Jazz

Valutazione Autore
 
80
Valutazione Utenti
 
3 (1)
STEFANO BOLLANI - Arrivano Gli Alieni

 

Tra gli ultimi dischi di Stefano Bollani c’è un Gershwin con l’orchestra sinfonica, un duo di pianoforti con Chick Corea, uno con Irene Grandi e l’originale omaggio a Zappa: a cercare di classificarlo c’è da perdere la testa. Lui, imperturbabile, afferma di riconoscersi pienamente nel progetto appena ultimato. In questo caso un disco in solo quasi interamente dedicato al Fender Rhodes con tre brani cantati (non è la prima volta, anzi), ma composte interamente da lui. E allora se si vuole comprendere fino in fondo il suo universo musicale, bisogna aver pazienza e ascoltare. Una volta per rimanere sorpresi o perplessi, una seconda per ritrovarsi a cantare il refrain di “Microchip” e della canzone che dà il titolo all’album, una terza per concentrarsi sulle trami musicali che prendono spunto da “Quando, Quando Quando” o da “The Preacher” di Horace Silver, da “Matilda” o da “You Don’t Know What Love Is”. Se cercate la presunta purezza del jazz, girate al largo, altrimenti questo è il disco per voi. (Danilo Di Termini)

Valutazione Autore
 
86
Valutazione Utenti
 
0 (0)
ENRICO RAVA QUARTET - Wild Dance

Si dice che quello che fa la differenza, nel jazz (e nella gran parte delle musiche che trovano ombra sotto il fogliame della gran pianta afroamericana del suono), sia la personalizzazione del suono da un lato, e la capacità di adattamento ai contesti più diversi. Enrico Rava, nei suo luminosi e leggerissimi settant'anni ha tutte e due, in una misura che per molti colleghi è una specie di miraggio. Una nota dalla sua tromba costruisce già un mood, e ti viene subito da dire “E' Rava”. In più, Enrico Rava continua ad avere una lucida e mobilissima intelligenza che lo porta a collaborare anche e soprattutto con chi ha diversi decenni meno di lui. Come qui, in questo ennesimo piccolo capo d'opera accreditato al suo Quartetto e assieme all'ospite Gianluca Petrella al trombone. Francesco Diodati alla chitarra elettrica , Enrico Morello alla batteria,  Gabriele Evangelista al contrabbasso: un gruppo che lavora come un'entità viva e guizzante. Si parte con una versione di Diva, lo struggente tre quarti ondivago più volte proposto da Rava, in una versione di attonita bellezza, si prosegue con episodi via via languidi, ruggenti, teneri, feroci, riservando anche un succoso spazio a un brano che si commenta da solo: Improvisation. Con molto respiro per la musica, e larghi spazi di silenzio. Un altro centro, un altro disco da ascolti col “replay”. (Guido Festinese)

Valutazione Autore
 
82
Valutazione Utenti
 
0 (0)

Come si suol dire, sembra ieri, ma dal 1985 sono passai tre decenni. Il tempo per fortuna aggiusta molte cose, ad esempio la prospettiva storica. All'epoca il concerto qui riportato che incrociava le giovani energie pianistiche dell'inglese Howard Riley con quelle più mature del maestro Jacky Byard, famoso per aver prestato il suo pianoforte onnisciente sulla storia dei tasti jazz a Eric Dolphy e Charles Mingus, appariva come un fatto di routine, o quasi. Oggi, al riascolto, è un piccolo miracolo. Solo cinque brani (due dal repertorio più noto di Monk: Round Midnight e Straight, No Chaser), dilatati fin al quarto d'ora e oltre nel concerto tenutosial  Pendley Manor Jazz Festival: segno che i due, già incontratisi in situazione simile l'anno prima, avevano affilato le armi. Si parte sempre con assoluta circospezione, esplorando e riesplorando il tema esposto, poi via con una stura di giochi armonici, cluster, dissonanze piazzate ad arte, echi formidabili delle vertigini antiche “stride” che Byard padroneggiava come quasi nessun altro. In coda Byard alza le mani dal piano, ed imbraccia il sax contralto, che suonava con grazia acerba: ne nasce una deliziosa Lady Bird. (Guido Festinese)

Valutazione Autore
 
80
Valutazione Utenti
 
0 (0)

