Jazz

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GONZALO RUBALCABA - Fe...Faith

La carriera del pianista cubano è stata segnata dalle splendide incisioni in trio per Blue Note degli anni '90. Ma dopo il “Solo” del 2006 – che la rivista Jazz Magazine ha inserito nella lista dei più bei ottantotto dischi di piano solo di sempre – e “Avatar” in quintetto del 2008 è di nuovo la volta di una realizzazione in solitudine. Qui come allora, due improvvisazioni ispirate ai cambi armonici di “Giant steps” di Coltrane (“Improvisation 1” e “2”), tre variazioni su “Con Alma” del suo scopritore Dizzy Gillespie, due versioni di “Blue in green” di Miles Davis e Bill Evans. Quindici brani in tutto, miniature rivedute e impercettibilmente corrette, in un percorso circolare, che inizia e termina con due takes di “Derivado”, ma che si potrebbe ascoltare all'infinito. Senza mai stancarsi. (Danilo Di Termini)

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OMPARTY - Petra Janca

Mai dire mai, recita in vecchio adagio. Ed allora cauti anche con il dichiarare definitivamente archiviata una stagione, quella della world music più intelligente e flessuosa, apparentemente dissoltasi sotto i colpi di marketing di chi ha confezionato un bel ritorno al folk puro e crudo, possibilmente anglofono, prima che esistessero altre etichette. La premessa è necessaria per spiegare che Omparty, spettacolare ensemble guidato dal percussionista "sperimentale" calabrese Leon Pantarei si muove proprio in quel territorio intermedio tra world music e jazz che qualche anno fa aveva migliori fortune. Qualche nome? Zakir Hussain, Jon Hassell, Bill Laswell, Garbarek, da noi, tanto per appendere uno straccetto sulla Lanterna, i gloriosi Avarta. O andando in un passato remoto che invece sembra l'altro ieri il primo Tony Esposito, o i mai troppo lodati Aktuala. Sta di fatto che siete alla ricerca di un lavoro in cui mille, telluriche pulsazioni avvolgono una matassa sonora complessiva misteriosa e "folk", aperta all'improvvisazione, arricchita da comparsate speciali (la tromba davisiana di Luca Aquino, la chitarra fatata di Lutte Berg), Petra Janca è il disco che fa per voi. (Guido Festinese)

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TRIO 3 + GERI ALLEN - Celebrating Mary Lou Williams Live At Birdland New York

A trent'anni dalla morte di Mary Lou Williams, pianista, compositrice e arrangiatrice afroamericana di prim'ordine, grande protagonista della storia del jazz, la Intakt pubblica questo sentito omaggio in suo onore ad opera di un quartetto d'eccezione, composto da Oliver Lake al sax alto, Reggie Workman al contrabbasso, Andrew Cyrille alla batteria, che ebbe modo sul finire degli anni '60 di suonare con la Williams, e Geri Allen al pianoforte, in qualità di ospite speciale.Un tributo ad una delle più profonde innovatrici della vicenda afroamericana, troppo spesso dimenticata, eseguito da quattro straordinari musicisti, che da anni operano ai vertici del jazz più colto e libero. E in effetti, Mary Lou Williams, classe 1910, si è contraddistinta per la sua instancabile curiosità e capacità di attraversare "indenne" le più svariate età del jazz, esplorando i più diversi stili e linguaggi: dagli spirituals al ragtime e al blues, dalle terrigne orchestre swing di Kansas City intrise di blues-feeling al bebop, per sconfinare poi nel free e nell'avanguardia. Illustri le sue collaborazioni, da Benny Goodman e Duke Ellington fino a Cecil Taylor. Determinante il suo impatto con la generazione del bebop, dalla quale fu considerata come un'inesauribile fonte di insegnamento. Tra l'altro, la Williams è stata tra i pochi musicisti neroamericani ad essersi cimentata (e con successo) con la composizione più estesa e articolata, componendo in questo senso prevalentemente musica sacra, soprattutto nell'ultima parte della sua esistenza. Sette i suoi brani, appartenenti ai più diversi periodi e scelti tra le oltre trecento composizioni, reinterpretati in questa splendida celebrazione. I primi due, "Bluesfor Peter" (1975) e "Ghost of Love" (1938), poco meno di venti minuti di musica illuminante, valgono già l'intero meritorio progetto, custodendone tutto il generoso spirito. Oltre al consueto suono luminoso e tagliente di Lake, la puntualità di Workman e la duttilità ritmica di Cyrille, spiccano il lirismo e la personalità di Geri Allen. La raffinata pianista di Pontiac (Michigan), infatti, non solo si integra alla perfezione con l'esperto ed affiatato terzetto, ma addirittura ne plasma e ridetermina dall'interno equilibri e dinamiche, riuscendo quasi a riportare in vita, in una sorta di sublime evocazione, la celebre pianista della Georgia, che tanto ha influenzato il suo modo di suonare. Un ennesimo prezioso esempio di come il grande jazz riesca ancora a raccontarsi e reinventarsi, attraverso veri e propri "audiolibri" come questo. (Marco Maiocco)

