Jazz

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CASSANDRA WILSON - Another Country

Un altro country è possibile? Cassandra Wilson ne è convinta e ritrova il chitarrista e produttore Fabrizio Sotti - con il quale aveva lavorato per il deludente "Glamoured" - per un lavoro intimo e raccolto, registrato tra New Orleans e Firenze. Inciso con Mino Cinelu e Lekan Babalola alle percussioni, Julien Labro alla fisarmonica e Nicola Sorato al basso, il disco segna il (definitivo?) distacco dalle sonorità jazz degli esordi del M-Base Collective di Steve Coleman e anche, in parte, dei fortunati dischi Blue Note successivi. Ora il blues è dolente e malinconico, mai furente, le corde della chitarra sottendono con languore la voce densa e profonda della cantante. E se si riesce anche a sopportare due versioni di "O Sole mio", evidentemente per il mercato d'oltreoceano, un motivo ci sarà. (Danilo Di Termini)

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RENAUD GARCIA-FONS - Solo The Marcevol Concert

Nuova pubblicazione per questo contrabbassista francese dalle origini spagnole, sempre capace di segnalarsi per una tecnica trascendentale e per la straordinaria cantabilità delle sue melodie e la piacevolezza riconciliante della sua musica. Musicista totale, dall'ampia formazione culturale e soprattutto musicale, che dall'accademia (medioevale, barocca soprattutto) comprende il jazz, la storia delle musiche afroamericane e una svariata molteplicità di tradizioni etniche sparse in giro per il mondo (qui si faccia per esempio attenzione al contrabbasso di Fons trasformato in una sorta di piano a pollice africano - la kalimba - nella sorprendente e divertente "Kalimbass"), in questo "Solo - The Marcevol Concert" lo si ascolta in un concerto in solitaria registrato nel Priorato di Marcevol, sui Pirenei Orientali, il 24 e 25 Settembre 2011. Incredibile la mole di suono orchestrale che Garcia-Fons è in grado di produrre, anche grazie all'ausilio di loop elettronici registrati in tempo reale, straordinarie, come dicevamo, le sue abilità tecniche, grazie all'agio con il quale fraseggia sia con l'arco che con il pizzicato, e grazie al pieno utilizzo che fa del contrabbasso, sfruttandone al meglio tutte le potenzialità percussive e in particolare armoniche: molteplici le voci che sa riprodurre sulle cinque corde (nel suo caso) dello strumento, luminose le tessiture barocche che riesce a dispiegare, magniloquente la profondità degli intarsi melodici che costruisce, eccezionale il suo controllo degli armonici naturali e artificiali, dai magici sovracuti, stupefacente la sua velocità e facilità di esecuzione, mirabolanti gli intrecci poliritmici che a tratti decide di stratificare. Il suo è un vero e proprio compendio delle possibilità espressive del contrabbasso (in "Bajo De Guia" trattato addirittura come una chitarra flamenca) e soprattutto di quelle musiche afromediterranee, che tanto hanno contribuito alla nascita del jazz e che dal jazz sono state successivamente riplasmate in un continuo, incessante gioco di rimandi ed echi di andata e ritorno. Il cd è arricchito da un DVD del concerto, filmato con cinque telecamere in alta definizione e diretto da Nicolas Dattilesi, nel quale, come bonus aggiuntivo, viene proposta anche un'intervista a Garcia-Fons e altro materiale originale. Un esuberante momento di raccoglimento nella quiete monacale di un monastero pirenaico. (Marco Maiocco)

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CARLA MARCIANO – Stream Of Consciousness

