Jazz

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Image Paul Motian alla batteria, Chris Potter al sax tenore, Larry Grenadier al contrabbasso, più Greg Osby al sax alto e Masabumi Kikuchi al pianoforte:una formazione che comprende alcuni fra i migliori jazzisti al mondo.
Superati i 75 anni, Paul Motian può vantare una carriera irripetibile che lo ha visto al fianco di tutti i grandi del jazz: oltre a Miles Davis, anche Bill Evans, John Coltrane, Keith Jarrett, Bill Frisell, Joe Lovano e molti altri. Con questo nuovo album, uno dei nomi più prestigiosi dell’etichetta di Stefan Winter regala musica di grande qualità per il pubblico del jazz .
CD in vendita da Disco Club a partire da venerdì 29/06 al prezzo di € 19,90.
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Image Nel 1979 il concetto di trio di grande potenza sonora era ben vivo e vegeto nel rock (Police, Jam, Rush, ZZ Top...), ma non lo era nel campo più etereo e sfumato del jazz-rock, con un’unica eccezione e una sola volta: Trio of Doom. Nacquero e si sciolsero in una settimana, il tempo di un concerto memorabile all’Avana, Cuba, il 3 marzo 1979 e di una manciata di sessioni di registrazione in studio, l’8 marzo seguente a New York.
I quasi 5000 posti del teatro Karl Marx all’Avana furono il punto focale di 3 giorni e 3 notti (dal 2 al 4 marzo 1979) di un “summit” musicale preparato dalla Columbia per quasi un anno e durante il quale l’etichetta mise sotto contratto Irakere, il gruppo in cui collaboravano quelli che sarebbero dicevute star mondiali: Paquito D’Rivera al sax, Arturo Sandoval alla tromba e il pianista Chucho Valdes. Irakere oltre alle qualità strettamente musicali divenne un simbolo: una via di accordo dove la diplomazia politica non riusciva a generare altro che fallimenti.
Un massiccio numero di artisti Columbia (e manager, produttori, tecnici e accompagnatori) raggiunsero cuba per quei 3 lunghi giorni di immersione totale nella musica: Billy Joel, Stephen Stills, Kris Kristofferson, Rita Coolidge, Bonnie Bramlett e Mike Finnegan per la parte pop; Stan Getz, Jimmy Heath, Dexter Gordon, Hubert Laws, Arthur Blythe, Woody Shaw, Cedar Walton, Bobby Hutcherson, Richard Tee Rodney Franklin, Eric Gale e Percy Heath per il jazz. A chiudere l’enorme cerchio Tony Williams, John McLaughlin e i Weather Report, nella formazione con Jaco Pastorius, Joe Zawinul, Wayne Shorter e Peter Erskine. Da parte cubana parteciparono, oltre a Irakere, Ray Barreto, Larry Harlow, i Fania All-Stars, l’ Orquesta Aragon, Elena Burke, l’ Orquesta de Santiago de Cuba e molti altri. Columbia nominò l’evento “Havana Jam” e pubblicò due LP omonimi alla fine del 1979.
CD in vendita da Disco Club a partire da venerdì 29/06 al prezzo di € 12,90.
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ImageE’ l’ultima incisione di Michael Brecker, scomparso nello scorso gennaio, ma non suona come un testamento. Nonostante fosse debilitato dalla lunga malattia, circondato da musicisti amici (Herbie Hancock e Brad Mehldau al piano, Pat Metheny alla chitarra, John Patitucci al basso e Jack DeJohnette alla batteria) Brecker mantiene l’usuale forza ed energia al sassofono tenore (alternato all’EWI, un sax soprano elettronico che permette di utilizzare suoni campionati), così caratteristico per il fraseggio conciso e i soli impeccabilmente strutturati (eredità della lunga frequentazione con il mondo del pop-rock). Una vitalità che trova il suo apice negli empatici unisoni con Metheny. Nove temi originali e palma del migliore a “Tumbleweed” con echi felici di Steps Ahead. So long, Michael. (Danilo Di Termini)

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ImageDa qualche anno la musica italiana è diventata per i musicisti jazz terreno da esplorare; a volte con risultati ottimi (il Tenco della Ghiglioni), altre meno, quando l’autore non è riconducibile al jazz (Battisti) o quando l’operazione è solo di facciata. Il 7 e l’8 marzo 2007 però, Gino Paoli era sul palco del teatro di Soresina per un ‘incontro in jazz’ con cinque fra i più bravi musicisti italiani. I successi del cantautore genovese, impeccabilmente eseguiti, ci sono tutti: “La gatta”, “Che cosa c’è”, “Il cielo in una stanza”, “Senza fine”, “Sapore di sale” “Sassi” (a cui rimanda la brutta copertina); meno riuscite le interpretazioni vocali di standard come “Time after time” o “Stardust”: Paoli non è Tony Bennett; ma non sono queste le emozioni da cercare in “Milestones”. (Danilo Di Termini)

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ImageProsegue la fortunata collaborazione tra l’etichetta italiana Cam e il pianista francese (ma nato ad Algeri ottant’anni fa) Martial Solal: dopo il duo con Dave Douglas, è ora la volta di un disco solo. Tre standard (“Darn that dream”, “Caravan” e “Our love is here to stay”), tre inediti (“Chi va piano”, “Medium” e la splendida “Bluesine”) e altri due classici (“On a clear day”, “In my solitude” più un’altra versione di “Darn that dream”) sono i titoli prescelti. Giocando con l’arte della riduzione, della sospensione e con una mano destra spesso limitata alla singola nota, Solal decostruisce e ricostruisce, mantenendo in ogni passaggio una limpida e consapevole rilassatezza. Ecco un disco che non si smetterebbe mai di ascoltare, per trovarvi ogni volta sempre qualcosa di nuovo e inaudito. (Danilo Di Termini)

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ImageTre concerti (Terni 2002, Macerata 2004, Cesena 2005), per un doppio cd che avrebbe potuto essere contenuto in un singolo, se il produttore non avesse aggiunto i ventiquattro minuti (& more) della città romagnola. Poco male visto il prezzo ridotto e le difficoltà d’acquisto, poiché il cd è stato bloccato dopo la pubblicazione senza autorizzazione. Un bootleg insomma, dall’incisione non sempre brillante: Bollani, assecondato alla batteria da Roberto Gatto, co-firmatario del disco, (anche lui, probabilmente, a sua insaputa), è rilassato e a tratti irresistibile: tanto Gershwin (“The man I love”, “But not for me”, “I got rhythm”,) due standard, un paio di brani originali: consigliato ai fan; per gli altri rivolgersi all’ultimo “Solo” Ecm o al quintetto Label Bleu di “Visionari”. (Danilo Di Termini)

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