Jazz

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ImageNel momento di massima popolarità, anche grazie alla sua partecipazione alla trasmissione di Arbore del sabato notte, Stefano Bollani si diverte a spiazzare i suoi fans (e i suoi detrattori che non gli perdonano un'eccessiva disinvoltura sul palcoscenico) con un disco straordinariamente intenso e ispirato.

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ImageFin dalle prime note di “Double excursion 1” si comprende che l’incontro fra il pianista Enrico Pieranunzi e il batterista Paul Motian (in duo avevano già inciso un disco più di quindici anni fa per la Soul Note) non nasce dalla casualità di una seduta, ma da un autentico e comune desiderio espressivo.
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ImageNonostante sia la Quinta strada a campeggiare nella copertina di questo “New York trio”, con Galliano alla ‘musette’, Larry Grenadier al basso e Clarence Penn alla batteria, in realtà ci troviamo ad Orvieto durante l’edizione invernale di Umbria jazz 2004. E siamo ad uno splendido concerto, con un Galliano che non si ascoltava da tempo, perfettamente misurato in ogni brano, dal Monk che dà titolo al disco al classico latino “Historia de un amor”, da “Bohemia after dark” di Oscar Pettiford (con il doveroso assolo dell’abituale bassista di Meldhau) all’arrangiamento de la “Gnossienne n° 1” di Satie.
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ImageQuindicesimo disco del Pat Metheny Group (l’esordio nel 1978, la consacrazione nel 1987 con “Still life talking”), secondo con la formazione che oltre ai fidatissimi Lyle Mays alle tastiere e Steve Rodby al basso vede Antonio Sanchez alla batteria e Cuong Vu alla tromba con la novità dell’armonica di Gregoire Maret.
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ImageProgetto ambizioso quello di Paolo Fresu: registrare cinque cd, ognuno con composizioni originali di uno dei membri del gruppo che ha appena festeggiato i vent’anni di (felice) attività. L’onore di iniziare al pianista Roberto Cipelli, dal tocco discreto e sensibile, i cui temi meritano più di un ascolto per scoprirne le raffinate ed intense trame, semplici e complesse al contempo.
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ImageLa Grande Guerra si concluse con l'armistizio dell'11 novembre 1918, ma solo dopo aver lasciato sui campi di battaglia più di nove milioni di morti. Per evocare quella tragedia il pianista Bill Carrothers ha concepito una vera e propria jazz-opera in un doppio cd con ricchissimo libretto, diviso musicalmente in tre parti: il periodo dell'anteguerra, l'inizio dei combattimenti (con la tregua di Natale celebrata da un coro di fantasmi nella splendida "Christmas 1914"), la vita al fronte caratterizzata dall'attesa, la paura, il dolore e finalmente dal silenzio della pace.

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