Jazz

Valutazione Autore
 
0.0
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
ImageKen Vandermark, immaginifico sax tenore classe ‘64, è senza dubbio il più geniale ed eclettico jazzista d’avanguardia dei nostri giorni. Le sue collaborazioni annoverano un’epifania di gruppi, tali da coprire l’intera gamma di sfumature del genere. All’interno del suo spaziare, i Vandermark 5 rappresentano l’anima più precisa ed accorata dell’artista, (forse) quella maggiormente accessibile, seppure saldamente ancorata nel mare impetuoso della sperimentazione.
Valutazione Autore
 
0.0
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
ImageAccendete il sole all’alba lungo il confine tra il Messico e gli Stati Uniti. Una lunga striscia di terra desertica lungo la quale far confluire un gruppo di musicisti dalle esperienze più disparate. Fateli precipitare dentro una linea sonora sospesa, incerta fra dilatazioni ritmiche che sfiorano l’apatia ed il sapore della “saudade” dei paesi del sudamerica.
Valutazione Autore
 
0.0
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
ImageAll’inizio furono i Jazz Messengers di Art Blakey, poi il ‘Great Quintet’ di Davis, infine l’avventura dei Weather Report; in mezzo venticinque dischi da leader: ecco il percorso di uno dei più grandi sassofonisti e compositori di tutti i tempi (e di tutte le musiche). Eppure Wayne Shorter non possiede l’aura di un Jarrett o di un Fresu: questione di apparenza forse, che nell’epoca della comunicazione è più importante della sostanza.
Valutazione Autore
 
0.0
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
Image Fare parte dei Masada di John Zorn matura finalmente i suoi frutti in questa contaminazione eccezionale fra jazz ed avanguardia newyorkese, collocandosi fra le elucubrazioni elettriche alla Bill Frisell e le aperture ritmiche di Joey Baron, qui presente come protagonista. Douglas alterna furore rockeggiante a vibrati davisiani, avvolgendosi in iniezioni d’elettronica mai invadente e cullandosi in sensazioni più attutite e delicate, di precisa memoria zorniana.
Valutazione Autore
 
0.0
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
Image I sedici secondi di “Circa 1990”, puro swingin’ bop old style, introducono senza fronzoli il tema fondamentale del nuovo, magnifico, lavoro di McBride. Aprono, infatti, la strada alla contrapposizione tra il “vecchio” ed il “nuovo”, tra il jazz elettrico e pieno di groove del brano seguente, “Technicolor Nightmare”, ricco di bordate elettriche e ritmi funky, e le rimembranze latine dolcemente romantiche di piccoli capolavori come “Lejos de Usted”.
Valutazione Autore
 
0.0
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
Image Cosa aspettarsi, di nuovo o di originale, da un lavoro targato Blue Note e firmato da un supergruppo All-Stars, è difficile prevederlo. Lovano, Scofield, Holland e Foster, infatti, ci propongono quello che può essere definito, a ragione, come la madre di tutte le produzioni attuali della prestigiosa casa discografica. Impeccabile, pulito, perfetto.

Top ten del mese

1.
Valutazione Autore
 
90
Valutazione Utenti
 
0 (0)
2.
Valutazione Autore
 
85
Valutazione Utenti
 
0 (0)
3.
Valutazione Autore
 
84
Valutazione Utenti
 
0 (0)
4.
Valutazione Autore
 
84
Valutazione Utenti
 
0 (0)
5.
Valutazione Autore
 
83
Valutazione Utenti
 
0 (0)
6.
Valutazione Autore
 
80
Valutazione Utenti
 
0 (0)
7.
Valutazione Autore
 
79
Valutazione Utenti
 
0 (0)
8.
Valutazione Autore
 
75
Valutazione Utenti
 
0 (0)
9.
Valutazione Autore
 
75
Valutazione Utenti
 
0 (0)
10.
Valutazione Autore
 
73
Valutazione Utenti
 
0 (0)