Radio Disco Club 65

Cin Cin con gli Occhiali di Dario Gaggero

Buongiorno a tutti e benvenuti ad un appuntamento vecchio ma con un nome nuovo!
Ho deciso di abbandonare la vecchia nomenclatura ('L'ora del deficiente') per segnalare l'avvento della tanto attesa 'Fase 2' e anche per evitare che quello che doveva essere un riferimento corale alle pause pranzo in assenza di Giancarlo e alle scoperte musicali ad esse collegate rimanesse un'etichetta infamante collegata in esclusiva alla mia umile persona (visto che alla fine le mille trasmissioni della 'Fase 1' me le sono sciroppate da solo). Ho scelto 'Cin Cin con gli Occhiali' perché simboleggia in maniera egregia la nostra ricerca archeomusicale: un pezzo deliziosamente scemo di un artista che la critica non si è mai cagato e che ora innalza senza mezze misure tra i grandi della musica. Fu vera gloria? Ai posteri l'ardua sentenza.
E mentre queste altisonanti parole rimbombano ancora nelle vostre orecchie e nei vostri cuori partiamo con la sigla!



Inizialmente oggi volevo parlarvi della curiosa mania che ha coinvolto la scena musicale di mezzo mondo nel 1968 – e non sto parlando del Flower Power. In seguito all'uscita del fortunato film 'Gangster Story' di Arthur Penn (1967) le copertine dei complessi e dei cantanti di musica 'giovane' si riempirono di gessati, mitragliatori Thompson e macchine d'epoca. La cosa buffa è che già all'inizio degli anni '60 c'era stato un timido 'ritorno ai ruggenti anni Venti' con il tentativo più o meno fallito di far tornare di moda il Charleston (vedi 'Piccola' di Adriano Celentano, ad esempio). Il fenomeno, come detto, non fu certamente esclusiva dell'Italia (esempi esteri contemporanei furono ad esempio 'Bonnie et Clyde' di Serge Gainsbourg e Brigitte Bardot o la capostipite 'Ballad of Bonnie & Clyde' di Georgie Fame) ma infestò curiosamente le classifiche del nostro paese per sei o mesi o più, con una decina di versioni rivali de 'La Ballata di Bonnie e Clyde' a darsi battaglia.
Per voi ho selezionato la versione di 'Mr.Bandiera Gialla', Gianni Pettenati:


 

Continuiamo la nostra carrellata dedicata ai nostrani 'roaring late-60's' con Rinaldo Ebasta (che sospetto essere parente del noto trapper Sfera Ebbasta) e la sua 'Vado Pazzo per Lola', vero inno mancato della moda imperante (e lato B dell'ennesima versione di 'Bonnie & Clyde' con interessante copertina di Guido Crepax):


A proposito di artisti rivalutati dalla critica: non poteva mancare alla nostra rassegna la classica 'Torpedo Blu' di Giorgio Gaber, ovviamente uscita in quel fatidico 1968...

 

Dopo questa inusuale concessione al gusto popolare torniamo subito in carreggiata con un brano che probabilmente solo i più coraggiosi hanno avuto modo di ascoltare: i misconosciuti Slim con la loro cover di 'Brother, Can You Spare A Dime' (scippata clamorosamente dalla versione degli inglesi St.Valentine's Day Massacre – già dal nome perfettamente inseriti nella moda del momento - con un Jon Lord pre-Deep Purple alle tastiere).


Chiudiamo la prima parte della nostra rassegna con il tema portante di un'altra pellicola, decisamente meno influente e fortunata di quella di Penn: sto parlando di 'La Pupa del Gangster' di Giorgio Capitani, con Marcello Mastroianni e Sophia Loren (1975). Voi ve lo ricordavate?



