Jazz

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Correva l'anno 1991 quando Marcus Roberts, decano dei pianisti che cercano solidità mainstream nel jazz, e ribadiscono più o meno all'infinito la lezione di Thelonious Monk scoprì il talentuoso trombettista Marcus Printiup. E' passato un quarto di secolo, e forse il titolo del disco non è del tutto azzeccato. A meno che non si intenda, ed è lecito farlo, che certe musiche ben suonate, e soprattutto affrontate con veemenza e rispetto assieme sono eternamente giovani: come il filante, poderoso hard bop dei Jazz Messengers di Art Blakey e dei gruppi di Clifford Brown che sono qui modelli calcati con acribia quasi filologica. Magnifico il fraseggio caldo, pastoso e spesso imprevedibile del leader. Sulle orme di Lee Morgan, diremmo. (Guido Festinese)

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SOSA/KRAUS/OVALLES  - Jog

Omar Sosa deve aver firmato un patto speciale con gli dei - santi sincretici che popolano la Santeria cubana: non sbagliare un colpo, discograficamente parlando, per qualche decennio. Difficile trovare un lavoro debole o transitorio del pianista, impossibile poi, quando lo si ascolta dal vivo, non cadere in una maliarda fascinazione: come successe a Genova tanti anni fa, quando sotto un autentico fortunale al Porto Antico Sosa continuava a suonare sorridendo completamente fradicio. Sia come sia, JOG è un nuovo progetto di Sosa: che si riserva ovviamente le parti di pianoforte, di manipolazione elettronica e di voce ( una sorta di flessuoso e gentile proto-rap) e si affianca il venezuelano Gustavo Ovalles alle percussioni, con lui dal 2003 in altri progetti, e il trombettista tedesco Joo Kraus, che ha un po' il suono tornito ed elegantissimo del nostro Paolo Fresu. Le undici tappe di JOG alternano ballate struggenti assolutamente irresistibili a momenti in cui la temperatura elettroacustica potrebbe rimandare agli anni Settanta, deliziosi abbozzi da due minuti tutti timbri a ricordi di danze caraibiche rese impalpabile materia da sogno. Siamo vicini al capolavoro, dunque. (Guido Festinese)

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PAOLO FRESU QUINTET - A Jazzy Christmas

Sì, lo sappiamo che più d'uno inarcherà il sopracciglio e assumerà un'espressione di sopportazione mista a snobistica noia a leggere il titolo. Perché Fresu è uno di quei dieci (cinque?) nomi che devono conoscere proprio tutti, anche chi non frequenta il jazz italiano e al contrario si abbandona al culto idolatrico e blasé di ogni novità alt rock, purché sia della tendenza - della - non - tendenza, citi tutto, dall'hip hop a Manfred Mann ai Tame Impala, sia un bel niente accoppiato col nulla, come dice Camilleri. E soprattutto sia molto figo averlo tra le mani perché così fai vedere che tu sì che ne sai. Bene, questo invece è un disco natalizio registrato dal vivo in un Teatro di Sassari qualche anno fa, e ora disponibile a chiunque voglia ascoltare musica, non supposizioni. Un orrido cd natalizio, come fanno in America? No, uno splendido racconto in jazz che è mutazione alchemica e raffinatissima dei materiali di base, siano oscuri canzonieri remoti nati nell'Isola, siano melodie stranote. Si esce attoniti da queste registrazioni che hanno la grazia e l'intelligenza imprendibile di certe cose di Miles. Con il pepe quieto e straniante del bandoneon di Daniele Di Bonaventura ospite aggiunto. E poi, se ve lo mettete sotto braccio magari qualcuno si incuriosisce. E potete attaccare discorso. (Guido Festinese)

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DONALD VEGA - With Respect To Monty

Non è da tutti, e specialmente nell'affollato mondo del jazz, ricevere un omaggio in vita, senza aspettare il triste rosario delle ricorrenze, dei decennali,dei cinquantennali. Monty Alexander è vivo e vegeto, e il suo pianismo radioso contrassegnato da un gran tocco di “ricapitolazione” ( ricordiamo che Alexander è giamaicano, e la Giamaica è uno degli snodi nevralgici delle note afroamericane) viene ora omaggiato da un altro promettente maestro della tastiera, oggi quarantaduenne, naturalizzato cittadino a stelle e strisce, ma originario del Nicaragua, Donald Vega. Lo stesso Alexander ha voluto rimarcare sulla copertina di aver assai apprezzato la creatività del tocco di Vega applicata alle sue composizioni, qui proposte anche con l'aiuto dell'ottimo chitarrista Anthony Wilson e di Lewis Nash alla batteria, un batterista rodata da migliaia di esperienze. E' jazz solare, comunicativo, ilare e contagiosamente allegro, quello di Vega su Alexander, sulle tracce anche di Peterson e McCann. Se cercate un po' di buonumore a ottantotto tasti, è il cd che fa per voi. (Guido Festinese)

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MOSTLY OTHER PEOPLE DO THE KILLING - Mauch Chunk

Nato circa dieci anni fa il bizzarro quartetto newyorchese formato (allora) dal trombettista Peter Evans, dal sassofonista Jon Irabagon, dal bassista Matthew "Moppa" Elliott e dal batterista Kevin Shea si era imposto da subito all’attenzione della critica per una rilettura dell’hard-bop fedele e dissacrante al contempo, con cui riusciva compiutamente a perseguire il concetto di ‘innovazione nella tradizione’ tanto caro ai fedeli del jazz. Ma fin dalle cover dei dischi (ognuna omaggia e fa parodia della copertina di un classico: “A Night in Tunisia“ di Art Blakey, “This Is Our Music“ di Ornette Coleman, “Out of the Afternoon” di Roy Haynes e il Keith Jarrett di The Koln Concert” nel live “The Coimbra Concert” del 2011), l’aspetto beffardo del progetto impediva alla musica di limitarsi a una rilettura impeccabile, ma formale e in fin dei conti inutile. L’aggiunta di Ron Stabinsk al piano per risuonare nota per nota il “Kind of Blue” del quintetto di Davis (questa sì, idea veramente forzata) non si è rivelata temporanea per l’abbandono di Evans. In questo ultimo disco così il quartetto assume nuove sfumature pur mantenendo intatta la sua idea di musica che, anzi, appare rinvigorita nella sua capacità di spaziare dall’avant-garde alla Threadgill al latin, dalla ballad romantica al post-bop. (Danilo Di Termini)

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NAKED TRUTH - Avian Thug

Avian Thug: e dunque  “teppista aviario”, non si sa se nell’accezione di disturbatore di polli, tacchini et similia, o se invece trattasi di uccellaccio propenso a intimidire gli umani. Sia come sia, questo è il titolo che hanno scelto per il loro terzo lavoro i Naked Truth, eccellente formazione scavalca-generi in scuderia all’etichetta RareNoise di Londra, nome garanzia per chi cerca atmosfere musicali poco convenzionali. Alla tromba e cornetta elettriche c’è uno strepitoso Graham Haynes, spesso all’opera con Bill Laswell, alla batteria Pat Mastelotto, direttamente da casa King Crimson, RoyPowell degli InterStatic al basso, il nostro Lorenzo Feliciati a basso e chitarre, e direzione strategica del tutto. Derive elettriche “maledette” alla Miles Davis anni Settanta, l’ombra di Laswell e Wobble che marca qui e là  il territorio mobile  senza occuparlo, per note dense, oscure, limacciose e capaci di improvvise aperture luminose che potrebbero piacere sia a chi frequenta il jazz meno accomodante, sia a chi continua a indagare ai bordi del rock. (Guido Festinese)

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