Jazz

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ImageDai tempi newyorchesi del "M-base collective" insieme a Steve Coleman sono passati vent’anni e, nel frattempo, l’altosassofonista di St. Louis si è definitivamente affermato come una delle realtà più interessanti della scena musicale afroamericana. “Public”, disco live che viene dopo lo straordinario “Round and round” in duo con Marc Copland, è uno dei possibili argomenti a favore dell’attualità (o dell’esistenza) del jazz.

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ImageUscito quasi contemporaneamente ad un'interessante e divertente autobiografia scritta con Alberto Riva ("Note necessarie", allegato cd antologico, Minimum fax) questo disco segna, oltre che il ritorno all'etichetta di Manfred Eicher, anche uno dei momenti più alti dell'intera carriera di Enrico Rava.

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ImageNuovo disco e vecchie polemiche per Wynton Marsalis: detrattori ed estimatori discutono da anni se il percorso del trombettista di New Orleans, approdato alla Blue Note dopo la lunga militanza alla Columbia, sia da considerarsi meramente conservatore e fine a se stesso (quando non stucchevole) o un fondamentale contributo alla storia del jazz.

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ImageSono passati cinque anni dalla scomparsa di Michel Petrucciani e l'etichetta di Francis Dreyfus lo ricorda con una raccolta arricchita da un inedito. Tredici brani in cui si può scoprire il pianismo lirico e al contempo potente e virtuoso di uno dei protagonisti della recente storia del jazz. Scoprire, perché il destinatario di questa raccolta non è l'appassionato di jazz che certo già ne conosce il talento e la storia; peraltro se le scelte appaiono a tratti singolari, sembra addirittura discutibile il minimalismo delle note di copertina che omette date e soprattutto gli strumenti suonati dai compagni di strada di questo 'best of'.
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ImageNell'asfittico panorama musicale italiano un disco in duo per contrabbasso e voce può apparire progetto azzardato se non presuntuoso: ma per Ferruccio Spinetti degli Avion Travel e Petra Magoni - curriculum eclettico, dal pop alla dance, dal jazz al teatro ("Alice underground" ha aperto la stagione all'Archivolto) - non sono aggettivi adatti.

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ImageQuello che fa di Brad Mehldau non un semplice epigono di Bill Evans o Keith Jarrett è la capacità di illuminare standard ("Get happy", "Anything goes", "Nearness of you") o semplici cover (Paul Simon, Radiohead) da angoli inediti, rivelandone gli aspetti più reconditi e nascosti. Il suo è un pianismo singolare, in cui l'obliquità di Monk (sempre presente nei suoi dischi) si fonde con il romanticismo di Carmichael o di Chaplin ("Smile", proposta anche in un recente ed eccellente disco con il sassofonista Joel Frahm).

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