Il Diario di Disco Club

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Diario del 13 luglio

Diario del 13 luglio
Dopo le miniature delle copertine di Fausto Meirana, in occasione del Record Store Day di aprile, abbiamo deciso che la vetrina del prossimo compleanno di Disco Club (il 19 dicembre sono 52 anni) sarà appannaggio di un altro cliente: Roberto e la sua raccolta di autografi. Roberto è un cecchino formidabile, abbiamo già raccontato della sua caccia spietata a Patti Smith, capitolata dopo vari tentativi infruttuosi, la lunga attesa notturna davanti all'albergo in attesa che Morandi finisse la sua passeggiata notturna, la chitarra acquistata apposta per farla firmare sulla spiaggia di Sestri Levante da Mark Lanegan, le innumerevoli firme di cantanti dei quali non gliene frega proprio niente; al proposito gli ho chiesto, "Ma se ti fai fare l'autografo da Gigi D'Alessio, poi vai a vedere anche il concerto?", "Figuriamoci, mi basta la firma".
Ed eccolo di ritorno qualche giorno fa da Firenze con altri due trofei: Steven Tyler e Joe Perry, gli Aerosmith! Questa volta è stato davvero un trionfo, Roberto non si è limitato agli autografi, ma come racconta lui, "Ho regalato a tutti e due una collana che hanno tenuto per tutte le foto, ma quella di Steven era lunga e pesante, quindi non l'ha messa durante il concerto, mentre Perry sì, perché la sua era più piccola e dava meno fastidio". La foto sotto è la prova inconfutabile della veridicità di quello che dice. La foto sotto è la prova inconfutabile della veridicità di quello che dice: le due collane sono passate dal collo di Roberto a quello dei due Aerosmith. Ovviamente, dopo foto e autografi, è entrato a vedere il concerto e la sua collana appesa al collo di Perry.

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Diario del 12 luglio
Entra una ragazza e si piazza davanti allo scaffale dei vinili nuovi, li guarda, ma sembra in difficoltà. Le chiedo "Posso aiutarti?", lei "Sì, quali sono i vinili?", "Quelli lì davanti a te", un po' sollevata chiede "Hanno solo due canzoni?", "No, è un disco intero, come i cd", "Devo fare un regalo", che non fossero per lei l'avevo capito, "Ma non so cosa, al mio ragazzo piacciono soprattutto i Pink Floyd. Ha qualcosa degli Scorpions?" (strana associazione Scorpions/Pink Floyd), lei spiega, "Dei Pink ha quasi tutto, non vorrei prenderne uno doppio". Le consiglio l'ultimo di Roger Waters, "Magari non lo ha ancora comprato", lei mi guarda sgomenta, le leggo negli occhi "Ma chi è questo Waters?", anticipo la domanda "E' uno dei Pink Floyd, il disco è uscito da poco". L'ho convinta, compra il vinile di... questo Roger Waters.

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Diario del 11 luglio
Negli ultimi tempi Genova è diventata una città turistica. Ho visto in negozio più stranieri nell'ultimo anno che nei primi 50. Anche oggi, dopo il violento e, per fortuna, breve temporale orizzontale (nel senso che la pioggia non scendeva in verticale, ma sulla nostra vetrina finiva quella che avrebbe dovuto bagnare via XX), entrano solo foresti. I primi sono due simpatici ragazzi francesi di Le Mans che comprano un vinile intitolato, ovviamente, Grand Prix. Per seconda una coppia di giovanissimi, non ho capito bene di dove perché si sono limitati a rivolgermi un "ciao", la ragazza, probabilmente a causa delle scarpe bagnate dalla pioggia, passeggiava tranquillamente scalza. I sandali invece li ha salvati una ragazza di Torre del Greco, che nel momento peggiore del fortunale si è rifugiata in negozio, intrattenendosi piacevolmente con noi fino al ritorno del sole.
Il clou lo si raggiunge quando entra una russa. Non saluta, sente nel telefonino a un volume esagerato musica rap, per contrastarla metto su il primo pezzo di Psychedelic Pills di Neil Young (dura 27 minuti e 50 secondi, spero se ne vada prima). Si avvicina alla cassa e finalmente mi rivolge la parola (sa l'italiano, mi sa che non è una turista), " I cd costano tutti 19€", "No, perché?", non me lo dice, poi vede uno scaffale di vinili usati di musica sinfonica, "Quanto costano?", "Cinque euro", sono in un punto quasi irraggiungibile, ma lei li ha scovati, "Vorrei sentirli", "No, non ho il giradischi", "E quello?", indica il giradischi di Elvis, mento, "E' di figura". Prende i vinili che voleva sentire, li fotografa, manda messaggi, anch'io vorrei mandarla...., ma non ce n'è bisogno, se ne va da sola. Ah, ovviamente non ha salutato.

