Il Diario di Disco Club

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Diario del 11 gennaio
Aspettavate con ansia il Diario per avere due risposte, vero?
La prima, si è presentato all'alba il torturatore seriale a richiedere Amandla? Sì, non tra i primissimi, ma subito dopo. Lo anticipo, "Aspetta un attimo", mi giro, prendo il cd usato di Miles e glielo do, lui, raggiante (no, non è vero, ha un'unica espressione, né allegra, né triste), "Ce l'hai fatta, tieni ti do 20€".
Ecco la seconda domanda: a quanto l'ho venduto? Era in vendita nel reparto usato a 5€, lui me ne offre 20€, la maggioranza di voi mi ha invitato ad accettare la sua offerta. Cosa faccio? Gli dico "Va bene 15€", mi giro e batto in cassa l'importo (perché poi l'ho battuto? Gli usati non vanno battuti, così ci rimetto anche il 22% d'iva), gli passo lo scontrino e 10€ di resto. Sì, ho battuto 10€; per quanto mi abbia scassato l'anima per tutta la settimana, mi sarei sentito un ladro a fargli di più, i 5€ di ricarico, anzi 2.80 scalando l'iva, sono per ricompensare tutto il tempo che mi ha fatto perdere. Se fossi stato sicuro che lui non si fosse più presentato gli avrei detto volentieri, "Tieni, te lo regalo, ma non farti più vedere", ma ho paura che lo vedrò ancora.

Diario del 11 gennaio (appendice)
Dopo una ventina di minuti dalla sua uscita dal negozio, passa di nuovo il signor Amandla. Ha in mano un hot dog del mitico Baretto, lo mangia con gusto, mi vede e si avvicina, "Dagli una morsicata". Lo chiudo fuori.

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Diario del 10 gennaio
A volte ritornano. Non è il titolo del libro di Stephen King, ma a ritornare a volte sono i "pazzi" che popolano il negozio. Non sempre per fortuna; di Ivano mi sono liberato facendo finta di fotografarlo, "No, no, non fotografarmi" ed è scappato, dopo un mese si è rivisto, ho preso il telefonino e l'ho puntato contro di lui, terrorizzato è fuggito definitivamente, forse pensa che una foto possa rubargli l'anima. Con lo psichiatrico è stata più dura, l'ho trattato male (a mio rischio, perché lui ciocca veramente) e non l'ho più servito, lui ha cercato di reagire entrando lo stesso, ma si è trovato di fronte un muro, poi limitandosi a passare fuori gridandomi "Oëgia!" (ce l'ha con le mie orecchie), infine si è rassegnato ed è sparito.
Quello che è entrato lunedì invece non me lo ricordavo nemmeno più, lo devo aver cacciato con cartellino rosso e insulti molti anni fa (infatti Dario non lo aveva mai visto), si sporge dall'ingresso, riconosco la sua faccia tonda, con occhi tondi e sguardo evanescente; mi guarda e "Ah, ci sei ancora?", io "Direi di sì", lui "Come ti chiami?", io "Sempre Gian", lui, "Ah, ti chiami ancora Gian?", io "Eh già". Questa è stata la nostra nuova presentazione, poi lui passa alla richiesta, "Dammi Tutu e Amandla di Miles Davis", Tutu c'è, Amandla no; lui, "Me lo ordini? Passo a prenderlo al pomeriggio", "Come faccio a procurartelo per oggi?", "E per quando? Domani", "No, più di una settimana", "Allora venerdì", "Non questo, il prossimo". Ieri mattina, il suo viso da porcello s'inquadra all'ingresso, "E' arrivato?", faccio lo gnorri "Che cosa?", "Hai detto che mi procuravi Amandla", "Sì, la settimana prossima", "Va, bene. Allora torno questo pomeriggio", "NOOOO!", insiste, "Ti do di più se me lo procuri. Hai provato a chiedere a Nannucci", "Sì, ma ha chiuso nove anni fa". La cosa lo lascia perplesso "Ha chiuso?", "Sì", "Va bene, ci vediamo la settimana prossima". Questa mattina all'alba, mentre parlo con dei clienti, ecco la faccia da porcello furbetto, "Uei, è arrivato?". Perdo la pazienza, "NOOOO, ti ho detto la settimana prossima", ma lui, "Dai, per questo pomeriggio", "NOOOOOOO!!!", "Senti, ti do 20€ e me lo dai stasera", nel mio "no" successivo le "o" aumentano. Lui, forse rassegnato, "Allora quando lo prendo?", "Quando arriva", e lui "Ah sì, eh? E allora sai cosa ti dico? Te lo pago quando arriva" e con questa perla di saggezza ci lascia.
Domani mattina sarà ancora tra i primi ad entrare in negozio? Probabilmente sì, ma ci siamo organizzati. Dario ha trovato nell'altro reparto una copia usata di Amandla. Il dubbio è "quanto glielo metto?"; costerebbe 5€, ma mi sembra un po' troppo poco. Voi cosa ne dite?

