Il Diario di Disco Club

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Diario del 23 dicembre
L'avvento del vinile ha provocato un po' di confusione. Oggi: primo cliente, "Cerco un disco di Luciano Rossi, anche in 78giri"; secondo, chiede a Dario, "Cerchiamo un 45 da regalare", Dario "Non ne abbiamo molti" e mostra quelli che abbiamo, lui "Ma scusi non sono questi più grossi?" e indica i lp; terza, ragazza "Devo regalare un giradischi", Dario, "Non ne teniamo", lei sorpresa "Sì che li avete, sono questi" e indica i lp.
Poi ci sono le richieste stravaganti. Signora, "Vorrei il primo lp di Rita Pavone in cd". Altra "Cerco dischi di musica russa per giradischi". I giochi di parole, al telefono "Avete il lp di LP", e in negozio "Mi dia l'ultimo di Ultimo".
Il telefono con la vicinanza di Natale diventa bollente, oggi a una quarantina di telefonate abbiamo risposto e venti le abbiamo lasciate perdere, visto il tenore delle altre. Esempi?
Telefono, "Discooocluuuub", voce tentennante di un anziano "Scusi, ha qualcosa di Marca Dunn", probabilmente non è quello che ha chiesto, ma è quello che ho capito, rispondo "No", lui, sempre con voce tentennante, "Sono quel ragazzo (!!!) che è venuto l'altro giorno".
Telefono 2, "Discoooocluuuub", uomo con accento meridionale, "E' un negozio di dischi di Genova?", io "Sì", "Bene, perché cerco un 45giri di Totò" (perché a Genova?), io "Non ne abbiamo", ma lui continua, "Poi a Genova c'è anche Music Room?", "???".
Telefono 3, "Discoooocluuuuub", signora, "Avete i cd dei Trilli quelli giovani?", non ci crederete, ma li abbiamo, mi fa leggere tutti i titoli delle canzoni, nel mio genovese un po' gabibbo e mi chiede il prezzo "15 euro", rimane un po' delusa dal rapporto prezzo quantità, ma alla fine mi chiede, "Dove siete?", questo già m'innervosisce, "Da 54 anni e 4 giorni all'inizio di via S.Vincenzo", figuratevi quando mi chiede "All'inizio da che parte?", "L'inizio è da una parte solo, dall'altra è la FINEE". Pensavo che se la prendesse, invece dopo un'oretta arriva e ci alleggerisce di una copia dei Trilli "giovani".
Telefono 4, "Discooooocluuuuuub", signora, "Avete l'ultimo di Tiziano Ferro", "Sì", "Quanto costa?", "21€", lei "Non è per me", io "Non importa costa lo stesso 21€".
Telefono 5, "Discoooooocluuuuuub" (sto finendo le vocali...), di nuovo una voce femminile, "Ho ordinato un cd di musica, quale, non mi ricordo, mi sembra Norah Jones", in realtà era Vegas Jones, proprio uguale.
Telefono 6, "Dscclb" (ve l'ho detto, ho finito le vocali), "Cerco un leggio per la musica".
Telefono 7, sono stato definito come l'unico negozio con lo scazzo alla risposta, a questo punto invece divento muto alla risposta, non parlo, mi limito a tirare su il telefono (ho finito anche le consonanti), dall'altra parte, "Non trovo una cosa che è normalissima, una cassetta per pulire le testine del registratore".
Basta telefono, non rispondo più. Torniamo ai clienti in negozio. Uomo di mezza età col forte accento calabrese, "Mi dia il cd di Cruz Dema", "Mi dispiace, non la conosco" (pensavo fosse il nome di una cantante), lui "Ma sì, di quel genovese che è morto", ci provo, butto lì "De Andrè?", lui "Eh, lui", ci riprovo "Crêuza de mä", lui, spazientito, "Eh che ho detto? Cruz dema". Effettivamente la d era in minuscolo, avrei dovuto capirlo.
Entra una signora con una bella slerfa (unità di misura genovese) di focaccia. Continuando a sbocconcellarla mi chiede "Il Bruce dove lo tenete?". E' la prima volta che mi chiedono Springsteen in questa maniera, direi alla milanese, e solo col nome, un po' come Vasco.
Poi tocca, e conclude, a un uomo sui sessanta anni, "Non trovo i lp di George Michael", "Mi sa che non ne abbiamo e vado a controllare alla lettera M, interviene lui "Per forza non lo trova, lo cerca nella M invece che nella G". Elementare Watson.
E con i Wham vi auguro Buon Natale.
p.s. Intendiamoci domani siamo ancora in negozio e vi aspettiamo, abbiamo ancora qualche penna.
Tra l'altro oggi era il mio complisemestre, il 145°

