Jazz

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NANDO MASSIMELLO & PAOLO MAGGIORA - Empathy Time

Massimello ai sassofoni tenore e soprano e Maggiora al pianoforte sono una coppia ben collaudata: fa testo un buon lavoro di qualche tempo fa, Since We Met, che inaugurava la formula “cameristica” del duo per fiato e tastiera. Discorso ripreso e approfondito in questo nuovo cd, il “tempo dell'empatia”, tutto dedicato ad uno dei grandi della storia del jazz, Bill Evans, che sull'empatia (in termini jazzistici: l'interplay) impostò gran parte della sua ricerca. Molto riuscita la scelta di alternare tempi binari e tempi ternari nella scaletta, per spezzare l'andamento ritmico della sequenza, e non affaticare l'ascoltatore. Meglio ancora l'altra scelta, quella di privilegiare brani magari non direttamente connessi alla storia o alle incisioni di Bill Evans, ma sempre rilevanti, invece, dal punto di vista dell' estetica coinvolta: ad esempio Slowly, un pezzo che porta la firma di Bob Mintzer, ed affianca ad una linea melodica affascinante un turbolento profilo ritmico e armonico,o Quiet Now, a firma Denny Zeitlin, un brano di un collega pianista che Bill Evans amava molto suonare nell'ultimo ciclo concertistico della sua breve vita. Forse ci sarebbe stata bene qualche avventura in più, in questo lavoro: che comunque si segnala per l'asciutta eleganza e caratura tecnica dei due jazzisti. (Guido Festinese)

 

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CHIARA CIVELLO -  7752

Evidentemente la casa discografica crede molto in questa italiana 'emigrata' negli States, se sui maggiori quotidiani nazionali questo terzo disco è pubblicizzato in pompa magna. Peccato che a tale sforzo comunicativo non corrisponda un adeguato contenuto, né in senso prettamente jazz o ‘brasil’ (una fusione da cui la Civello era effettivamente partita con il suo riuscito esordio, “Last quarter moon”, ribadita dal nuovo titolo, la distanza in linea d'aria che congiunge New York e Rio), né in direzione più pop commerciale (dove, a quanto pare, vorrebbe andare). Nonostante i musicisti coinvolti - Marc Ribot, Anat Cohen, Jaques Morelenbaum - le canzoni non destano alcun interesse, con una doverosa segnalazione negativa per l’apertura di “8 storie” che indispone all’ascolto. Peccato. (Danilo Di Termini)

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Il pianista franco serbo dal nome impronunciabile, Bojan Zulficarpašić, tant'è che ormai per convenzione si marca solo il cognome puntato, è l'ospite eccellente di un Trio (che in realtà è un quartetto: il paradosso c'è già nella autodefinizione) che porta il nome di Darriau, membro dei Klezmatics, ed animatore instancabile della scena downtown di New York. E' l'ambito frequentato da Zorn e dagli inquieti ricercatori del klezmer contemporaneo, e quindi non è difficile capire quale musica palpitante ed inquieta affronti questa formazione allargata: tempi dispari balcanici, incursioni tutt'altro che gratuite di strumenti etnici, ricerca sulla tradizione senza languori passatisti. Bojan Z. è il valore aggiunto: con un tocco pressante e ritmico che sembra fatto apposta per queste note libere. (Guido Festinese)

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FOOD - Quiet Inlet

"Food": il cibo che dà titolo a questo progetto concepito dal batterista Thomas Strønen e dall'eccellente sassofonista Iain Ballamy (entrambi assai interessati anche alle applicazioni elettroniche) è confezione meditata, allettante, ma tutt'altro che ipercalorica: la temperatura emotiva è quella di buona parte del jazz di ricerca nordico, dove prevalgono tempi medi e lenti, e molti spazi vuoti e bianchi come ghiacciai. Altri due gran musicisti esperti di elettronica completano il quadro, e sono nomi di valore ben noti alle cronache musicali dell'ultimo decennio: il trombettista "siderale" Nils Petter Molvær, il chitarrista Christian Fennesz. Riverberi, echi, fruscii di metallo incastonati tra le note lunghe dei fiati, lacerti e frammenti di trance music,appena in accenno. Un'eleganza algida, ma stranamente corroborante. (Guido Festinese)

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PAUL MOTIAN -  Lost In A Dream

Se il pianismo di Jason Moran non era mai sembrato così espressivo (“Mode VI”), se il sax tenore di Chris Potter non era mai apparso così compiuto, da evocare Lester Young e Coltrane (“Casino”), il merito dev'essere anche di Paul Motian. Alla soglia degli ottant'anni il batterista di Philadelphia (ha dichiarato che, stanco di viaggiare, non tornerà più in Europa) inizia un’altra avventura, ancora con un live al Village Vanguard. Dieci brani, tra cui un solo standard “Be Careful It's My Heart” di Irving Berlin, titoli nuovi e riprese (“Bird Song” da “Tati”, “Drum Music” e “Abacus” da “Le Voyage”), in una rilettura contemporanea, capace di unire il free e l’espressionismo, di far convivere la fertile aritmia del suo pulsare con il romanticismo della ballad più classica. Un disco mirabile. (Danilo Di Termini)

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KEITH JARRETT/CHARLIE HADEN - Jasmine

A lungo insieme a Dewey Redman e Paul Motian (dischi Atlantic, Impulse e ECM sparpagliati tra il 1972 e il 1977), Haden e Jarrett non incrociavano i loro strumenti da più di trent'anni. Nel 2007 il nuovo incontro, per un album "da ascoltare a tarda notte con vostra moglie o marito o amante", come racconta il pianista nelle note di copertina. Sono otto canzoni d'amore – standard come "For all we know", "Body and soul" e "Don't ever leave me", "One day I'll fly away" di Joe Sample per Randy Crawford –suonate nello stile del bellissimo ritorno al piano solo di "The melody at night with you" e accompagnate dal contrabbasso di un Haden perfettamente a suo agio nell'amata formula del duo. Un Jarrett rilassato e disteso come non mai, quasi al suo meglio. (Danilo Di Termini)

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