E passiamo senza por tempo in mezzo alla seconda parte della nostra carrellata di successi e insuccessi.
L'argomento è simile – il crimine – ma stavolta ci spostiamo in un'epoca diversa: quella hard boiled degli anni '40 e '50, disseminata di loschi intrighi, pupe dal whisky facile e gangster dal cuore tenero, splendidamente rappresentata nell'opera musicale di Fred Buscaglione.
Cominciamo a mo' di sigla con un estratto dal celebre film 'Noi Duri' di Camilo Mastrocinque, che lo vedeva affiancare Totò e Paolo Panelli:



Quello di Fred Buscaglione è stato un fenomeno con pochi eguali nella musica italiana: innestando le sue irresistibili vignette gangsteristiche su un valido accompagnamento swing riuscì nel miracolo di far tornare di moda un'espressione musicale che nei nostri lidi non aveva mai avuto vita molto facile, proprio mentre il resto del mondo si faceva conquistare dagli ultimi vagiti del rock'n'roll. Visto che 'Noi Duri' era poco più di un jingle continuiamo con un suo classico:



Era solo naturale che un fenomeno di questo tipo desse vita ad una notevole schiera di imitatori che presero Fred a modello in tutto per tutto: dalla voce roca e strafottente al look paglietta e baffetti.
E' a loro, ingiustamente dimenticati dalla storia, che dedichiamo l'ultima parte della nostra rassegna.
Partiamo con quello che forse è il più famoso del lotto, Riz Samaritano, con il suo 'Tango dell'Evaso' (1960)

 

Continuiamo con Roby Guareschi che ebbe il non facile compito di guidare gli Asternovas in seguito alla tragica scomparsa di Buscaglione:



E concludiamo con il surreale videoclip di 'Tritolo Twist' di Fred Bullo. Che tempi!
Ci vediamo giovedì prossimo,
Dario.


 

La Mezz'ora dell'Ignoranza di Diego Curcio

La Fase 2 dell'Ora dell'ignoranza, anzi della (Mezz)ora dell'Ignoranza, come l'hanno ribattezzata giustamente Gian e Dario, prevede un solo appuntamento settimanale: il martedì alle 21. So che avete tirato un sospiro di sollievo, ma vi avverto: cercherò di essere ancora più ignorante, così la dose di bruttezza durerà più a lungo. Per questa prima puntata del nuovo corso però sarò clemente e metterò musica bellissima (solo per me). E la metterò proponendo alcune nuove uscite degli ultimi mesi (come già ho fatto qualche puntata fa e sperando di non ripetermi, visto che non ricordo esattamente cosa abbia postato). Da qualche settimana è uscito il nuovo splendido album dei Klasse Kriminale, "Vico dei ragazzi". Un disco molto rock'n'roll che contiene questo bellissimo excursus musicale sul punk "Prole rock".

Un'altra novità succosa è il nuovo attesissimo album dei Dalton di Roma, "Papillon". Il disco è uscito da pochi giorni con la produzione di Glezos (una garanzia) e il marchio Hellnation (il meglio che ci sia per chi ama il rock della strada). Non sono ancora riuscito a sentire tutti i pezzi, ma i due estratti appena messi su Youtube sono davvero splendidi. La canzone che ho deciso di postare è "L'appartamento", che si apre con l'attore Marco Giallini, grande fan del punk, che legge un poesia del Belli.

Un po' a sorpresa, una decina di giorni fa, è uscito il nuovo e stupendo album degli X, il primo con la formazione originale dopo circa 35 anni. Un disco davvero eccellente, che ricorda i momenti migliori della band di Los Angeles (città natale e titolo del loro primo clamoroso lp, che nel 2020 compie 40 anni). Il nuovo lavoro si chiama "Alphabetland" e questa è la title track.

Area Pirata e Surfin' Ki hanno appena dato alle stampe "Rock these ancient ruins. Mamma Roma's kids", una raccolta con il meglio della scena romana (di oggi e in parte di ieri). Le 14 tracce del disco sono tutte stupende, non ce n'è una fuori posto. Tra tanta bellezza ho scelto "Third age lobotmy" dei Beats Me, perché è una delle poche band in scaletta che non conoscevo e devo dire che mi ha sorpreso molto piacevolmente.

Uscirà il 15 maggio "Frail bray", il nuovo album dell'hc band americana Western Addiction. Il disco è targato Fat Wreack, ma il sound non è il classico hardcore melodico californiano alla NOFX. Qui ci troviamo in territori old school, fatti di suoni ruvidi e taglienti: diciamo l'altra metà del cielo della label di Fat Mike, che da qualche tempo è tornata a dare spazio a gruppi "alla vecchia" come i Pears. Questo brano si intitola "They burned our paintings".

