Rock

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ImageAtteso ritorno del “Ragazzo mal disegnato” dopo che, nell’arco di tre album, si era dimostrato una delle voci più originali e di qualità del panorama musicale inglese. Prendendo le mosse da un cantautorato sostanzialmente classico, Damon Gough aveva via via sviluppato un’originale ipotesi di canzone pop, stralunata e fiorita di intrecci sonori corposi ma non pomposi. Con questo disco assistiamo ad un parziale “ritorno alle origini”: a fare da padroni, arrangiamenti acustici indebitati con gli anni ‘70, chitarra e piano perlopiù con qualche coro e qualche flauto a fare compagnia.
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ImageDr. John, al secolo Mac Rebbenack, è uno dei personaggi più stravaganti e longevi della scena musicale di New Orleans. Produttore, sessionist e autore di brani di successo fin dagli anni sessanta, Dr John continua a studiare con immutata passione le varie componenti della black music e le languide sonorità bayou tipiche della Louisiana. Il suo ultimo lavoro, dal titolo impronunziabile, è un trionfo di swing, ryhthm’ n’ blues e gospel, una scintillante esplosione di fiati, percussioni e tastiere.
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ImageNon sono fratelli e nemmeno lo sembrano, ma i due Kings Of Convenience come fratelli si comportano. Litigano, discutono, si separano per poi scoprire che non possono fare a meno uno dell’altro. Sono passati tre anni da “Quiet Is The New Loud”(il disco per eccellenza del Nuovo Movimento Acustico che fu), nel frattempo Erlend Øye si è dedicato all’elettronica, Eirik Glambek Boe alla psicologia e molte cose sono cambiate (in peggio) nel mondo, eppure “Riot On An Empty Street” si comporta come se niente fosse.
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ImageJJ Cale è un’icona del blues bianco ma il suo volto legnoso rivela un’indole riservata, solitaria, poco sensibile alle lusinghe dello star system. E’ lui l’autore di un brano epocale come Cocaine, tuttavia non si è scomposto quando la gloria planetaria è ricaduta sulla cover di Eric Clapton. A distanza di tanti anni, JJ Cale resta il musicista schivo degli esordi e il suo ultimo lavoro, To Tulsa and Back, è l’ennesimo, appassionato omaggio al blues.

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ImageI Beastie Boys sono un dato di fatto: si può amare o meno l’incrocio delle tre voci dei protagonisti sopra i battiti asciutti di MixMasterMike, ma è impossibile non riconoscere l’importanza del gruppo nel contesto della musica hip hop, e non solo. Il loro è uno di quei suoni realmente personali, marchio di fabbrica inconfondibile per un’avventura oramai quasi ventennale; dagli esordi sguaiati e demenziali (1986) alla ritrovata coscienza sociale e politica degli ultimi anni.

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ImageSimpatica presa in giro. E’ la definizione più azzeccata per queste “aquile”, che volano ben lontano dal death metal. La band, che vede nelle sue file J. Devil Huge alla voce e alla chitarra, e Josh Homme alla batteria (provenienza: Queens Of The Stone Age), di metal regala solo qualche illusorio riff, peraltro accentuato volutamente, come in “I Only Want You”.

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