Neil Young gioca, come spesso gli capita, si diverte a tornare ragazzino o giù di lì, entra con chitarra e armonica in una di quelle vecchie "cabine telefoniche", che un tempo si utilizzavano per la registrazione elettromeccanica. Scrive, o meglio registra un messaggio per la madre (soprattutto a questo sul finire degli anni '40 del secolo scorso servivano quelle cabine), saluta i suoi da lontano, lui è in viaggio, dice cha va tutto bene, e poi comincia a snocciolare una manciata di perle dal ricchissimo canzoniere della folk and country song (e non solo), che racconta di aver trovato insieme all'amico Jack, alias il produttore Jack White, il tizio che possiede quella specie di "scatola", dalla quale è possibile inviare messaggi, dare proprie notizie.
E così passano in rassegna, in ordine sparso, gioielli come "Changes" di Phil Ochs, "Needle Of Death" di Bert Jansch (tra virgolette la "Ambulance Blues" di Young), "Crazy" del primo Willie Nelson, una "Girl From The North Country" del Dylan più nashvilleiano, che parte con la stessa armonica di un altro classico di Neil Young come "Heart of Gold"; e poi due "inserti" dall'interessante repertorio di Gordon Lightfoot, folk singer canadese, che certo ha avuto meno fortuna del "cavallo pazzo", di cui andiamo parlando; un'altra cover del Willie Nelson più maturo "On The Road Again", un classico degli Everly Brothers come "I Wonder If I Care As Much", un vecchio rhythm and blues di Ivory Joe Hunter; e infine una cover di "Reason To Believe" di Tim Hardin, e "My Hometown" di Bruce Springsteen, che in effetti rispetto a tutto il resto pare decisamente stonare. La registrazione è pressoché irricevibile, non la consigliamo (se non per l'idea), sembra quasi una provocazione, forse un vecchio cilindro dei primi del '900 potrebbe essere più ascoltabile. Le interpretazioni piatte e potremmo dire inconcludenti, oltre che avvolte in una gracchiante e confusa eco lontana. Ma qui Neil Young non è Neil Young, dovremmo considerarlo un americano qualsiasi, perso in un altro spazio tempo, in giro per il paese, che con un pizzico di nostalgia e una sorta di adolescenziale entusiasmo manda a casa i propri saluti, accompagnandoli con un po' di note dell'anima. Questo il gioco, questa la finzione narrativa. Ma il messaggio è ovviamente un altro ancora, sta soprattutto nella forma sonora, non nel contenuto musicale. Perché, dopo la registrazione avveniristica (oppure no) di "Psychedelic PIll", il dischetto digitale con la qualità audio di un vecchio vinile (la musica come, secondo Young, dovremmo ascoltarla), ecco la trasformazione di alcuni classici in documenti sonori ancora più antichi, in old time music, esempio di come la musica si ascoltava una volta. Non crediamo di essere di fronte alla rappresentazione di un profondo coma artistico, come qualcuno ha scritto, ma ad una specie di seconda lezione, certamente nostalgica, sulla fono fissazione. Imprevedibile. (Marco Maiocco)






