Jazz

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COLIN VALLON/PATRICE MORET/SAMUEL ROHRER - Rruga

Sono passati più di quarant’anni dal disco Ecm 1001 (il bellissimo solo di Mal Waldron, “Free at last”) e il sound dell’etichetta bavarese è ormai sinonimo di un preciso genere e soprattutto di rigorose atmosfere musicali (benché nel tempo la proposta si sia allargata a buona parte dello spettro jazzistico contemporaneo).Il trio svizzero formato da Colin Vallon al piano, Patrice Moret al basso e Samuel Rohrer alle percussioni, riflette pienamente l’estetica cara a Manfred Eicher: il disco è una sorta di viaggio (“Rruga”, che in albanese significa anche ‘sentiero’ o ‘strada’) fra le più aspre (ma non impraticabili) sonorità europee, attraverso undici brani originali, sempre in bilico tra composizione colta e improvvisazione collettiva. Per i fan dell’etichetta, ma non solo. (Danilo Di Termini)

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ANNA SINI - Sound Of Night

Che non si tratti di un disco come tanti altri, si intuisce fin dalle prime note di “Africa” di Coltrane, programmatica apertura nella versione con testo aggiunto da Abbey Lincoln nel 1973. Qui, come negli altri sette titoli, equamente divisi tra standard e originali, la cantante genovese non si limita a fare accompagnare la voce dai suoi eccellenti compagni di strada (Riccardo Barbera al contrabbasso, Fausto Ferraiuolo al pianoforte, Dado Sezzi alle percussioni e Daviano Rotella alla batteria, più uno dei migliori sassofonisti italiani di sempre, Claudio Capurro all’alto e al soprano), ma sceglie di usarla come uno strumento paritetico agli altri. Il risultato è uno dei migliori dischi italiani di jazz del 2010, con “The girl from Ipanema” dilatata a tredici minuti di rarefatta bellezza. (Danilo Di Termini)

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ALDO ROMANO - Complete Communion To Don Cherry

l miglior modo per conservare una cosa è quello di utilizzarla, un assunto che vale anche per la musica, dove la riproposizione di un repertorio andrebbe intesa in senso interpretativo e non mimetico. Inutile rifare Parker o Coltrane nota per nota; meglio usare i loro capolavori per provare a spingersi altrove. Fedele a quest’idea, il batterista Aldo Romano ha allestito un omaggio a Don Cherry, con Henri Texier al basso, Fabrizio Bosso alla tromba e Geraldine Laurent al sax alto. La sorpresa è nella direzione prescelta: gli incendiari temi del Cherry di “Complete Communion” sono rivisitati in stile post-bop con echi a tratti addirittura traditional. Se a un primo ascolto la scelta può sembrare straniante, in questo modo la fulgida bellezza dei temi emerge in tutta la sua grandezza. (Danilo Di Termini)

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ANTONIO SANCHEZ -  Live In New York At Jazz Standard
Formazione ormai rodata (del 2007 l’incisione di “Migration”), il quartetto del batterista messicano Antonio Sanchez, con il vigoroso e raffinato Scott Colley al contrabbasso, i fluviali e impetuosi sassofonisti David Sanchez al tenore e il portoricano Miguel Zénon all’alto (unica novità rispetto al disco citato, in sostituzione di Chris Potter), si conferma uno dei gruppi contemporanei più interessanti. La musica proposta, quarant’anni fa sarebbe stata avanguardia; oggi è un’efficace rilettura del passato prossimo, innervato di atmosfere e modi del presente. La dimensione live (il cd è doppio) permette ai protagonisti di trovare i loro spazi (anche insieme come nel duetto tra sax di “Did You Get It?”), dilatando il piacere di brani come l'ellingtoniana “Ballade”. Ottima anche la registrazione live. (Danilo Di Termini)
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CASSANDRA WILSON - Silver Pony
Dopo il transitorio “Loverly” del 2008, Cassandra Wilson ritorna con un disco metà live (in Europa) e metà in studio (a New Orleans). Con lei Marvin Sewell (chitarra), Reginald Veal (basso), Herlin Riley (batteria), Jonathan Batiste (piano) e Lekan Babalola (percussioni), la tromba di Terence Blanchard in “Silver Moon" e John Legend in “Watch The Sunrise". Il risultato è finalmente all’altezza delle aspettative, un ritorno alle radici blues che più le si addicono (“Saddle Up My Pony” di Charley Patton, “Forty Days and Forty Nights” a lungo nel repertorio di Muddy Waters) e un pugno di cover (una versione cesellata di “Blackbird”, “If It’s Magic” di Stevie Wonder) con la menzione d’onore per la riscrittura da brivido di “Manhã de Carnaval” di Luis Bonfa (“A Day in the Life of a Fool”). Imperdibile. (Danilo Di Termini)

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GABRIELE COEN - Awakening

È il primo italiano ad incidere per l’etichetta di John Zorn e solo questo sarebbe sufficiente a meritargli la dovuta attenzione. Ma il sassofonista e clarinettista Gabriele Coen – di cui il precedente gruppo Atlante Sonoro compone per quattro quinti questo Jewish Experience (Pietro Lussu al pianoforte, Marco Loddo al contrabbasso, Luca Caponi alla batteria con l’aggiunta di Lutte Berg alla chitarra) – è anche un ottimo musicista e compositore, in bilico tra tradizione, avanguardia e suoni del mondo.Ovviamente la “Radical Jewish Culture” è ben presente (l’iniziale “Awakening”, la dolente “Once”, due brani tradizionali), ma non esaurisce l’ampiezza della proposta: c’è il latin-jazz di “No Hay Boda Sin Pandero”, l’orientaleggiante “Merry-Go-Round”, il romanticismo di “Levanah“: ottimo disco. (Danilo Di Termini)

 

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