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Diario della prima settimana del 2018


2 gennaio. Chi sarà il primo cliente dell’anno? Speriamo che sia qualcuno di buon auspicio.
Infatti eccolo qui, il famoso Rompiballe n.1 e il rito non cambia, entra, tira fuori il fazzoletto (curioso per vedere se almeno quello è cambiato; no, è sempre lo stesso) e giù a farmi gli auguri con una bella e ripetuta soffiata di naso. A ruota il vecchietto che conclude le sue lunghe performance avviandosi verso l’uscita con il classico “passo e chiudo”; io infatti chiudo la porta, ché non gli venga in mente di rientrare. Altro pensionato (anche il primo lo è, anche se non di vecchiaia), da mesi ha l’acquisto compulsivo, non resiste e se non ha i soldi chiede di segnarglieli sul conto (non illudetevi, non lo faccio); oggi s’invaghisce degli Stone Temple Pilots, li prende tutti, poi vede lì vicino la casella degli Slayer, lo dissuado “Non sono per te, non ti piacciono, sono troppo duri”, e lui “Sono hard”, “No, sono proprio heavy”, “Ah, come i Jethro Tull”. Dopo questa lo sospingo verso l’uscita e lo faccio trasferire nel reparto usato “Fattelo spiegare da loro cosa fanno gli Slayer”. Puntiamo tutto sul quarto. Niente da fare, ecco qui il professore con la risata tipo nitrito di cavallo. Non lo sopporto e non l’ho mai sopportato con le sue ricerche di vinili di jazz-rock inglese quasi introvabili e che lui ogni mese prova a trovare. Ormai l’ho rifilato a Dario e, finalmente un po’ di fortuna, in quel momento Dario arriva, “Ti stava aspettando, vai là in fondo a fargli gli ordini” e li spedisco alla postazione numero 2.
3 gennaio. E’ dedicato al boom del momento Ed Sheeran. Il disco è uscito da nove mesi, ma tutti lo hanno scoperto solo adesso; scoperto poi relativamente, perché ben in due oggi mi chiedono il cd del famoso Ed Shaarawy.
Oggi è anche la giornata in cui i clienti mettono in dubbio la mia competenza. Uno vuole l’ultimo di St. Vincent e mi precisa “Sa, è una donna”. L’altro gira per dieci minuti alla ricerca non si capisce di cosa, glielo chiedo “Posso aiutarti?” (questa frase l’ho fregata a Dario) e lui “Sì, cerco una cosa che non so se avete e se lei li conosce”, “Dimmi”, “I Litfiba”.
4 gennaio. Forse vi ricordate del mio fastidio quando qualcuno non riesce a capire che i numeri delle strade sono in ascesa e a destra i dispari, a sinistra i pari. No, oggi la domanda non è la solita “Scusi dov’è il numero2?”, ma un cliente telefonico si supera. Cerca, manco a dirlo, Ed Sheeran, e mi chiede “Dove siete? In piazza Brignole?”, “No, in via S.Vincenzo”; penso che a questo punto mi avrebbe fatto la solita domanda “All’inizio o alla fine?”, invece no, questo si supera, “Ma nel pezzo che porta in via Felice Romani?”. Questo mi spiazza, perché in via Felice Romani ho abitato per dieci anni e non mi sembra di avere mai servito nessuno lì. Prendo l’iniziativa, “Dove sei?”, “In piazza Colombo”, decido di fargli da navigatore “Allora, mettiti con la fontana alle spalle e vai su per via Galata, quando arrivi da Panarello, lo vedi Panarello?, sì, allora gira a destra, dopo cento metri, sempre sulla destra ci sono i portici, sotto i portici ci siamo noi”, “Eccomi!”.E’ lui. Sono meglio del Tomtom.
5 gennaio. Un po’ di stranezze. Del resto una voce fuori campo, signore con moglie davanti alla vetrina dice “Hanno solo roba strana”.
Invece un vecchietto (calco sempre la mano su quelli più anziani di me) vuole imparare a ballare “Avete il corso di ballo della Fabbri Editore?”. Un altro vuole la cassetta del cd di Mia Martini.
Le ultime due invece sono attratte dalla nuova moda: il vinile. La giovane mi chiede, “Avete quel coso per sentire i dischi”. L’anziana è più pretenziosa. “Ho comprato qui un bilocale e vorrei un apparecchio che mi permetta di sentire i dischi di tutte le misure”, indicandomi cd, 33gg e 45gg.