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Diario del 10 luglio
Ripeto sempre ai miei clienti da Diario, che loro vengono in negozio per consolarsi, guardando infatti la new entry di turno, pensano, "Belin questo è peggio di me". Anch'io ultimamente mi consolo con i nuovi clienti, guardandoli posso dire, "Belin, io sono ancora giovane". Consolazione relativa, perché penso che anch'io tra una decina di anni, magari entrerò in un negozio di dischi e chiederò, "Vorrei un disco con Luna Verde di Tajoli", richiesta odierna di un vecchietto. La dimostrazione che non ci separano poi tanti anni è che io gli propongo, "No, forse ho Verde Luna di Flo Sandon's" (quindi la conoscevo), ma lui duro, "No, voglio Luna Verde di Tajoli".
Il secondo vecchietto è più arzillo, "Mi dia qualche cd con canti e balli ecuadoriani", lo deludo e lui "Ma come mai? Quelle (si riferisce solo al genere femminile) cantano sempre", mi strizza l'occhio il vecchio satiro e se ne va.
Ecco un altro terzetto. Il primo, "Cerco l'ultimo di Mina Celentano", glielo do, lui, "Sono vuoti", "In che senso?", "Manca il nuovo", "E' questo", "No, ne è uscito un altro, lei non è aggiornato", "Guardi, più avanti ci sono Stereosound, Kamarillo e poi anche Orlandini e Ricordi, provi da loro", "Ah sì Ricordi, quelli sono aggiornati".
Il secondo cerca il 45giri di Frank Sinatra "My Way Of Life" e il terzo "Mi dia il dvd di Zénit", "Chi è?", "Non lo conosce? Strano è famosissimo", "Dove?", "In Spagna". Ah beh, sì beh.
Poi ci sono quelli più giovani di me, ma in pensione da qualche anno, cosa che provoca in molti un invecchiamento precoce, vedi Sergio che oggi mi dice "Non ho niente di Ivano Fossati, vorrei prendere qualcosa", "Ne ha fatti un bel po', quale vuoi?", lui, sorpreso, "Ah sì? Non pensavo perché è morto giovane", io, più sorpreso di lui, "Fossati è morto? Ma cosa dici?", "Ah no? Forse mi confondo. E' mica Ivan Graziani?", "Così va meglio", "Eh va be'. Ivan o Ivano è la stessa cosa".

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Diario del 4 luglio
Clienti teorici, davanti alla vetrina, lui "Cos'è quella cosa che voleva Emanuele?", lei "Occidentali's Karma, ma non possiamo prenderlo su internet?", lui "Non ti ho mica detto che lo prendiamo qua, volevo solo vedere se ce l'avevano per contrattare sul prezzo". Non lo trova in vetrina, non entra, non contratta.
Sempre Gabbani alla ribalta, questa volta per una telefonata. "Discooocluuuub", donna, "Pronto volevo sapere se avete i biglietti per il concerto di Gabbani", "Sì", "E' possibile prenotarli?", "No, è possibile venirli a prendere", "Ah, dove siete in via San Vincenzo? Non vi ho mai visto", "Beh, sono solo 51 anni e 6 mesi che siamo qui", "All'inizio o alla fine?", "All'inizio", "Da che parte?", "Scusi, se lei mi ha chiesto inizio o fine, dovrebbe sapere qual è l'inizio", lei, confusa, "Ma come faccio a trovarvi?", "Senta, in via San Vincenzo, come in tutte le strade, l'inizio si riconosce perché i numeri civici salgono, mentre alla fine scendono, i numeri pari sono a sinistra e i dispari a destra, in più ci sono i numeri rossi, noi siamo al 20r, inizio, sinistra, numero rosso. Coraggio, può farcela".
Dimenticavo, la prima telefonata è arrivata alle 8:15, mentre stavo aprendo, non rispondo, è troppo presto, seconda alle 8:35, stesso numero, non rispondo, 9:00, è l'orario di apertura, posso rispondere, "Discooocluuub", sempre voce femminile, "Avete i dischi della Harley Davidson?".
Seconda telefonata, "Discooocluuub", uomo, "Sto cercando l'uccellino della comare", "Qui non c'è".
Ancora al mattino, telefono, "Discoooocluuuuub", ragazza, "Buonasera", io "Buongiorno", "Ah, sì, scusi, buongiorno. Sono la figlia di mio padre", "Lapalissiano", lei, ancora più agitata, "Cioè, sì, mi ha detto che ha ordinato il cd di Riki, quello di Amici". Quale padre, tale figlia.
Giornata telefonicamente dura. Pomeriggio, "Discoooooocluuuuuuub", anziano, "Cerco il tormentone dell'estate Despancito, non so se è portoghese o sudamericano", "Non lo abbiamo", "Come mai? Lo suonano da tutte le parti, non siete aggiornati?", "Sui tormentoni no".
Chiusura in bellezza, ragazzo "Cerco disperatamente il vinile di Bowie con i baffi".
18:59, suona il telefono, rispondo o non rispondo? Vince la curiosità di sapere chi è l'ultimo rompiballe telefonico del giorno, "Diiiscooooooooooooooooooooooooooocluuuuuuuuuuuuuuuuuuub". Non lo saprò mai, ha posato.