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Diario del 13 dicembre
Questa non c'era mai successa. Entra una vecchia signora, seguita a ruota dalla figlia, che si ferma davanti alla cassa, l'altra prosegue e la figlia la blocca "E dove va questa?" (rimbambita è sottinteso). La più giovane cerca dei dischi per regali natalizi e perde un po' di tempo con noi per la ricerca, mentre la madre sembra sempre più insofferente. La figlia la calma, "Adesso andiamo, no lì non puoi, è privato", conclude gli acquisti e poi porta via la vecchia madre. Troppo tardi, adesso capisco dove voleva andare la signora: nel nostro bagno. Non ce l'ha nemmeno fatta a raggiungere quello del bar. Nonostante il freddo apriamo la porta per arieggiare l'ambiente. Entra il nostro amico-cliente romano Massimo Kiss, "Ahò siete matti, col freddo che fa tenete aperta la porta?", ma gli bastano pochi passi dentro per capire il motivo. Le battute si sprecano, un altro cliente, presente al misfatto, dichiara "Del resto è giusto, questo è un negozio di pop...", una ragazza, non molto simpatica, che ha assillato Dario con le sue richieste, finalmente esce e qualcuno prontamente dichiara "Questa aveva la puzza sotto il naso".
Non va molto meglio col successivo. Ha l'aspetto da sballato, entra e chiede "Posso prendere questi cartoncini?" indicando le cartoline sul bancone, una con la banda del Diario di Disco Club e l'altra con me sulla porta in posa da John Lennon. Sono quasi lusingato, beh, alla fine non era proprio sballato. Lui le prende, si gira un attimo per dare un'occhiata all'espositore all'ingresso, mentre con cura piega le nostre foto e se ne va, portando le nostre immagini in giro per qualche pista. Sì, era sballato.
La cliente successiva va controcorrente. In genere sono i mariti che vengono a chiedere i dischi di Renato Zero per la moglie, in questo caso è lei alla ricerca dell'ultimo di Renato per regalare al compagno. Vuole essere sicura di aver preso il cd giusto e mi dice "Sa io non so proprio niente di musica, sono sotto zero". La guardo, voleva fare una battuta? No, non ride, è proprio seria.

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Diario del 16 novembre

Diario del 16 novembre
Il ritorno dei morti viventi. E' vecchio, ma non arzillo, anzi decisamente mal preso, "Voglio il 45 giri Vedrai vedrai di Tenco", "45 giri non lo abbiamo", "Non ne fanno più?", "Beh, da qualche anno, lo abbiamo in cd". Lo compra, ma "E come lo sento?", "Con un lettore cd", "Non ce l'ho. Come si fa a registrarlo in cassetta?".