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Diario del 19 dicembre
E' il giorno del compleanno di Disco Club. Cinquantadue anni di musica a Genova e io ci sono stato dentro come cliente per i primi sette anni, come aiutante esterno per i successivi quattro e come "lider maximo" per gli ultimi trentaquattro.
La giornata incomincia con i quotidiani che parlano di noi, beh, effettivamente 52 anni per un negozio di dischi sono tanti. Poi ecco al telefono antichi clienti, che ci hanno abbandonato per trasferirsi lontano da Genova, si congratulano, quasi commossi per aver letto che noi ci siamo ancora, e concludono immancabilmente con "mi raccomando resistete", Altri passano direttamente in negozio e ci festeggiano nel modo da noi preferito: comprando dischi. Non possono mancare i personaggi del Diario. C'è il grande rientro del Rompipalle n.1, quello che per undici anni ha vinto la classifica di categoria. Ha avuto una lunga crisi che lo ha portato alla retrocessione, prima in serie b e dopo addirittura nel limbo della serie c. Ora si è ripreso e ritorna a reclamare il posto che gli spetta. Quando arrivo al mattino è già lì che mi aspetta e, dopo che ho acceso le luci, entra e si esibisce nel suo numero preferito: si piazza davanti al banco, tira fuori il solito fazzoletto (solito, perché penso che sia sempre quello dell'epoca dei suoi scudetti, visto il colore) e giù a soffiarsi il naso davanti a me. Arrivano i pacchi dei dischi e lui eccolo pronto a infilare la sua testa tra i miei occhi e le scatole. Insomma, batte Quasimodo all'apertura, entrando per primo in negozio, e il Pluriespulso, perché gli frega la posizione privilegiata con la testa sopra le scatole dei nuovi arrivi. Sì, il fuoriclasse del "rompipallismo" è tornato!
Al pomeriggio è il momento della musica, prima tocca a Bobby Soul e dopo a Joel Cathcart, nell'intervallo biscotti offerti da Alessandra di Outsider e cioccolata calda di Daiana del Bar Verdi. Io mi affaccio per vedere come va la festa e noto il Maratoneta in prima fila davanti al tavolo delle vettovaglie, ha le ganasce piene e due bicchierini in mano. Mentre canta Joel, il Maratoneta rientra e ha sempre quello strano gonfiore sul viso, cosa che si ripete in altre tre occasioni. Alla fine del concerto, Alessandra porta in negozio gli avanzi dei biscotti e li lascia sul banco, mi giro e vedo il Maratoneta di nuovo bello pieno, "Quanti ne hai mangiati? Un chilo?". Fa l'indifferente, ma le successive volte che mi volto verso il vassoio, lo becco sempre con le mani in pasta, anzi pasticcini, e lui sembra Villaggio nella famosa scena delle polpette, blocca la masticazione con però le guance sempre tese dai dolcetti. Alla fine ne rimangono pochi, invito un cliente a prenderne, "Chiedi però il permesso al Maratoneta", quello ne prende solo uno, ma quando mi rigiro è sparito anche il vassoio, è rimasto il Maratoneta, che, non riuscendo a parlare perché aveva la bocca piena, essendosi infilato gli ultimi sette biscottini in bocca, con un gesto delle mani a spazzola davanti a lui, indica che non ce ne sono più. Non credo che sia partito per la sua solita cosa verso Capolungo, mi sembrava un po' appesantito....
https://video.repubblica.it/dossier/addio-a-paolo-villaggio/addio-a-villaggio-fantozzi-e-la-scena-della-polpetta-tu-mancia/280122/280715

