Jazz

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ImagePoesia e fascino infinito. Come precipitare, in sogno, nel mare della tranquillità interiore, e svegliarsi nell’alba di un giorno che rinasce. Meno ermetico di molte altre produzioni ECM, il lavoro del pianista norvegese si pùò accostare ad un “inverno a Venezia” di svenssoniana memoria, depurato dei tocchi maggiormente tecnologici, per lasciare ampio respiro alla bellezza rigorosamente acustica degli strumenti classici. Un pizzico, quindi, anche del Jarrett più emozionale ed intimistico, ma mai freddo ed impersonale come altre apparizioni scandinave, e forse l’ombra dell’ultimo Bill Evans, come nume tutelare a perle preziose che rispondano al nome di “Deep As Love” e  “Melted Matter”.

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ImageVent’anni di trio, festeggiati briosamente con questo ennesimo live, in diretta da Juan-Les-Pins, ad Antibes, in Francia. Accantonate (per un attimo?) le scure melodie post-atomiche dell’ultimo lavoro, Jarrett e compagni ritornano a spolverare grandi classici in una sorta di ovattata atmosfera da titoli di coda, come quando, a teatro, alla fine dello spettacolo, buoni e cattivi sfilano sorridendo davanti al pubblico, per catturare l’ultimo applauso a tendone abbassato.
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ImageSignore e signori, ecco i sessantanni di Chick Corea. E festeggiati alla grande, riunendo per tre settimane, al Blue Note di N.Y., la crema del jazz internazionale. Tutta l’incredibile carriera del pianista è rivisitata in deliziosi quadretti in cui si alternano il passato (come il trio di “ Now He Sings, ..”) ed il presente (Cohen e Ballard) del musicista.
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ImageSteve Lacy, cosa ormai appurata, è un tipo strano. Dedito a progetti bizzarri con la stessa facilità con la quale si beve un sorso d’acqua, anche questa volta non si smentisce, e mette il suo sax soprano a disposizione di un tributo davvero particolare. Dieci poesie della Beat Generation, pura letteratura anni cinquanta, sono rivisitate in chiave jazz, con tanto di vocalist d’eccezione, Irene Aebi, a creare una sorta d’ipnotico trance da operetta stramba, in cui il tono prevalente è quello dell’avant-guard teatrale, a tratti pervasa da pura follia.
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ImageQuesto disco, purtroppo, è un capolavoro. Purtroppo perché difficilmente avrà la forza d’imporsi su molti stereo, mentre menti distratte preferiranno crogiolarsi nell’ascolto di cose assai più reclamizzate. Peccato, la perdita di questo jazz affogato nelle sospensioni country di una colonna sonora alla Twin Peaks, è assai grave.
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ImageSecondo appuntamento alla “Nota Blu” per il session man torinese Flavio Boltro, dopo il debutto del 1999 intitolato “Roadrunner”. Compagno d’avventure di Freddie Hubbard per diverso tempo e grande ammiratore del “classico” Miles Davis, il trombettista nostrano riesce a catalizzare in “40°” l’esperienza accumulata in quindici anni di carriera e plasmarla in uno stile pulito e raffinato, scevra da grossi complessi di colpa verso i grandi maestri, ma anzi ricca di tonalità personali e potenti, rivelando allo stesso tempo un ottima vena compositiva nei numerosi originali presenti in questo lavoro.

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