Jazz

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ImageSulla scena da più di trent’anni, praticamente con la medesima formazione (David Harrington e John Sherba, violino, Hank Dutt, viola e Jeffrey Zeigler, violoncello, l’unico membro non originale), il Kronos quartet ha mantenuto inalterata la capacità di stupire e attrarre con la sua musica, sia essa una rilettura di Bill Evans o Monk, un’opera di Terry Riley, una cover di Jimi Hendrix o Blind Willie Johnson. Per il nuovo album hanno rivolto lo sguardo a Oriente: brani che arrivano dalla Palestina (“Tashweesh” con l’elettronica dei Ramallah Underground), dal Libano (“Wa Habibi”), dall'India (“Raga Mishra Bhairavi: Alap”), dalla Serbia (con i ventuno minuti dell’epica “Hold Me Neighbour In This Storm”). Uno straordinario connubio fra tradizione e modernità, struggente e sublime. (Danilo Di Termini)

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ImageFin dalle prime note di “Lady B”, sinuoso tema che apre il secondo disco di Fly (Mark Turner, sax tenore e soprano,
Larry Grenadier, contrabbasso e Jeff Ballard, batteria), la sensazione più immediata è di non trovarsi al cospetto di un gruppo come gli altri. Più che ai trii senza pianoforte di Sonny Rollins e Albert Ayler, il pensiero corre allo straordinario ensemble da camera formato da Jimmy Giuffre, Paul Bley e Steve Swallow negli anni ’60, pur con le debite differenze di strumentazione e di stile. Ogni componente è contemporaneamente vertice e anche uno dei lati su cui poggia un triangolo assolutamente paritario. Nove brani originali (tre di Ballard, quattro di Turner e due di Grenadier), tra i quali scegliamo, per grazia e bellezza, “CJ” e “Anandananda”, pressoché indimenticabili. (Danilo Di Termini)

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ImageCon Kenny Garrett al sax, Christian McBride al basso e Vinnie Colaiuta alla batteria, Chick Corea e John McLaughlin, insieme dopo trent’anni, hanno allestito un vero e proprio supergruppo. La dimensione live - quattro brani oltre i venti minuti, altri tre sopra i dieci, assoli tecnicamente perfetti ed estenuanti - farà felici i fan del genere, un jazz-rock spesso tracimante in fusion. Gli altri dovranno accontentarsi di un grande Kenny Garrett, di un secondo disco tra Weather report (“In a Silent Way/It's About That Time“) e Miles Davis (c’è anche “Dr. Jackie“ di McLean, dal periodo Prestige) e di uno splendido duetto finale piano - chitarra, praticamente silenzio dopo il fragore che lo precede, sulla disneyana “Someday My Prince Will Come”.  (Danilo Di Termini)

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ImageIn tempi di crisi e per sfruttare la vittoria del secondo Grammy Award come Best Jazz Vocal Album per “Loverly”, alla Blue Note devono essersi detti: facciamo un tentativo di vendere Cassandra Wilson sul mercato che conta davvero con una bella raccolta con la parola ‘pop’ nel titolo e una copertina che ne esalti la languida bellezza. Non sappiamo se il tentativo riuscirà, ma le undici canzoni scelte tra cinque dischi incisi tra il 1995 e il 2005, testimoniano l’approccio profondamente jazzistico della Wilson alla pop song. Peccato non vi sia nemmeno un inedito a rendere più appetibile l’acquisto; e poi siamo sicuri che sia corretto etichettare come ‘pop’ “Lay Lady Lay” di Bob Dylan, “Harvest Moon” di Neil Young, “Tupelo Honey” di Van Morrison o “Love Is Blindness” degli U2? (Danilo Di Termini)

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Image Fedele al suo progetto di creare una musica che sfugga a generiche catalogazioni - world, jazz, minimal, ambient – a quattro anni da “Marifa street”, il trombettista di Memphis, studi europei con Stockhausen, dilata ulteriormente il suo universo musicale. Con lui il bassista Peter Freeman, il violinista nord-africano Kheir E. M'Kacich e i norvegesi Jan Bang, sampling e Eivind Aarset, chitarra. Due lunghi brani formano il nucleo centrale del disco: "Abu Gil", sinuoso omaggio/rivisitazione a “Caravan” di Duke Ellington (già affrontato in “Fascinoma Suite”) e la title track, un duetto apparentemente immobile e ripetitivo fra tromba e violino, con supporto subliminale di ritmica ed elettronica. Musica inascoltata, sospesa in un tempo senza riferimenti: predisporsi adeguatamente all’esperienza. (Danilo Di Termini)

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ImageA poco più di un anno dall’uscita di Terra Furiosa», ottimamente accolto da stampa e pubblico, Giovanni Mirabassi, Gianluca Renzi e Leon Parker tornano con un nuovo disco «Out Of Track» in cui sperimentano l’alchimia musicale nata dal loro primo incontro e creata intorno all’inimitabile interpretazione del pianista. Un trio che mette in musica il piacere e la magia di suonare. Registrato dopo un primo tour (primavera del 2008) in piena ascesa musicale e maturazione creativa in questo disco Giovanni Mirabassi, riconosciuto per il suo talento di compositore, ha messo un po’ in disparte la scrittura per dedicarsi principalmente alla sua voglia di interpretazione. Così otto dei dodici brani che compongono «Out Of Track» sono la ripresa di standard del repertorio jazz e non solo. Con Leon Parker e Gianluca Renzi, il pianista ha trovato la coppia ritmica ideale per realizzare la sintesi perfetta fra il suo lirismo transalpino e la sua passione per lo swing. Tre musicisti che condividono lo stesso gusto per la musica.

CD in vendita da Disco Club a partire da venerdì 17/04/09 al prezzo di 18,50 €.

 

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