Rock

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VARIOUS ARTISTS - Beck Song Reader

Il Song Reader Project diventa realtà con Jack White, Norah Jones… Il progetto di canzoni scritte dal cantautore americano prenderà finalmente vita assieme ad un nutrito gruppo di musicisti, tra celebrità e nomi del mondo indie. Song Reader Project di Beck risale al 2012, quando Beck Hansen decise di creare un disco-non-disco fornendo ai fan un ebook con 20 canzoni delle quali erano scritte solo le parti degli strumenti: un modo per coinvolgere le persone a suonare le sue canzoni fedelmente e al tempo stesso il più liberamente possibile, con la libertà di inviargli il materiale tramite un sito dedicato. Un progetto innovativo e insolito nel mondo della musica, promosso da Beck in stop forzato dalle scene musicali.  A due anni di distanza dal primo lancio del progetto, Beck è tornato con Morning Phase, un disco lanciato dal singolo Blue Moon e già annoverato tra i migliori del 2014 secondo critica e pubblico, ma non ha intenzione di fermarsi qui: il Song Reader Project vedrà finalmente la luce grazie alla collaborazione di uno stuolo incredibile di musicisti della musica mondiale, tra nomi mainstream ed esponenti della scena indie e underground che danno il loro apporto al progetto. Tra le celebrità presenti nel Song Reader Project, oltre allo stesso Beck che ha tenuto per sé il brano Heaven's Ladder, figurano Jarvis Cocker dei Pulp, Norah Jones, Jack White, i Fun, Juanes e l'attore Jack Black. Non mancano poi Laura Marling, Tweedy, Loudon Wainwright III e moltissimi altri musicisti, in un namedropping di persone da far impallidire chiunque.

CD in vendita da Disco Club a partire da lunedì 4 agosto 2014 al prezzo di 18,90€

vedi sotto video

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JAMES YORKSTON - The Cellardyke Recording And Wassailing Society

Torna James Yorkston, che con si faceva sentire dal 2012 quando uscì Was a Cat from a Book. Il cantautore scozzese questa volta ha chiamato a raccolta tutta una serie di amici ad accompagnarlo in questo nuovo album: Alexis Taylor, anche in veste di produttore, assieme a KT Tunstall, The Pictish Trail, Jon Thorne, Emma Smith, Fimber BravoeRob Smoughton.

CD in vendita da Disco Club a partire da venerdì 22 agosto 2014 al prezzo di 16,90

vedi sotto video

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CARA DILLON - A Thousand Hearts

La copertina è probabilmente un po' melensa, noiosa, l'idea di raccogliere e reinterpretare una serie di brani tradizionali (e non), incentrati sui problemi di cuore, forse un tantino inflazionata, certo non così originale, ma Cara Dillon, irlandese del nord, nativa della gloriosa Contea di Londonderry, o meglio di Derry, dalla vicenda personale anche difficile, travagliata (che non ha comunque a che vedere con le annose e ormai lontane vicende politiche di quel territorio), ma poi sostanzialmente conclusasi con un lieto fine, che le ha permesso di tornare sulle scene, rimane l'odierna regina del folk irlandese, grazie ad una voce semplicemente incantevole, e ad una grazia, una leggerezza, un'eleganza, e una sapienza nel condurre il canto davvero uniche. In questo suo ultimo e delicato "A Thousand Hearts" la accompagna il consueto folto e nutrito gruppo di musicisti, quello che insieme a lei ha costruito il precedente, acclamato, premiato e già lontano nel tempo "Hill Of Thieves", datato 2009. Un assieme affiatato e armonioso di fiddle, cornamuse, low whistle, bodhran, meravigliose chitarre ritmiche, opportunamente "inquadrato" dai preziosi, ariosi e misurati arrangiamenti del marito di Cara Dillon, il polistrumentista Sam Lakeman. Nell'album compare ospite, tra gli altri, anche la cantante e songwriter americana Aoife O'Donovan, una specie di alter ego d'oltreoceano di Cara Dillon. Un'altra voce da tenere d'occhio, che proprio nello scorso 2013 ha inciso il suo primo interessante album "Fossils" per la Yep Roc Records, un'ulteriore etichetta da non perdere di vista. Ma ancora a proposito di voci, e sulla scorta di quanto abbiamo già raccontato, ci viene in mente, allontanandoci un po' dal centro del nostro discorso, ma non di troppo, che c'è (in realtà tra le molte) un'altra sorprendente voce femminile nel panorama contemporaneo della musica popolare britannica, anch'essa tolkieniana, nel senso di elfica, fatata, dal timbro di voce non così dissimile da quello di Cara Dillon, anche se ancor più cristallino e forse lievemente più "algido". Stiamo parlando della più giovane vocalist scozzese Emily Smith: si ascoltino i suoi "Ten Years" ed "Echoes", rispettivamente del 2013 e 2014. Una meraviglia. (Marco Maiocco)