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Diario del 23 giugno

Diario del 23 giugno 2017
dal buon ritiro (nemmeno tanto, 34 gradi) di Piossasco.

E' tutta la notte che le vibrazioni del telefonino, col loro "uuu", mi svegliano segnalandomi l'arrivo di un muovo messaggio. Adesso su messenger abbiamo già superato i cinquanta. Quest'anno a vincere la gara a chi prima mi scrive gli auguri, è stato Alessio Gozzi (alle 0,01). A dire il vero uno lo ha battuto, Franco Ricciardi, ma barando, alle 22,49 non vale. Aggiungiamoci tutti quelli che lo hanno fatto direttamente nella pagina facebook e tutti quelli che ancora non lo hanno fatto. Eppure io ve lo avevo detto.

"Oh belin, ci risiamo. Ve l'avevo già detto di lasciar perdere gli auguri per il mio compleanno e invece voi insistete, anzi vi moltiplicate. Facile per voi, che avete 10, 20, 30, 40 e qualcuno 50 anni di meno, dire il solito "ma non li dimostri, non contano quelli che hai, ma quelli che ti senti"; io invece li conto e ci vuole una vita (appunto) per arrivare a 70.
Aggiungiamoci che 22 giorni fa sono diventato nonno, NONNOOOOO!
Questa parola mi riporta ai miei di nonni. Quelli naturali non li ho conosciuti, il materno perso nella prima guerra mondiale (in combattimento), quello paterno durante la seconda (peritonite). Ho ripiegato su due nonni di riserva, entrambi dalla parte di mia mamma: il primo aveva sposato la nonna Cate, giovane vedova di guerra, ed era il mio preferito. Abitava a Sestri Ponente, sulle alture, da buon contadino piemontese aveva il suo orto, alberi da frutta e allevava galline e conigli. Si era anche fatto davanti a casa un campo da bocce e mi aveva insegnato a giocare, facendomi diventare un campione in erba come bocciatore, soprattutto nelle gare di tappadda. Scommetto, ignoranti, che non sapete cos'è la tappadda, vero? Il gioco consiste nel mettere due bocce in verticale a dieci centimetri circa di distanza l'una dall'altra e bocciare, cioè colpire, la seconda senza toccare la prima. Ci riuscivo spesso facendo "cianta al posto" (anche questo, m'immagino, non sappiate cosa vuol dire: colpendo la seconda boccia sostituirsi a quella, appunto, sul posto). Altre cose che ha insegnato al me bambino: pranzo alle 12 e cena alle 19 in punto e se qualcuno non c'era fatti suoi, lui incominciava; capitolo ravioli, prima di mangiare quelli col tuccu, si faceva servire come antipasto un piatto di ravioli col vino.
L'altro nonno acquisito, Pippo, è quello che ha allevato mia mamma, povera orfanella di guerra. Lui me lo sono trovato in casa quando ero bambino e non era un piacere. L'arteriosclerosi gli aveva procurato parecchi problemi, che si erano riversati su mia mamma e di conseguenza su tutti noi: cadute notturne dal letto (e per rialzarlo ci sarebbe voluto un paranco, visto che pesava sui 100kg), memoria svanita, piaghe alla testa dovute al malfunzionamento della circolazione sanguigna e questa era la cosa che più mi angustiava; già ero magrolino e non un mangione e vedermi davanti a tavola quella testa fasciata con macchie di sangue, schizzinoso com'ero, mi faceva passare all'istante ogni voglia di mangiare; per compensare questa inappetenza, mia mamma mi faceva delle merende abbondanti con panini energetici (olio e sale oppure burro e zucchero) e uova sbattute con lo zucchero (senza marsala). A gennaio del 1958 la malattia ebbe la meglio sul nonno Pippo, che se ne andò (non in un'altra casa, proprio via definitivamente) e devo confessare una cosa: non mi dispiacque. Lo so, adesso direte "che bambino cinico", ma non vedermelo davanti a tavola ha aumentato il mio appetito e poi si era liberata una stanza, dove passava mia sorella e io scalavo dal divano in stanza coi miei genitori a quello in sala (per diventare anni dopo proprietario della stanza di nonno Pippo quando mia sorella si sposò).
Arriviamo al punto. Sapete quanti anni aveva questo mio nonno, che ha angustiato la mia vita (poveretto, incolpevolmente) quando ero bambino, al momento in cui ci ha lasciati? Settantadue, 72 anni!!!!!!!!!!!!!!!!!!! Solo due di più di quelli che ho compiuto oggi. A pensarci mi sento già vecchio, nonostante le vostre rassicurazioni. e i vostri auguri mi rattristano ancora di più, allora mi alzo e vado a guardarmi allo specchio.

Nooooooooooooooooooooooooooooooo! Ve lo dicevo che, quando si supera questa asticella, si invecchia in un attimo!"

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