Jazz

Valutazione Autore
 
0.0
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
ImageSteve Lacy, cosa ormai appurata, è un tipo strano. Dedito a progetti bizzarri con la stessa facilità con la quale si beve un sorso d’acqua, anche questa volta non si smentisce, e mette il suo sax soprano a disposizione di un tributo davvero particolare. Dieci poesie della Beat Generation, pura letteratura anni cinquanta, sono rivisitate in chiave jazz, con tanto di vocalist d’eccezione, Irene Aebi, a creare una sorta d’ipnotico trance da operetta stramba, in cui il tono prevalente è quello dell’avant-guard teatrale, a tratti pervasa da pura follia.
Valutazione Autore
 
0.0
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
ImageQuesto disco, purtroppo, è un capolavoro. Purtroppo perché difficilmente avrà la forza d’imporsi su molti stereo, mentre menti distratte preferiranno crogiolarsi nell’ascolto di cose assai più reclamizzate. Peccato, la perdita di questo jazz affogato nelle sospensioni country di una colonna sonora alla Twin Peaks, è assai grave.
Valutazione Autore
 
0.0
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
ImageSecondo appuntamento alla “Nota Blu” per il session man torinese Flavio Boltro, dopo il debutto del 1999 intitolato “Roadrunner”. Compagno d’avventure di Freddie Hubbard per diverso tempo e grande ammiratore del “classico” Miles Davis, il trombettista nostrano riesce a catalizzare in “40°” l’esperienza accumulata in quindici anni di carriera e plasmarla in uno stile pulito e raffinato, scevra da grossi complessi di colpa verso i grandi maestri, ma anzi ricca di tonalità personali e potenti, rivelando allo stesso tempo un ottima vena compositiva nei numerosi originali presenti in questo lavoro.
Valutazione Autore
 
0.0
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
ImageM-Base, una sorta di nuovo jazz con forti contaminazioni groove-funky, che negli anni ’80 aveva coinvolto anche una grande vocalist come Cassandra Wilson. Coleman ne era il portatore di maggior pregio, se non l’inventore. Ora, dopo svariati album, che nella maggioranza dei casi hanno tracciato una linea di progressivo avvicinamento ad uno stile più personale, il saxofonista di colore pare abbandonare definitivamente l’irruenza black degli inizi e raggiungere una maturità che fonde alcune istanze world music (vedi i vocalizzi di Malik Mezzadri) con la contemporaneità di fraseggi precisi e mai banali.
Valutazione Autore
 
0.0
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
ImageKen Vandermark, immaginifico sax tenore classe ‘64, è senza dubbio il più geniale ed eclettico jazzista d’avanguardia dei nostri giorni. Le sue collaborazioni annoverano un’epifania di gruppi, tali da coprire l’intera gamma di sfumature del genere. All’interno del suo spaziare, i Vandermark 5 rappresentano l’anima più precisa ed accorata dell’artista, (forse) quella maggiormente accessibile, seppure saldamente ancorata nel mare impetuoso della sperimentazione.
Valutazione Autore
 
0.0
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
ImageAccendete il sole all’alba lungo il confine tra il Messico e gli Stati Uniti. Una lunga striscia di terra desertica lungo la quale far confluire un gruppo di musicisti dalle esperienze più disparate. Fateli precipitare dentro una linea sonora sospesa, incerta fra dilatazioni ritmiche che sfiorano l’apatia ed il sapore della “saudade” dei paesi del sudamerica.

Top ten del mese

1.
Valutazione Autore
 
99
Valutazione Utenti
 
0 (0)
2.
Valutazione Autore
 
94
Valutazione Utenti
 
0 (0)
3.
Valutazione Autore
 
90
Valutazione Utenti
 
0 (0)
4.
Valutazione Autore
 
88
Valutazione Utenti
 
0 (0)
5.
Valutazione Autore
 
85
Valutazione Utenti
 
0 (0)
6.
Valutazione Autore
 
85
Valutazione Utenti
 
0 (0)
7.
Valutazione Autore
 
85
Valutazione Utenti
 
0 (0)
8.
Valutazione Autore
 
85
Valutazione Utenti
 
0 (0)
9.
Valutazione Autore
 
84
Valutazione Utenti
 
0 (0)
10.
Valutazione Autore
 
83
Valutazione Utenti
 
0 (0)