Jazz

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Un cd che potrebbe sorprendere anche i più disillusi ed annoiati teorici del “tutto è già stato fatto, tutto è già stato sentito”. I World Service Projet sono un micidiale quintetto con base londinese, qui al terzo disco, che riesce a mettere in conto, senza alcun plagio evidente, sia chiaro, Frank Zappa e i King Crimson di Red, i Van Der Graaf Generator e il punk jazz, un funk disossato e allegramente irrisolto e molte, molte altre sorprese.  Tempi dispari, accelerazioni, capriole ritmiche e melodiche, botte quasi metal e dolcezze incistate nei punti più imprevedibili. Si esce alla fine dell'ascolto felicemente frastornati, e convinti che la buona musica non morirà mai, se ci sono  energie, idee, passione competenze da giocarsi al momento giusto. Come fanno loro. E sia onore e merito alla magnifica RareNoise, etichetta fondata da un genovese con voglia di fare a Londra: non sbaglia un colpo, nelle scelte. (Guido Festinese)

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Avanti e indietro sulla strada tracciata dal Re: e il re in questione, qui, è Buddy Bolden, il segreto meglio custodito della storia del jazz e delle note afroamericane. Anche perché cerchereste invano una sola nota registrata dal mitico cornettista di New Orleans: forse esiste un cilindro di cera dei primi del Novecento, presumibilmente nulla. Dunque conviene farsi prendere per mano dal contrabbassista Alberto Malnati,  che dopo svariate avventure sonore ( dalle riletture bebop di classici del rock al rockabilly fumigante al blues) adesso s’è inventato  un bel viaggio, tutt’altro che campato per aria sulle musiche che quasi sicuramente Buddy Bolden  suonava, incantando una generazione di suonatori a venire, in primis Louis Armstrong. Bella idea, bel gruppo, e la scoperta, anche, del Malnati cantante: con sapida ironia. (Guido Festinese)

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NICK BÄRTSCH'S MOBILE - Continuum

Il pianista svizzero Nick Bärtsch è uno dei segreti meglio custoditi per pubblici trasversali: di rado appare il suo nome, nell'elenco dei preferiti, ma quando qualcuno lo rammenta a qualcun altro ben addentro alle cose della musica, scatta il sorriso. Sarà colpa dell'austerità del personaggio, sarà colpa della pigrizia imperversante: ma l'approccio alle note del Nostro potrebbe essere una luminosa rivelazione, per chi ha amato certe composizioni minimalistiche di Mertens o Glass, per chi ha seguito le nuove musiche acustiche, per chi adora i costruttori di labirintici paesaggi sonori. Che Nick Bärtsch definisce semplicemente “moduli”, accostando ad ogni titolo con la stessa identica parola numeri e sigle. I suoi brani funzionano per accumulo di pattern ritmici che, secondo dopo secondo, costruiscono immani pinnacoli caratterizzati da uno strano, algido funk nordico. Qui è all'opera col suo gruppo, e un quintetto d'archi aggiunto: una Penguin Cafe Orchestra dedita alla metafisica del ritmo. (Guido Festinese)

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SONIA SPINELLO - Billie Holiday Project

A  maneggiare materiali esplosivi, in musica,  ci vuole cautela: lo scarto di un millimetro può ridurti in pezzi. O renderti ridicolo al mondo, perché hai banalizzato quanto invece richiedeva attenzione speciale. Billie Holiday è nitroglicerina pura, per chi ha a che fare con il jazz e le possibili interpretazioni. Il calco mimetico è ridicolo, l'allontanamento totale può essere straniante. E allora è bene che escano dischi belli e intelligenti come questo: dove le canzoni che cantava la voce più intensa e drammatica del Novecento, nel jazz, siano accostate a lacerti di musica originale che galleggia sul nulla, affidata a due chitarre: quella elettrica del grande Maurizio Brunod, quelle acustiche di Lorenzo Cominoli. Sonia Spinello poi con un filo di voce perfetta recita episodi della vita ulcerata di Billie, grandi ferite, grandi amori, grandi delusioni, grande musica da affrontare ogni volta come se fosse l'ultima. Un progetto che starebbe bene, anche, su un palco teatrale. A meno che non ci sia già stato. Non abbiamo informazioni a proposito. (Guido Festinese)

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 FOURSOME - Smut!Clock!Spot!

L'inizio, con sbuffi di elettronica povera che rimbalzano da tutte le parti, come le interferenze di una vecchia radio, potrebbe tranquillamente essere quello di un bel disco di post rock. O dell'ultima sortita solistica di Thom Yorke. Piccoli miracoli del jazz italiano di ricerca, che quando passa tra le mani e dentro  i cervelli di gente giovane e motivata scatena energie assopite dal malinconico mainstream citazionistico imperante. I Foursome hanno in formazione tomba, trombone, organo hammond, batteria, e in più maneggiano bene le macchine. Una volta si unisce un contralto, quello di Cristiano Arcelli, e in un brano una voce. Disco imprendibile e magnifico, in bilico tra ricordi tutt'altro che nostalgici della Chicago di Lester Bowie e un futuro tutto da scrivere, con una tensione palpabile che tiene ancorati all'ascolto. (Guido Festinese)

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JAVIER GIROTTO AIRES TANGO  - Duende

I matrimoni misti, checché ne dicano i cultori di una purezza asfittica ed inesistente, mescolano i geni e danno una bella rinfrescata ai globuli rossi. In musica, poi, il fenomeno è addirittura necessario: uno può anche starsene una vita a coltivare il proprio orticello grindcore, alt country o punk jazz, poi arriva il momento che le pile sono scariche e il serbatoio vuoto di idee. Gli Aires Tango guidati da quel talento fumigante e dolcissimo al contempo che è il sassofonista e flautisia argentino Javier Girotto non corrono questi rischi: già la nervatura avant-tango-jazz garantisce gran messe di aperture e possibilità, in più i nostri hanno l'abitudine di voltarsi a seguire i venti del cambiamento che spirano da ogni direzione. Ad esempio dal Nord America di Ralph Towner, eccellente chitarrista attivo da un mazzo di decenni soprattutto con i magnifici Oregon, altri frequentatori insigni di musiche spurie. L'unione di forze qui sortisce un disco che fa quasi gridare al miracolo: fra echi di fughe classiche, paesaggi sonori che sarebbero piaciuti a Piazzolla, profili melodici purissimi, zampate vigorose ed asciutte. Settanta minuti di musica davvero senza etichette. (Guido Festinese)

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