Altro vecchio, con compagna scheletrica, "Cerco un disco di Carlos Gardell", deludo anche loro. Lui, "Noi eravamo amici del vecchio proprietario, lui li aveva questi dischi fino a pochi anni fa". Effettivamente: 36 anni.
Si continua, questa è solo anziana, "Ce l'ha la compilation di Striscia la Notizia?", "No", lei mi rassicura "No, non voglio l'ultima, voglio quelle dei primi '90". Sì, è tutta un'altra cosa.
Quella dopo tocca a Dario, "Mi da un cd dei Ricchi e Poveri". Questo lo abbiamo! Allora in cosa sta la stranezza? Quando paga "Mi avete fatto felice, sono i miei angeli, guardi" e mostra a Dario la mano, sopra c'è il tatuaggio della scritta Ricchi e Poveri!
La conclusione spetta ai nostri soliti rompi. Quando torno dopo il pranzo trovo Ottavio e il Rompipalle n.1. Nei nuovi espositori per vinili ho attaccato le foto del nostro amico Roberto Lanza con vari artisti, in mezzo a queste anche quella di Dario con su scritto "Dario Gaggero". Ottavio la vede, si rivolge a Dario e gli dice "Hai visto Dario, c'è uno che si chiama come te". Lo guardiamo, non, non lo dice come battuta, è convinto che quel Dario Gaggero sia un altro rispetto al nostro Dario Gaggero! Poi si lancia in una conversazione convulsa col Rompipalle n. 1 e quando finalmente ci lascia, cosa dice il Rompipalle n.1? "Quanto rompe questo, non ce la facevo più", proprio lui, insopportabile da 35 anni!

Diario serale.


Invitato dagli amici Martino Coppo e Silvio Ferretti, siamo andati (io e mia moglie) a vedere il concerto dei Red Wine. Teatro pieno come al solito, con parecchi addobbati da hippy, visto l'argomento, Woodstock. Anche la ex-ragazza vicino a noi, con fascia in testa, ma in mano un oggetto che nel 1969 non esisteva ancora: il telefonino. Lo maneggia a tempo pieno come il suo pachidermico compagno (anche lui un ragazzo dei tempi di Woodstock) e a un certo punto, prima dell'inizio del concerto, non soddisfatta dell'inquadratura del palco, se ne va e si accomoda sul primo scalino davanti al palco; anche lui se ne va e, quando le luci si spengono, non trova più il suo posto, faticosamente si siede sulla scala laterale. Lo viene a salvare lei quando ritorna, lo riporta al suo posto, purtroppo facendolo sedere non più al posto successivo, ma in quello vicino a mia moglie, purtroppo perché trabocca dal suo posto. Entrambi partono a sparare foto, lui usa anche il flash, provocando l'ira dei vicini che lo redarguiscono, allora lo socchiude, occhieggiando ogni tanto per vedere se ci sono nuove notizie; lei, soddisfatta del "servizio" fatto, si mette su facebook e spara le foto ai suoi amici, incurante della musica: nessuno dei due guarda più il palco, sente la musica, applaude, insomma ormai ignorano lo spettacolo. All'improvviso lei ha un nuovo sussulto (probabilmente non riceve più like dai suoi amici), si alza e riparte per la sua postazione, primo scalino davanti al palco. Spero per lei che non vada mai a vedere un concerto dei King Crimson, Robert Fripp la farebbe prelevare di peso da uno dei suoi gorilla e cacciare fuori dal teatro!
p.s. La foto del palco l'ho presa io col telefonino, prima che lo spettacolo iniziasse, poi ho deposto il telefonino in tasca.

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Diario del 9 novembre
Devo stare attento a non mettermi sulla porta, perché inevitabilmente mi prendono per un ufficio informazioni. Sapete già della mia fobia per chi mi chiede dov'è il numero 2, ma oggi uno si supera, "Scusi il 2 di via San Vincenzo?", io, la solita risposta, "All'inizio", ma lui mi sorprende "Ah, ma allora è il 4!".
Un altro signore si aggira sull'angolo che porta al nostro reparto usato, davanti al cartello che indica la Banca Etica, mi si avvicina "Sa dove è l'Etica?". Non gli rispondo, mi limito a indicargli il cartello che è davanti a lui.
Eccolo è un po' che non passava, "Ciao Gian, ciao Carlo", che poi sono sempre io, "Hai Supernatural di Santana? Sai quel chitarrista coi baffetti".
I clienti a volte ci danno soddisfazione, "Mi fai vedere l'ultimo di Hackett", lo guarda e conclude "Lo prendo, perché se non lo prendo qui, dove lo prendo?". Come quando i contadini dicevano "Mangia, mangia, se no lo diamo ai maiali".
Telefono "Discooocluuub", "Avete il cd di De Andrè con La guerra di Tito?", "Vuoi dire il Testamento di Tito o la Guerra di Piero?", "Tito", "Sì lo abbiamo", "Bene, vengo da Sampierdarena, prendo il 20 e scendo a Principe". Ha sbagliato stazione, non glielo dico, vediamo quanto ci impiega a trovarci.