Chi crede che le "quote rosa" del jazz contemporaneo in Italia siano riservate al canto, una sequela infinita di emule di Ella Fitzgerald o Billie Holiday si ricreda subito: ci sono parecchi esempi che vanno in tutt'altre direzioni, e qualche certezza: Carla Marciano, ad esempio. Che in Stream Of Consciousness (Alfa Music / Egea) suona da signora assoluta sax contralto e sopranino, un aggeggio gradevole alla vista, ma micidiale nell'intonazione. Affiancata da un trio classico eccellente, Marciano sfodera una torrenziale capacità di fraseggio (il "flusso di coscienza" del titolo) che rammenta da vicino il John Coltrane del quartetto classico, senza esserne il calco mimetico. Ma anche il titanico sassofonista nero faceva riferimento al flusso di coscienza, spinto notoriamente sempre più avanti, sino alle magmatiche, impressionanti prove finali documentate dai "live" in Seattle, in Giappone o in recenti pubblicazioni inedite. Marciano resta un passo prima, alla piena riconoscibilità della griglia accordale, sostenuta da un trio che empaticamente la aiuta e la sostiene in ogni volata delle sue ance: Alessandro La Corte al pianoforte, Aldo Vigorito al contrabbasso, Gaetano Fasano alla batteria. (Guido Festinese)

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PAT METHENY - Unity Band

I nostalgici saranno soddisfatti, il Pat Metheny Group è tornato: ora si chiama Unity Band ed è composto, oltre che dal chitarrista, dal contrabbassista Ben Williams, dall'ormai fido batterista Antonio Sanchez e dalla novità assoluta (era dai tempi di 80/81 con Michael Brecker e Dewey Redman che non accadeva) del ritorno di un sassofonista, nello specifico Chris Potter. Nonostante siano passati più di trent'anni il risultato non cambia: allora si chiamava fusion (attualmente questo termine è stato cooptato dalla gastronomia), oggi la chitarra synth di Metheny è così ingombrante e importante da fare genere a sé. La qualità è ovviamente altissima, soprattutto in brani meno convenzionali (“Come and see” con il clarinetto basso) o in “Signals (Orchestrion sketch)”. I fan non rimarranno delusi. (Danilo Di Termini)

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INVENTARIO - InventaRio incontra Ivan Lins

Cominciamo da Ivan Lins, sessantasettenne musicista brasiliano che ha scritto anche per la grande Elis Regina (“Madalena”, qui prudentemente in versione strumentale). Proseguiamo con InventaRio, quartetto al secondo album, composto da Ferruccio Spinetti (contrabbasso), Giovanni Ceccarelli (tastiere), Francesco Petreni (batteria) e Dadi (voce e chitarre). L'incontro è innervato con ospiti in ogni brano: da Chico Buarque (“Con me” scritto insieme a Lins) a Vanessa Da Mata, da Fabrizio Bosso a Petra Magoni (nella folgorante “Cartomante”), da Maria Pia De Vito (Stella d’’a Mia) a un inaspettato Samuele Bersani (“Illuminati”). Inevitabilmente qualche episodio è meno riuscito, ma il pregiato canzoniere di Lins e il suo divertente italiano (“Un Giorno Dopo l’Altro”) alla fine hanno partita vinta. (Danilo Di Termini)

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E.S.T. - 301

Nell'inverno del 2007 l'Esbjörn Svensson Trio è nel bel mezzo di un tour intercontinentale in Asia e Australia: una serie di concerti risultata assolutamente trionfale, e che è rimasta nella memoria degli appassionati che vi hanno assistito. Poco prima di terminare il tour australiano, il trio decide di affittare il famoso studio di registrazione "301" di Sidney, all'interno del quale, in due giorni di intense e concentrate session, i tre protagonisti immortalano per i posteri ben nove ore di musica magnetica e "granulosa", essenzialmente frutto di una telepatica estemporaneità, e di un'inesauribile voglia di suonare e sperimentare. Una parte di questo prezioso materiale era andata a costituire l'intera ossatura del visionario e ultimo "Leucocyte" (ACT, 2008), lavoro dall'andatura cosmica, nel quale il trio perfezionava in un modo sempre più imprevedibile l'ardita miscela di rock elettronico e linguaggio jazzistico di tipo jarrettiano.

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