Radio Disco Club 65

Profumo di colla bianca di Mauro Costa

Ben trovati da Mauro (Stellameringa) Costa tra una domenica che sta per finire e un lunedì che sta per principiare.
Nuova rubrica per Radio Discoclub65 di prog rock, o pop come più propriamente si diceva negli anni settanta, tempi di creatività e di buona musica, e che si chiama 'Profumo di colla bianca'. I più attenti "proggers"avranno già capito da dove derivi: è comunque un titolo che richiama la 'Coccoina' e quel suo profumo di mandorle che si spargeva nell'aria quando si apriva il contenitore perché dovevamo appiccicare qualcosa.
Era la "colla di stato", con il suo pennellino in un foro al centro del barattolo di latta e con quella, oggi, proviamo a non separarci dai nostri ricordi.
Nella mia oretta che conclude il palinsesto settimanale, vorrei presentarvi degli artisti sicuramente validi che però, per svariati motivi, non hanno mai raggiunto vette di popolarità. Sono rimasti artisti di nicchia, con delle piccole gemme ben prodotte e mal vendute; sono album da ritrovare per tutti noi che abbiamo vissuto quei tempi e da scoprire per qualcuno, tra le nuove generazioni, che abbia voglia di gettare lo sguardo oltre l'orizzonte.
A volte magari proporrò anche artisti più popolari, ma con dei brani di importante valenza che meritano di essere condivisi.

Bando alle ciance e cominciamo con la prima band, anzi con il primo complesso, come dicevamo allora senza la minima vergogna.
Correva l'anno 1972 e a St. Luois nel Missouri si erano costituiti i Pavlov's Dog, nonostante gli USA non fossero certo terreno fertile per il prog, ed originariamente comprendevano David Surkamp (voce e chitarra), Steve Scorfina (chitarra solista), Mike Safron (batteria), Rick Stockton (basso), David Hamilton (tastiera), Doug Rayburn (mellotron e flauto), e Siegfried Carver (vari strumenti a corda compreso il raro vitar, un incrocio fra una chitarra ed un violino).
Incisero una demo del loro primo album, 'Pampered Menial', e furono scritturati a suon di dollari dalla ABC che poi li mollò inspiegabilmente non appena dato alle stampe il loro lp; furono subito reclutati dalla Columbia che ristampò e ridistribuì il loro lavoro a tempo di record. La voce di Surkamp, incredibilmente bella ma totalmente devota al falsetto, un po' come quella di Geddy Lee dei Rush, spiazzò i fruitori di genere, che non tributarono al lavoro il giusto merito.
Un secondo album, quasi altrettanto valido come il disco d'esordio, passò ancor più inosservato, così la Columbia decise di non pubblicare il loro terzo album ormai già inciso e il gruppo si sciolse. Dagli anni novanta in poi con vari cambi di formazione Surkamp ha più volte resuscitato i Pavlov's Dog mantenendo incredibilmente intatta la sua particolarissima voce.
'Pampered Menial' contiene moltissimi brani micidiali, come 'Julia', che apre l'album, 'Late November', 'Theme from Subway Sue', ma l'elenco potrebbe comprenderli quasi tutti. L'estratto che vi propongo s'intitola 'Song dance' ed è forse quello che preferisco, anche se la scelta è quantomai ardua. Buon ascolto.

Nell'introduzione dicevo che avrei messo anche artisti più noti, quindi non mi smentisco ed introduco il gruppo italiano che insieme a P.F.M, Orme e New Trolls ha maggiormente esportato gli stilemi del nostro pop dell'epoca. Ovviamente parlo del Banco del Mutuo Soccorso, il gruppo dei castelli romani e precisamente di Marino, ad un passo da Cinecittà.
Amo particolarmente le sinergie culturali dove, ad esempio, letteratura e musica si abbracciano come sorelle ritrovate.

