Jazz

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ImageSe già non conoscete Kurt Rosenwinkel, potrebbe bastare la lista dei musicisti coinvolti in questo “Deep song” a convincervi all’acquisto: Brad Mehldau al pianoforte, Larry Grenadier al basso e Joshua Redman al sax, nell’occasione anche co-produttore, sono infatti una sicurezza. Le aspettative non vanno certo deluse: nei dieci brani (otto dello stesso Rosenwinkel e due standard, “If i should i lose you” e il brano che dà titolo al disco) il giovane chitarrista ha modo dimostrare ampiamente la sua abilità e la padronanza tecnica dello strumento, fortunatamente limitandosi solo a sfiorare il virtuosismo.
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ImagePer il disco d’esordio della sua etichetta, la Dare2, il contrabbassista Dave Holland ha scelto l’orchestra con la quale aveva inciso nel 2001 l’eccellente “What goes around”, un gruppo di tredici elementi che ingloba interamente l’abituale quintetto: Chris Potter al sax, Robin Eubanks al trombone, Steve Nelson al vibrafono, Billy Kilson alla batteria.
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Image Per il loro terzo disco insieme, Gianluigi Trovesi (clarinetti) e Gianni Coscia (fisarmonica), si sono ispirati ad “Ascesa e caduta della città di Mahagonny”, scritta da Brecht e musicata da Weill nel 1930.
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ImageNel momento di massima popolarità, anche grazie alla sua partecipazione alla trasmissione di Arbore del sabato notte, Stefano Bollani si diverte a spiazzare i suoi fans (e i suoi detrattori che non gli perdonano un'eccessiva disinvoltura sul palcoscenico) con un disco straordinariamente intenso e ispirato.

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ImageFin dalle prime note di “Double excursion 1” si comprende che l’incontro fra il pianista Enrico Pieranunzi e il batterista Paul Motian (in duo avevano già inciso un disco più di quindici anni fa per la Soul Note) non nasce dalla casualità di una seduta, ma da un autentico e comune desiderio espressivo.
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ImageNonostante sia la Quinta strada a campeggiare nella copertina di questo “New York trio”, con Galliano alla ‘musette’, Larry Grenadier al basso e Clarence Penn alla batteria, in realtà ci troviamo ad Orvieto durante l’edizione invernale di Umbria jazz 2004. E siamo ad uno splendido concerto, con un Galliano che non si ascoltava da tempo, perfettamente misurato in ogni brano, dal Monk che dà titolo al disco al classico latino “Historia de un amor”, da “Bohemia after dark” di Oscar Pettiford (con il doveroso assolo dell’abituale bassista di Meldhau) all’arrangiamento de la “Gnossienne n° 1” di Satie.

Top ten del mese

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