Jazz

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ImageTramontata l’epoca delle grandi orchestre swing, nell’immediato dopoguerra un folto stuolo di gruppi e solisti avrebbe rivoluzionato il mondo della musica popolare americana tanto che nel presunto cinquantenario della nascita del rock’n’roll bisognerebbe avere l’onestà di anticipare di qualche anno la genesi del genere specificandone il colore originario.

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ImageLe vie del successo sono infinite, ma certo anche misteriose: i dischi di Norah Jones e Michael Bublè, invece di ammuffire in qualche magazzino, scalano le classifiche di tutto il mondo e, al contrario, prodotti molto più interessanti nemmeno arrivano negli scaffali dei negozi (fortunatamente non tutti).
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ImageNon ce ne vogliano il trombettista Paolo Fresu e il contrabbassista Furio Di Castri (segnaliamo gli strumenti perché non sono indicati nel cd e non tutti sono obbligati a conoscerli) se a caratterizzare il suono di P.A.F., gruppo che prende il nome dalle iniziali dei singoli membri, ci sembra più di ogni altra la presenza di Antonello Salis, pianista e fisarmonicista di indiscusso talento, mai assunto però a grande notorietà.
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ImageNello scorso marzo recensendo l’ultimo disco in trio (“Anything goes”) di Brad Mehldau, avevamo messo in rilievo la straordinaria capacità del pianista di rivelare gli aspetti più reconditi e nascosti degli standard o delle cover proposte. Questo concerto di piano solo, registrato nel febbraio 2003, conferma quanto scritto, ma con l‘affascinante sorpresa di un repertorio ancora più trasversale: Nick Drake (che apre e chiude con due brani tratti da “Pink moon” e “Five leaves last”), Gershwin (“How long has this been going on?” e “Someone to watch over me”, quest’ultima preceduta da un intro giocata su “In a sentimental mood”), Cole Porter (“From this moment on”), l’immancabile Monk e i Radiohead di “Paranoid android”, venti minuti che rappresentano la quintessenza dell’arte di Mehldau, autentico protagonista del panorama jazz contemporaneo. (Danilo Di Termini)

 
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ImageInciso, splendidamente, nell’oratorio di santa Cecilia a Perugia nell’aprile 2002, il nuovo cd di uno dei nostri più bravi e appartati pianisti è l’ideale prosecuzione del precedente “Racconti mediterranei”, da cui provengono anche quattro dei sette brani presenti nel disco.

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ImageDa quando è ritornato ad esibirsi dal vivo, dopo i tre anni in cui una malattia nervosa lo aveva tenuto lontano dal pubblico, Keith Jarrett ha decisamente privilegiato il rodatissimo trio (se abbiamo fatto bene i conti questo è il diciassettessimo disco con Peacock e De Johnette) alle esibizioni in solitario. Al contrario dell'ultima opaca prova di "Up for it", in questo concerto registrato a Monaco il 28 luglio 2001 il gruppo appare in ottima forma.

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