Il Diario di Disco Club

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Diario delle feste natalizie
Ci Sta oggi ci pone un quesito marzullesco, "Gian, mi è venuta un'amministrazione cerebrale (?), qual è quel gruppo ska che sta in mezzo tra i Bad Manners e i Toaster?".
Anziano, "Cerco i 45gg Vox di Natale".
Eccolo qui, ormai da anni ci porta le pubblicità dei teatri genovesi e alla nostra domanda "Hai biglietti omaggio" regolarmente glissa. Oggi lascia i depliant e la locandina sul banco e ci chiede "Volete i biglietti d'invito?". Rimango sorpreso, poi l'occhio mi cade sul titolo della rappresentazione, "La cena dei cretini". Lo caccio fuori.
Signora, "Cerco quel bel pezzo di Leonard Cohen, Hallelujah, ma non nella sua versione, in quella più bella", ormai so quale cercano tutti, "Quella di Jeff Buckley", ma lei, "No, quella di Sergio", "Sergio? E chi è?", lei mi guarda scandalizzata, "Quello di X-Factor!".
Oggi la prova che le mamme non sempre conoscono bene i propri figli. Entra una ragazza, "Potrei cambiare questo disco che mi ha regalato per Natale mia mamma?", e mi rende l'ultimo di Tiziano Ferro. Gira un po' per il negozio e infine mi porta le sue scelte: Rolling Stones e Lynyrd Skynyrd, commentando "Mia mamma non capisce niente di musica".
Ma anche i figli non capiscono bene i genitori. Anziano (più o meno la mia età), "Mia figlia mi ha regalato questo, è inascoltabile" e mi passa il vinile di Ummagumma dei Pink, io "E' difettoso, salta?", lui "No, è inascoltabile, non capisco chi possa sentire questa musica", io "Io, guardi" e gli mostra una classifica di tanti anni fa, nella quale indicavo Ummagumma come mio disco preferito. Ovviamente per punizione non gli cambio il disco.
Il 5 gennaio parlo con i clienti della nostra intenzione di tenere aperto il giorno dopo anche se è festa. Il Pluriespulso allunga il collo e interviene, "Ah sì? Tenete aperto per Pasqua", "?!?!=".
E per finire una nonna, "Mi manda mia nipote, Simonetta", mi guarda sorridente "La conosce?", io non lo so, magari è una delle ultime giovani clienti che hanno preso a frequentare il negozio. Lei mi mostra il foglietto della giovane nipote con la sua richiesta "Il 45gg di Gianni Celeste". No, non la conosco.

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Diario del 9 dicembre
Tre telefonate che stanno a dimostrare la quasi assenza del sesso femminile nel vecchio Disco Club, quello degli anni '60/'70.
Tutte e tre anziane, quindi giovani a quell'epoca. La prima cerca il cd di Mina-Celentano, "Oh bene lo avete, allora vengo a prenderlo, non si trovano più negozi di dischi. Per fortuna avete aperto voi. Da poco vero?", "Solo dal 1965", "Ah sì? Beh, io non vengo in via S.Vincenzo da quando è diventata pedonale", "Effettivamente l'altro ieri".
La seconda, "Vorrei fare la copia di un cd", "Non si può", "Come non si può? Basta avere l'apparecchio, allora dica che voi non lo avete", "No, dico che proprio non si può, è proibito. Buongiorno".
Terza, "Scusi, vendete cd?", "Qualcuno", "Cercavo l'ultimo di Celentano, quello con Mina", "Lo abbiamo" (è di gran lunga in testa alla classifica tra gli over 70, io per ancora sette mesi non rientro nella categoria), "Allora passo, sa io sono una cliente (infatti mi ha chiesto se vendo cd), tanti anni fa venivo, ma abito lontano, sono di Ütri". Eccolo qui un classico telefonico del negozio: quelli di Voltri dicono tutti di abitare lontano (sono 18 chilometri) e tutti pronunciano il nome in genovese, Ütri.
Tredici sono invece i chilometri che fa quasi tutte le sere il Maratoneta (più 13 al ritorno), ma verso l'altra riviera, il ponente proprio non gli piace e nemmeno le ragazze di quei posti, anzi già Principe non va bene. Oggi avevo due cd di diversa edizione di Innuendo dei Queen, lui mi indica quella nuova rimasterizzata e mi dice, tutto orgoglioso, "Questa è del levante", e l'altra, quella ancora con la scatoletta nera, "Questa è di Principe", accompagnando il tutto con gesto sprezzante della mano. Oggi poi decide di comprare A Night at the Opera, sempre dei Queen, abbinandolo, come sua consuetudine, a una ragazza nata nello stesso anno, in questo caso 1975. Esce, ma rientra dopo pochi minuti tutto eccitato, blaterando un qualcosa che suona come un'espressione un po' volgare. Ci sembra strano, io e il Pluriespulso (ormai ribattezzato il Pluripresente) ci guardiamo interdetti, gli chiedo "Ma abbiamo capito bene?". Il Maratoneta nel frattempo è piombato sullo scaffale dei Queen e torna con un espositore in mano, "Questo, questo", mi indica Made in Heaven, "Al posto di questo, questo questo" e mi restituisce A Night at the Opera, giustificando il cambio ripetendo la frase di quando è rientrato in negozio, "Mussa fresca è meglio di mussa vecchia", abbinando i due dischi a due ragazze, una del '75 e l'altra del'95. Scusate è la prima volta in quasi quattro anni di Diario che scrivo una volgarità, ma sono stato solo il fedele cronista di quanto detto dal Maratoneta.