Michele Marini  è uno dei (molti) talenti spuntati fuori dal ricchissimo vivaio di eccellenze musicali toscane.  Per la precisione arriva dal pistoiese, la terra di Riccardo Tesi e di Maurizio Geri. Gente schietta, di poche parole e che nel caso non le manda a dire, ma che quando suona sa dove arrivare esattamente. Suona il sassofono e il clarinetto, e su quest’ultimo strumento ha un suono bello ed assai personale, sia nell’attacco, sia nel fraseggio. Ci sono poi organo, piano e batteria. E’ jazz venato con sapienza e senza pesantezze di richiami etno-folk, di piccole derive fantasiose che si muovono esattamente negli stessi pascoli dove troneggia l’organetto di Riccardo Tesi: qui ospite, così come Daniele Dondelli alla fisarmonica e Gianluca Belpassi alla chitarra. Guido Festinese

 

 

Valutazione Autore
 
80
Valutazione Utenti
 
100 (1)

Difficile che sbagli un colpo l'etichetta inglese fondata da un genovese, e l'affermazione non suoni venata di campanilismo. Rare Noise indaga con saggia profondità e smagata leggerezza sulle musiche che stanno ai crocevia di tutto, dove il rock di ricerca diventa jazz, e le avanguardie invece di chiudersi a riccio dialogano con le sponde popular. Come qui, nel capitolo purtroppo conclusivo dei magnifici Animation. Il leader Bob Belden purtroppo se n'è andato nel maggio scorso, ma ci lascia questa estrema e visionaria testimonianza dove la voce narrante di un grandioso Kurt Elling narra di scenari alla Philip Dick, un dialogo possibile e impossibile al contempo fra mente umana e menti artificiali. Clamoroso il parterre di musicisti: Bill Laswell, Matt Young, Peter Clagett, Roberto Verastegui, impegnati a creare una storia di fondale ambient, jazz e drum'n'bass a note che vivono della lezione dell'ultimo Miles Davis. Un disco perturbante, ma necessario. Guido Festinese

Valutazione Autore
 
81
Valutazione Utenti
 
0 (0)
 PIERO DELLE MONACHE - Aurum

Chissà per quale misterioso motivo, che poco o nulla ha che fare con la logica spietata e rigorosa dei pentagrammi, certi dischi ci rimandano immancabilmente ad altri. L'evocazione è quasi da seduta spiritica: accenni un nome, ti risponde in un angolo del cervello tutt'altro ricordo. E non parliamo qui di pop music in libera declinazione, perché lì è più facile che succeda l’apparentemente impossibile, ovvero che un brano dei Pere Ubu vi rimandi a un riff dei Kinks. Sono faccende più semplici. Tutto il preambolo per  dire che l’ascolto di questo magnifico cd a firma Piero Delle monache, sassofonista non certo oggetto di sovraesposizione, in Italia, rammenta qualcosa. Nella musica che sembra alludere più che dire, nella tessitura raffinata e misteriosa di rumori e rumorini elettronici mischiati alle note acustiche, nei silenzi che spesso parlano più dei suoni. E' un fatto dunque di affinità elettive: con formazioni completamente diverse, epoche che nulla hanno a che fare luna con l’altra, un oceano di distanza, ecco la rivelazione. Aurum assomiglia ( nel mood, non nella lettera) a certi dischi visionari e inspiegabili dei Weather Report. Mysterious Traveller in primis. O a certe avventure dei tedeschi Embryo. Provare per credere. E se a voi scattano altri riferimenti, va bene lo stesso. (Guido Festinese)

Top ten del mese

1.
Valutazione Autore
 
93
Valutazione Utenti
 
0 (0)
2.
Valutazione Autore
 
92
Valutazione Utenti
 
0 (0)
3.
Valutazione Autore
 
90
Valutazione Utenti
 
0 (0)
5.
Valutazione Autore
 
90
Valutazione Utenti
 
0 (0)
6.
Valutazione Autore
 
85
Valutazione Utenti
 
0 (0)
7.
Valutazione Autore
 
83
Valutazione Utenti
 
0 (0)
8.
Valutazione Autore
 
83
Valutazione Utenti
 
0 (0)
9.
Valutazione Autore
 
82
Valutazione Utenti
 
0 (0)
10.
Valutazione Autore
 
80
Valutazione Utenti
 
0 (0)