Il Diario di Disco Club
Diario del 25 maggio
Una signora in cerca di lp ci racconta le sue avventure in giro per il mondo al seguito di un gruppo di musicisti, ha visto concerti degli Eagles e di Echo & the Bunnymen, ha conosciuto di persona Freddie Mercury (tranquilli, niente di scabroso) e ci spiazza con una domanda finale: "Ma a voi piacciono i Maneskin?".
Eccoci al punto, la settimana scorsa al centro dei discorsi e delle richieste Franco Battiato, questa al centro dei discorsi, ma non delle richieste, i Maneskin. Questa è una sorpresa, non i Maneskin, ma che tanta gente abbia guardato l'Eurovision. Fino a pochi giorni fa nessuno ne parlava, dal 1956, anno della prima edizione, al 2019, l'ultima prima di quella di sabato scorso, difficilmente qualcuno mi ha chiesto un disco sentito al Contest, forse qualche 45giri negli anni 60/70 e il lp degli Abba, vincitori nel 1974, unico nome in tanti anni di un vincitore che è entrato per anni nelle hit parade mondiali insieme a Celine Dion, che nel 1988 vinse per la Svizzera. In partenza i partecipanti erano pochi, solo 7 nel 1956, poi sempre di più, tanto che ormai tutti gli stati europei hanno partecipato meno Città del Vaticano (peccato, potevano far partecipare i Barritas con la messa beat...) e il Liechtenstein, si è arrivati a 43! Nulla da dire sullo spettacolo, è tanto kitsch che diventa divertente, più che sentire le canzoni si è attirati dalla scenografia e dai balletti, a volte assurdi. Vincono un po' tutti, negli anni 2000 nazioni assolutamente insignificanti nella storia del rock, quasi tutti gli ex URSS (Estonia, Lettonia, Ucraina, Russia, Azerbaigian), ma anche Turchia, Grecia, Serbia e addirittura Israele (extra europei) e mai nessuno ha commentato queste vittorie. Ogni anno vendo due copie della compilation, una a Nicola, che, comprando l'ultima, ha confessato che manco le sente, le colleziona, e l'altra a Marino, l'Uomo Arancione, che però deve ancora ritirare le ultime due. Dunque si può tranquillamente dire che agli italiani dell'Eurovision non gliene frega proprio niente. Quest'anno tutto cambia, hanno vinto gli italiani! Ecco quindi che tutti diventano fans della manifestazione, come con Tomba tutti erano appassionati di sci, con Panatta di tennis, con Luna Rossa di regate. Mi ricordo ancora quanti miei clienti stavano svegli di notte per vedere le regate nei primi anni 2000, all'improvviso usavano termini mai sentiti prima, strambare era sulla bocca di tutti. Si paragona la vittoria dei Maneskin a quella di mondiali di calcio del 2006 e "Li abbiamo fregati quegli stronzi di francesi, hanno provato di nuovo a darci una testata, tirando fuori la sniffata di Damiano, ma anche questa volta, in zona Cesarini, quando ormai sembrava che avessero vinto loro, li abbiamo fregati. Che poi questi famosi cantautori francesi, quanti sono francesi? Aznavour è armeno, Gainsbourg ucraino, Brell belga, Montand italiano (Ivo Livi), Nino Ferrer era genovese (Agostino Ferrari), hanno solo quella lagna di Becaud e Brassens", provo a intervenire "Beh, De Andrè lo ha un po' copiato Brassens", niente da fare "Ma dai! Può darsi da giovane, ma poi ha fatto ben di meglio".
Insomma basta poco a far emergere il nazionalismo negli italiani, anche la vittoria in una manifestazione che per 65 anni non ha interessato quasi nessuno (a parte Nicola e Marino). Alcune curiosità sul festival, nel 1986 vinse la belga Sandra Kim aveva 13 anni, probabilmente si era qualificata vincendo lo Zecchino d'oro del suo paese; nel 2001 il vincitore, Dave Benton, ha stabilito due record, il più vecchio vincitore, 50 anni, e il primo di colore, ma partecipava per l'Estonia. Ed ecco un altro record tutto nostro, la canzone più lunga mai cantata alla manifestazione, "Corde della mia chitarra" di Nunzio Gallo nel 1957, durata 5 minuti e 9 secondi, i gorgheggi del cantante napoletano hanno allungato oltre le aspettative la sua permanenza sul palco, si racconta di gente che si è addormentata davanti alle prime televisioni in bianco e nero. Dobbiamo però dargli un merito, per evitare le lungaggini si è messo un limite di 3 minuti e 30 secondi, ve la immaginate la serata di sabato scorso senza limiti? Già è finita verso l'una di notte, probabilmente sarebbe andata avanti fino all'alba!