Anche in casa Flamingo Records sono in arrivo novità interessanti. Nei prossimi mesi dovrebbe uscire l'esordio dei Porno Muori, una misteriosa band dal suono sghembo e velenoso, non certo il classico gruppo punk, ma forse il gruppo più punk che vi capiterà di ascoltare. Per il momento sono usciti solo due brani, assurdi e bellissimi. Questa è "Invisible man".

Ad aprile è uscito il nuovo disco delle Es, una band tutta al femminile proveniente da Londra e dedita a un post-punk letteralmente da capogiro. Il disco (il quarto in carriera) si chiama "Less of everything" e questa è "Chemical". Un disco che merita di essere ascoltato con attenzione. Tra le novità più interessanti dell'anno.

Ho letto sulla pagina di Disco Club che è appena uscita una raccolta con tutto il materiale della storica band garage anni Sessanta The Groupies. Musica fuzzosa e antesignana del punk. Ordinate il disco da Gian e Dario, ma intanto beccatevi questa "I'm a hog for you baby" del 1966.

Ecco il disco di uno dei miei cantautori contemporanei preferiti: Path. Naturalmente non si tratta del solito strimpellatore indie del cazzo o di un emulo di De Gregori, ma di un rocker, anzi di un punk, che ha deciso di dedicarsi a pezzi meno tirati e più raccontati, sull'esempio di Billy Bragg. Path negli ultimi due o tre anni ha pubblicato tre dischi, uno più bello dell'altro. Questa canzone si chiama "Il buio oltre la ferrovia" tratta da "Small town boy".

 Chiudo questa (Mezz)ora dell'ignoranza con un gruppo che non conosco ma che mi piace un sacco (l'ho sentito oggi per la prima volta): Namatay Sa Ingay, una band di origine filippina ma che suona e New York un hc bello trugno e potente. Questa è "Ang Talim ng Galit" dal nuovo disco "Ang Talim ng Galit". A martedì.

Mainstream rock di Ida Tiberio


La fase 2 avanza decisa verso il mainstream. Saranno incursioni mirate e pacifiche verso i classici del rock. Ecco la prima.

Let England Shake

Spencer Davis Group


Birmingham, primi anni sessanta. Mentre il beat si faceva strada in tutta la Gran Bretagna, il chitarrista Spencer Davis ci tiene a ribadire il suo interesse per il soul e il rhythm'n'blues. Per rendere più incisiva questa passione "arruola" nella sua band un adolescente che canta come un soul man di lungo corso, suona le tastiere in modo a dir poco strabiliante e scrive canzoni d'una tale intensità emotiva (e sensualità) che sembrano appartenere al percorso esistenziale d'un adulto. Il nome del ragazzo è Stevie Winwood che nel volgere di pochi anni diventerà una delle figura più rappresentative della musica inglese. Questa canzone porta la sua firma e nel 1980 Jake e Elwood l'interpreteranno da par loro.
PS: Nella band era presente anche il fratello di Steve, Muff, ma non si può dire che abbia avuto la stessa fortuna.

John Mayall and the Bluesbreakers
Parte da Manchester la via britannica al blues, per poi approdare nella rutilante Londra degli anni sessanta grazie all'impegno e alla dedizione di John Mayall, chitarrista di grande talento, appassionato dei classici del blues e grande estimatore della musica jazz. La sua carriera musicale inizia intorno ai trent'anni, decisamente tardi secondo gli standards dell'epoca, ma presto acquisirà un'importanza decisiva. I suoi Bluesbreakers sono il punto di partenza, o di consolidamento, di alcuni tra i più celebri musicisti britannici dell'epoca. Tutti giovanissimi e destinati a un futuro di grande successo. Qualche nome? Eric Clapton, Peter Green, Steve McVie, Mick Taylor. In altre parole, alcuni tra i musicisti più influenti nella storia del rock britannico.

