Musica italiana

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HAVANA FOOTBALL CLUB - Pensieri sparsi

Capita a volte che il recensore (Re Censore) debba anche uscire dalle proprie muse ed affrontare terreni meno consoni: il rischio è quello che comporta il ruolo e, visto che si ha l'opportunità di farlo, ovvero di scribacchiare aggratis, a volte lo si fa. L'oggetto suonante non identificato corrisponde al moniker Havana Football Club, che i cittadini genuensis più consoni alla canzone d'autore avranno già avuto modo di apprezzare durante le loro esibizioni live cittadine e che cela tra i suoi membri sia  eccellenti turnisti Gaberiani, che novelle musiciste, che arditi cantori. Trattasi quindi di canzone italiana tout court, arrangiata con geometrica precisione (inappuntabili gli apporti musicali) ed interpretata vocalmente con acerba convinzione. Siccome siamo di fronte ad un E.P., quattro brani tra cui una cover della Deandreiana Creuza de Ma e tre composizioni originali, prendiamo l'esordio come un salto dal trampolino live all'ingresso nei vari tipi di lettori di supporti sonori. Come biglietto da visita, pur debitore ad un certo belcanto italico (che ha, a me, a tratti ricordato la meteora Sassolini) si riconosce l'ardimento del proporre un suono fuori dal coro e che per la sua atemporalità merita un passaggio aurale. Se posso azzardare consiglierei, vista la perizia, di concentrarsi su composizioni a più ampio respiro musicale perchè si intravede, in nuce, la possibilità di sviluppi progressivi. Comunque, il cd lo potete comprare ai loro live, sennò si va per tam tam. (Marcello Valeri  )

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ARTISTI VARI - Canti Randagi 2

Dopo quindici anni tornano i Canti randagi, ovvero le canzoni di Fabrizio De André reinterpretate, in diversi dialetti, dai migliori musicisti dell'area folk italiana. Nell'occasione del Meeting delle Etichette Indipendenti (MEI) si è tenuto questo concerto che include artisti che già parteciparono al progetto originario come Riccardo Tesi, Elena Ledda, i Baraban, La Sedon Salvadie e i Bevano Est, assieme ad altri esponenti del 'giro' folk. Una 'Bocca di Rosa' in siciliano, con tanto di banda di paese apre la sfilata, che si concluderà con 'La Canzone di Marinella', nella traduzione francese di Roberto Ferri, cantata da Petra Magoni con Ferruccio Spinetti.

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ERIS PLUVIA - Third Eye Light

Gli Eris Pluvia sono stati una formazione che ha segnato in modo indelebile il ritorno del prog Italiano degli anni novanta con il magnifico “Rings of Earthly Light” del 1991, comunemente ritenuto come uno dei migliori lavori di quel periodo e che ha profondamente influenzato la scena italiana successiva. A quasi vent’anni da quel disco  la formazione ligure ritorna a sorpresa sulle scene con un nuovo concept album: Third Eye Light, che riprende il discorso prematuramente interrotto con il disco precedente. Quello degli Eris Pluvia è un maestoso rock progressivo classico, sinfonico, con influenze che spaziano da gruppi come Camel e Pink Floyd, passando per il meglio del neo-prog internazionale senza dimenticare il prog italiano classico degli anni settanta.

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LITFIBA - Stato libero di Litfiba

Una delle reunion piu' attese nel panorama musicale italiano ha lasciato un nuovo indelebile segno: L'accoppiata Pelù-Renzulli (vuoi per i fans o vuoi per i soldi) era nal destino che venisse a riformarsi, anche quel nostradamus di Elio lo aveva detto: "Litfiba tornate insieme" e così è stato. "Stato Libero di Litfiba" è la testimonianza live degli ultimi 4 concerti e (fin'ora unici) dopo la reunion, ma il disco prende il meglio delle due date fiorentine del 16 e 17 aprile. Ad accompagnare i due istrioni di "Via dei Bardi" ci sono "turnisti" del calibro di Daniele Bagni (basso), Federico Sagona (tastiere) e Pino Fidanza (batteria). I pezzi in scaletta vanno dalle vecchie e intramontabili "Maudit", "El Diablo", "Tex", "Lulu & Marlene", fino a "Spirito" e "Lo Spettacolo" e gli ultimi successi da "Ritmo 2" a "Sparami"; nei live è possibile sentire un Pier ancora in una grande forma e soprattutto un Ghigo "chirurgico", non sbaglia nulla alla chitarra! Il disco si completa anche con due inediti, registrati in studio: il primo "Sole Nero" circola dal 23 aprile in tutte le radio italiane, il secondo invece è un buon pezzo che sintetizza una figura di italiano "odierno" e s'intitola "Barcollo". (Luca Cerbara)

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TEMPLE OF DEIMOS - Temple Of Deimos

Benvenuti su Deimos, uno dei satelliti di Marte! In questo disco le atmosfere sono granitiche, desertiche e stoner proprio come sotto il “Red Sun” dei migliori Kyuss. Federico Olia al basso e Andrea Parigi alla batteria sono sinonimo di suoni cupi e ritmo serrato, ma c’è di più. La voce di Fabio Speranza si stacca dai clichè del genere per arrivare a vette emotive impensate, dove riecheggiano i blues di Jim Morrison, ricchi di pause suggestive. Durante il lungo bridge di More heavy for a big tornado ti ritrovi ad aspettare di scoprire se la tua casa sarà trasportata nel Paese di Oz (un ironico incubo a la Josh Homme) o nella grotta di uno sciamano indiano.  Piccoli cammei strumentali, sospesi come nuvole, alleggeriscono il muro sonoro: boccate d’aria leggera che fanno pensare alle filastrocche mistiche di Eddie Vedder in Vitalogy. E poi l’ultima traccia, Gulp me down, ti spedisce di nuovo in un abisso, con l’introduzione di David Lenci che per un attimo fa sospettare una collaborazione con Mark Lanegan. Resta ancora qualche piccola incertezza, ma la sonda spaziale della band genovese è partita e promette tante scoperte esaltanti. (Elena Colombo)

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… A TOYS ORCHESTRA - Midnight Talks

Gli italiani sono un popolo di ascoltatori. Tante delle intuizioni musicali, in ambito grossomodo rock, degli artisti di casa nostra (anche dei più dotati) possono essere ricondotte a modelli di altrove. Inglesi o americani nella maggior parte dei casi. Scontato, direte, e forse è così. È tuttavia straniante che un ottimo disco di pop psichedelico tout court, come questo, cantato in un inglese privo di inflessioni, arrivi dalla Campania. Eppure. “Midnight Talks” è una cavalcata attraverso le decadi (60 e 70 perlopiù) e i rimandi (Pink Floyd, Bowie, persino i Queen in Mystical Mistake) confezionata in modo impeccabile, a casa nostra. Arrangiamenti e suoni sono calibrati al millimetro, le melodie si appiccicano nella parte giusta del subconscio, l’alternarsi di laghi di romanticismo e stanze più rock scaccia il rischio noia. Se è questa la globalizzazione, non è poi così male. (Marco Sideri)

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