Negli interstizi dei generi musicali nascono delle categorie (o dei non generi) per i quali vado letteralmente matto. E così, dopo il power-pop (di cui ho parlato un bel po' di tempo fa) con questa nuova puntata della (Mezz)ora dell'ignoranza affronterà lo spinoso tema del beach punk. A questo punto le domande che sorgono spontanee sono due: esticazzi? Ma soprattutto: cos'è il beach punk? È una sorta di anello mancante tra il punk e l'hardcore. Un suono nato in California tra la fine degli anni Settanta e i primi anni Ottanta, che mescola punk, hc, surf e qualche volta dark e che prende il nome dalla splendida raccolta "Beach Blvd" della Posh Boy del 1979. Da lì arriva il primo pezzo in scaletta: "I have a date" dei Simpletones. (ps: bentornati Gian e Dario!)
Decisamente beach punk era il suono dei primi Black Flag, quelli dei singoli che hanno preceduto l'album "Damaged" e l'arrivo di Rollins alla voce. "Jealous again", brano che dal titolo a uno splendido 7ep del 1980 con Ron Reyes alla voce (ma qui accreditato con il singolare nome di Chavo Pederast).
Sono così abelinato chescegliendo di fare un puntata sul beach punk non mi sono reso conto che i pezzi durano pochissimo e quindi ne dovrò postare un mucchio e a tutta velocità (per fortuna vostra si tratta solo di mezzora...). La prossima band sono i Middle Class che, nel 79, con l'ep "Out of vouge" (di cui qui trovate il pezzo omonimo) diventano, secondo la leggenda, il primo gruppo hc californiano. Il loro punk sparato a mille farà scuola.
Tornando a "Beach Blvd" un'altra band fulminante, ma poco conosciuta sono i Crowd. Il loro punk è molto melodico e ruvido e più avanti si sposteranno verso un power-pop davvero interessante. Questo è un delizioso pezzo beach punk: "Suzy is a surf rocker"
Essendo un non genere il beach punk non è facile dire con certezza quali band facciano parte di questa piccola e insolita famiglia. Io sicuramente ci metto dentro i primi Descendents, con la loro musica furiosa, ma melodica e testi che parlano di tempo libero, cazzeggio, delusioni amorose e divertimento. Da "Milo goes to college" del 1982 ecco "Myage".
Ancora da "Beach Blvd" ecco Rik L Rik, personaggio interessante e oscuro del primo punk californiano e poi cantante degli F-Word!, morto nel 2000 a 39 anni. Con la prima band a suo nome (anche se in realtà lui si chiamava Richard Elerik) suona un beach punk molto oscuro e vicino a un sound che goth, che in California avrà negli anni a seguire molti seguaci e band di riferimento. Questo brano, più lungo del solito, è "Black and red".
E visto che abbiamo parlato di Rik L Rik (cercatevi anche il suo album "perduto") non possiamo non citare, in questa puntata dedicata al beach punk, anche gli F-Word!. Una versione più cruda e dissonante, rispetto alla band precedente. Autori di un solo singolo su Posh Boy, gli F-Word! sono anche titolari di un live uscito postumo. Questo è il primo che dà il titolo a quel 7'' del 1980, "Shut down".
Sempre dalla California dei primi anni Ottanta arrivano i fantastici Channel 3, band che in pochi ricordano, ma che con il loro punk a rotta di collo ha dato alle stampe almeno un super album, l'esordio "Fear of life" del 1982, da cui è tratta questa "Life goes on". Beach punk all'annesima potenza.
Anche gli Adolescents sono stati catalogati spesso come beach punk, soprattutto ai loro esordi. Il primo disco omonimo è un capolavoro hardcore, un album che ha fatto la storia, ma che aveva un suono ancora debitore del punk. Questo brano, che alza il minutaggio della puntata, è il mio preferito della band: "Kids of the black hole", un sorta di cavalcata hc-dark davvero spettacolare.
Molto surfeggiante, ma con una carica punk-hc unica e quei cori evocativi tipici della scena californiana dei primi Ottanta, gli Agent Orange sono un'altra perla troppo spesso nascosta. Il loro primo disco "Living in darkness" ha tutti gli ingredienti per essere una pietra miliare del beach punk. Questa è "The last goodbay".