Cream
Ed ecco un vero, accreditato e celeberrimo "supergruppo" Eric Clapton, (chitarra), Jack Bruce (basso) e Peter "Ginger" Baker (batteria) ovvero i Cream. Quando decidono di dare vita a questa nuova esperienza musicale, ciascuno dei tre giovani musicisti ha già una solida esperienza artistica e l'intuizione di amalgamare il blues alle sonorità elettriche tipiche del rock, risulta vincente, anche Eric fatica ad accettare questa deviazione che lo allontana dal blues "classico". Dal vivo, i Cream sono straordinari e i loro concerti ottengono un enorme successo soprattutto negli stati Uniti. Il loro secondo, famosissimo album, Disraeli Gears (splendida anche la copertina, realizzata dall'artista grafico e musicista Martin Sharp) contiene uno dei brani più acclamati della loro breve carriera, interrotta nel momento di massimo fulgore con un celebre concerto alla Royal Albert Hall. Facile intuirne il titolo.

Blind Faith
Copertina controversa e portata artistica immensa, l'unico album dei Blind Faith celebra la creatività dei due immensi personaggi intorno ai quali ruota la puntata di oggi: Eric Clapton e Steve Winwood. Eric, consapevole del suo talento, ha ormai preso l'abitudine di portare al successo le band e di abbandonarle al primo cenno di dissenso artistico. Steve è giovanissimo ma vanta già un curriculum musicale di tutto rispetto. La loro collaborazione si concretizza nella realizzazione di un album che viene pubblicato nel 1969 e vede la partecipazione di Ginger Baker e Rich Grech dei Family. Come dicevamo, questo lavoro affascinate rimarrà un'esperienza senza alcun seguito. Resta la bellezza indimenticabile di canzoni come Can't Find my Way Home e di un altro capolavoro intimistico e spirituale, scritto da Eric Clapton ma affidato alla vocalità sublime di Steve Winwood.

Traffic
Prima dei Blind Faith e dopo lo Spencer Davis Group, la verve creativa di Steve Winwood dà il via ad una delle esperienze musicali più interessanti dei tardi anni sessanta: i Traffic. Accompagnato dal fratello Chris, dal batterista Jim Capaldi e Dave Manson, Winwood organizza una sorta di "ritiro" (più artistico che spirituale, suppongo) in una fattoria del Berkshire. La band compone, studia e discute per alcuni mesi. E i risultati non si fanno attendere: i Traffic danno origine a un mirabile connubio di psichedelia, folk e rock sperimentale che, sotto la guida di Steve Winwood, diventerà un modello di intelligenza creativa destinato a lasciare il segno anche nel decennio successivo. Il primo album dei Traffic, Mr. Fantasy, viene registrato nel 1967 e la (quasi) title track è uno scintillante capolavoro.

Yardbirds
Ed eccoci negli accattivanti territori del beat. Gli Yardbirds sono attivi già dai primi anni sessanta. Si esibiscono in locale di Richmond che ha ospitato anche i giovanissimi Rolling Stones e anche loro pagano un doveroso tributo d'affetto al blues. Del resto, l'ingresso di Eric Clapton nella band non può che aver stimolato questa antica passione. Tra i "contattati" figura anche Jimi Page (che declinò l'offerta, momentaneamente) e Jeff Beck che, al contrario accetta di buon grado. Gli Yarbirds faticano a trovare credito presso le major dell'industria discografica. Tuttavia, il successo arriva, travolgente anche per loro. Il merito va a un brano per il quale la definizione "epocale" ha una sua ragion d'essere. Composto da Graham Gouldman e impreziosita dalle tastiere di Brian Auger, For your Love diventerà un hit planetario. Solo Eric Clapton ne resta insoddisfatto, al punto da abbandonare la band. Per coerenza e caparbietà.

Derek and the Dominos
Ancora una meteora musicale dal percorso abbagliante e rapido a firma Eric Clapton. L'inquieto chitarrista vola a New York per registrare un album destinato a restare l'unico ma apprezzatissimo album del gruppo Derek and the Dominos. Il titolo è Layla and Other Assorted Love Songs e riflette con la necessaria intensità la complessa situazione sentimentale che il celebre chitarrista sta vivendo in quel periodo. La storia è nota: Clapton si innamora perdutamente di Patty Boyd, la moglie di George Harrison che, detto per inciso, è uno dei suoi migliori amici. Affascinato dalla lettura di Majun e Leyla, un romanzo in versi in cui lo scrittore persiano Nizami narra le pene d'amore della bella principessa Leyla. Clapton ne resta affascinato e coinvolto, tanto da scrivere la celeberrima canzone che segue. Altra curiosità: all'album collabora anche un altro chitarrista di alto rango: Duane Allman.

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