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Diario del 15 dicembre
Da un po' di tempo c'è una nuova presenza fissa in via San Vincenzo, un'altra urlatrice ha preso il posto della ninja che si è trasferita in via XX. La sentiamo passare all'alba "Qualcosa per un cappuccino" è il suo urlo di guerra, vuole la colazione.
Una ragazza si presenta a ritirare un cd arrivato dall'Olanda, "Sono venuta a prendere il disco di Paride", "Paride?? Sicura?", lei, confusa, "Mi sembra", le chiediamo il suo nome per cercare l'ordine. Ecco chi era Paride: Parade di Prince!
Doppio passaggio esterno in tarda mattinata. Un'anziana ce l'ha col marito, "Le mutande non stenderle, perché poi cascano e costano". In lontananza e poi sempre più vicino "Due euro per un pezzo di focaccia", è l'ora del pranzo.
Al pomeriggio arriva D., un cliente abituale, che entrando dice "Che puzza di pesce fuori", dietro di lui un suo anziano amico, che non brilla certo per la pulizia (potrebbe partecipare con buone probabilità di successo al campionato per decretare il Puzzone n.1 di Disco Club); io, prontamente, "Adesso si è trasferita dentro", infatti "a spussa de pesciu" (come dice in genovese l'amico Francesco) ha seguito fedelmente il suo padrone e dall'esterno è passata all'interno del negozio. Più tardi D. ritorna da solo e gli facciamo presente la sua gaffe, lui ci rimane male, "Speriamo che non abbia capito", lo rassicuro, "Tranquillo, lui è abituato a quell'odore". Appena finita la frase, sento un urlo in strada, "Due euro per qualcosa da mangiare", è arrivato il momento della merenda.

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Diario del 9 dicembre
Mi aspettano fuori dalla porta già ben prima delle nove. Uno è l'ormai di nuovo assiduo Rompipalle n.1. Sembra sempre un eremita, ma è un po' più vigoroso rispetto agli ultimi mesi, infatti si esibisce nei suoi numeri preferiti: le molteplici entrate/uscite nel negozio e soprattutto la sua specialità, entrare, tirare fuori il fazzoletto (sempre quello) e soffiarsi il naso a non più di 50cm dal mio viso. L'altro è un quasi nuovo, mi accoglie con "La stavo aspettando". Non posso ancora espellerlo perché siamo fuori dal negozio. Entriamo e lui "Gliel'ha detto il suo compagno?"; primo, cosa allude questo con compagno? Secondo, detto cosa? Glielo chiedo, lui "Aspettavo un cofanetto dei Riot, io "Non è arrivato", lui "Non è arrivato. Quando arriva?", io "Non prima di giovedì", lui "Non prima di giovedì". Con questo si ha l'effetto eco (o pappagallo?), le mie parole mi tornano indietro.
Dario è invece alle prese telefonicamente con una signora, "Cerco la marcia nuziale di Wagner", il "troppo gentile" trova un cd in cui è contenuta, "Signora, posso procurarle il disco per martedì, è contenuto in una sintesi di Lohengrin", lei "No, no, voglio quella di Wagner".

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