Rock

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ImageDev’essere triste vedersi celebrati per le ristampe di dischi incisi vent’anni prima e ignorati per le cose fatte ora. Questo è anche il destino degli Stranglers del ventunesimo secolo: vivacchiare nella luce riflessa dei classici di fine anni ’70 come “Rattus Norvegicus” e “No More Heroes”. In quel convulso periodo gli Stranglers erano davvero unici nella loro capacità di unire punk e ricordi doorsiani, teppismo e attitudine intellettuale.
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90 (1)
ImageOggi che il blues sembra tornato di moda, Eric Clapton decide di ricondurlo alle radici, farlo ritornare “puro”. Per far ciò sceglie il repertorio del più grande artista del Delta, Robert Johnson. Ma c’è un problema: la musica di Johnson era tutt’altro che pura, raccontava l’alcool, le donne, la paura di finire male per mano di qualche marito geloso (paura giustificata, a quanto pare).
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ImagePer Will Oldham questo disco è un punto d’arrivo. Per chi non ha mai ascoltato il musicista di Louisville, può invece essere un punto di partenza. Oldham ha scelto 15 canzoni pubblicate fra il 1993 e il 1996 sotto il proteiforme pseudonimo Palace ed è andato a reinciderle a Nashville, utilizzando il suo nome d’arte più recente, Bonnie “Prince” Billy. Le stesure originali erano flebili, sofferte e intensissime, queste sono più solide, distese e, a tratti, non meno pregnanti (“The Brute Choir”, “More Brother Rides”).

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60 (1)

ImageLou Reed è un distinto signore sessantenne che conserva l’indomita fierezza di un tempo. Certo, né lui né il resto del mondo sono fermi agli anni settanta. Allora, specie a New York, il rock era qualcosa d’inquieto e visionario e nei circuiti artistici imperversava la genialità irridente di Andy Warhol, lume tutelare del giovane Lou Reed. In “Animal Serenade” non c’è l’energia del rock’n roll.

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ImageContinua la progressiva scoperta degli archivi di Mr. Bob Dylan. Questa volta è toccato ad un’esibizione totalmente acustica del 1964, la sera di “Halloween”, New York City. Il giovane Bob ride e scherza con il pubblico mentre delinea con i suoi accordi una delle mutazioni fondamentali per la musica folk. Dylan era allora in evoluzione rapidissima: erano di ieri gli esordi (1962) sulle impronte di Woody Guthrie; dietro l’angolo (1965) la svolta elettrica e il “tradimento” delle radici.

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ImageI Blonde Redhead sono una delle colonne portanti del panorama “alternativo” moderno. Capaci in passato di sintetizzare stimoli diversi ma sempre e comunque “altri” (Sonic Youth, New Wave, Velvet Underground….), arrivano con “Misery…” a sublimare quello che rimaneva di nervoso e distorto nel loro suono. Le canzoni sembrano sospese in una nebbia di piano ed archi, la chitarra presente ma quasi dimenticata, le voci fantasmi luminosi tra le maglie dei brani.

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