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Diario del 7 novembre
L'argomento del giorno è la macumba. Un cliente, che ha girato il mondo e si è fermato per un certo periodo in Argentina e Brasile, oggi, parlando di calcio, ci fa una rivelazione che spiega, secondo lui, i successi della Juventus, "E' il gran Macumbero"; non capiamo, allora lui ci spiega "Secondo voi uno che ha o finanzia fabbriche nelle quali si fanno armi, può avere qualche remora a fare una macumba che farà morire gente innocente?", noi, perplessi, "E chi è?", lui "L'avvocato, la prima l'ha fatta contro il Torino, Superga; poi contro il Liverpool e cosa importava a lui se ci rimettevano anche dei tifosi della sua squadra". Starà scherzando? No, è serio e conclude "Io l'ho sempre chiamato il Gran Macumbero".
Ed ecco il Maratoneta. Negli ultimi tempi le sue prestazioni sportive erano sempre migliorate, arriva sempre nel primo quarto dei partecipanti, quindi se corrono in 800, lui arriva verso il duecentesimo posto. Recentemente invece ha avuto una debacle, in una mezza maratona a Novi Ligure arriva (come dice lui) in "pozione 345 su 363". Gli chiediamo come mai e lui "E lo so io chi è stato, quell'autista stronzo della AMT, quello stronzo (si agita) mi ha fatto una macumba!". Insomma le macumbe devono avere qualcosa in comune con i mezzi di trasporto: il Gran Macumbero proprietario della Fiat, l'autista conduttore di un Menarinibus.

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Diario del 1 novembre
Oggi è la festa di Ognissanti e io sono a casa (in negozio trovate Dario), il Diario odierno lo voglio dedicare al Santo la cui festa cade tra tre giorni, il 4 novembre, San Carlo.
Coppi o Bartali? Maradona o Pellè? Federer o Nadal? Le rivalità storiche sono tante in tutti campi. La più famosa nella musica è: Beatles o Rolling Stones? A Disco Club i massimi esponenti delle due fazioni hanno in comune il nome: Carlo. Uno è da voi ben conosciuto, il mitico Pluriespulso, il principale "attore" del nostro Diario; l'altro è anche lui pensionato (con quota 100 sono diventati la categoria principale del negozio). Quest'ultimo è il mega fan dei Rolling, soprattutto di Jagger. Per lui il cantante degli Stones è la figura centrale non solo della musica, ma della nostra stessa vita, anzi dell'universo; il nostro per lui non è il sistema solare, ma il sistema jaggeriano. In settimana ho smontato e buttato via il mobile vicino alla cassa, dove cinque anni fa era caduto il libro biografico di Mick Jagger in un punto irraggiungibile, ovviamente al centro! Riemerso dal nascondiglio l'ho proposto a Carlo Jagger scontato, "Ce l'ho già. Ma come faccio a non prenderlo, è centrale". Carlo il Pluriespulso è beatlesiano, ma ama anche, sia pure in misura minore, i Rolling Stones. Carlo Jagger, no, solo Rolling, niente Beatles, "troppo pulitini". Lui preferisce quelli più sporchi. Ecco questo ci porta alla seconda somiglianza tra i due dopo il nome. Sapete già che il Pluriespulso è il detentore del record della maglietta indossata per più giorni, anzi mesi, e ci ha deliziato questa estate col "profumo" della camicia hawaiana; Carlo Jagger però lo batte nettamente con la sua presenza in negozio appunto per la intensa fragranza del suo "profumo", il suo giubbotto di pile sembra uscito direttamente dalla Volpara (per i non genovesi: stazione di trasferimento del rifiuto indifferenziato). Per concludere: costanza della profumazione 10 a 1 per Carlo Beatles, intensità dei miasmi 7 a 3 per Carlo Rolling!

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