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NEIL YOUNG - A Letter Home

Neil Young gioca, come spesso gli capita, si diverte a tornare ragazzino o giù di lì, entra con chitarra e armonica in una di quelle vecchie "cabine telefoniche", che un tempo si utilizzavano per la registrazione elettromeccanica. Scrive, o meglio registra un messaggio per la madre (soprattutto a questo sul finire degli anni '40 del secolo scorso servivano quelle cabine), saluta i suoi da lontano, lui è in viaggio, dice cha va tutto bene, e poi comincia a snocciolare una manciata di perle dal ricchissimo canzoniere della folk and country song (e non solo), che racconta di aver trovato insieme all'amico Jack, alias il produttore Jack White, il tizio che possiede quella specie di "scatola", dalla quale è possibile inviare messaggi, dare proprie notizie.

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CROSBY, STILLS, NASH & YOUNG - CSNY 1974

Ventiquattro date, tra Stati Uniti, Canada e Inghilterra. Quaranta canzoni, come sono quaranta gli anni che ci separano da questo tesoro ritrovato. Centottantasei pagine di libretto, con decine di foto mai viste prima, e un dvd, se non vi fosse bastato il tutto. A volte le cifre secche e l'aridità aritmetica rischiano di affossare il sogno, per cui fate finta di non avere letto nulla fino a questo punto. Perché il punto vero è che CSNY 1974 non è una serie di numeri. E' lo scrigno perduto della California libertaria che fu: perché oggi bisognerebbe spiegarlo nei licei cosa voleva dire il verso “We are leaving, you don't need us” che trovate in Wooden Ships. O che dire che se uno si era “quasi tagliato i capelli” ( Almost cut my hair) non era faccenda estetica, ma etica. Non c'entravano i gusti personali né lo stile. E che l'inedito tassello Goodbye Dick cantato da un divertito Neil Young al banjo era dedicato a un presidente che mandava i ragazzi a morire in Vietnam nel fango, e fu travolto dal suo stesso fango mediatico. Con tutto il rispetto per i gentiluomini retromaniaci come Jonathan Wilson o Fleet Foxes, quel suono era già tutto qui. Ascoltare senza pregiudizi, come si suol dire. E bastava e avanzava, a giudicare da quanto emerge. Il resto è lezione ed esercizio di calligrafia. (Guido Festinese)

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RICHARD THOMPSON - Acoustic Classics

A nostra memoria e conoscenza non c'è un disco di Richard Thompson che non meriti un meditato e grato ascolto. Anzi possiamo tranquillamente sostenere che ogni sua pubblicazione rappresenti una sorta di piccolo grande evento. Sempre troppo alta la qualità dell'ispirazione, la profondità della ricerca, l'abilità tecnica di questo straordinario chitarrista e songwriter, padre del folk rock britannico, la cui opera è davvero una sorta di romanzo senza fine, capace di stagliarsi (sì) sulla "limacciosa" formulaicità della popular music, ma solo per procedere di continuo ad arricchirla, reinventarla, e senza compiacimenti. Qualcuno prima o poi dovrà (per esempio) affrontare, attraverso opportuni studi e approfondimenti, la questione del singolare stile chitarristico di Richard Thompson, forse (ci viene da azzardare) l'unico grande chitarrista della storia del rock e della popular music (in questo senso potremmo associargli probabilmente il solo Steve Hackett, e ovviamente per altri versi), che, prescindendo dal suo già personalissimo tocco, non affondi particolarmente le proprie radici nei cliché e nelle formule del blues.

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