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Diario di novembre (seconda parte): richieste particolari.
Signora, entra e mi mostra il nostro sacchetto che ha in mano, "Siete voi?", "Sì", tira fuori un cd, "Mi hanno regalato questo di Giovanni Guidi. A me il jazz piace, ma questo è jazz cacofonico".
Uomo sui quaranta, "Vi è arrivato il disco del concerto dei Cure della settimana scorsa?".
Altro, "Ha i cerchietti per i 45giri?".
Terzo maschietto, "Vorrei un videoclip, sa quelli con la musica col video".
Telefono, "Discoocluuub", "Scusi mi ha detto di provare a chiedere a lei quello di Disco Club...".
Finalmente una richiesta "normale", una ragazza "Vorrei l'ultimo dei Litfiba", lo compra e, appena esce, il Maratoneta, che quando vede una ragazza in negozio si avvicina sorridente, cambia l'espressione e ne assume una schifata, "Litfibia, Litfibia (rafforza sempre le sue affermazioni raddoppiandole), Pelù tutto sporco, puzzolente, puzzolente".
Una ragazza è alla ricerca di un regalo per il fratello, "E' fissato con l'Irlanda, ho pensato di regalargli qualcosa di musica irlandese". Le faccio sentire qualche pezzo dei soliti folkettari irlandesi, ma lei, "No questo piacerebbe a me, lui è più rockettaro", "Allora un gruppo tipo gli U2", "No quelli no, a lui non piace Ligabue e loro sono simili".
Esce lei e ne entra un'altra, "Io ho un centro estetico, vorrei musica per massaggi".
Intervallo. Dario è solo in negozio. Fuori ha incominciato a piovigginare, entrano due signore, "Non lo avete un portaombrelli?", Dario si affretta ad andare a prenderlo, quelle ripongono gli ombrelli quasi asciutti e "Scusi, ci sa dire dov'è il numero 2?", Dario glielo indica, loro riprendono gli ombrelli e se ne vanno.
Dopo Halloween ecco che importiamo dagli USA anche il Black Friday. Siti, messaggi email che mi tempestano tutto il giorno e, ovviamente, anche clienti che fanno i furbi e vengono a stuzzicarmi con richieste di sconti per il venerdì nero. Beh, almeno su una cosa siamo arrivati nettamente prima degli americani, noi abbiamo avuto Berlusca vent'anni prima del loro Trump.

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Diario di novembre (prima parte): le mogli.
Signora un po' avvinazzata, "E' lei che vende cd?", "Sì", "Allora si è spostato?", "No, sono qui sa quasi 51 anni", s'innervosisce, "Com'è possibile allora che nessuno sappia niente?", io, perplesso, "Di cosa", "Ho chiesto anche a due ragazzi, niente; adesso l'ho visto per caso il negozio". Passa alla richiesta, "Ha l'ultimo dei Coldplay?", glielo do, ma lei "E' sicuro che sia l'ultimo, perché se no mio marito....." e l'accompagna con un gesto eloquente. Sto col marito.
Altra cliente, quella delle pubblicità. Penso che lei sia l'unica che cambia canale quando incomincia un programma, cerca solo gli spot. "Ciao. Come va?", è sempre gentile, "Bene. Cosa cerchi?" (io un po' meno). "Hai mai visto la pubblicità della Breil?", "No, non guardo mai le pubblicità", insiste e alla fine riusciamo a mettere insieme il titolo della canzone: Stay High. Il problema è che non è della Breil, ma della Stroili, la cantante è Kyle Lucas, "Non ce l'ho", lei, insistente, "Puoi procurarmelo?", io, drastico, "No". Durante tutto il dialogo, lei continua a guardare verso la porta, alla fine scopro perché, "Adesso scappo, perché se mio marito mi becca qui...." e fugge. Tremendi questi mariti.

