Jazz

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ImageNuovo disco e vecchie polemiche per Wynton Marsalis: detrattori ed estimatori discutono da anni se il percorso del trombettista di New Orleans, approdato alla Blue Note dopo la lunga militanza alla Columbia, sia da considerarsi meramente conservatore e fine a se stesso (quando non stucchevole) o un fondamentale contributo alla storia del jazz.

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ImageSono passati cinque anni dalla scomparsa di Michel Petrucciani e l'etichetta di Francis Dreyfus lo ricorda con una raccolta arricchita da un inedito. Tredici brani in cui si può scoprire il pianismo lirico e al contempo potente e virtuoso di uno dei protagonisti della recente storia del jazz. Scoprire, perché il destinatario di questa raccolta non è l'appassionato di jazz che certo già ne conosce il talento e la storia; peraltro se le scelte appaiono a tratti singolari, sembra addirittura discutibile il minimalismo delle note di copertina che omette date e soprattutto gli strumenti suonati dai compagni di strada di questo 'best of'.
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ImageNell'asfittico panorama musicale italiano un disco in duo per contrabbasso e voce può apparire progetto azzardato se non presuntuoso: ma per Ferruccio Spinetti degli Avion Travel e Petra Magoni - curriculum eclettico, dal pop alla dance, dal jazz al teatro ("Alice underground" ha aperto la stagione all'Archivolto) - non sono aggettivi adatti.

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ImageQuello che fa di Brad Mehldau non un semplice epigono di Bill Evans o Keith Jarrett è la capacità di illuminare standard ("Get happy", "Anything goes", "Nearness of you") o semplici cover (Paul Simon, Radiohead) da angoli inediti, rivelandone gli aspetti più reconditi e nascosti. Il suo è un pianismo singolare, in cui l'obliquità di Monk (sempre presente nei suoi dischi) si fonde con il romanticismo di Carmichael o di Chaplin ("Smile", proposta anche in un recente ed eccellente disco con il sassofonista Joel Frahm).
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ImagePer gli studi della Blue Note sono passati tutti i più grandi protagonisti della storia del jazz; se a questo aggiungiamo la qualità della registrazione (Van Gelder) e le inconfondibili copertine (Francis Wolff e Reid Miles), ecco spiegato un mito che dura ancor oggi. Nel 1985, per celebrarne la rinascita, si ritrovano a New York (tra gli altri) Herbie Hancock, Tony Williams, Bobby Hutcherson, Kenny Burrell Johnny Griffin, Curtis Fuller, McCoy Tyner Jackie McLean, Lou Donaldson, Jimmy Smith.

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ImageNel 1951, mentre vinceva il referendum della rivista “Metronome”, Miles Davis attraversava un periodo di fortissima dipendenza dalla droga tanto da essere escluso dai locali di New York per la sua inaffidabilità. L’unico che lo accettava era il Birdland nel quale in quell’anno si esibì tre volte, il 17 febbraio, il 2 giugno e il 29 settembre; con lui gli amici di quel periodo (non solo di musica): tra gli altri Sonny Rollins, J. J. Johnson, ‘Lockjaw’ Davis, Charles Mingus, Art Blakey.

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