Chiudo la (Mezz)ora dell'ignoranza con i TSOL e il loro hardcore venato di suoni oscuri. Il loro disco per eccellenza è l'esordio "Dance with me" del 1981, dove punk, ghot e hc si incontrano in un mix letale e stupendo. Beach punk all'ennesima potenza, insomma. Poi la band indurirà il sound e si sposterà verso un hc metallico molto meno interessante. Questa è title track di "Dance with me". A martedì!
Buonasera a tout le monde! Siete tornati a casa sani a salvi dal primo 'Liberi Tutti (o quasi)'? Io, complici i POTENZIATISSIMI mezzi pubblici sono arrivato a casa solo pochi minuti fa. Del resto non vedevo l'ora di essere con voi qui a 'Blue Monday' per la seconda parte del 'Little Richard Special'! Usiamo come sigla un altro classico del periodo Specialty che avevamo trascurato lunedì scorso (sono troppi):
Ci eravamo lasciati sull'immagine (poco) rassicurante di un Little Richard ormai dedito alla carriera religiosa. Ma come forse avrete immaginato una conversione così radicale non poteva che avere vita breve: contattato alla fine del 1962 per un tour europeo da Don Arden (il famigerato 'Al Capone del Rock') già dalla seconda data il nostro cede alle lusinghe dello show business e torna repentinamente al suo vecchio repertorio - con grande successo. In alcuni di questi show la sua strada si incrocia con quella di una band che farà decisamente parlare di sè: per alcune date inglesi e per una serie di spettacoli al famigerato Star Club di Amburgo si aggiungono come opening act i Beatles...
Volendo mantenere il pubblico statunitense all'oscuro della sua 'scappatella' europea Richard firma un contratto sotto pseudonimo ('World Famous Upsetters') per l'etichetta 'Little Star' e incide di soppiatto alcuni brani. Questa 'doppia vita', come vedremo, durerà poco...
In seguito ad un altro tour europeo (stavolta con i Rolling Stones in apertura!) e al conseguente successo di pubblico la Granada Television gli dedica addirittura uno special - 'It's Little Richard' filmato nel novembre del 1963 - che lo fotografa nel pieno della forma. Eccovi un'estratto dalla trasmissione in questione, che lo vede impegnato in un brano più comunemente associato al 'rivale' Jerry Lee Lewis.
Gettata alle ortiche la carriera gospel Richard torna brevemente alla Specialty prima di firmare con la Vee-Jay. Oltre a cominciare la perenne riproposizione di vecchi successi in nuove registrazioni (pratica usuale e comprensibile ma fonte di notevole confusione e irritazione per l'ascoltatore 'moderno') i suoi anni con l'etichetta di Chicago ci regalano un album e una manciata di singoli il cui valore è quasi paragonabile ai classici che hanno lanciato la sua carriera. Tratta dall'album 'Little Richard is Back!' (1964) eccovi 'Groovy Little Susy':
E' più o meno in questo periodo che un giovane Jimi Hendrix comincia a suonare la chitarra negli Upsetters di Little Richard. Anche se il rapporto lavorativo fra i due non è stato idilliaco (pare che Hendrix fosse un sidemen particolarmente svogliato e/o ribelle e Richard fosse un bandleader bizzoso e impossibile. Non fatico a credere a nessuna delle due affermazioni)...
...ha consegnato ai posteri una serie di brani degni di nota (e non solo a livello archivistico). L'esempio più celebre è forse 'I don't know what you've got but it's got me' (1965), che vede anche la presenza di Billy Preston all'organo.
Purtroppo la British Invasion rese (momentaneamente?) obsoleto il rock'n'roll e i suoi protagonisti agli occhi di un pubblico pronto a seguire avidamente ogni mossa di Beatles e Rolling Stones e di qualsiasi band fosse (o sembrasse) inglese. Con qualche sporadica eccezione i dischi incisi in questi anni non vendettero molto e Richard cominciò a cambiare etichetta discografica con frequenza rapida e regolare, alla ricerca di un 'rilancio' che purtroppo lo eluderà sempre. Alla fine del 1965 si accasa con la Modern, ad esempio - un'esperienza abbastanza deludente dal punto di vista artistico e commerciale ma che ha lasciato ai posteri qualche gemma come il singolo 'Do you feel it', che vi metto ora.