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BILL FRISELL - All We Are Saying…

Dopo “SIGN OF LIFE”, BILL FRISELL pubblica immediatamente un nuovo album che esce in Italia il prossimo 4 Ottobre sempre per la sua nuova etichetta Savoy Jazz/Fontana. L’album s’intitola “ALL WE ARE SAYING…” ed è un tributo alla musica di JOHN LENNON, artista che il chitarrista americano ha iniziato ad amare a soli 13 anni, dopo aver ascoltato le prime canzoni dei Beatles. Arricchito da una copertina con un disegno originale dello stesso Lennon, l’album è prodotto da Lee Townsend ed è stato registrato ai Fantasy Studios di Berkeley; insieme a FRISELL suonano Greg Leisz (chitarra), Kenny Wollesen (batteria), Tony Scherr (basso) e Jenny Scheinmann (violino). FRISELL HA DETTO: “La musica di John Lennon è sempre stata con me, con la band… Le sue canzoni sono parte di noi, sono nel nostro DNA, proprio per questo è stato facile preparare l’album, le canzoni erano già con noi e per ognuno della band è stato quasi naturale reinterpretarle”.

CD in vendita da Disco Club a partire da martedì 4 ottobre 2011 al prezzo di 18,50 €

vedi sotto video

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FRANCESCO MACCIANTI QUARTET - Passo a due
Ci sono musicisti, nel frastagliato contorno della Penisola del jazz italiano, che sembrano quasi lavorare nell'ombra. I colleghi li adorano e son sempre disponibili a mettersi a loro servizio, i critici non li notano, concentrati come sono sui soliti dieci noti, il pubblico men che meno. A meno qualcuno, a forza, te li faccia notare. Qui si narrano le splendide gesta musicali di Francesco Maccianti, un signore grande come una montagna, che quando appoggia le dita sui tasti del pianoforte fa scaturire scintille e petali profumati assieme. E' attivo da quasi un trentennio: tanto studio e composizione, pochi dischi meditati. Scrive temi memorabili che sembrano racchiudere la danzante assertività di un Abdullah Ibrahim e le piccole malinconie raviane, non va a mestare nel solito hard bop travestito e rivisto. Imposta gli accordi con un voicing lirico e potente al contempo, sa scegliersi compagni d'eccellenza. Qui trovate un colossale Pietro Tonolo ai sassofoni, la batteria perfetta di Eliot Zigmund, il basso infinitamente risonante di Ares Tavolazzi. Non lasciate che tanta bellezza passi inosservata. (Guido Festinese)
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CHICK COREA/STEFANO BOLLANI – Orvieto

Il doppio pianoforte non è formula molto frequentata nel jazz: il rischio del sensazionalismo virtuosistico è alto e spesso, quanto è piacevole ascoltare dal vivo, diventa noioso nel salotto di casa. Ma a volte l'alchimia funziona, anche con personalità apparentemente molto distanti. Tra Bollani e Corea la scintilla è scoccata a Ravello nel 2009 e da allora felicemente prosegue con scadenze quasi fisse. Qui siamo a Umbria jazz winter 2010, un concerto che incrocia i due repertori (“Armando's rhumba” di Corea, “A valsa da Paula” di Bollani), si confronta sul terreno degli standard (“Darn that dream”, “Jitterbug waltz”) e degli autori amati (Davis, Jobim). Il risultato sono 75 minuti di altissimo livello e, soprattutto, di inesauribile piacere. (Danilo Di Termini)

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