"Questa volta fin da principio avevo messo in testa ad ogni pagina il titolo di una serie: 'Le città e la memoria', 'Le città e il desiderio', 'Le città e i segni'; una quarta serie l'avevo chiamata 'La città e la forma', titolo che poi si rivelò generico e finì per essere spartito tra altre categorie. Per un certo tempo, andando avanti a scrivere di città, ero incerto tra il moltiplicare le serie, o restringerle a pochissime (le prime due erano fondamentali) o farle sparire tutte. Tanti pezzi non sapevo classificarli e allora cercavo delle definizioni nuove.
Potevo fare un gruppo di città un po' astratte, aeree, che finii per chiamare 'Le città sottili'..."
(dalla prefazione dell'autore de 'Le città invisibili' di Italo Calvino, Enaudi 1972)

Il brano che ho scelto del Banco è 'La città sottile' da un'idea di Gianni Nocenzi, molto probabilmente ispirato dal capolavoro di Calvino e tratto da 'Io sono nato libero' del Banco del Mutuo Soccorso del 1973

Personalmente non ho mai troppo amato il neo prog, quello che negli anni ottanta ha imperversato con pochissima ispirazione e con movenze da reale dinosauro o, peggio, da maldestro "copycat". Tuttavia ci sono delle eccezioni importanti e una di queste è costituita dall'unico album dei francesi 'Step Ahead' da non confonderli con il quasi omonimo gruppo di fusion americano.
Il loro concept album del 1982 è basato sul fantastico lavoro alla chitarra di Christian Robin che all'inizio degli anni settanta si era trasferito in Inghilterra per cercare gloria in una terra che ai francesi ne ha concesso ben poca. Infatti fu totalmente ignorato.
Tuttavia affinò la sua tecnica e si immerse nelle atmosfere che poi si ritrovano, ad esempio, nei solo di Steve Hackett. Tornato in Francia forma il gruppo 'Step Ahead' ed incide un album che definire un capolavoro è sicuramente azzardato, ma rimane un po' il trade union tra il vetusto pop anni settanta ed il neo prog che parallelamente sarebbe esploso oltremanica.
Vendono più in Giappone che in Europa e si dissolvono in un battito d'ali al tiepido sole parigino.
Da questo album vi propongo 'Right or Wrong'

La parte centrale della mini suite (così si chiamavano allora le lunghe composizioni formate dal sottoinsieme di brani che ne costituivano la struttura) presente nell'album 'Eileen' dei tedeschi 'Streetmark' s'intitola semplicemente 'I like you'.
Si percepiscono echi di dichiarazione d'amore particolarmente riuscita ai Pink Floyd ed invece risulta essere un brano un poco anomalo in un album che resta, nel suo insieme ,decisamente più minimalista.
Un lavoro, questo loro secondo lp sicuramente il migliore, che unisce il rigore teutonico della sezione sezione ritmica allo space rock delle chitarre fino agli inserti new age/ambient delle tastiere.
A mio parere un'opera datata 1977 particolarmente riuscita e meritevole dell'ascolto di questa breve porzione.
Vi suggerisco eventualmente anche la ricerca della lunga 'Dreams' appartenente allo stesso LP che potrete facilmente trovare su You Tube.

Torniamo in Francia perchè il prog transalpino è stato spesso sottovalutato come in questo caso. Gli Atoll, provenienti da Metz in Lorena, sono un gruppo abbastanza debitore agli Ange (e chi non lo è in Francia?) con una spiccatissima tendenza al prog sinfonico.
Il loro album che preferisco è il secondo del 1975 che s'intitola 'L'Araignée-Mal' e da cui vi propongo il brano centrale dallo stesso titolo che insieme ad altri tre è parte della suite omonima.
Il magnifico cantato francese di André Balzer è molto evocativo, mentre musicalmente si rifanno agli Yes e ai Genesis.
La stampa francese lo promuoverà nel 1975 miglior album transalpino dell'anno.

Ultimo suggerimento per questa mia prima puntata che spero abbiate apprezzato, in caso negativo fate comunque finta di sì che ai debuttanti su Radio Discoclub65 fa sempre piacere. Il complesso è italiano, originario di Asti, e si chiamano la 'Locanda delle Fate'. Sono tremendamente fuori tempo ed infatti, nel pieno periodo punk/new wave, danno alle stampe, per l'etichetta Polydor, uno dei migliori esempi prog nostrano dal magnifico titolo 'Forse le lucciole non si amano più'.
Probabilmente forti del potere contrattuale della loro casa discografica, passano in RAI con uno speciale di oltre trenta minuti suonando quasi tutto il loro lavoro dal vivo, ma nonostante sia un album davvero sontuoso il suo destino è quello di restare inevitabilmente sotto traccia.
Avessero fatto quest'album nel 1973 avrebbero probabilmente spopolato.
Spariti velocemente come sono arrivati, il gruppo si riforma alla fine degli anni novanta incidendo, senza il cantante Leonardo Sasso e il tastierista Michele Conta, un album davvero deludente dal titolo 'Homo Homini Lupus'.
D'altronde provate un po' ad immaginare (sic!) di togliere Francesco Di Giacomo e Vittorio Nocenzi al Banco e avrete idea di come il nuovo lavoro della Locanda delle Fate difficilmente avrebbe ripercorso la freschezza degli esordi.
Da un meraviglioso prog sinfonico ad un pop raffinato senz'anima.
Tuttavia questa reunion darà vita ad un nuovo percorso live a cui si aggiungerà, fortunatamente e per tanti anni ancora fino al loro canto del cigno, il cantante Leonardo Sasso.
Nel 2017 il Farewell tour, conclusosi con l'ultimo concerto nella natia Asti, sancisce il definitivo ritiro dalle scene del complesso per sopraggiunti limiti di età.
Da questo magnifico album, non smetterò mai di dirlo, vi trasmetto il brano che da il titolo alla mia trasmissione, 'Profumo di colla bianca' per un'ipotetica, quanto auspicata, chiusura del cerchio.