Diario del 22 maggio
L'evento della settimana è stato sicuramente la morte di Franco Battiato. Già avrete visto l'omaggio propostoci dal Maratoneta, ma la cosa principale sono state le richieste di dischi. Sorprendente è che la maggior parte sono arrivate da clienti più o meno della mia età. Ma, dico, avete avuto 50 anni per comprare qualcosa di Battiato, aspettavate che morisse per prendere un suo disco? A qualcuno l'ho fatto presente e lui mi ha risposto "A me è sempre piaciuto, era già un po' che ci pensavo a comprarlo", io "Sì 50 anni". Passiamo alla richiesta, io "Quale vuole?", lui "Uno degli ultimi", glielo mostro e lui "Non ne conosco nemmeno una", io "Allora di quelli più vecchi?" e, dispettoso, gli mostro i primi, lui, in difficoltà, "Non ne conosco nemmeno una", io "Allora una raccolta", lui, spaventato, "No, no, mi basta un disco", sob. Ci riprovo, "Con raccolta non intendo tanti dischi, ma uno solo un Best, un Greatest Hits, un Il meglio" (forse è meglio parlare in italiano), lui, risollevato, "Sì, quello!", glielo faccio vedere e lui, di nuovo in crisi, "Conosco solo Centro di gravità permanente, Cuccurucucù e La cura". Beh certo a lui Battiato è sempre piaciuto...
Poi tocca a un cliente abituale, dopo averci detto che lui i dischi di Battiato li ha già quasi tutti (è il quasi che fa la differenza), sono due giorni che cerca solo suoi lp. Oggi si supera, "Senti, ho letto che negli anni 70 Battiato ha incontrato i Kraftwerk. C'è mica un disco?", io "Di che cosa?", lui "Di questo incontro", io "Ri-sob".
Non facciamo in tempo a riprenderci che si presenta Mea (è il suo intercalare abituale). "Ciao Gian, mea è arrivato il cd delle Rubettes?", "No", "Mea, cerca di fare pressioni", "Con chi?", "Col rappresentante", "Non ci sono più rappresentanti", "Mea, allora telefona", "Te l'ho ordinato in Olanda", "Allora telefona in Olanda", "Usiamo solo il loro sito, niente telefono", "Allora chiama in Lombardia, mea a Varese alla signora Teresa", "Chi è la signora Teresa?", "Tanti anni fa la chiamavo, mea, mi faceva arrivare dei dischi!", "La signora Teresa ha chiuso". Lui ci prova anche con Dario nella sua postazione dalla parte opposta, ma viene respinto e, quando lo lascia, lo saluta "Ciao Gian", io "Quello è Dario" e lui "Mea, allora a te dico ciao Dario", ma, prima di lasciarci, mi chiede "Lo hai più visto quel ragazzo che veniva tutti i sabati a comprare metal, massiccio con i capelli lunghi" (negli anni 80 era l'unico con i capelli lunghi...), poi mi dice il nome e io me lo ricordo (ricordatevi che vi ho schedati tutti!), poi prosegue "Ha avuto dei seri problemi di salute, insieme abbiamo fatto un record sulla spiaggia, più di 500 palleggi con la testa!". Non so quali siano le conseguenze fisiche che questo prolungato palleggio abbia avuto sul suo amico su di lui qualche idea ce l'ho. Penso che lunedì scriverò ad Astrid di Bertus, "Mea, mandaci il disco delle Rubettes, altrimenti Mea ci massacra". Per fortuna non può venire spesso, abita lontano (lo ha detto lui), a Utri!
Ecco quindi un'altra pagina del Diario che potrete, magari, ritrovare nel rinnovato libro che uscirà a settembre con l'ausilio di Danilo Di Termini, sempre che voi partecipiate al crowfunding lanciato in settimana, come da link.
http://discoclub65.myshopify.com/products/il-diario-di-disco-club?variant=39352943083654
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