chiusura, poi mi porta alla cassa un espositore, "Compro questo". Quale? Nebraska, più della noia di Springsteen ha potuto la simpatia di Betta.

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Diario del 22 luglio
In questo periodo stiamo facendo un po' di prevendite dei concerti genovesi. Il problema è che sono aumentate in maniera esponenziale le telefonate (già normalmente troppe).
Telefono, "Discoooocluuuub", ovviamente anche le o e le u sono aumentate, signora, "Scusi si possono affittare da voi i biglietti per la Notte dei Tributi del 26?"; affittare? Boh, lasciamo perdere, "Nooo", ma lei, "Nemmeno via internet?".
Telefono, "Discooooooocluuuuuub", altra signora, "Sono sull'autobus che vado al mare, ho visto che voi vendete i biglietti dei Beatles in Classic, ne avete ancora?", "Sì, solo sette, ma domani me li riportano", "Me ne può tenere quattro?", "No", "Ma le do il nome e vengo domani", "No, deve venire di persona", lei, scandalizzata, "Ma io sto andando al mare!!!", "E io sono in negoziooo". Posa, ma dopo due minuti di nuovo il telefono, "Discoooooooocluuuuuuuuuub", "Sono di nuovo io (la signora bagnina), se telefono a mio marito, può comprare i biglietti via internet?", "No" (i miei dialoghi con lei non sono molto costruttivi, finiscono sempre con un mio no), lei, sempre più scandalizzata, "Perché no? Io ho comprato su internet persino i biglietti di Zucchero", "Che strano è, Zucchero c'è e i Reunion no". Lei vorrebbe insultarmi, ma in questa competizione siamo pari: anch'io vorrei insultarla. Finisce così un dialogo senza sbocco.

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Diario del 20 luglio
Dramma sfiorato per il Maratoneta. Quando arriva, ancora sulla porta, ci dice. "E' andata bene bene", non capiamo e lui, "Ieri, vedi lo zaino, questa cerniera aperta aperta. Il portafoglio rubato rubato. Ho fatto una corsa dai carabinieri (nessuna fatica per un maratoneta) carabinieri per fare la denuncia. Loro mi hanno detto di guardare nei giardini giardini di Brignole. Sono andato, ho cercato bene e..." si ferma e tira fuori giulivo il portafoglio "...eccolo! L'ho trovato trovato", io, "Sì, ma ti avranno fregato i soldi". Eccolo lanciarsi in un gesto che gli procura sempre molta gioia, braccio destro interrotto all'altezza del gomito dalla mano sinistra, "Tiè, non c'era niente. Li avevo dati tutti a te". E' vero mi aveva dato un euro e settantacinque centesimi, "Quindi devi ringraziarmi, se no te li fregavano", "Sì, sì, anzi tieni tieni" e mi passa sessantacinque centesimi, non si sa mai.
Telefono. "Discooocluuuub", ragazza, "Le telefono per conto della nostra associazione. Noi organizziamo eventi e cerchiamo sponsor", vorrei bloccarla già di partenza, sono allergico alla parola 'sponsor', ma lei è lanciata, "Adesso stiamo organizzando un concerto di Albano", mi sfugge un gemito, lei si blocca e io ne approfitto, "Non ci interessa" e poso di corsa, prima che mi proponga anche Pupo.
Telefono. "Discoooocluuuub", "Senta, quelli di Feltrinelli (grazie ragazzi) mi hanno detto che lei può aiutarmi, sto cercando musica per la respirazione olotropica", "Olo, che?", "Tropica", "Mi spiace non teniamo musica per nessun tipo di respirazione".
Coppia non troppo giovane, anche loro mandati da Feltrinelli (di nuovo grazie ragazzi), lui è già timoroso di partenza e attacca con "Siamo di nuovo qui a rompere le scatole. Già due volte le abbiamo chiesto se ha cd di Al Ventura, sa come si scrive? Ventura e il nome Al, anche se si legge Il". Questa non la sapevo, interessante, quindi anche Al Capone si leggeva Il Capone? Lo deludo anche questa volta, potrei dirgli che forse sbaglia nome, Ventura, il sassofonista, si chiamava Gil. Belin, ripensandoci, ecco perché lui pensava che si leggesse Il, perché in realtà si chiamava Gil. Che casino. Se torna, lo mando dai ragazzi di Feltrinelli a cercare qualche cd di Ventura Gal, che si legge Gil.

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