Ci si sente, bontà vostra, domenica prossima. Prog on!

 Ascolta "Un Altro Aprile" su Spreaker.

That's Folk! di Fausto Meirana

Buonasera da Fausto Meirana. Benvenuti alla nuova collocazione serale di That's Folk!, sempre su Radio Discoclub65. Tema della serata è il colore, anzi i colori. Molte folksong hanno nel titolo un riferimento cromatico, quindi stasera ne ascolteremo qualcuna. Cominciamo con Donovan e la sua Colours del 1965.

Donovan cominciava così, parlando della capigliatura dell'amata: " Yellow is the colour of my true love's hair"... Non traduco, perchè capelli gialli in italiano non funziona granchè, comunque il brano più conosciuto che affronta l'argomento è certamente Black Is The Color , un traditional d'origine americana eseguito da molti artisti. La versione di seguito è del folksinger irlandese Christy Moore.

Restiamo in Irlanda, e nei colori delle donne. La ragazza dagli occhi marroni deve aver incantato il giovane Van Morrison, che agli inizi di una lunga carriera le ha dedicato Brown-Eyed Girl. Ascoltiamo il brano in una versione folkeggiante dei gallesi Stereophonics.

Rovesciamo il mappamondo e caschiamo negli Stati Uniti. Dall'altra parte del cielo, la folkdsinger Kate Wolf dedica questa bellissima ballata ad un uomo, e ai suoi occhi verdi. La Wolf è morta giovane, per una leucemia, una grande perdita per il folk americano e la musica in generale; il brano è Green Eyes.

Sono occhi pieni di lacrime gli occhi azzurri che canta Willie Nelson in una delle sue canzoni più apprezzate. Il gigante del country (87 anni compiuti pochi giorni fa) ha inciso la canzone Blue Eyes Crying In The Rain in uno dei suoi migliori dischi, Red Headed Stranger, uscito nel 1975.

I prossimi due brani parlano di un'amicizia tra due cantautori americani scomparsi; uno da molti anni, Steve Goodman, e uno da pochissimo, John Prine. I due collaborarono a lungo nei rispettivi album e furono veri amici. La canzone di Goodman in tema di colori è Yellow Coat, ovvero il cappotto giallo.

Dopo il cappotto giallo cantato da Steve Goodman, passiamo ad un altro accessorio, che immaginiamo addosso ad una donna. L'ombrello blu di John Prine potrebbe persino essere un omaggio alla canzone del collega. Non ci sono testimonianze, ma io vedo una ragazza in giallo, con l'ombrello blu e due amici che ne parlano... Blue Umbrella.

In questa lunga serie di That's Folk! forse ho dimenticato un grande artista inglese, anche lui scomparso da decenni, Nick Drake. Il tema "colorato" di oggi mi consente di riparare, pubblicando uno dei suoi brani più apprezzati, nonostante il testo drammatico e inquietante. Pink Moon. La luna ros(s)a che ci prenderà tutti...

La prima trasmissione serale di That's Folk! si conclude qui, tornando al colore più usato, in ambito folk, l'azzurro (o blu, visto che non è mai chiarissimo a quale colore si riferisca il termine blue). Il canadese Bruce Cockburn, con un accostamento che è quasi un ossimoro, ha battezzato un suo brano Incandescent Blue. Buon ascolto con Radio Discoclub65. Domani solo al pomeriggio con Dario e Cin Cin Con Gli Occhiali. A presto da Fausto Meirana.

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