Rock

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LO‐FANG - Blue Film

Esordio su 4AD per questo cantautore e multi‐strumentista Americano. Il suo vero nome è Matthew Hemerlein, un cittadino del mondo, un viaggiatore instancabile che quando non era nella fattoria di famiglia nel Maryland ha viaggiato tra la Cambogia e l’Indonesia, scrivendo le canzoni che poi ha registrato in studio tra Londra e Nashville e completato a Los Angeles presso i Capitol Studios sotto la guida del produttore Francois Tetaz (Gotye, Harchitecture in Helsinki).

CD in vendita da Disco Club a partire da martedì 25 febbraio 2014 al prezzo di 17,90 €

vedi sotto video

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BECK  - Morning Phase

Atmosfere trasognate, vaporose, baluginanti, come lontanamente sovraesposte, per un country rock metafisico, portato con tempi lenti, a tratti lentissimi, e sostenuto da uno stratificato tastieristico respiro orchestrale, ipnotico e quietamente psichedelico, intessuto da accordi estesi, altisonanti e lievi. Questo è "Morning Phase", ultima fatica di Beck Hansen, per il quale il talentuoso songwriter losangelino dice di essersi ispirato ad artisti del valore di Nick Drake e Bert Jansch. Ma se, in effetti, "Morning" può (per esempio) ricordare un Drake più sintetico, vista l'ampia orchestrazione non certo appannaggio di strumenti acustici, è spesso anche un sornione, semplice e graffiante fingerpicking chitarristico alla Neil Young a fare capolino (si ascoltino "Say Goodbye" e "Country Down"), e a controbilanciare un sapiente uso delle macchine, che sembra provenire da ambienti più colti (è recente la collaborazione di Beck con un compositore come Philip Glass).

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ALCEST - Shelter

I francesi Alcest sono giunti al quinto disco. Partiti da un'intrigante forma di post-black molto weird, si sono via via sempre più spostati verso sonorità melodiche e d'atmosfera, intrise di folk medievale ed echi dark dal grande respiro. Oggi forse il duo transalpino fa una musica sin troppo ariosa rispetto al passato, assai liquida e levigatissima. Alcuni potrebbero parlare di manierismo, lo stesso la cui ombra certi hanno visto aleggiare anche sull'ultimo Katatonia, 'accusati' di non saper più inventare nulla. Come che sia, nessuno può però credo negare la bellezza formale del nuovo Alcest, l'eleganza delle trame armoniche, il soave ed evocativo charme di queste otto composizioni, pubblicate, come in passato, dalla tedesca Prophecy. Tranne che in Away, i testi sono sempre in francese e questo aspetto contribuisce non poco ad ammaliare chi ascolta. Il resto lo fanno un glockenspiel alla Velvet Underground e sublimi arrangiamenti d'archi. Artwork asciutto e molto suggestivo, per questa perla di shoegaze pittorico. (Davide Arecco)

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ANDREA SCHROEDER - Where The Wild Oceans End

C'è anche un mentore illustre per questo secondo lavoro in studio della bella e brava chanteuese tedesca che un tempo faceva la modella, ed oggi sembra una dama in nero, a mezza strada tra esistenzialismo e New York velvettiana: Chris Eckman. Dove mette le mani e la testa il Signor Walkabouts, i risultati si vedono: sempre all'ombra di quella quieta, melodica malinconia che è un marchio di fabbrica. Andrea ha un gran voce oscura, scrive oblique ballate elettriche al limite dello scarnificato, ti avvolge in una cappa oscura di velluto come faceva la gran dama che l'ha preceduta, negli anni e nella poetica, Nico. Se proprio volete partire dal meglio, qui, occhio a Helden: è Heroes di David Bowie, riportata alla sua "vera" lingua, e quasi quasi meglio. (Guido Festinese)

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MICAH P HINSON AND THE NOTHING - Micah P Hinson And The Nothing

Nel guazzabuglio di dischi che invade la musica, la soluzione migliore, per chi suona e per chi ascolta, è farsi i fatti propri. In un’epoca dove latitano musicisti capaci di mettere d’accordo tutti, ognuno ha i protagonisti che vuole (e trova). Dà l’idea di farsi i fatti propri, Micah P, che torna con un disco lungo e denso dopo un silenzio prolungato. Si fa i fatti suoi perché non cambia, nella sostanza, la sua versione dolorosa di country d’autore. E se li fa perché cambia, a suon di sfumature e piccole sorprese, quanto basta a non stancare. E così tra le solite belle ballate, infila un po’ di elettricità da taverna, qualche pianoforte solitario, qualche variazione personale sul tema Johnny Cash. Scrive bene, a volte benissimo, e tanto basta (e avanza) per continuare a seguire la sua strada vagabonda dal Texas all’oramai impolverato pantheon della canzone americana. (Marco Sideri)

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THEE SILVER MT. ZION MEMORIAL ORCHESTRA - Fuck Off Get Free We Pour Light On Everything

La musica si muove, anche, per marchi di fabbrica; formule sonore che accompagnano momenti, scene, consorzi di musicisti. Il collettivo canadese nato intorno ai Godspeed You! Black Emperor alla fine degli, oramai lontani, anni 90 ne è un ottimo esempio. Un’idea (l’integrazione di elettricità e archi, ora placidi ora dissonanti, con un marcato senso ideologico) che ha segnato tutta la produzione successiva del gruppo e affiliati. Affiliati di prima fila sono i SMZ, versione raccolta e orientata alle canzoni del gruppo madre. Qui il suono resta quello, e prosegue la manovra di avvicinamento a un rock tutto sommato tradizionale (strofe, melodie, persino refrain). Tra brani lunghi e complessi, e brevi esplosioni di energia. La formula rumore, coscienza, elettricità, indipendenza evidentemente è un marchio di fabbrica di lungo corso. (Marco Sideri)

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