Stampa
PDF
 
Rock Recensioni CARA DILLON - A Thousand Hearts
 

CARA DILLON - A Thousand Hearts CARA DILLON - A Thousand Hearts Hot

dillonLa copertina è probabilmente un po' melensa, noiosa, l'idea di raccogliere e reinterpretare una serie di brani tradizionali (e non), incentrati sui problemi di cuore, forse un tantino inflazionata, certo non così originale, ma Cara Dillon, irlandese del nord, nativa della gloriosa Contea di Londonderry, o meglio di Derry, dalla vicenda personale anche difficile, travagliata (che non ha comunque a che vedere con le annose e ormai lontane vicende politiche di quel territorio), ma poi sostanzialmente conclusasi con un lieto fine, che le ha permesso di tornare sulle scene, rimane l'odierna regina del folk irlandese, grazie ad una voce semplicemente incantevole, e ad una grazia, una leggerezza, un'eleganza, e una sapienza nel condurre il canto davvero uniche. In questo suo ultimo e delicato "A Thousand Hearts" la accompagna il consueto folto e nutrito gruppo di musicisti, quello che insieme a lei ha costruito il precedente, acclamato, premiato e già lontano nel tempo "Hill Of Thieves", datato 2009. Un assieme affiatato e armonioso di fiddle, cornamuse, low whistle, bodhran, meravigliose chitarre ritmiche, opportunamente "inquadrato" dai preziosi, ariosi e misurati arrangiamenti del marito di Cara Dillon, il polistrumentista Sam Lakeman. Nell'album compare ospite, tra gli altri, anche la cantante e songwriter americana Aoife O'Donovan, una specie di alter ego d'oltreoceano di Cara Dillon. Un'altra voce da tenere d'occhio, che proprio nello scorso 2013 ha inciso il suo primo interessante album "Fossils" per la Yep Roc Records, un'ulteriore etichetta da non perdere di vista. Ma ancora a proposito di voci, e sulla scorta di quanto abbiamo già raccontato, ci viene in mente, allontanandoci un po' dal centro del nostro discorso, ma non di troppo, che c'è (in realtà tra le molte) un'altra sorprendente voce femminile nel panorama contemporaneo della musica popolare britannica, anch'essa tolkieniana, nel senso di elfica, fatata, dal timbro di voce non così dissimile da quello di Cara Dillon, anche se ancor più cristallino e forse lievemente più "algido". Stiamo parlando della più giovane vocalist scozzese Emily Smith: si ascoltino i suoi "Ten Years" ed "Echoes", rispettivamente del 2013 e 2014. Una meraviglia. (Marco Maiocco)

Recensione Utenti

Nessuna opinione inserita ancora. Scrivi tu la prima!

Voti (il piu' alto e' il migliore)
Giudizio complessivo*
Commenti
    Per favore inserisci il codice di sicurezza.
 
 
Powered by JReviews

Login