Di etichetta in etichetta: il 1966 lo vede passare alla Okeh dove - grazie anche alla produzione di una vecchia conoscenza come Larry Williams - incide uno degli album più convincenti della sua carriera post Specialty. Sto parlando di 'The Explosive Little Richard' che lo vede convertirsi senza mezze misure al verbo soul che aveva già sfiorato nei dischi Modern. Eccovene un estratto:
Nella seconda metà degli anni '60 la fama di Little Richard negli States sfiora i minimi storici e il nostro è costretto a sbarcare il lunario suonando nel chitlin' circuit, come agli inizi. Anni dopo Richard parlerà di improbabili boicottaggi del circuito gospel e delle radio a esso associate o delle minacce ricevute da un pubblico nero sempre più radicalizzato per la sua ostinazione nel voler suonare per un pubblico 'misto'. Sia quel che sia in patria le soddisfazioni rimangono poche: ad esempio lo special televisivo dei Monkees (33 1/3 revolutions per Monkee) che lo vede affiancato ad altre due leggende del rock'n'roll come Jerry Lee Lewis e Fats Domino.
Larry Williams (diventato alla fine suo manager) prova a lanciarlo con alcuni show a Las Vegas dove Richard ha modo di radicalizzare ancora di più il suo look, ora decisamente androgino. Il successo di questi spettacoli (e la partecipazione a festival rock come l'Atlanta Pop Festival' e il 'Toronto Rock and Roll Revival', chiuso da uno scassato supergruppo guidato da John Lennon ed Eric Clapton ) riescono a rialzare i suo profilo pubblico. La sua verve anticonformista viene (ri)scoperta anche dalla televisione e Richard è ospite di show molto seguiti come quelli di Dick Cavett e Johnny Carson. Eccolo duettare invece con Tom Jones in 'This is Tom Jones' del 1969.
Nuova decade, nuovo tentativo di rilancio. La Reprise vuole probabilmente replicare il successo dell' Elvis 'adulto' e fa firmare a Little Richard un contratto per tre album. Nonostante gli sforzi profusi gli LP in questione (tutti validi, anche se dal taglio decisamente rock) non ottengono il successo sperato. Vi consiglio di recuperarli, comunque. Tratto da 'The Rill Thing' del 1971 eccovi l'intenso swamp rock di 'Greenwood Mississippi'
E' a questo punto che la sua carriera ricomincia a prendere una china decisamente discendente: l'abuso di alcool e droga ed un utilizzo sregolato della voce che dura ormai da più di vent'anni fanno sì che i suoi spettacoli non siano più perfettamente a fuoco (celebre la fischiatissima esibizione al 'London Rock and Roll Show' del 1972). Prima di sprofondare negli abissi del revival più trito riesce a partecipare ad album di artisti popolari (Canned Heat, Delaney & Bonnie...) e a pubblicare un raro album d'ispirazione funky per la United nel 1973.
Colpito da una serie di lutti personali e minato nella voce e nello spirito dall'abuso di cocaina Little Richard abbandona le scene per dedicarsi nuovamente alla predicazione religiosa, proprio come vent'anni prima. Stavolta però abbandonerà quasi del tutto anche la musica pubblicando un solo album gospel, 'God's beautiful city' (1978)
Nel 1984 tornerà alla ribalta con una causa multimilionaria contro la Specialty Records e la sua società di edizione per royalties non ricevute (pare che all'epoca della conversione religiosa avesse 'regalato' i diritti alla casa discograficanella sua furiosa rinuncia ai beni terreni) e cercherà il modo di conciliare le sue 'anime' - quella rock e quella religiosa. Anche se la sua figura rimarrà ben in vista per tutti gli anni '80 e '90 (con numerose partecipazioni a talk show televisivi e dichiarazioni shock contro l'omosessualità) la sua carriera artistica era definitivamente tramontata con gli anni '70. Rimangono alcune curiosità degne di nota come la partecipazione al film 'Mother Goose Rock and Rhyme' di Disney Channel...
...o il suo bizzarro rap nella polemica 'Elvis is Dead' dei Living Colour
Non volendo intristirvi con esibizioni revival risalenti agli ultimi anni o con mesti racconti di malattia e morte chiudo questa carrellata con uno degli ultimi pezzi Specialty, risalente al suo 'ritorno sulle scene' del 1964. Long Live Little Richard, the True Queen of Rock 'n' Roll!!!!
Buona serata a tutti. Ci vediamo in negozio! Dario.