Rock

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ImageAutentici figli del Barrio di Los Angeles, i Los Lobos sono i più appassionati e credibili custodi di una tradizione musicale che coniuga con sapienza il rock e le atmosfere chicane della California del Sud. The Ride, ultimo album della storica band di David Hidalgo, stupisce per il calore e la dirompente energia che sa infondere.

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ImageNata sul tavolo della cucina di casa, Mirah si butta a capofitto nell’universo musicale, suonando prima in una jazz band e poi dando vita ai propri progetti musicali sempre più rivolti al mondo lo-fi e indie pop. Armata solo della sua chitarra e della sua strepitosa voce comincia a farsi notare sulla scena musicale della West Coast, tanto che il signor Microphones, Phil Elvrum, la vuole con se in più di un’occasione, fino a produrne il primo disco nel 2001.

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ImageQualche anno fa John Martyn avrebbe potuto essere inserito tra i “bolliti” del rock: dischi modesti, voce ridotta a un rantolo e troppo alcool in circolo. Poi, la scorsa estate, l’incidente stradale, l’infezione a una gamba e l’amputazione avevano fatto temere il peggio. Invece Martyn, se non proprio rinato, sembra molto più tonico rispetto al passato recente.

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ImageTitolo chilometrico per la terza uscita di Jim White, cantautore in bilico tra alternative country e soluzioni elettroniche. Le dieci ballate del disco disegnano un tragitto vellutato intorno alle parole: ora con toni più dolci e sospesi, ora virando verso territori approssimativamente “tomwaitsiani”.

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ImageLa passione di Johnny Cash per il gospel è nota, ed è emblematica del suo rapporto tormentato e viscerale con la religione. Nel caso di My Mother’s Hymn Book, poi, il legame con il gospel assume valenze talmente intime e forti da trascendere l’aspetto artistico. Tutti i brani contenuti in quest’album scarno e denso di memorie provengono dalla stessa fonte: un libro di canti religiosi che la madre di Johnny custodì gelosamente per tutta la vita.
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ImageParentesi pianistica nello sconfinato panorama di uscite targate Howe Gelb. “Ogle Some Piano” non si può infatti considerare a pieno titolo “il nuovo disco” di Howe; come in precedenza “Lull Some Piano” (1998) è solo un blocco di appunti presi lungo la strada dal cantautore di Tucson e raccolti per chi vuole prestare orecchio.

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