Jazz

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ImagePianoforte, fisarmonica (sovraincisa) e voce: questi gli ingredienti del primo ’solo’ di Stefano Bollani, ulteriore e convincente tappa nella costruzione di un universo musicale senza confini, come unicamente al jazz riesce. Da “Norvegian wood” (e qui avviene il miracolo di un Lennon – McCartney che, reinterpretato, non suona artificiale) all’omaggio agli anni ’40 de “La vita intensa”, dal Marco Parente de “Il mare si è fermato” al giocoso e rigoroso Sud America di “El Choclo” e Alberto Ginastera, passando per Prokofiev, Zappa e Monk (un’insolita “Ugly beauty”), ogni canzone delle quattordici che compongono il disco mantiene intatta la sua originalità risultando al contempo omogenea alle altre.

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Image   Da Sting a Bob Dylan, da Muddy Waters ad Abbey Lincoln, l’ultimo disco di Cassandra Wilson conferma la scelta, degli album più recenti, di ricercare un repertorio ad hoc per la sua personalissima voce. Purtroppo è ribadita anche la tendenza a privilegiare territori musicalmente poco interessanti, caratterizzati da arrangiamenti ripetitivi e levigati che certo non aiutano le non indimenticabili composizioni originali del disco.  
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Image Buffo a dirsi, i Tied & Tickled Trio sono in realtà un sestetto. Nati nel 1994 come progetto parallelo ai Notwist per opera di Markus e Micha Acher, hanno nel corso del tempo acquistato spessore proprio. “Observing Systems” è il loro quarto lavoro e recupera, con sempre maggiore accuratezza formale, gli intenti originari. Su un supporto ritmico che sovente si lascia sedurre da un dub ossessivo (“Radio Sun 1”, “Like Armstrong & Laika”) e avvolgere da insinuanti tessiture elettroniche (“Ship Monk”), vengono lasciati liberi di muoversi in chiave jazz il sax tenore di Stefan Schreiber e la tromba di Micha Acher.
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Image Tra migrazioni jarrettiane e voglie ambient, Svensson continua nel tentativo di dare una nuova immagine alla formula del piano trio. Come il precedente lavoro, però, convince solo in parte. L’inizio è emblematico. Una lentissima ballata dove le note precipitano dalla tastiera come pesanti gocce di pioggia acida. Il vortice del basso-compressore indica una tendenza alla virata elettronica, ma mancano le invenzioni e le briosità di Medeski, Martin e Wood.
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Image Dopo aver allargato a big band di tredici elementi il suo quintetto, Holland, torna all’originale formazione con Chris Potter al sax, Robin Eubanks al trombone, Steve Nelson al vibrafono e lo straripante Billy Kilson alla batteria, per un doppio disco live inciso al leggendario Birdland nel novembre 2001.
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Image Per il pianista Enrico Pieranunzi, Fellini ha restituito al cinema “il suo senso originario di movimento”; anche nel jazz si tratta di afferrare ed esprimere quel “movimento interno” ad ogni tema che permette di ricrearlo cangiante e misterioso ogni volta. Così sei composizioni di Nino Rota (“I vitelloni”, “Il bidone”, “Amarcord”, “La dolce vita”, “La strada”, “Le notti di Cabiria”) e “La città delle donne” di Bacalov rinascono a nuova vita jazzistica senza i rischi dell’oleografia o dell’inutile commemorazione.

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