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Diario del 29 ottobre

Diario del 29 ottobre

Halloween non è una festa nostrana, è "una festa popolare di origine celtica, tipica degli Stati Uniti e del Canada, che si celebra la notte tra il 31 ottobre e il 1° novembre". Così dovrebbe essere, ora invece anche da noi ha preso il posto del carnevale e sciami di bambini si aggirano per il centro di Genova alla ricerca di dolcetti. Oggi, tra l'altro, non è il 31, ma qui siamo abituati a spostare le feste; il 31 è lunedì, non va bene per festeggiare, spostiamo Halloween a sabato, anche se è il 29. Dario si prepara ad accogliere i bambini, andando a comprare due pacchi di caramelle, memore di come io l'anno scorso avevo respinto l'attacco della marmaglia macabramente truccata. Eccoli, una pattuglia si presenta sulla parta, "dolcetto o scherzetto", Dario prontamente porge un sacchetto di Disco Club pieno di caramelle. Dieci, forse quindici, secondi e il sacchetto viene svuotato dai primi entrati, mentre da fuori urlano "anche a me, anche a me", niente da fare, non ce ne sono più e tutti si spostano in un altro negozio. Dario la prende male, "Che maleducati,se le sono pappate tutte i primi", io "Te l'avevo detto di non comprarle, l'anno prossimo prendile purgative". Poco dopo le 18:00 entrano due streghette, "Dolcetto o scherzetto", sono sfortunate, Dario non c'è più, sono solo e posso lanciare il mio urlo "Scherzetto", guardandole con lo sguardo da Hannibal the Cannibal, sono sorprese, a questo punto loro dovrebbero farmi lo scherzetto, ma temono che glielo faccia io e fuggono. Devono aver passato la notizia, non entra più nessuno.
Nelle foto, gli assatanati divoratori di caramelle davanti a un perplesso Dario.

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Diario del 25 ottobre
Un diario a luci rosse. Incomincia un campagnolo delle valli interne di Genova. Entra e nemmeno saluta, "Mia lì (n.d.t. guarda lì), i Pretty Thing. Ma nun ghe veddu un belin sensa barricole (non ci vedo... diciamo niente, senza occhiali). Si gira ed esce. Un cliente presente, "Che maleducato, nemmeno ha salutato". In realtà rientra subito con gli occhiali in mano, "Dove li hai trovati, per strada?", "A moggê inta bórsa (la moglie nella borsa)". Spara una serie di richieste a casaccio e alla fine gli viene in mente Florence & the Machine, "U ghè? (c'è)"; la richiesta mi sorprende, il paesanotto non è nemmeno molto giovane, ma la spiegazione viene subito, "A l'è bónn-a, che chéuscie che g'ha (è buona, che cosce che ha)" e accompagna le parole con un gesto eloquente, ci manca solo che tiri fuori la lingua alla maniera di Fantozzi. Guarda verso la porta, "Devo stare attento, fuori c'è la moglie. Ma chi se ne frega, faccio quello che voglio, anche lei l'ha capito e fa quello che vuole. Ogni lasciata è persa", finalmente è passato all'italiano, forse per non farsi capire dalla moglie?
Due amici oltre i settanta. Uno ha telefonato nell'intervallo a Dario per chiedere se c'era qualcosa di Isabel Pantoja. Ovviamente non abbiamo niente, Dario gli dice che in catalogo ce ne sono una trentina, ma bisogna ordinarli, quello non capisce niente e verso sera piomba in negozio accompagnato da un amico esperto di Pantoja, dicendo che il mio collega gli aveva detto che li avevamo in negozio. Insiste e mi fa innervosire, così sbotto, "Ma se non la conosce nessuno, perché mai dovrei avere trenta suoi dischi in negozio?", l'esperto interviene, "E' la Mina spagnola", "Infatti, i negozi di dischi spagnoli sono pieni di cd di Mina"; il mio ragionamento lo colpisce, come se non avesse mai pensato prima che questo tipo di cantanti vendono solo nel loro paese, ma vuole avere l'ultima parola, "Sì, ma quando io la sento cantare (Isabel), quando sento la sua voce" -una pausa per creare l'atmosfera- "Mi viene voglia di andare a donne" con un'altra espressione vogliosa fantozziana da vecchio satiro. Adesso sotto posto un pezzo della "famosa" Isabel Pantoja, vedete voi se sentirlo o meno, non vorrei che avesse effetti particolari.

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