Il Diario di Disco Club
Incominciamo bene. Telefonata. "Discooocluuuub", "Ciao, senti volevo sapere se nel periodo della quarantena avete venduto qualcuno dei dischi che vi ho lasciato in conto vendita", io, perplesso, "No, appunto, eravamo chiusi", lui "Eh sì, immaginavo che non li avreste venduti. Ciao", "???".
Il Pluriespulso in soli tre giorni si sta avvicinando alla prossima espulsione. Avrete visto nelle foto di ieri che lui la mascherina la tiene solo sulla bocca, era fuori dal negozio, ma glielo ho fatto notare e lui "State tranquilli io sono sano, ho fatto la visita questa mattina e mi hanno fatto il tampone". Oggi entra in negozio per guardare le solite tre file di vinili, che non sono cambiate negli ultimi tre mesi, ma lui è recidivo. La mascherina è solo sulla bocca, "Devi metterla anche sul naso", lui "No, perché se no mi si appannano gli occhiali", io "Mica solo a te, però ce la teniamo", lui "Ho fatto la visita questa mattina, mi hanno fatto anche il tampone, sono sanissimo". Va bene che lavorava al San Martino, però è veramente raccomandato. C'è gente che aspetta il tampone da venti giorni e lui due tamponi in due giorni, non solo, ha avuto subito l'esito! Non lo guardo tanto amichevolmente, infatti se ne va per i fatti suoi. Ho preparato per domani il cartellino rosso.
Bisogna riconoscere che c'è chi batte il Pluriespulso. Diamo a Cesare quello che è di Cesare. Cesare è un non giovane, ma quasi nuovo cliente. Qualche mese fa si è presentato decantando il suo impianto hi-fi, "Non ho fatto ferie in giro per il mondo e così mi sono comprato un impianto da 60.000€, preferisco starmene qui, cosa vado a fare in giro per il mondo?". Entra anche oggi alla ricerca della discografia completa dei Dire Straits (va così per discografie, intanto ha risparmiato per non aver mai fatto ferie). Batte il Pluriespulso, la mascherina se la tiene davanti alla faccia con la mano. Il dramma è quando deve pagare, secondo voi cosa fa? Mi posa la mascherina sul banco dal lato della bocca! Appena esce blocco tutto, sanificazione del banco e già che ci sono anche dei Dire Straits. Oggi ci ha fatto sapere che nel periodo del blocco, lui non stava mica a casa, non ci resisteva. Prendeva la macchina e da San Fruttuoso dove sta andava a Nervi e da lì su per le creuze "Intanto lì non c'era nessuno". Quindi in casa non ci sta, in giro per il mondo no, per creuze sì, invece di starsene a casa a sentire il suo impianto da 60.000€!
Diario del (quasi) rientro dopo il coronavirus
Prove di rientro, ovviamente senza clienti, dentro, ma fuori invece è una processione. Arrivo e chi c'è davanti alla vetrina? Il Rompipalle n. 1, non poteva essere altrimenti, non gli do il modo di rompere, aspetto che se ne vada ed entro. Guardo il telefono del negozio, 45 telefonate perse, le scorro, il primatista, anche qui è facile indovinarlo, è Ottavio, il Rompipalle telefonico n. 1, ma si comporta bene anche Andrea/Marcello; di entrambi ho memorizzato i numeri dai quali mi chiamano e infatti ci hanno provato da tutti e tre (Ottavio), due (Andrea). In rapida successione bussano alla porta U Megu e il Pluriespulso, quest'ultimo giustifica la sua presenza con la scusa di sapere come stiamo, in realtà voleva sapere quando esce il singolo dei Rolling "Living in a Ghost Town", senza aprire la porta gli urlo "A giugno", lui "Me lo tieni?".
Avevo chiesto ai clienti che passassero davanti alla vetrina illuminata di lasciarmi un messaggio; lo ha fatto uno solo, Gabriele. Il suo messaggio giustifica in pieno la mia richiesta ai clienti-cantanti di adattare la canzone di Ferradini a Disco Club, infatti lo tratto sempre male e lui scrive quello che leggete nel messaggio.
Dopo un po' ecco un'altra apparizione; davanti alla porta si manifesta "Doppia forcina". Forse non ve ne ho ancora parlato, è anche questo un bel personaggio (a parte il fatto che partecipa anche lui al concorso "Il puzzone", ma qui ha molti rivali). La particolarità che gli ha procurato il soprannome è che lui blocca i pochi capelli che ha in testa con due forcine, una tiene il "ciuffo" (si fa per dire) a destra e l'altra quello a sinistra. Non chiede niente, sta lì fermo in attesa. Dopo qualche minuto lo guardo e lui, che evidentemente aspettava il suo turno per entrare (ma in negozio c'ero solo io), mi chiede "Posso entrare?", io "No!", non specifico il motivo, ma ottengo il risultato, se ne va.
Ovviamente la maledizione del "numero 2" di via S.Vincenzo mi colpisce anche questa volta. Una signora non mi chiede dov'è il numero 2, lo ha già trovato, mi vede e mi chiede, attraverso la porta, "Posso entrare con la macchina?", io "Dove deve andare?", lei "Al numero 2", io "Questo è il 4", lei "Sì, ma dal numero 2 c'è la sbarra", io apro esco e le indico la sbarra "Anche al numero 4 c'è la sbarra". Devo avere avuto un tono duro, perché lei mortificata si scusa e se ne va.
A proposito di questo, leggo da tutte le parti che, dopo questa pandemia, il mondo cambierà, saremo tutti migliori, io do ragione a Guccini, non vedo l'ora di riaprire per sfogarmi sui clienti per questi 70 giorni di clausura e di lontananza da Disco Club: elasticate e insulti a gogo.
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